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Piano Industriale Iren, oltre 962 milioni di euro su Torino

Presentato alle imprese associate all’Unione industriale di Torino il Piano Industriale di Iren al 2025: previsti oltre 962 milioni di euro di investimenti sotto la Mole.

Importanti opportunità per il territorio torinese nell’ambito dello sviluppo del teleriscaldamento e dell’efficienza energetica per la riqualificazione urbana. Al via la realizzazione di un impianto di selezione e separazione della plastica a Borgaro Torinese e la sostituzione dei contatori con apparecchi di nuova generazione.

Torino, 16 dicembre 2020 – Si è tenuto oggi, in diretta streaming, il roadshow di presentazione del Piano Industriale Iren @2025 alle imprese associate all’Unione Industriale di Torino alla presenza di Massimiliano Cipolletta, Vice Presidente Unione industriale di Torino, Renato Boero Presidente Iren, Massimiliano Bianco, Amministratore Delegato Iren, Giuseppe Bergesio Amministratore delegato Iren Energia, Eugenio Bertolini, Amministratore delegato Iren Ambiente, Fabio Giuseppini, Amministratore delegato IRETI e Vito Gurrieri, Direttore Approvvigionamenti Logistica e Servizi Iren. Un incontro per presentare gli importanti investimenti e progetti previsti nei prossimi cinque anni in provincia di Torino e riflettere sulle significative opportunità per le imprese del territorio.

Il Piano Industriale al 2025 testimonia la volontà del Gruppo di proseguire nel percorso di crescita intrapreso negli ultimi anni, più che raddoppiando gli investimenti rispetto al Piano presentato nel 2015, con importanti ricadute sui territori in cui il Gruppo opera in termini di creazione di valore.

Per quanto riguarda Torino, il Piano Industriale al 2025 di Iren prevede circa 962 milioni di euro di investimenti che saranno distribuiti tra le diverse aree di business in cui opera il Gruppo.

Il Gruppo Iren, da sempre attento al delicato ruolo svolto dai piccoli e medi imprenditori nel garantire gli equilibri economici e sociali dei territori, riserva alle imprese locali il 50% degli inviti ad attività negoziali, nell’ambito della giusta competizione tra aziende. È quindi sempre più utile e conveniente per le imprese l’iscrizione all’albo fornitori Iren, condizione necessaria per poter accedere alle richieste di forniture del Gruppo.
Iren seleziona i propri fornitori attraverso gare che rispettano la procedura dell’offerta economica più vantaggiosa, sottoponendo a valutazione quindi, non solo il prezzo d’offerta, ma anche parametri qualitativi precisi e puntuali.

In particolare, negli ultimi 5 anni il totale ordinato a fornitori del Piemonte e della provincia di Torino è pari a 631 milioni di euro in tutta la Regione, di cui 516 milioni di euro nella sola provincia di Torino.

Più nel dettaglio, l’attivazione delle filiere di fornitura e subfornitura da parte di Iren genera un contributo al PIL complessivo di 2,7 miliardi di euro e circa 30mila posti di lavoro. In Piemonte, gli acquisti di beni e servizi di Iren generano un giro d’affari diretto, indiretto e indotto di 332 milioni di euro in molteplici settori economici e più di 2.000 posti di lavoro, che sommati ai 3.600 dipendenti diretti di Iren in regione, concorrono a generare un’occupazione complessiva in Piemonte di 5.600 persone.
Nell’ambito degli investimenti, dei 962 milioni di euro totali che verranno investiti al 2025, circa 459 milioni di euro saranno nell’ambito della produzione cogenerativa e del teleriscaldamento, tra cui i principali progetti sono le realizzazioni di un impianto di storage elettrico nella centrale di Torino Nord, di un impianto aerotermo nella centrale di Moncalieri, di accumulatori e impianti nell’area Torino Nord Est e l’estensione della rete di teleriscaldamento di Torino Nord.

