Come un’”Onda vegetale” le memorie di Fernando Montà

Sino al 15 maggio, negli spazi della galleria martinArte

Ognuno ha la sua “madeleine”, quel dolce – “dodu”, rigonfio, paffuto – che abbiamo incrociato anche di recente in altre occasioni torinesi e che nelle pagine della “Recherche” porta al narratore, tra uno sbocconcellamento e un sorso di tè, brani di ricordi e di memorie. Anche Fernando Montà – vive e lavora a Torino, già docente di Discipline Pittoriche presso il Liceo Renato Cottini, un percorso artistico dedicato all’incisione e alla pittura figurativa con temi legati all’ecologia e alla difesa dell’ambiente nonché alle “ferite” della natura, lette metaforicamente e rivolte all’animo umano, mostre in Italia (Piacenza, Roma, Pisa) e all’estero (Barcellona) -, che porta negli spazi della galleria martinArte (corso Siracusa 24/A) la mostra dal titolo “Onda vegetale”, a cura di Paola Barbarossa e con il testo critico di Riccardo Dellaferrera, ha la sua madeleine.

Che sono quei fili d’erba, verdi e fitti, tema caro all’autore e molteplice (tra gli altri “La collina”, 1997; o ancora “Omaggio ad Antonietta”, cm 100 x 120: squarci di “relazione tra essere umano e natura”), che riempivano i prati del suo biellese e che tornano alla mente per riflettere di protezione e di pericolo. Che possono trasformarsi in aculei, proteggono ma nascondono serpi. Che possono essere l’immagine di una giornata di vento, di libertà, di allegria. Dalla memoria dell’artista fuoriescono quei lembi di natura, dal ragazzo di un tempo, sono sequenze di moduli destinati a inquadrare il paesaggio, a circoscriverlo di occasione in occasione, un unicum come quattro, sei, otto, dodici visioni incorniciate, a spaziarci sopra, a volo d’uccello, a liberare e a inguainare, mai a soffocare, lasciando negli spazi azzurri dei cieli un contraltare ampio e a volte estremamente rassicurante del sentirsi libero. Momenti diversi di storia personale, in un lungo arco di tempo che si srotola dall’inizio degli anni Novanta sino a uno ieri molto prossimo, li diresti una sorta di rappacificazione di un’età matura i tanti riquadri che ti accolgono nella parete opposta all’ingresso della galleria – “Onda vegetale”, un lungo protendersi di fili d’erba, tra il verde e il blu e il violaceo, contro un cielo immensamente azzurro, isola di rasserenante momento meditativo -, se Montà non fosse pronto a correggerti nel dirti che quei fili hanno ormai alcuni decenni (1993).

Anche forme ovali – i nostri occhi, una spezzettatura e un inserimento magrittiani, espressi in larghe dimensioni, mentre ci sentiamo immersi nell’abbraccio di una natura che esplode nel suo dinamismo e nella sua monumentalità – a scorgere prospettiche inquadrature cinematografiche, tra spruzzi di nuvole arrotolate su se stesse nelle loro pennellate, accuratamente reinventate, dilatate ai lati da angoli di memoria che derivano direttamente da corse, sogni, giovinezze. O in dimensioni più piccole, con l’uso magari di colori inattesi, non abituali, con l’inserimento nell’opera di quasi impercettibili aperture – ritorna il tramite dell’occhio – che lasciano scorgere sul fondo specchietti che rimandano la nostra immagine o s’allontanano verso un infinito tutto da decifrare. Sottolinea nel suo testo Dellaferrera: “L’onda assume anche una valenza metaforica più ampia. La sua sinuosità richiama una dimensione generativa e accogliente riconducibile al principio femminile: una forma che protegge e avvolge, ma che nello stesso tempo richiede attenzione e rispetto… Siamo ciò che siamo grazie a ciò che impariamo e ricordiamo: la memoria costruisce la nostra conoscenza del mondo e la nostra capacità di entrare in relazione con esso.” Orari: dal lunedì al venerdì ore 15,30-19,30 (il martedì sino alle 20,30) – sabato e domenica su appuntamento. Cell 335 360545; e-mail paolabarbarossa@libero.it

Elio Rabbione

Nelle immagini, opere di Fernando Montà: “Onda vegetale” (1993), acrilico su tavola; “Omaggio ad Antonietta”, acrilico su tavola; “La collina” (1997), acrilico su tavola.

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