ilTorinese

Panza (Lega): “Chiuse le stazioni sciistiche, morte dell’economia alpina”

“Il nuovo Dpcm firmato dal primo ministro Conte, senza la possibilità di confronto con le Regioni che si erano opposte, stronca le “attività non essenziali”, che così vengono definite, ma che sono parte integrante della produzione di reddito del nostro paese ”  dichiara l’europarlamentare Alessandro Panza, responsabile del Dipartimento aree montane della Lega.

Tra queste attività “non essenziali” rientrano anche gli impianti sciistici. Non si scierà quindi sulle Alpi e la stagione sciistica appena iniziata rischia di essere stroncata sul nascere. Il blocco di piste da sci e impianti di risalita per i non agonisti rischia di mettere in ginocchio le già fragili economie di molte vallate alpine; un provvedimento nato forse dalle immagini provenienti dal primo giorno di apertura delle piste da sci di Cervinia con assembramenti – all’aperto, con mascherina e misurazione della temperatura -, inferiori a quelli che quotidianamente si trovano ad affrontare i fruitori dei mezzi di trasporto pubblici.
Svizzera, Francia e Austria, pur con tutte le restrizioni anti-coronavirus hanno mantenuto l’apertura degli impianti: mettiamo a punto qualunque protocollo voglia il governo – continua Panza – ma prevediamo l’apertura per salvare la stagione invernale, un giro d’affari che pesa 11mld e circa l’11% del Pil generato dal comparto turismo, nonché posti di lavoro diretti e d’indotto.
I dati delle associazioni di categoria Fedrefuni e Anef parlano di 15.000 impiegati direttamente nel settore, di cui un terzo fissi ovvero non stagionali e di un indotto calcolato in 150.000 posti di lavoro nel settore degli impianti sciistici tra maestri di sci, ristoratori ecc.; di questo indotto possiamo stimare che circa l’80% sia composto da stagionali, che erano già stagionali dall’estate scorsa in cui hanno lavorato poco – se hanno lavorato –  e che si apprestano ad affrontare un’altra stagione senza coperture economiche di nessun tipo, con in più, per i ristoratori, l’aggravio di tutte le limitazioni  del caso.

La storia di una famiglia di ebrei mantovani, nel libro di Bruno Avataneo

“Le ossa affaticate di Salomon Castelletti”  presentato da “Progetto Cantoregi” alla Soms di Racconigi Venerdì 30 ottobre, ore 18 Racconigi (Cuneo)

Fra diario intimista, documento storico e biografia, è un libro intenso vissuto sulla propria pelle e nel profondo della propria carne, quello scritto – alla luce di rigorose indagini storiche – da Bruno Avataneo sulla sua famiglia materna di origine, i Castelletti di Mantova. Torinese, classe ’51 e cuneese d’adozione, lo scrittore (che ha lavorato a lungo nel settore della formazione professionale e da tempo si dedica, sollecitato da particolari eventi e situazioni famigliari, allo studio della presenza ebraica a Mantova nel corso dei secoli) presenterà il libro, dal titolo “Le ossa affaticate di Salomon Castelletti”, il prossimo venerdì 30 ottobre, alle 18, nei locali della Soms, ex Società operaia di mutuo soccorso oggi sede dell’Associazione culturale “Progetto Cantoregi”, in via Carlo Costa a Racconigi. A dialogare con lui sarà Alberto Cavaglion, storico e letterato, docente di “Storia dell’ebraismo” all’Università di Firenze e fondatore nel 2015 a Cuneo della Biblioteca e Centro Studi sugli ebrei in Piemonte “Davide Cavaglion”. L’incontro sarà accompagnato dalle letture di Irene Avataneo. Ed è lo stesso Cavaglion a precisare nella Prefazione: “Non è un libro di memorie, anche se è costruito sulla memoria…Se mai ci troviamo davanti a una ‘autobiografia riflessa’, fondata su una rigorosa ricerca archivistica. E’ a suo modo un (copioso) diario intimo compilato con voci (e carte) altrui, per interposte (e assai numerose) persone”.