Sono anche previsti interventi di rigenerazione, riqualificazione ed efficientamento energetico nella città di Torino con progetti di riqualificazione di edifici con superbonus 110%, progetti di efficientamento dell’illuminazione pubblica, efficientamento degli 800 edifici pubblici del Comune, progetti di rigenerazione urbana, riqualificazione e gestione servizi di edifici pubblici.

Nell’ambito del ciclo dei rifiuti circa 73 milioni di euro saranno destinati alla raccolta, 70 milioni di euro al trattamento (dei quali 40 sono dedicati alla costruzione di un impianto di selezione e separazione plastica a Borgaro Torinese) e 11 milioni di euro nell’elettrificazione della flotta.

200 milioni di euro saranno, invece, impiegati per l’ammodernamento dell’infrastruttura di distribuzione elettrica e la sostituzione dei contatori con smart meters 2G. È prevista, infatti, a partire dal 2021 la sostituzione dell’intero parco misuratori in bassa tensione con misuratori di seconda generazione (2G), in base al Piano di messa in servizio del sistema di smart metering 2G (PMS2) in relazione alle specifiche funzionali definite dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) per un monitoraggio più efficiente e per la gestione dei consumi di energia elettrica.

E, ancora, 30 milioni di euro di investimenti saranno destinati per la produzione di energia idroelettrica da impianti del Gruppo e 119 milioni di euro in iniziative di digitalizzazione e facility management.

Iren a Torino – alcuni numeri:

4.700 km di Rete Elettrica, 2.730 GWh distribuiti e oltre 560 mila abitanti serviti

Torino città più teleriscaldata d’Italia: 70 mmc di volumetrie e circa 650 mila abitanti serviti

Impianti idroelettrici: oltre 1 TWh di energia generata dagli impianti del Gruppo

Raccolta e smaltimento: 1,1 milioni di abitanti serviti e crescita della raccolta differenziata al 52% (media città di Torino e altri Comuni dell’area metropolitana serviti dal Gruppo)

Polo E-Mobility: Torino città chiave per lo sviluppo di IrenGo

Amazon: “salario competitivo e benefit, orgogliosi dei nostri dipendenti”

Caro direttore, in riferimento all’articolo “Il “cimitero” di Mascherine Tricolori davanti ad Amazon”, ecco la posizione dell’azienda:

Amazon riceve critiche su diverse tematiche. Siamo diventati un bersaglio di diverse organizzazioni in cerca di visibilità per le loro cause. Spesso queste organizzazioni veicolano deliberatamente storie fuorvianti per un proprio tornaconto. Chiediamo pertanto che i fatti, le fonti e le storie vengano prima verificati, assicurando di non diffondere falsità e inesattezze.

Siamo orgogliosi dei nostri dipendenti, ormai un milione in tutto il mondo, e di offrire loro la possibilità di svolgere diverse mansioni adatte a ogni tipo di persona. I nostri contratti includono un salario competitivo, numerosi benefit e ottime opportunità di carriera, il tutto in un ambiente di lavoro positivo, sicuro e moderno.

Incoraggiamo chiunque a paragonare il nostro salario, i nostri benefit e il nostro posto di lavoro a quello dei principali operatori della grande distribuzione e datori di lavori in tutto il mondo.

Lifonti & Company – Ufficio stampa Amazon

Come funziona la zona rossa

In attesa di sapere, a breve, se tutta l’Italia (Piemonte compreso) diventerà zona rossa dal 24 dicembre al 3 gennaio, ricordiamo le regole da seguire nella sopracitata zona:

Vietato spostarsi anche all’interno del proprio comune in qualsiasi orario salvo che per motivi di lavoro, necessità e salute,portare con sé autocertificazione

Chiusura di bar e ristoranti 7 giorni su 7
L’asporto è consentito fino alle ore 22.
Chiusura di tutti i negozi ad eccetto di supermercati,beni alimentari e necessità
Aperte edicole, tabaccherie, farmacie,parrucchieri.

