Gli enigmi di Gustavo Rol
Torino, bellezza, magia e mistero / Torino città magica per definizione, malinconica e misteriosa, cosa nasconde dietro le fitte nebbie che si alzano dal fiume? Spiriti e fantasmi si aggirano per le vie, complici della notte e del plenilunio, malvagi satanassi si occultano sotto terra, là dove il rumore degli scarichi fognari può celare i fracassi degli inferi. Cara Torino, città di millimetrici equilibri, se si presta attenzione, si può udire il doppio battito dei tuoi due cuori.
Articolo 1: Torino geograficamente magica
Articolo 2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum
Articolo 3: I segreti della Gran Madre
Articolo 4: La meridiana che non segna l’ora
Articolo 5: Alla ricerca delle Grotte Alchemiche
Articolo 6: Dove si trova ël Barabiciu?
Articolo 7: Chi vi sarebbe piaciuto incontrare a Torino?
Articolo 8: Gli enigmi di Gustavo Roll
Articolo 9: Osservati da più dimensioni: spiriti e guardiani di soglia
Articolo 10: Torino dei miracoli
Articolo 8: Gli enigmi di Gustavo Rol
Quando si discute su Torino esoterica certo non si può tralasciare di dire qualcosa riguardo all’enigmatica figura di Gustavo Adolfo Rol. Egli fu uno dei personaggi più discussi, chiamato a giudizio non solo dagli scettici, ma anche dagli stessi studiosi di esoterismo e parapsicologia, difeso a spada tratta da illustri personaggi quali Remo Luigi, Giuditta Dembech e Maria Luisa Giordano, sua assistente per dodici anni. Rol, enigmatico anche nelle dichiarazioni, non si definiva sensitivo, né si vantava delle sue abilità, tuttavia non diede nemmeno mai il consenso affinché le sue sedute fossero registrate o sottoposte a controlli. Egli così rispondeva alle critiche: “Sono la grondaia che convoglia l’acqua che cade dal tetto. Non è quindi la grondaia che va analizzata, bensì l’acqua e le ragioni per le quali “quella pioggia” si manifesta” Rol nasce a Torino il 20 giugno 1903 e si spegne nella stessa città il 22 settembre del 1994. È considerato tutt’oggi come una delle figure più importanti della storia dell’esoterismo occidentale, figura misteriosa, attualmente molto discussa, e non è mai stato possibile né smentire né provare ciò che accadeva durante le sue visite. Egli è comunque riconosciuto come Maestro Spirituale del XX secolo, dotato di grande “carisma” o “siddhi” (“potere spirituale”). È indubbio che, per molti, egli indossò gli abiti del “guru”, pur non cedendo mai allo stereotipo stregonesco, al contrario, abbigliandosi sempre con puntuale eleganza, e da semplice borghese, accentuò questa sua “normalità” apparente, in netto contrasto con la personalità brillante e fuori dal comune che possedeva. Al di là dei poteri che gli sono attribuiti, va detto che Gustavo era uomo di grande cultura, parlava diverse lingue, suonava il pianoforte ed il violino e dipingeva; inoltre, nei modi di fare si dimostrava un vero e proprio “gentleman”, sempre affabile, gentile, cortese. Egli non fondò alcuna setta, non si mise a capo di alcun gruppo mistico, solo si circondava di amici e frequentatori con cui condivideva ciò che aveva appreso. In effetti quella di Rol può sembrare un’esistenza borghese comune: Gustavo cresce in una famiglia agiata, il padre avvocato, la madre figlia del Presidente del Tribunale di Saluzzo, fin da giovane frequenta i migliori salotti torinesi, conosce artisti e personalità di alta cultura, si appassiona alla musica e alla pittura. Nel 1923 si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università di Torino, dove consegue la Laurea nel 1933; sottostà ai voleri familiari e nel 1925 inizia la carriera bancaria. Gustavo si ritrova a lavorare in filiali in giro per il mondo, come Marsiglia, Parigi, Londra, Edimburgo, Casablanca e Genova. Nel 1930 si sposa – nella Chiesa San Carlo di piazza San Carlo a Torino – con un’indossatrice norvegese, Elna Resch-Knudsen, imparentata con il Re di Norvegia; i due si erano incontrati, secondo i canoni delle tradizioni romantiche, a Parigi, nel 1927. Il matrimonio, non coronato dalla nascita di figli, viene portato avanti in piena felice condivisione per oltre sessant’anni. Alla morte del padre, Rol decide di lasciare la carriera bancaria, si dedica ad una serie di viaggi e consegue altre due lauree, una in Biologia medico-clinica, a Parigi, e l’altra in Economia, a Londra. Partecipa alla Seconda Guerra come capitano degli Alpini. In seguito apre a Torino un negozio di antiquariato; a partire dagli anni Settanta la sua prima passione diventa la pittura, e si dedica alla rappresentazione di fiori e paesaggi della collina torinese. Nulla di anticonvenzionale, dunque, al contrario una vita che può anche suscitare una certa ammirazione, e anche un pizzico di invidia. Se non fosse per quel lato misterioso. Intorno agli anni Quaranta, infatti, Rol racconta all’amico scrittore Dino Segre, (Pitigrilli), di aver incontrato a Marsiglia un individuo polacco, il quale era in grado di fermare con la forza di volontà l’orologio della Borsa. A seguito di tale incontro Gustavo si avvicina agli studi spirituali, fino ad elaborare una teoria metafisica sull’associazione di suoni, colori ed elementi. Questo il fatto scatenante, il resto, come si suol dire, è storia.
