La posa della prima pietra alla futura Casa dell’Architettura di Torino
Martedì 6 ottobre la futura Casa dell’Architettura di Torino, che ospiterà la sede dell’Ordine degli Architetti di Torino e della Fondazione per l’architettura / Torino, in Via Piave 3, cuore degli antichi quartieri militari a pochi passi da via Garibaldi, ha visto la posa della prima pietra alla presenza di consiglieri e partner.
Lo spazio in locazione conta 1200 metri quadri disposti su 4 piani (di cui uno interrato), una corte interna e un affaccio su strada, adeguato a criteri minimi come l’accessibilità ai disabili. Il futuro degli architetti lo si immagina tutti i giorni e il senso è progettare un luogo dove i professionisti e gli studenti, la comunità creativa, di impresa e tutti i cittadini, possano incontrarsi per conoscere e aggiornare il canone dell’architettura di Torino. A seguito dei lavori di ristrutturazione, nel 2023, l’edificio si animerà di spazi per il lavoro, per offrire servizi aggiuntivi agli iscritti, luoghi aperti agli architetti per forme di coworking, la formazione e il tempo libero, prestandosi come punto di riferimento per la progettazione, la creatività e l’innovazione, aperto ad architetti e cittadini.
“L’avvio del cantiere per noi architetti significa iniziare a pensare a una nuova vita, a una nuova forma, è immaginare il futuro. La prima pietra di un futuro che vogliamo ideare e progettare insieme, istituendo un nuovo spazio dedicato all’architettura, una casa aperta all’internazionale, alla città e al quartiere.” dichiarano Alessandra Siviero, presidente Fondazione per l’architettura/ Torino e Massimo Giuntoli, presidente dell’Ordine degli Architetti di Torino.
Entro fine anno la Fondazione e l’Ordine lanceranno un bando per pensare all’identità della Casa dell’Architettura con un concorso per la brand identity. Ma intanto, il luogo inizia a vivere e creare connessioni. Tra i partner presenti martedì figura il rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco. Grazie al recente accordo tra il Politecnico di Torino e l’Ordine degli Architetti, la Casa sarà la sede anche di Polito Studio, il programma che permette agli architetti di fare esperienze professionali in Cina e America Latina.
https://www.fondazioneperlarchitettura.it/la-fondazione/casa-dell-architettura/ https://www.oato.it/ordine-di-torino/futura-sede/
In mostra “opere degli argentieri piemontesi” da inizio Settecento a fine Ottocento. Dal 2 luglio al 15 novembre
famiglie di argentieri sabaudi – e il “Calice” di Giovanni Battista Boucheron, realizzato nel 1789 in memoria di Carlo Emanuele III, accanto ad alcuni “argenti ebraici” come un bel piatto per la cena durante le celebrazioni della Pasqua ebraica (Seder) e un calice per la benedizione sul vino recitata nel giorno del riposo (Kiddush). Di Giovanni Battista Boucheron (Torino, 1742 – 1815) la rassegna presenta anche grandiosi “disegni preparatori” alle opere in argento insieme a raffinati “Ritratti” degli argentieri della sua famiglia, autentica culla di generazioni di importanti maestri orfèvres. Vera chicca della mostra, la “Mazza cerimoniale” della Città di Torino, restaurata ed esposta al pubblico per la prima volta. Realizzata in argento sbalzato e cesellato, fra il 1814 ed il 1824, la Mazza veniva portata a mano dall’usciere comunale nelle occasioni ufficiali e riprende i tre progetti della prima Mazza civica eseguita da Francesco Ladatte nel 1769, con tanto di testa taurina e corona, sostituita nel 1849 da quella “turrita”, opera dell’argentiere di corte Carlo Balbino. A proseguire l’iter espositivo, sono le “armi” d’epoca con preziose decorazioni in argento, una serie di “monete” che ripercorrono la storia del Ducato di Savoia e una scelta accurata di disegni di Lorenzo Lavy (Torino, 1720 – 1789), fra i più apprezzati incisori di monete e medaglie della settecentesca Zecca torinese. In chiusura, alcune tavole dell’“Encyclopedie”, una selezione di “bastoni da passeggio” con il pomo d’argento (autentica sciccheria per gli elegantoni del tempo) e un curioso nucleo di “dorini” della seconda metà dell’Ottocento, ornamenti da acconciatura e spilloni in argento lavorato a filigrana, che madame e madamin piemontesi amavano vezzosamente appuntarsi fra trecce e capelli ai dì di festa.
“Argenti preziosi”
– Giovanni Damodé: “Paiola”, 1740-1750 ca.
E’ bastata una forte pioggia battente per un giorno e mezzo e gli equilibri sono saltati nel Cuneese a Limone Piemonte e lungo il corso del Tanaro a Garessio, con danni superiori all’alluvione del 1994. Un vero e proprio disastro che segna in modo evidente il cambiamento del clima e delle stagioni, ma che indica anche in modo inequivocabile errori e inerzie Imperdonabili. Sono crollate villette costruite ai bordi di torrenti che mai si sarebbero dovute costruire in quei terreni. Ogni volta è sempre lo stesso ritornello: si interverrà in futuro sul piano delle prevenzione. Ricordo le sterili litanie di Chiamparino. Va riconosciuto che la Protezione civile piemontese che non aveva brillato nel periodo piu’ drammatico della pandemia, si e’ mossa subito e bene. E va detto che il Presidente Cirio in questa occasione sta dando il meglio di se’ con un impegno personale impensabile nei suoi predecessori.