Chiusi i centri estetici
Sospese tutte le competizioni sportive salvo quelle nazionali riconosciute dal Coni
Si può fare attività motoria nei pressi della propria abitazione

Scuole tutte chiuse per vacanze festive
Chiusi musei mostre teatri cinema palestre
Mezzi pubblici con riempimento fino al 50% della capienza

Coprifuoco dalle 22 alle 5
Multe da 400 a 1000 euro per chi trasgredisce.

Vincenzo Grassano

Covid: 883 contagi, oltre 3300 guariti, in calo i ricoveri

CORONAVIRUS PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 18.30

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 883 nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19, pari a al5,1 % dei 17.249tamponi eseguiti.

Degli 883 nuovi casi, gli asintomatici sono 419, pari al 47,4%.

I casi sono così ripartiti: 324 screening, 390 contatti di caso, 169 con indagine in corso; per ambito: 161 RSA/Strutture Socio-Assistenziali, 50 scolastico, 672 popolazione generale.

Il totale dei casi positivi diventa quindi 189.270, così suddivisi su base provinciale: 16.711 Alessandria, 9.247 Asti, 6.584 Biella, 26.181 Cuneo, 14.743 Novara, 99.781 Torino, 7.122 Vercelli, 6.326 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.001 residenti fuori regione ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 1.594 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 240 (– 17 rispetto a ieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 3.597 (- 101 rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 41.706

I tamponi diagnostici finora processati sono 1.819.188 (+ 17.249 rispetto a ieri), di cui 871.067 risultati negativi.

I DECESSI DIVENTANO 7.382

Sono 80 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 6 verificatisi oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale è ora di 7.382 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 1130 Alessandria, 449 Asti, 318 Biella, 803 Cuneo, 616 Novara, 3.413 Torino, 349 Vercelli, 234 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 70 residenti fuori regione ma deceduti in Piemonte.

136.345 PAZIENTI GUARITI

I pazienti guariti sono complessivamente 136.345 (+3.363 rispetto a ieri) così suddivisi su base provinciale: 11.413 Alessandria, 6.971 Asti, 4.238 Biella, 17.785 Cuneo, 11.000 Novara, 73.818 Torino, 4.928 Vercelli, 4.891 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 633 extraregione e 668 in fase di definizione.

Violenza di genere: nove vittime su dieci sono donne. Meno denunce ma più arresti

Circa il  70% delle violenze di genere a Torino e nella provincia derivano dall’ ambito familiare: nel  91% dei casi le vittime sono donne.

Sono i dati della  Questura del capoluogo piemontese nel report annuale su 396 denunce raccolte nel corso dell’anno che sta per finire.

Nella maggior parte dei casi le vittime denunciano maltrattamenti in ambito familiare (nel 45% dei casi) e atti persecutori ai loro danni (il 25%)

Invece il 12% denuncia casi di lesioni e il 9% di violenze sessuali. Oltre la metà delle donne vittime di violenza sono italiane, il 22% proviene da Paesi extra U E e il 16% dal resto d’Europa. La maggior parte delle denunce è  presentata da donne tra i 38 e 47 anni, segue la fascia di età tra i 28 e 37. Ad oggi nel 2020 la polizia ha arrestato 176 persone per reati legati alla violenza di genere. Tra questi gli arresti per maltrattamenti in famiglia sono 114, ovvero + 32% rispetto al 2019 e 62 quelli per stalking, con una impennata del 121% a confronto  con l’anno precedente.