L’attività di Rol può essere inserita in quella branca di studi che nel XIX secolo veniva chiamata “ricerca psichica”, ovvero le prime investigazioni sul paranormale, definite dallo studio di individui che, indotti in particolari stati, come quello sunambolico, riuscivano a mettersi in contatto con altre dimensioni o realtà. Tuttavia le esperienze del grande esoterista avvenivano senza alcuna alterazione della coscienza. Le sperimentazioni del Maestro si svolgevano alla luce del giorno, generalmente in casa sua, ma non da solo, davanti a persone di vari strati sociali; sono molti coloro che testimoniano a favore delle potenzialità di Rol, (da lui definite “possibilità”), ma altrettanti sono gli scettici, i quali però sembra non abbiano mai avuto il tempo di partecipare al alcuna
dimostrazione, tuttavia pronti ad etichettare il Maestro come un bravo illusionista o mentalista. La prima pubblicazione riguardante il Maestro è del 1949, si tratta di un articolo de “La Stampa”, a cura della giornalista Laura Bergagna, testimone della “previsione” di Rol di un tragico incidente aereo, in cui perse la vita il conte Giorgio Cini. A questo articolo ne seguirono poi molti altri. Rol aveva incuriosito giornalisti e studiosi di parapsicologia, i quali lo avevano incitato a sottoporsi a esperimenti controllati, ma Gustavo così aveva risposto: “Ho sempre affermato con decisione di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo”. Non di meno aveva accettato di incontrare sia gli esperti che i cronisti. Gustavo cercò per tutta la vita un discepolo, o un collaboratore, a cui tramandare il suo sapere, qualcuno coraggioso, dotato di umiltà, che potesse sottostare alle sue indicazioni, una persona provvista di maturità spirituale, in grado di assimilare il procedimento psicofisico necessario alla comprensione dei prodigi. Pare che egli si sia messo in contatto con uomini illustri, grandi scienziati, secondo alcuni con lo stesso Einstein, ma sembra che, purtroppo, non abbia trovato terreno fertile. Così disse infine: “Meglio rimanere ignorato da una Scienza ufficiale che non è in grado, per ora, di comprendermi, piuttosto che venire meno a quei principi ai quali mi sono sempre ispirato e con i risultati che tutti conoscono.” D’altro canto, come far incontrare quei mondi così lontani, ossia la metodologia scientifica classica e quella che potrebbe definirsi iniziatico-spirituale ortodossa? Secondo Rol è solo questione di tempo, in un futuro le due discipline confluiranno.
Ma qual era il pensiero di Rol? Proviamo a comprenderlo dalle sue stesse parole: “Ogni cosa ha il proprio spirito le cui caratteristiche stanno in rapporto alla funzione della cosa stessa. Quello dell’uomo però è uno “spirito intelligente” perché l’uomo sovrasta ed è in grado, per quanto lo riguarda, di regolare, se non di dominare, gli istinti che sospingono incessantemente tutto ciò che esiste e si forma”. Interrogato a proposito della “ medianità e dello spirito”, egli rispose che ogni individuo “possiede un certo potenziale di medianità” e aggiunse che con la morte del corpo “l’anima non interrompe la propria attività, poiché lo “spirito intelligente” rimane in essere e anche operante.” (R. Lugli, Gustavo Roll. Una vita di prodigi -Roma, Edizioni mediterranee, 1995.).
