L’Istituto di Candiolo, il centro oncologico torinese conosciuto a livello internazionale, piange la scomparsa di Furio Maggiorotto, dirigente Medico presso la Divisione di Ginecologia Oncologica, morto per un improvviso malore.
Maggiorotto aveva 45 anni e da dieci anni lavorava a Candiolo, dove era un vero e proprio punto di riferimento. “Un’eccellenza in campo oncologico, una persona magnifica a livello umano”, è scritto sui social dai colleghi del medico, “un grandissimo professionista e persona eccezionale. E’ semplicemente andato via, in silenzio, lasciando dietro di sé solo tutto il bene che aveva fatto a così tante persone…”.
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Ambientato nella Norvegia tra 1617 e 1620, inizia con una spaventosa tempesta nel Mare di Barents che in un battibaleno affonda le vite dei 40 pescatori di uno sperduto villaggio costiero. Le loro donne assistono impotenti alla tragedia e giorni dopo si ritrovano a recuperare i corpi straziati che il mare restituisce. Li conservano in una rimessa per barche, in attesa che la terra si sgeli per poter scavare le fosse, dare pace ai morti e riprendere a vivere dovendosela cavare da sole.
Dopo “Company Parade”, ecco il secondo capitolo della trilogia “Lo specchio nel buio” considerata manifesto del femminismo e dell’emancipazione delle donne, scritto dalla giornalista e scrittrice inglese Margaret Storm Jameson. Nata nel 1891 e morta nel 1986 è stata la prima donna a laurearsi in inglese all’Università di Leeds, a ricevere una borsa di studio post laurea ed è diventata presidente del British Section of International Pen.
E’ un libro che parla di ferite profonde, fragilità, amori potenti, forza del perdono e possibile riscatto. Tutto inizia nel 1973 quando due reclute della polizia del Bronx si trovano ad abitare vicine: sono Francis Gleason e Brian Stanhope con le rispettive famiglie. Due matrimoni che saranno messi a dura prova: da un lato c’è la solitudine della moglie di Francis, Lena, e dall’altro, l’instabilità emotiva della moglie di Brian, Anne.
Siamo a Catania dove un gruppo di amici prossimi ai 60 anni si ritrovano i giovedì sera per raccontarsi e misurare le loro vite.
L’incontro tra italiani e francesi fu organizzato per firmare gli accordi che sancivano rapporti di solidarietà, intesa, collaborazione e lotta contro la dominazione nazifascista. Queste intese rivestirono un importante valore storico, rappresentando la comunanza politica tra i due movimenti in lotta, il reciproco desiderio di stabilire relazioni e ricercare collaborazioni di tipo militare. All’appuntamento si giunse grazie alle relazioni politiche avviate da Costanzo Picco, sottotenente della IV armata rimasto in territorio francese dopo lo sbandamento dell’8 settembre 1943, che stabilì i contatti fra la resistenza francese e italiana tramite Detto Dalmastro, comandante del III settore del Comitato di Liberazione Nazionale. Un primo incontro avvenne il 12 maggio 1944 in alta montagna, al bivacco sul Colle Sautron, per iniziativa della Brigata “Giustizia e Libertà della Valle Maira”, al quale presero parte in rappresentanza dei partigiani italiani Detto Dalmastro, Costanzo Picco, Luigi Ventre — comandante della brigata Valle Maira — e Giorgio Bocca, comandante della brigata Valle Varaita. I francesi erano rappresentati da Jacques Lecuyer, del Comité de Libération National, e da diversi comandanti delle formazioni di maquisards. Al Colle del Sautron ci si accordò per un secondo incontro da tenersi a Barcelonnette, nella valle dell’Ubaye, a una trentina di chilometri dal confine italiano. Al rendez vous del