Il “cimitero” di Mascherine Tricolori davanti ad Amazon

Nuova azione della Mascherine Tricolori contro Amazon, questa volta per i diritti dei lavoratori

Riceviamo e pubblichiamo / Questa notte, a Torino e Vercelli, le Mascherine Tricolori hanno allestito un cimitero simbolico davanti alle sedi Amazon. Le tombe fittizie recano delle scritte che rappresentano la morte dei diritti fondamentali dei lavoratori della multinazionale. Una situazione già segnalata dai sindacati in varie parti d’Italia.
“Stiamo continuando a puntare i riflettori su Amazon per fare in modo che ai suoi dipendenti vengano riconosciuti i diritti lavorativi fondamentali” comunicano in una nota le mascherine tricolori.
“È ormai noto che il colosso dell’e-commerce sottopaghi i propri dipendenti – continua il movimento anti-lockdown – e non conceda premi o benefit previsti dal contratto nazionale. Nonostante gli incassi milionari della società ai dipendenti è stata riconosciuta una gratifica di soli 300€ in busta paga. Una miseria rispetto all’aumento del fatturato degli ultimi mesi”.
“Le persone che lavorano in Amazon sono costantemente sotto pressione, vengono controllate a vista durante turni massacranti e oltretutto hanno quasi tutti un contratto a tempo determinato” attaccano le mascherine tricolori. “Proprio per questo nei giorni scorsi in molte sedi del colosso americano sono nate manifestazioni pacifiche dei dipendenti per chiedere maggiori tutele e stipendi più adeguati alle mansioni. Ovviamente noi continueremo a combattere al loro fianco. Il lavoratore non è uno schiavo e va trattato e pagato come merita”.

“Realismo magico” torinese

Torino vista dal mare /7  Camminare per conoscere. Un’immagine semplice ma efficace che descrive al meglio uno dei migliori modi per scoprire una nuova città. Abituarsi a nuovi paesaggi, differenti abitudini di quartiere, spesso è difficile, ma passeggiando tra le vie e le piazze più battute, per poi allontanarsi e perdersi in quelle meno trafficate permette di appropriarsene, cogliendo scenari, scorci e dettagli che spesso si perdono nella frenesia del quotidiano. Torino – io che vengo dal mare – provo a scoprirla così, raccontandola per impadronirmene allo stesso tempo.

«Dopo la guerra sono venuto a Torino perché mi sembrava la città più adatta allo sviluppo della mia arte. Questa città quadrata, ordinata, mi sembrava che era proprio il posto dove io dovessi vivere ed ho per fortuna trovato una casa, ed è sempre stata quella sin da allora, che io amo moltissimo, silenziosa, è a piano terreno, piccolo giardino, un cortile, dove io sto con i miei cani, […] ed io vivo tranquillo, non sento automobili, non sento i tram, non sento nulla […] e la pittura proprio mia, veramente mia, è incominciata allora con il quadro L’Attesa, il Tiro a segno, La donna e l’armatura, Silvana Cenni, la mia vera pittura è cominciata allora, forse quella pausa lunga (della guerra) mi ha giovato in un certo senso, mi ha fatto fermentare germi che erano ancora in me e che non potevano avere sviluppo altro che, forse, in mezzo a questi dolori, la morte di mio padre […]»

La casa di cui parla Felice Casorati è la sua casa studio nel cuore di Torino, in via Mazzini 52, abitazione che lo ospitò fin al suo ultimo giorno torinese. Un angolo silenzioso, fuori dal tempo, con la facciata della palazzina interna del cortile di stile neoclassicoche circonda il piano terra dove lì troviamo casa Casorati. Ho scoperto casualmente quella casa in cui il pittore aveva risieduto, e come spesso accade quando ci si ritrova a camminare tra le strade e i luoghi che furono abituali di uomini del passato, le suggestioni visive che esse donano possono farti scoprire nostalgica di epoche mai vissute

Il nostro artista nasce a Novara sul finire del ‘800, 1883, ma la carriera militare del padre lo costringe a numerosi trasferimenti;compie quindi i suoi studi accademici a Padova, ma sviluppa il suo linguaggio pittorico tra le variegate suggestioni di molteplicicittà. Un linguaggio fatto di simbolismo, decorazioni art nouveau, di chiara ascendenza klimtiana, espressione di uno spirito giovane e sperimentatore.