Centrale nel pensiero di Rol è anche il concetto di “coscienza sublime”, da lui stesso definita come “una tappa avanzata sulla strada della conoscenza dell’anima, oltre quella sfera dell’istinto esplorata da Freud.” Un pensiero complesso, vediamo se con le parole di Dino Buzzati riusciamo a comprenderlo meglio: “Rol dichiara di non essere un medium. Rol, cattolico convinto, non crede che l’anima dei morti possa tornare fra noi e manifestarsi. Crede che, all’atto della morte, l’anima torni alle origini, ma sulla terra possa restare un quid, chiamiamolo pure “spirito”, cioè la carica di vitalità e di intelligenza che l’uomo trasmise alle sue opere. Questo “spirito” può, in determinate circostanze, ripetere cose che aveva fatto durante la vita, non mai creare qualcosa di nuovo o rivelare i segreti dell’aldilà.” (D. Buzzati, Un pittore morto da 70 anni ha dipinto un paesaggio a Torino, Corriere della Sera, 11/08/1965) Se il concetto continua ad apparirci non di immediata comprensione, non saremo noi il discepolo che Rol aveva tanto cercato in vita, possiamo tuttavia, se lo riteniamo opportuno, inserirci in quella moltitudine di persone curiose che semplicemente desiderano “saperne di più”. La curiosità è sintomo di intelligenza e questa affermazione non ha bisogno di alcuna prova specifica.
Alessia Cagnotto
Dopo l’apertura lo scorso 28 maggio di Palazzo Madama, anche la GAM, il MAO, la Biblioteca d’Arte e l’Archivio Fotografico della Fondazione Torino Musei sono pronti ad accogliere nuovamente il proprio pubblico dopo oltre tre mesi di chiusura a causa delle misure di contenimento dovute all’emergenza da Covid-19.
Con la conclusione dell’analisi svolta con il supporto del Politecnico di Torino e della società Onleco Srl, che ha portato alla revisione delle procedure di sicurezza imposte dall’emergenza sanitaria, sarà di nuovo possibile tornare ad ammirare le opere custodite nelle sale della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e del Museo d’Arte Orientale.
Al fine di garantire un’offerta culturale più ampia, i tre musei saranno quindi aperti 4 giorni a settimana in modo scaglionato, escluso il mercoledì che sarà l’unico giorno di chiusura di tutti e tre i musei.
Anche gli ingressi alla GAM e al MAO saranno contingentati e, grazie ad alcune semplici norme di comportamento, sarà assicurata una visita piacevole nella massima sicurezza.
Quando e cosa si potrà visitare
I musei osserveranno i seguenti giorni e orari di apertura:
GAM – venerdì – sabato – domenica – lunedì
MAO – sabato – domenica – lunedì – martedì
Nei giorni infrasettimanali l’orario per tutti i musei sarà dalle 13 alle 20
Il sabato e la domenica dalle 10 alle 19
Mercoledì 24 giugno, festa patronale di San Giovanni i tre musei della Fondazione Torino Musei saranno straordinariamente aperti con orario 10 – 20.
Alla GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea è prorogata fino al 20 settembre la mostra Helmut Newton. Work, e alla stessa data Cavalli, costumi e dimore. La riscoperta della fiera di Saluzzo di Carlo Pittara che sarà visitabile acquistando il biglietto per la mostra di Newton. Da venerdì 12 giugno sarà aperta al pubblico anche una nuova mostra in Videoteca dedicata a Giuseppe Chiari e il 24 giugno inaugurerà la mostra in wunderkammer Forma/Informe la fase non-oggettiva nella fotografia italiana 1935-1958. (in allegato i comunicati stampa). Rimangono visitabili le collezioni permanenti del 900 e del Contemporaneo.
Il MAO Museo d’Arte Orientale riaprirà con due novità: oltre all’esposizione Dipingere l’Asia dal vero dedicata ai dipinti di Savage Landor, prorogata fino al 6 settembre, a partire da sabato 13 giugno il Museo propone al pubblico una nuova rotazione di stampe e dipinti giapponesi su rotolo verticale dal titolo La poesia del paesaggio e il progetto Storie dal Marocco. Oggetti testimoni di identità e memoria, realizzato in collaborazione con il Museo Egizio e l’associazione Bab Sahara di Torino (in allegato i comunicati stampa).