 

Pagine, storie riallacciate “per interposte persone”, pur se l’autore mai rinuncia a fare proprie e a trasmettere le suggestioni e le emozioni che lo hanno accompagnato nel suo percorso esistenziale, a partire dal “non detto” in famiglia. Viene percorsa così la vicenda plurisecolare dei Castelletti, immersa nella vita di una città particolarissima e fascinosa qual è stata e qual é Mantova, con le sue acque, la sua umidità, le sue nebbie, la sua meravigliosa storia ebraica. Una vicenda che inizia con alcuni documenti della seconda metà del Cinquecento, in cui si trovano i nomi dei primi appartenenti alla famiglia (Moise, Benedetto, Gentilhomo, Daniel) e si dipana negli anni tra successi e insuccessi, fatti storici e della vita di ogni giorno che coinvolgono i suoi tanti protagonisti, all’interno di una comunità che sperimentò alcuni secoli di relativa tranquillità (i Gonzaga durante il loro dominio intrattennero buoni rapporti con i loro sudditi ebrei, situazione che perdurò quando Mantova passò a far parte dell’Impero degli Asburgo), visse le speranze del Risorgimento, la crescita economica e civile durante i primi decenni dello Stato unitario per poi dover affrontare il crescente antiebraismo fascista e la tragedia delle deportazioni verso la Shoah. Con questo libro, “penso – spiega lo stesso autore – di avere assolto un compito al quale, una volta apparso, difficilmente avrei potuto sottrarmi e che era maturato e cresciuto nel tempo fino a mostrare chiaramente la sua indifferibilità. Forse è stata la corresponsione di un debito, saldato probabilmente solo in parte, che avevo con loro o forse la riscossione di un credito: propenderei per la prima possibilità poiché forte è stato il peso della responsabilità che ho avvertito a ogni incontro con le loro vite attraverso i frammenti delle loro storie”.
L’incontro è organizzato da “Progetto Cantoregi”, in collaborazione con la Città di Racconigi.
Info: 335.8482321 – www.progettocantoregi.it – info@progettocantoregi.it – Fb Progetto Cantoregi – Tw @cantoregi – IG Progetto Cantoregi.
g. m.

Nelle foto:
– Bruno Avataneo e Alberto Cavaglion, la cover del libro

Tre amare riflessioni sullo sbando italiano

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / L’appello del ministro degli interni Lamorgese che certo non ha brillato con i migranti, lascia sconcertati. Dovrebbero essere i cittadini a fermare i violenti. Devono essere loro a prendere le distanze da chi saccheggia le città. Noi credevamo che ci fossero reparti antisommossa a ciò delegati che comunque hanno fallito clamorosamente nel loro compito

.
Adesso il ministro si rivolge ai cittadini che protestano, perché isolino i violenti. Cosa essi debbano fare resta un mistero. Salvare i negozi devastati era compito delle Forze dell’Ordine e si è vista evidente l’incapacità e la non volontà a farlo. L’unica preoccupazione – per evitare sanzioni disciplinari romane  – dei vertici locali è evitare feriti e morti. Pertanto il gioco viene svolto sulla difensiva. Era già capitato a Milano qualche anno fa con il sindaco Pisapia. La proprietà privata va tutelata e non  va abbandonata ai teppisti. Questo a Torino e in altre città non è accaduto.
La solita circolare del prefetto Gabrielli con le istruzioni ai Prefetti e ai Questori andava fatta prima e non dopo, ispirata all’insegna dell’ignavia, così cara ai vertici politici. Sia chiaro non andava bene Salvini dedito alle chiacchiere demagogiche, ma non va  neppure  bene la signora Lamorgese digiuna di politica, prefetto in pensione. Occorre un politico con gli attributi capace di  affrontare i tempi terribili che viviamo. Un Scelba redivivo, ammesso che esista.
                                ….
La cosa che appare più incomprensibile tra le norme anti corona – virus , pasticciate , confuse , intempestive , e’ quella relativa alla chiusura alle 18 dei ristoranti. Se pranzare a cena è pericoloso, non si capisce perché non lo sia a mezzogiorno. Non tutti i locali hanno rispettato il distanziamenti tra i tavoli. Questa è una verità incontrovertibile, ma pochissimi sono stati controllati e sanzionati. La chiusura alle 18 appare insensata e vessatoria e colpisce anche  chi si è adeguato alle norme di sicurezza. Siamo in preda ad improvvisatori: i grillini hanno fatto presto scuola al Pd .
                              ….
Tra i devastatori dei nostri centri urbani ci sono anche immigrati di seconda e terza generazione. Così scrivono i giornali.  Sarà il caso di bloccare ogni discussione sul Ius culturae perché l’evidenza di questi giorni deve indurre a riflessioni adeguate. Integrare queste persone appare impossibile e controproducente. Una vera follia. Demagogia pura. Una forma di auto- dissoluzione dell’ Italia.
.
scrivere a quaglieni@gmail.com