È però a Torino che Casorati trova la sua città perfetta, scelta per stabilirvisi con la famiglia dopo la morte del padre avvenuta nel 1917.

Allo stesso modo di come accadde per Friedrich Nietzsche, anche Felice Casorati trovò qui il suo porto sicuro, dal quale però non volle mai salpare.

In questa città, da lui definita come ordinata, quadrata, nell’essere austera e misteriosa allo stesso tempo, trovò le condizioni ideali per la sua pittura, trasformandola e maturandola in quella pittura che nel tempo lo ha identificato.

A Torino assunse subito un ruolo di spicco nella vita culturale della città, diventando attivo frequentatore di Pietro Gobetti e fondando la società artistica Fontanesi, ha quindi vissuto e assaporato appieno la vita cittadina e come d’obbligo per molti artisti le ha dedicato varie opere.

Frugando tra i lavori dell’artista ho scovato alcune opere di Casorati, realizzate in momenti e per motivi diversi nel corso della sua attività, che raccontano perfettamente la sua Torino, la sua maniera di leggerne i particolari attraverso un linguaggio semplice ed essenziale.

I luoghi da lui descritti sono sempre iscritti all’interno di spazi prospettici sapientemente costruiti, le atmosfere sono tranquille, a volte enigmatiche, i colori usati sono tenui, a tratti non sempre realistici ma che restituiscono con sapienza il valore delle forme.

Tutto è sospeso in una atemporalità di chiaro influsso metafisico, c’è il senso dell’attesa, c’è suggestione, c’è la luce che indaga, c’è poesia, elementi che contribuiranno a delineare il “realismo magico” di cui si farà promotore insieme agli altri artisti di Novecento.

Anche con il passare degli anni, raccontando lo sviluppo industriale di Torino, grazie a un dipinto pubblicitario che la Fiat gli commissionò, riuscì sempre a mantenere quel ricercato equilibrio tra finzione e realtà.

L’arte di Felice Casorati è quindi declinazione perfetta di una relazione duratura, composta e senza tempo con la città di Torino.

Annachiara De Maio

Arrestato dopo l’ennesima aggressione alla ex compagna

Dopo un prima colluttazione sotto casa, l’ha inseguita in auto

Un cittadino italiano poco più che ventenne è stato arrestato lo scorso sabato dagli agenti della Squadra Volante, che lo hanno fermato mentre tentava di aggredire nuovamente la ex compagna: l’uomo era già riuscito ad infrangere con un pugno uno dei finestrini dell’auto con cui la donna era fuggita per scampare alla sua furia.  Davanti ai poliziotti, l’aggressore ha mantenuto un atteggiamento violento e minaccioso, ed ha insultato sia la donna che gli agenti. Da accertamenti svolti nell’immediato  è emerso che il giovane,  da quando la convivenza con la compagna si è interrotta, alcuni mesi fa, a causa del suo comportamento violento,  l’ha in più occasioni offesa, minacciata di morte e percossa, causandole, nel corso di un episodio, finanche la frattura del setto nasale. Sabato mattina, l’uomo ha minacciato telefonicamente il suicidio alla ex, addossandole la colpa del gesto e con tale stratagemma le ha teso un agguato, dandole appuntamento sotto casa della madre. A nulla sono valsi i tentativi dei familiari presenti di riportare alla calma il loro congiunto: sono solo riusciti a trattenerlo giusto il tempo necessario per dare alla vittima di mettersi in macchina e fuggire, mentre forniva la propria posizione al 112 NUE. Gli agenti della Squadra Volante, raggiunta celermente la coppia,  hanno arrestato il giovane per maltrattamenti  in famiglia e danneggiamento aggravato; lo hanno altresì denunciato per minaccia ed oltraggio a pubblico ufficiale.