A partire da lunedì 22 giugno, apriranno al pubblico anche la Biblioteca d’Arte e l’Archivio Fotografico, a cui si potrà accedere solo su appuntamento.
La Biblioteca avrà la possibilità di accogliere in sala lettura un massimo di 6 persone contemporaneamente e osserverà i consueti orari (dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 17). La prenotazione dovrà avvenire telefonicamente al numero 011 4429585. L’accesso sarà consentito agli studiosi che indosseranno la mascherina e i guanti per tutta la permanenza, previa misurazione della temperatura.
Modalità di accesso ai musei
Informazioni principali per i visitatori:
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All’ingresso sarà misurata la temperatura. Non sarà consentito l’accesso al visitatore con temperatura superiore o uguale a 37,5°C. In tal caso anche i suoi eventuali accompagnatori non potranno accedere al museo.
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L’accesso sarà consentito a un numero contingentato di visitatori finalizzato a garantire un’adeguata distanza interpersonale. Tutti i percorsi di visita saranno guidati da un’apposita segnaletica e dal personale di sala presente.
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I visitatori in coda e nel corso della visita in museo sono tenuti a mantenere la distanza interpersonale di sicurezza.
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Per tutta la permanenza in museo sarà obbligatorio indossare correttamente la mascherina.
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Sono previsti erogatori di soluzione igienizzante idroalcolica a disposizione del pubblico.
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Pur non essendo obbligatorio, si consiglia l’acquisto dei biglietti d’ingresso in museo su www.ticketone.it
La Fondazione Torino Musei assicura la regolare, costante e periodica pulizia e igienizzazione degli ambienti museali.
Per informazioni www.gamtorino.it www.maotorino.it e www.fondazionetorinomusei.it
La Lega Giovani prende posizione sulla proposta di revoca delle borse di studio per gli studenti universitari che violano i regolamenti di ateneo o commettono reati e violenze nelle sedi universitarie. Ad intervenire è il consigliere regionale Matteo Gagliasso, che ricorda l’odg presentato dalla Lega in consiglio regionale lo scorso febbraio, dopo gli scontri avvenuti presso la Palazzina del Campus Einaudi di Torino.
“Riteniamo che il sostegno economico per garantire il diritto allo studio, erogato dall’ente della Regione Edisu, debba necessariamente affiancarsi al rispetto della legge e dei suoi organi nel più ampio ambito di garanzia dei diritti costituzionali. Per questo, nell’ordine del giorno che abbiamo presentato, chiediamo che siano revocati i bandi per gli studenti che vengano arrestati o attori di gravissime condotte dal punto di vista disciplinare. Successivamente c’è stata una proposta della Regione Piemonte direttamente ad Edisu che va nella medesima direzione. Pertanto, informiamo i nostri colleghi consiglieri che Edisu segue le linee guida della Regione e li invitiamo -invece di improvvisarsi costituzionalisti- a chiarire se stanno dalla parte degli studenti che per protestare utilizzano la voce, oppure con quelli che sono pronti ad esercitare la violenza, ai danni anche dei loro colleghi pacifisti”.
Alessio Ercoli, responsabile università della Lega Giovani Piemonte, specifica che “non si tratta di fare processi o sostituirsi ai tribunali, ma di impedire che chi va in università a creare disordini -ostacolando gli studenti che vogliono poter seguire le lezioni o dare gli esami- possa ricevere le borse di studio al pari dei colleghi che in università ci vanno per studiare e se devono protestare lo fanno in modo civile. Chi paventa dubbi di costituzionalità ancora prima di aver letto il bando di Edisu, dimostra poco rispetto per i tecnici al lavoro nella sua compilazione, oppure di voler soltanto fare proclami senza sapere di cosa si stia parlando. Se non stupisce vedere contraria la sinistra, fulminea nel condannare la violenza ma solo se perpetrata da alcuni soggetti, meraviglia invece leggere alcune dichiarazioni del M5S: fino a poco tempo fa giustizialista, ora stampella dei centri sociali, senza più neanche quei pochi valori che una volta simulava”.
In concomitanza con la riapertura odierna del Palazzo del Nuoto di Torino, sono scattati i collegiali “Team Piemonte”, organizzati dal Comitato Regionale FIN Piemonte e Valle d’Aosta con l’intenzione di sottolineare il momento di ripresa delle attività. Iniziano quindi oggi i raduni dedicati al nuoto e alla pallanuoto, seguiti lunedì 15 giugno da quello del nuoto per salvamento.

