La prossima stagione teatrale 2026-2027, che debutterà al teatro Astra di via Rosolino Pilo 6, a Torino, presenta un titolo particolarmente attuale, “Guerra”, prodotta dal Teatro Piemonte Europa. Prosegue, così, con il tema della guerra il triennio firmato dal direttore artistico Andrea De Rosa, reduce dal grande successo di pubblico e critica ottenuto dalla rassegna appena conclusa, intitolata “Mostri”. Le persone, e le molteplici identità che in esse si configurano, sono al centro di questo percorso che, con la stagione “Guerra”, cercherà di rispondere, attraverso il grande gioco del teatro, a due domande fondamentali che riguardano l’identità collettiva: “in che modo veniamo cambiati dalla guerra?” e “Quale guerra si combatte nel mio spettacolo?”.
Il teatro diventa, così, la scena delle nostre dinamiche più intime che, da individuali, mutano in collettive, trasformando il soggetto nella rappresentazione della società o del popolo cui appartiene. Inoltre, con questa nuova programmazione 2026-2027, il TPE – Teatro Astra celebra i suoi primi vent’anni di attività, confermandosi un polo di riferimento, riconosciuto in ambito culturale non soltanto torinese, ma anche italiano.
“Della nostra proposta viene apprezzata la linea artistica coerente, con tematiche forti e concettuali che sottolineano un approccio culturale ambizioso – ha dichiarato il presidente Giulio Graglia – anche il pubblico dimostra di intercettarne i valori artistici con una risposta solida, sale gremite e tanti ‘sold out’. Siamo felici di registrare un incremento complessivo degli abbonamenti sottoscritti e un +6% di pubblico, di cui il 15% composto da giovani under 30, che indica un prezioso lavoro di coinvolgimento dei nuovi spettatori. In questo secondo anno da presidente del TPE mi fa piacere confermare la prosecuzione di una serie di appuntamenti che inquadrano l’ente in una posizione strategica e centrale nell’ambito delle attività teatrali cittadine, aprendo le porte del teatro ai tanti e tante operatori e operatrici del territorio. Un ringraziamento speciale va alle istituzioni che ci accompagnano lungo il cammino, ovvero MiC, Regione Piemonte e Città di Torino; alle fondazioni che ci sostengono, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT; al partner del progetto, Intesa Sanpaolo. Un sentito ringraziamento, altrettanto importante, lo rivolgo a tutto lo staff del TPE, esperto e preparato”.
Il progetto artistico della stagione 2026-2027 non intende limitarsi a una mera rappresentazione del conflitto inteso come fatto storico o geopolitico, ma vuole aprire i suoi orizzonti alle trasformazioni causate dalla guerra, strumento e dimensione di disvelamento e lacerazione. In questa cornice, il teatro viene concepito come luogo privilegiato non per “risolvere” i macro-problemi del mondo, ma per indagare con precisione e crudeltà ciò che accade ai corpi, alle coscienze, alle relazioni.
“Eraclito definiva ‘pòlemos’ il conflitto, padre di tutte le cose – dichiara il direttore artistico Andrea De Rosa – la guerra è davvero il nostro destino o una legge inevitabile dell’essere umano? Dobbiamo accettare che il passaggio attraverso la distruzione sia l’unica via per ritrovare una tensione generativa, un’occasione di trasformazione? La nostra stagione teatrale attraversa queste domande senza semplificarle, mettendo in dialogo testi classici e contemporanei per interrogare la guerra in quanto potente forza che abita sia l’individuo sia la collettività”.
Il direttore Andrea De Rosa ha inoltre ricordato le parole del generale Wellington, colui che sconfisse Napoleone Bonaparte a Waterloo nel 1815: “Subito dopo le battaglie perse, la più grande vergogna per un soldato sono le battaglie vinte”. Parole che mettono in evidenza l’orrore e il male della guerra, un senso della vergogna che può essere percepito fortemente ogniqualvolta ci si ritrovi di fronte al massacro o all’omicidio.
“Astenendosi da qualunque tentazione di pacifismo o bellicismo – conclude Andrea De Rosa – bisognerebbe ricordare a tutti le parole del grande generale: in qualunque guerra, anche i vincitori dovranno sempre provare vergogna. Questo il teatro lo sa fare. E lo deve fare”.