Le opposizioni: “Diritto allo studio, si cambi marcia”

Nel corso della sesta commissione del Consiglio regionale  è stata audita IRES sulla ricerca “Covid-19: quale impatto sulle immatricolazioni negli atenei del Piemonte?”

Tra i dati interessanti è emerso come lo strumento della didattica a distanza, che potrebbe immaginarsi disincentivante la mobilità, può invece risultare un fattore attrattivo nella scelta dell’ateneo. Da questo si ipotizza infatti derivi l’aumento delle immatricolazioni di studenti stranieri. La didattica a distanza può essere anche un’occasione per recuperare alla formazione universitaria fasce di popolazione più adulte o comunque impegnate già in lavori che impedivano l’accesso ai corsi universitari, specie provenienti da percorsi di formazione professionale.
Per ricercare una crescita dell’attrattività dei nostri atenei, risultano comunque decisivi lo sviluppo dei corsi in lingua inglese, anche a fronte del tema brexit, e il potenziamento di servizi, sostegni al diritto allo studio e residenzialità.

“Una ricerca dell’Ires Piemonte indica chiaramente che per molti studenti il diritto allo studio in Italia è in parte inapplicato e questo è dovuto in buona parte all’assenza di posti letto in residenze universitarie e al caro affitti, fenomeno che nelle grandi città rende impossibile il trasferimento di molti universitari” – dichiarano Valle, Sarno e Grimaldi. “In Europa il 18% degli studenti alloggiano in residenze universitarie (con punte dal 31 al 41% della Svezia, della Finlandia e della Turchia), in Italia solo il 3%; in Italia i posti letto complessivi sono 51.672 in Francia sono 175.000 e in Germania 194.268, con il risultato che degli oltre 410.000 studenti fuorisede in Italia solo il 12% alloggia in una residenza universitaria, sia pubblica che semi pubblica. Il Piemonte è fermo ai 2000 posti letto generati perlopiù da riconversione dei media Center olimpici. È ora di utilizzare i fondi nazionali della 338 e del Recovery Fund per aprire una nuova stagione”.

Bocciofila in Barriera, una lezione di dignità e identità

La bocciofila Mossetto è li da 115 anni. Ora, mi sembra, mi appare decisamente assediata tra senza fissa dimora, extracomunitari, e persone considerate e che vogliono considerarsi ai margini. Ha resistito alle intemperie della natura, come nel 2000, quando si poteva andare in barca per via Borgo Dora. 

O nel 1917 agli scontri tra operai in sciopero per la fame e l’immancabile polizia sabauda.  Il cuore degli scontri il ponte Mosca, giusto a 50 metri.  Più volte Torino ha ” profumato ” di rivoluzione. Vero, la rivoluzione è quella cosa che la vedi da diversi punti di vista. La bocciofila Mossetto era punto di snodo tra il centro aristocratico e la Barriera. 40 anni fa , giusti giusti , ci si andava a cena e c’ era chi si ricordava dei carbonai che alle basse di Stura portavano il carbone per il riscaldamento. I più morigerati si accontentavano di un 1 quarto di vino rosso. I più balzandosi bevevano il grigio verde.  Grappa e menta. E parliamo delle 4 0 5 del mattino, per almeno 7 mesi come riscaldarsi era all’ordine del giorno. In quel punto il buio si mischiava alla nebbia e alla umidità della Dora con il relativo profumo di muschio o di muffa. Allora non ero patentato e sposato già da due anni. Sono sempre stato impaziente e, come amo dire ancora oggi, forte nei primi cento metri della vita, ma debolissimo nei 5000 ostacoli. Intuitivo ma non costante.