CORONAVIRUS PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 17.30
21.487PAZIENTI GUARITI E 2.300 IN VIA DI GUARIGIONE
Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che i pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, sono 21.487
(+326 rispetto a ieri), così suddivisi su base provinciale: 2.318 (+37) Alessandria, 1.191 (+12) Asti, 798 (+14) Biella, 2.091 (+11) Cuneo, 1.873 (+53) Novara, 11.251 (+191) Torino, 912 (+2) Vercelli, 907 (+1) Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 146 (+5) provenienti da altre regioni.
Altri 2.300sono “in via di guarigione”, ossia negativi al primo tampone di verifica, dopo la malattia e in attesa dell’esito del secondo.
I DECESSI SALGONO COMPLESSIVAMENTE A 3.988
Sono 12 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati nel pomeriggio dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 1 al momento registrato nella giornata di oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).
Il totale è ora di 3.988 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 658 Alessandria, 242 Asti, 208 Biella, 389 Cuneo, 339 Novara, 1.768 Torino, 215 Vercelli, 128 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 41 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.
LA SITUAZIONE DEI CONTAGI
Sono 30.958 (+ 42rispetto a ieri, di cui 38 asintomatici. Dei 42: 17 ospitati in RSA, 18 positivi dopo test sierologico, 3 contatti di casi, 4 in fase di accertamento), le persone finora risultate positive al Covid-19 in Piemonte, così suddivise su base provinciale: 3.982 Alessandria, 1.860 Asti, 1.040 Biella, 2.820 Cuneo, 2.734 Novara, 15.751 Torino, 1.309 Vercelli, 1.114 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 261 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 87 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.
I ricoverati in terapia intensiva sono 33(-2 rispetto a ieri).
I ricoverati non in terapia intensiva sono 544 (-20rispetto a ieri).
Le persone in isolamento domiciliare sono 2.606.
I tamponi diagnostici finora processati sono 357.957, di cui 197.947 risultati negativi.
Sono otto le richieste di rinvio a giudizio presentate dalla procura di Torino in un filone di inchiesta sulla costruzione del grattacielo del Lingotto destinato a ospitare gli uffici della Regione Piemonte.
La richiesta riguarda funzionari regionali e amministratori di società fornitrici.
Per cinque delle persone coinvolte è stato ipotizzato il concorso in un peculato per 15 milioni di euro versati dalla Regione per opere mai eseguite e materiali che non risultano essere mai entrati nel cantiere
Lo sconcio di Parco Michelotti
Dire che il degrado avanza a falcate è usare un eufemismo. Parco Michelotti, lungo il Po: che disastro. Uno dei più incantevoli posti della nostra città allo stato brado. Strutture senza tetto ovunque, sporcizia ovunque.
Siamo stati inutili profeti nel sostenere quattro anni fa che la situazione sarebbe peggiorata. Saranno contenti quelli che, appunto anni fa, manifestava contro l’uso privato del Parco pubblico. Ci si sono fiondati i pentastellati ed il nulla impastato con il niente si è palesato. Che ricordi con lo Zoo, poi con Experimenta e le feste della sinistra sbrindellata, ma pur sempre
Feste.
Oggi degrado, degrado, degrado. Mi viene da singhiozzare. Quando arrivo in piazza Crispi piango a dirotto. Accampamento Rom. Sono stato politicamente corretto, ma la sostanza non cambia. Io ho pianto una sola volta, residenti e ristoratori o commercianti piangono tutti i giorni. Arrivano da Napoli trovando maggior lavoro in Barriera. Piccoli furti e piccoli ricatti, e ragazzi Rom che circondano altri ragazzini per minacciarli. Insomma tutto nella norma. Carabinieri? Forze dell’ordine? Vigili Urbani? Fanno quel che possono, cioè poco o niente. Sicuramente non per volontà, ma per possibilità. Chi proprio non ci sta e non si dà per vinto è il padrone della Pizzeria Don Gennaro, tutti i giorni fa una telefonata di denuncia agli organi competenti. Esiste un numero e un nucleo dei Carabinieri che si occupa dei Rom. Ormai non gli rispondono neanche più. Le prime volte, gentilmente gli facevano presente che nulla potevano. Piazza Crispi era uno dei cuori pulsanti di Barriera. Oggi, quando va bene, due banchetti di frutta e verdura. Che tristezza. Era talmente commerciale che la Banca SanPaolo fece una vantaggiosissima offerta economica al PCI di Barriera. Prima c’era un basso fabbricato di legno. Al suo posto un palazzone di 6 piani e la sede della Banca di zona. Intorno, mille attività artigianali. Non si vive di ricordi. Ma almeno ci fa un po’ respirare, visto che in questo presente proprio non ci riconosciamo. Tra le altre cose da Don Gennaro si mangia proprio bene, ed il servizio è buono. Se ricordo bene è una costola di Gennaro Esposito che con Cristina sono tra le prime pizzerie storiche di Torino. Mangiare bene rende felici, non bisogna esagerare, un po’ come tutte le cose, in medio stat virtus, con senso del limite. In Barriera come al Parco Michelotti non c’era felicità tra le persone, e si è abbondantemente superato il limite. Non puoi e non devi convivere e sopportare simili comportamenti. Ne va anche della loro dignità, come della nostra. Basterebbe applicare quattro regole di elementare convivenza per ritornare ad essere, se non felici, almeno sereni. Ma sembra proprio che vogliamo l’impossibile.