La polizia sgomina sodalizio mafioso nigeriano

La Polizia di Stato ha eseguito le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Tribunale di Torino e dal Tribunale di Bologna, su richiesta delle D.D.A. delle rispettive Procure della Repubblica, con il supporto di Eurojust, nei confronti di un vasto gruppo di cittadini nigeriani appartenenti al sodalizio criminale di stampo mafioso denominato “Viking”.

I provvedimenti restrittivi sono stati disposti all’esito di lunghe e complesse indagini svolte, in perfetto coordinamento, dalle Squadre Mobili di Torino e di Ferrara, ed hanno riguardato complessivamente 69 persone (43 provvedimenti della D.D.A. di Torino e 31 della D.D.A. di Bologna, con 5 persone colpite da entrambi i provvedimenti cautelari) delle quali 52 sono state rintracciate sul territorio nazionale.

Per la realizzazione della fase esecutiva, svolta sotto il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, sono stati impiegati complessivamente circa 250 uomini della Polizia di Stato, con l’utilizzo di Reparti di rinforzo del controllo del territorio.

Oltre alle Squadre Mobili di Torino e Ferrara, l’attività ha coinvolto anche gli omologhi uffici delle Questure di Alessandria, Asti, Bologna, Biella, Brescia, Caserta, Firenze, Imperia, Lodi, Monza, Padova, Parma, Pavia, Savona, Verona, Venezia e Vicenza.

L’esecuzione dei provvedimenti restrittivi ha consentito di sgominare l’intera consorteria criminale dei “Viking”, anche denominata “Norsemen Kclub International”, colpendo i personaggi al vertice del livello nazionale dell’organigramma, direttamente responsabili delle nuove affiliazioni, della gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti nelle piazze cittadine e dell’attività di sfruttamento della prostituzione.

Agli affiliati colpiti dalle misure cautelari vengono contestati, oltre al reato di associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416 bis c.p.), i delitti di tentato omicidio e associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, rapina, estorsione e lesioni gravissime.

Le attività investigative, avviate nel luglio del 2018, si sono sviluppate attraverso attività tecniche di intercettazione, nonché articolati e dinamici servizi di diretta osservazione e pedinamento sul territorio, ed hanno consentito di individuare i vertici nazionali del cult, in costante e diretto contatto con i leader operanti in Nigeria.

Le investigazioni hanno permesso di ricostruire nel dettaglio la struttura del sodalizio criminale, caratterizzato da un’organizzazione piramidale, che si connota con la presenza di un organismo operante a livello nazionale (che in Italia prende il nome di “Vatican Marine Patrol”) e di numerose articolazioni locali (dette “Marine Patrol” o “Deck”), attivi in singole città italiane, soprattutto del centro-nord.

Ogni realtà locale (che a Torino prende il nome di “Valhalla Marine” ed a Ferrara “Vatican”) presenta al vertice un capo operativo (“Executional”), che comanda il territorio di competenza coadiuvato da un organo collegiale (“Exco”) costituito da consiglieri. La struttura prevede altresì una serie di cariche cui sono assegnati specifici incarichi organizzativi (“Escape”, il responsabile del rispetto delle regole interne; “Dockman”, il tesoriere; “Pilot”, l’organizzatore delle riunioni) o operativi (“Arkman”, il vice capo operativo; “Strike chief”, il responsabile delle attività di spaccio). I capi operativi scaduti dal loro mandato costituiscono una sorta di membri onorari e si pongono in una posizione di primissimo piano nell’articolazione delle scelte criminali della consorteria.

Specularmente, a livello nazionale, sono state distintamente individuate cariche operative ed un Consiglio degli anziani (“Elders”). I vertici nazionali dell’organizzazione chiamata “Vatican Marine Patrol”, stanziati a Torino, esercitavano il loro potere anche nel capoluogo estense e prendevano ordini direttamente dal “National”, capo assoluto in Nigeria.