Mia moglie Antonella Antonioni, insegnante di scuola materna, impegnata nel sindacato Cgil Enti Locali. Ovviamente compagna anche in politica. Del resto tutti, fratelli e sorella erano dei nostri. Forse, oserei dire, di più di noi. Luigi, il maggiore, delegato sindacale della Pininfarina e consigliere comunale di Grugliasco. Zona ovest, la Stalingrado di Torino.  Bernardino, detto Dino, simbolo della rivolta operaia.  Immortalato mentre lancia sassi alla polizia nel luglio ’69. In quei mesi cassa integrazione Fiat. Poi fondatore della Nuova cooperativa.  Coop di servizi. Terza, Angela la pasionaria. L’ho vista mentre impavida, da sola affrontava un plotone della celere a difesa dei manifestanti che scappavano atterriti. Antonella ed Angela. Le avevo soprannominate le sorelle Materassi per quella punta di dolce acidità che le ha sempre caratterizzate. Per Angela convivenza con Gianni Argenziano, funzionario Fiom a Mirafiori per gli Enti centrali. Impiegati.

Dopo i 35 giorni ha resistito 2 anni al Sindacato e poi ha sbattuto la porta ed è tornato al lavoro attivo. Tutti e quattro a cena alla bocciofila Mossetto. Tanto fumo, cucina alla bell’e  meglio, direi vinaccio, ma che atmosfera. Atmosfera di Barriera e di resistenza operaia.  Roba d’ altri tempi. Roba di ricordi senza altro. E questa volta non bei ricordi. L inizio di una fine di qualcosa che c’era sempre stato a Torino: il lavoro. 24000 operai in cassa integrazione dimostravano che molto era cambiato.  Per allora non credevo nella cosiddetta etica del lavoro. Non ero mai stato a lavorare in fabbrica. Per me la fabbrica era solo un luogo da cui scappare.

Quella sera fungeva da cameriere un amico di Gianni Argenziano. Di statura modesta , parlava un misto di piemontese e pugliese. Ex delegato di Mirafiori e scapolo. Niente lavoro in nero. Lavorava in bocciofila per passare il tempo e non era contento di far niente. Altri lo sfottevano amichevolmente: sempre a rompere le palle. Lui si schermiva: manco alle bocce son capace, come mi manca la fabbrica. Stai scherzando? Dissi decisamente sbigottito. Sei pagato per non fare nulla.  Qualche piccolo lavorino per integrare la cassa.  Capisco che non capisci. Essendo delegato gli operai mi chiedevano informazioni o si lagnavano di qualcosa   che in reparto non andava ed io intervenivo. Ero qualcosa e qualcuno che non sono più. La fabbrica mi dava dignità che ho perso con il tempo libero.  Francamente , lì per lì non capii perché non accettai. Non accettai perché capire voleva dire mettere in discussione le proprie, passate e tramontate convenzioni.

A Torino ci sono nato. Naturale amarla per quello che era stata ed era diventata. Difficile, se non impossibile, accettare quello che sarebbe stata. Che questo cambiamento ci sarebbe entrato dentro, cambiandoci nell’intimo dell’anima. E, probabilmente, non in meglio. Magari, ancorché avevo solo 23 anni, entravo nella dimensione del ricordo e del rimpianto. Cosa è diventata la nostra città, la mia Barriera di Milano, è sotto gli occhi di tutti. E non meglio di ieri, indubbiamente. E forse, anche noi, almeno il sottoscritto, non siamo meglio di ieri. Sarà populismo ma quell’operaio mi aveva insegnato la dignità. Una dignità senza se e senza ma. Dignità legata alla identità.  L’ex delegato diceva di aver perso la dignità perché avevo perso l’identità.

Ed identità è sapere anche che cosa si è ed eventualmente che cosa si vuole diventare. Oggi è chiaro che Torino ha perso identità perdendo, se volete, anche un po’ di dignità. Un po’ perché un insieme come una città non può, non sa , e non deve perdere tutta la sua dignità. Inguaribili ottimisti continuiamo a sperare in una nuova identità per la nostra Torino e anche per noi. Cambiare è bello, purché sia positivo, dunque migliore che ieri.

Patrizio Tosetto