Ad aprire la stagione “Guerra”, dal 3 all’8 novembre prossimi, sarà “Preghiera. Tempi di guerra” del grande coreografo italiano Virgilio Sieni che, attraverso danze pacifiche, indica alternative al combattimento, quali l’impegno, l’attenzione, la forza di restare presenti e uniti attraverso il contatto e la vicinanza. Seguirà, dal 18 al 29 novembre prossimi, la nuova regia di Andrea De Rosa, dal titolo “Guerra civile”. Si tratta di un lavoro che nasce dal confronto con la “Pharsalia” di Marco Anneo Lucano, poema dedicato alla guerra civile tra Pompeo e Cesare, riscritto drammaturgicamente da Fabrizio Sinisi. Dall’1 al 6 dicembre prossimi andrà in scena “Quinto: non uccidere”, il nuovo spettacolo di Massimiliano Civica tratto da una sceneggiatura di Ernst Lubitsch. La figura storica che ha ispirato il personaggio di Lady Oscar troverà spazio nel lavoro che il regista Antonio Latella porterà sul palco del teatro Astra l’8 e il 9 dicembre, dal titolo “Oscar”. Il ricordo della tragedia del G8 di Genova verrà rievocato da “Sherpa”, testo di Roland Schimmelpfennig, interpretato da Giorgina Pi l’11 e il 13 dicembre prossimi. Il mito del pugile Leone Iacovacci rivivrà grazie allo spettacolo di Girolamo Lucania, dal 17 al 20 dicembre prossimi. “Heroes”, dal 26 al 31 dicembre, di Caterina Mochi Sismondi, spettacolo in cui il linguaggio del clown interagisce con il tema bellico, precederà il grande ritorno di “Dracula”, fiore all’occhiello della stagione 2025-2026 intitolata “Mostri”, dal 14 al 31 gennaio 2027. “sdisOrè”, monologo tratto da Testori, dialogherà con la pièce teatrale “Orestea” di Eschilo, in programma rispettivamente dal 2 al 21 febbraio e dal 17 al 28 febbraio, per la regia di Carmelo Rifici. Leonardo Manzan porterà in scena la pièce teatrale “La festa” dal 9 al 14 febbraio, nella quale la questione della guerra si intreccia con la pressione politica e con la presenza ingombrante dell’apparato russo. Seguirà “Lasciami andare, madre”, dal 6 al 14 marzo, per la regia di Valter Malosti, che torna al TPE a un anno di distanza dai suoi “Poemetti” shakespeariani. Dal 16 al 21 marzo è in programma l’amatissima tragedia “I Persiani”, di Anagoor e con la regia di Simone Derai. Paola Rota e Simone Paschitto porteranno in scena una riscrittura di “Madre coraggio e i suoi figli” di Bertolt Brecht, dal 1⁰ all’11 aprile, in occasione del settantesimo anniversario della morte dell’autore.
La giovane drammaturga Caterina Marino, dal 13 al 14 aprile prossimo, porterà sul palco “La futura classe dirigente”, spettacolo costruito a partire dalle interviste fatte a bambini e ragazzi riguardo al loro futuro. La nota poetessa Mariangella Gualtieri, insieme all’artista torinese Lemmo, per la regia di Cesare Ronconi, porterà la parola poetica, in quanto rito vocale e musicale, con le letture di “Ruvido umano”, il 22 e 23 aprile prossimi. Chiuderanno la rassegna teatrale lo spettacolo “Risiko!”, un progetto innovativo di Alessandro Paschitto, dal 4 al 30 maggio, che verrà affiancato nelle stesse giornate da “La tribù del calcio balilla”, di Michele Eburnea e Rocco Placidi, in cui il biliardino diventa un simbolico campo di battaglia, finalizzato a far emergere i meccanismi invisibili che modellano la nostra identità. Il gioco viene dunque visto come momento di alleggerimento solo apparente, dietro al quale permane la riflessione sulle forme simboliche della lotta.
In aggiunta alla programmazione principale, in un’ottica di apertura e reciprocità, il TPE propone una serie di appuntamenti che completano l’offerta del nuovo anno: il festival delle Colline Torinesi, Palcoscenico Danza e la rassegna Porte Aperte.
Mara Martellotta
Leggi qui le ultime notizie: IL TORINESE