I contatti tra le varie articolazioni nazionali e la sede presente in Nigeria (denominata “Niger Catalina”) hanno fornito agli investigatori una chiara indicazione di come le varie “Marine Patrol” (“MP”) operanti in Europa siano saldamente legate alla “casa madre”, tanto da apparire una diretta diramazione della stessa.

L’organizzazione presenta tutti i caratteri di un’associazione di tipo mafioso, poiché connotata, anzitutto, da una precisa struttura gerarchica con ruoli e cariche ufficiali, a cui corrispondono compiti ben precisi. Le affiliazioni sono caratterizzate da atti violenti e rigidi rituali, che si traducono in un serio e concreto pericolo per la stessa vita degli aspiranti affiliati, che vengono sottoposti ad azioni brutali, all’esito delle quali manifestano l’accettazione del codice comportamentale dell’associazione e la loro fedeltà indiscussa. Altrettanto spietate sono le conseguenze previste in caso di violazione delle regole dell’organizzazione, che si traducono in sanzioni corporali talmente efferate da sfociare talora in tentativi di omicidio. La violenza rappresenta lo strumento di comunicazione privilegiato per affermare la forza dell’organizzazione sul territorio e creare lo stato di soggezione necessario per accrescere il proprio potere.

Altro aspetto di rilievo è stato individuato nella capacità dell’organizzazione di autofinanziarsi, mediante il contributo dei sodali, strumentale anche al mantenimento economico degli affiliati a vario titolo detenuti, come tipico anche delle tradizionali consorterie mafiose italiane.

Le indagini hanno infine consentito di evidenziare elementi distintivi caratteristici (il colore rosso predominante è il colore del cult), il peculiare abbigliamento degli affiliati (baschi con un simbolo di militanza da esibire con orgoglio durante le riunioni) ed una sorta di “papello” (litania) da recitare durante i riti di affiliazione.

 

= = 0 = =

 

Sulla piazza torinese, il cult “Valhalla Marine” controllava e gestiva il commercio su strada di sostanze stupefacenti in alcune aree individuate – in particolare nella zona del Lungo Dora Savona, tra via Bologna ed il ponte Mosca – nonché, sempre nella stessa zona, lo sfruttamento della prostituzione di donne nigeriane.

Una delle peculiarità dell’articolazione torinese dell’associazione era rappresentata dal ruolo delle donne, le quali venivano affiliate mediante rapporti sessuali di gruppo ed assumevano l’appellativo di “Queen” o “Belle”. Costrette a pagare somme di denaro in cambio di una inesistente protezione, le “Belle” venivano sfruttate sessualmente, trasformandosi di fatto in vittime del gruppo. Tra loro si evidenziava la figura di OSAYANDE Aisha detta “One Queen”, unica delle donne ad assumere sostanzialmente la veste di associata (ed infatti raggiunta dall’imputazione dell’art. 416 bis c.p.), con l’incarico di controllare le sue connazionali sfruttate. A riprova della grave condizione cui erano sottoposte, la totalità di costoro si vedeva financo costretta a trasferirsi all’estero, per sottrarsi a tale stato.

Momento associativo fondamentale erano le riunioni periodiche che si svolgevano a cadenza settimanale all’interno di locali abitualmente frequentati dai sodali, in occasione delle quali venivano definite le linee da seguire nello svolgimento della vita associativa ed effettuati i pagamenti di quote destinate alla cassa comune o ad affrontare le spese legali degli affiliati arrestati. L’indagine ha altresì disvelato l’esistenza di una riunione annua, che vede il coinvolgimento di tutti i rappresentanti dei vari Paesi; quella fissata per il giugno 2020, in Turchia, non si è svolta a causa delle restrizioni dovute al Covid.

Mobilità sostenibile, aperto il bando per i cittadini

Dal 28 la presentazione delle domande di contributo ai cittadini piemontesi per l’acquisto di veicoli, ciclomotori, motocicli, a basso impatto ambientale, velocipedi e incentivi alla rottamazione senza l’obbligo di acquisto di un altro veicolo.