Patrizio Tosetto
La spesa di 300 mila euro a carico di Eataly. La Giunta Comunale, su proposta dell’assessora alla Mobilità Maria Lapietra, ha approvato il progetto esecutivo del nuovo tratto di pista ciclabile bidirezionale che lungo via Nizza da piazza Carducci raggiungerà via Biglieri, nella zona del Lingotto.
L’intervento consentirà di completare il tracciato di uno dei principali percorsi di ingresso in città e a servizio di aree universitarie, ospedali, centro espositivo del Lingotto, grattacielo della Regione e futura Città della Salute, identificato nel Biciplan come la direttrice 4.
Il nuovo tratto, della lunghezza di circa 1 chilometro, avrà una traiettoria pressoché parallela alla via Nizza che si svilupperà inizialmente, tra piazza Carducci e via Tepice, sotto gli alberi per poi spostarsi , proseguendo verso l’esterno della città, sul lato sinistro della via, a ridosso del marciapiede.
Lungo il percorso interessato dall’opera è previsto l’adeguamento degli impianti semaforici e l’inserimento di percorsi tattili per disabili visivi in prossimità degli attraversamenti pedonali con conseguente modifica parziale degli scivoli, ove necessario.
Elementi di arredo urbano e portabiciclette troveranno posto in alcuni spazi liberi e non idonei a ospitare la sosta degli autoveicoli. Altri stalli saranno ricollocati, allontanandoli dal tracciato della pista ciclabile, per garantire la discesa in sicurezza dai veicoli.
“Con l’approvazione del progetto per il nuovo tratto di pista ciclabile facciamo un altro passo avanti verso la trasformazione dell’asse di via Nizza in un viale moderno e funzionale, gradevole da percorrere e più sicuro per tutti gli utenti della strada”, commenta l’assessora alla Mobilità, Maria Lapietra.
La spesa prevista per l’intervento, che dovrebbe concludersi entro la fine del mese di settembre, è di quasi 300mila euro e sarà a carico della società Eataly Real Estate Srl.
Distanziamento
Sembra essere stato profetico il lapsus freudiano introdotto dal governo con l’uso, secondo me improprio, dell’aggettivo “sociale” accanto al termine “distanziamento”, vocabolo di cui, durante tutti questi mesi di lockdown ed anche tuttora si continua a parlare come uno strumento fondamentale per la prevenzione del contagio da Covid 19.
Come sarebbe stato più appropriato, ritengo, invece, parlare di necessità di “distanziamento fisico”, espressione che implica, appunto, una distanza fisica, ma non psicologica tra gli individui.
Ma in fondo penso che la pandemia da Coronavirus abbia semplicemente accelerato ciò che già stava avvenendo prima, il fenomeno dell’assottigliarsi dei rapporti umani e di solidarietà autentici.
Ed allora i nostri governanti, che sotto tanti aspetti, secondo me, in questi mesi di emergenza Covid 19, hanno peccato, forse, inconsapevolmente, hanno anticipato, con l’uso dell’espressione di “distanziamento sociale”, ciò che sarebbe accaduto e che era già, in un certo qual modo, scritto nelle premesse. In quella premesse di un’epoca pre Covid, orientata all’individualismo più spinto, all’interesse verso il proprio particolare, al puro egoismo, in una società in cui valori come famiglia e patria sembrano essere sempre più desueti.
Mara Martellotta