La Regione ha stanziato un milione e 660mila euro. Marnati: “Obiettivo: velocizzare il rinnovo del parco veicoli per migliorare la qualità dell’aria”

Aperto alle 9 del  28 ottobre lo sportello per la presentazione delle domande di contributo per lo sviluppo della mobilità sostenibile dedicato, per la prima volta, a privati, ovvero cittadini residenti in Piemonte o dipendenti di aziende con una sede operativa in Piemonte. Il bando, che ha una dotazione di 1.661.725,80 stanziati dalla Regione e che prevede la concessione di un contributo per la sostituzione di vecchi veicoli con nuovi a basso impatto ambientale, è articolato su quattro tipologie:

-acquisto di veicoli per il trasporto di persone, a fronte di rottamazione di veicoli a benzina fino a Euro 3 incluso, e diesel fino a Euro 5 incluso

-acquisto di ciclomotori o motocicli a trazione elettrica per il trasporto di persone, a fronte di rottamazione fino alla categoria Euro 3

-acquisto di velocipedi (biciclette e biciclette cargo anche a pedalata assistita)

– sostegno per la rottamazione di veicoli senza obbligo di acquisto di altro veicolo, benzina o diesel fino a Euro 3 incluso.

I contributi sono a fondo perduto e cumulabili con altri incentivi. Per l’acquisto di auto vanno da 2.500 euro a 10.000 euro, calcolati sulla base delle emissioni; per i ciclomotori o motocicli elettrici da 2.000 a 4.000 euro. Per quanto riguarda i velocipedi i contributi vanno da 150 euro per una bicicletta a 1.000 euro per bicicletta cargo per trasporto persone a pedalata assistita. Ammonta invece a 250 euro il contributo per la rottamazione, senza ulteriore acquisto di altro veicolo.

Un bando che ha la precipua finalità di  “velocizzare il rinnovo del parco veicoli piemontese – spiega l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati – per migliorare le emissioni in atmosfera”.

Per presentare le domande, coloro che intendono richiedere il contributo devono essere in possesso del certificato di identità digitale (Spid) o della carta di identità elettronica o di un certificato digitale. Le domande possono essere inviate via internet a partire dalle 9 del 28 ottobre e fino alle 12 del 30 aprile 2021, salvo comunicazioni di chiusura o sospensione connesse con la disponibilità delle risorse assegnate, compilando il modulo telematico disponibile sul sito www.sistemapiemonte.it/cms/privati/attivita-economico-produttive/servizi/861-bandi-2014-2020-finanziamenti-domande

I nuovi contagi sono 2827, le vittime 19

CORONAVIRUS PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 17:30

 

32.353 PAZIENTI GUARITI

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che i pazienti guariti sono complessivamente 32.353 così suddivisi su base provinciale: Alessandria 3763, Asti 1742, Biella 1030, Cuneo 3335, Novara 3021, Torino 16.623, Vercelli 1515, Vco 1103, extraregione 218.

 

I DECESSI SONO 4305

Sono 19 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 4 verificatosi oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale è ora 4305 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 703 Alessandria, 261 Asti, 224 Biella, 414 Cuneo, 406 Novara, 1891 Torino, 231 Vercelli, 133 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 42 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

 

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

I casi di persone finora risultate positive al Covid-19 in Piemonte sono 62.445 (+ 2827 rispetto a ieri) di cui 1276 (45%) sono asintomatici.

I casi sono così ripartiti:  1022 screening,, 915 contatti di caso, 890 con indagine in corso; per l’ambito: 189 RSA/Strutture Socio-Assistenziali, 374 scolastico, 2264 popolazione generale.

La suddivisione complessiva su base provinciale diventa: 6125 Alessandria, 3130 Asti, 2038 Biella, 7664 Cuneo, 5246 Novara, 32921 Torino, 2422 Vercelli, 1814 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 449 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 636 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

 

I ricoverati in terapia intensiva sono 135 (+14 rispetto a ieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 2.237 (+221 rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 23.415

I tamponi diagnostici finora processati sono 984.720 (+16.673 rispetto a ieri),di cui 536.779 risultati negativi.

Torino-Lecce 3-1 terzo turno di Coppa Italia

Finalmente è arrivata  ai tempi supplementari la prima vittoria stagionale del Torino di Marco Giampaolo, che supera il Lecce per 3-1 nel terzo turno della Coppa Italia.

Ma quanta fatica! Decisiva la doppietta,1 gol su rigore, di Simone Verdi nel secondo tempo supplementare.Di Stepinski e Lyanco le marcature per l’1-1 maturato nel corso dei tempi regolamentari. Ora la squadra di Giampaolo incontrerà la Virtus Entella nel quarto turno della Coppa Italia.

Un Toro sperimentale,con alcune  seconde linee che hanno risposto positivamente alla chiamata del tecnico Giampaolo.Bene Singo,Gojak,Bonazzoli,il portiere Milinkovic Savic..in ombra Ansaldi.Hanno riposato Sirigu,Belotti, Rodriguez e Vojvoda.

Domenica riprenderà il campionato con la sfida importante,a Torino,contro la Lazio,attesa dall’incontro di Champions League stasera contro il Bruges.

Bisognerà tornare a vincere anche in campionato per liberarsi psicologicamente dal fardello mentale di dover lottare per non retrocedere ma ambire a posti in classifica più consoni,per tradizione e blasone,alla squadra granata.

Vincenzo Grassano

Sequestrati tre quintali e mezzo di frutta mal conservata

Questa mattina, nell’ambito di una serie di controlli sul territorio del quartiere Aurora, programmati a seguito di un tavolo di sicurezza promosso dalla Circoscrizione 7 e presieduto dal Vice Prefetto, indirizzati principalmente alla verifica di eventuali illiceità, la Polizia di Stato, (Commissariato Dora Vanchiglia, Reparto Mobile, Reparto Prevenzione Crimine e Nucleo Cinofili) insieme alla Polizia Municipale (Comando Porta Palazzo, Reparto Abusivismo edilizio e Reparto Operativo Speciale) ha effettuato un intervento all’interno di un palazzo in Via Noè.

Durante l’ispezione sono state verificate 53 unità immobiliari e la Polizia di Stato ha provveduto a identificare 50 persone presenti.

I tecnici di Ireti hanno riscontrato la presenza di tre allacciamenti elettrici di natura furtiva, due relativi ad abitazioni e uno a servizio di un esercizio commerciale. I contatori delle relative forniture elettriche sono stati immediatamente rimossi con conseguente interruzione della corrente.

Nei locali al piano terra, in parte destinati a magazzino per il ricovero di merce destinata alla vendita sui banchi del mercato di Porta Palazzo, gli agenti della Polizia Municipale hanno rinvenuto oltre 350 chilogrammi di frutta e verdura in cattivo stato di conservazione (322 chili di pompelmi, 32 chili di lime, 6 chili di patate dolci). La merce è stata posta sotto sequestro giudiziario in attesa di successiva distruzione. Il titolare è stato inoltre denunciato all’autorità giudiziaria oltre che sanzionato per la mancanza di idoneità dei locali.

All’interno delle parti comuni dell’edificio, l’Unità Cinofila della Polizia di Stato ha rinvenuto un quantitativo esiguo di sostanze stupefacenti.

Il Reparto Abusivismo Edilizio Polizia Municipale ha inoltre attivato l’Ufficio Tecnico del Comune per una verifica strutturale su una parte ammalorata del tetto dell’edificio danneggiato da un vecchio incendio.

Ristoranti e bar scendono in piazza: “#siamoaterra”

Oggi è il giorno della pacifica protesta dei commercianti del settore bar e ristorazione

Si sono trovati in piazza Carignano vestiti di nero, in mano i cartelli di pizzerie, caffè, gelaterie, ristoranti, aziende. Un flash mob che riproduce l’allestimento dei tavolini di un ristorante obbligato alla serrata. “La tavola è apparecchiata a terra perché le nostre attività sono a terra”, dice la presidente Ascom Maria Luisa Coppa.

 

(Fotoservizio Mara Martellotta)

Uomo sospettato di avere ucciso il compagno forse per gelosia

Dal Piemonte / Un uomo avrebbe ucciso il compagno a Casale Monferrato, in un appartamento in centro  città

L’omicidio è forse avvenuto  per motivi di gelosia.

Il 43enne originario di Cagliari, avrebbe ucciso il compagno, un artista suo coetaneo originario di  Genova.

La polizia scientifica è sul posto.