ilTorinese

“Bella ciao” e inno nazionale

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

 La ministra dell’Istruzione Azzolina è  favorevole ad introdurre l’insegnamento a scuola di “Bella ciao”, considerata canzone m-simbolo dell Resistenza, secondo una proposta di legge di alcuni deputati del Pd tra cui Piero Fassino, figlio di un noto capo partigiano.

Appare quasi incredibile che la ministra abbia tempo da dedicare a queste vere e proprie quisquilie in tempi di ferro e fuoco per la scuola italiana, aggredita dal virus, ben oltre il previsto.
Vale però  la pena di fare alcune riflessioni storiche in merito perché si rischia la confusione anche su temi che dovrebbero essere chiari a tutti. “Bella ciao” non fu la più cantata canzone partigiana perché lo fu “Fischia il vento“. Certamente essa è  la meno impegnata politicamente perché si limita a parlare di lotta all’ “invasor“ e non di “rossa bandiera“ come l’altra.
Stando alla testimonianza di Giorgio Bocca, giornalista e partigiano, essa non fu cantata durante la Resistenza, ma nacque nel primo dopoguerra e venne lanciata a livello internazionale nel 1947 al festival della gioventù democratica egemonizzato dai comunisti. Ancora Bocca fa un parallelo tra “Bella ciao“ e “Giovinezza”, ricordando che ambedue non furono canti dei partigiani e dei fascisti. “Giovinezza” fu infatti una canzone gioliardica del 1909, di cui si appropriarono i fascisti, imponendola come inno insieme alla “Marcia Reale“ in tutte le cerimonie pubbliche. Anche “Giovinezza” venne imposta nelle scuole italiane.
La proposta dei parlamentari del Pd, di per se’ anche pregevole negli intenti commemorativi del 25 aprile, non tiene però conto che nella scuola italiana non si studia canto da tempi immemorabili.
Quando io frequentavo le elementari mi insegnarono “Fratelli d’ Italia“, l’inno provvisorio della Repubblica italiana, rimasto tale fino a poco tempo fa.  Nessuno ci insegnò le canzoni del Risorgimento e neppure la “Canzone del Piave” che era quella dei nostri nonni e dei nostri zii che fecero la Grande Guerra. Un maestro di musica di pregio, don Bernardo Lomagno, che era anche un matematico, ci insegnò solo “Fratelli d’ Italia” e fece bene. Durante il regime fascista la “Marcia Reale“ venne abbinata ad un inno di parte come “Giovinezza” a dimostrazione di una dittatura imperante. Dopo il 25 luglio 1943 “Giovinezza“ venne eliminata e in tempi successivi la “Canzone del Piave“ sostituì la stessa “Marcia reale” ancora durante il periodo monarchico .
Il fatto incontestabile e’ che l’ Inno nazionale non viene insegnato nelle scuole italiane se non per iniziativa di qualche singolo docente. In una sola scuola torinese, il liceo “Segre’,” quando era preside un uomo di sinistra come Primo Merlisenna che promosse anche un convegno sul Tricolore, venne fatto giornalmente l’alza – bandiera, una cerimonia subito malvista da certa intellighenzia di sinistra presente anche in quel liceo.
I temi patriottici non sono da tempo all’ordine del giorno in Italia, malgrado i tentativi del presidente Ciampi e la comparsa dei tricolori durante la pandemia.
Chiedere che venga insegnata “Bella ciao” e non l’inno di Mameli appare discutibile perché il senso della Nazione e della sua storia andrebbe recuperato nella sua interezza. In ogni caso appare, salvo che per il 25 aprile , del tutto fuori luogo abbinare all’ Inno nazionale  qualunque altra canzone, anche “Bella ciao“. L’ inno da solo rappresenta lo spirito nazionale come lo rappresento‘ in passato la “Marcia Reale”. L’ Inno come la bandiera deve rappresentare tutti gli Italiani, senza distinzioni di sorta perché esprime l’ Unità’ nazionale nella sua totale interezza.

Scoperti in 16 al bar: chiusura per cinque giorni

Il commissariato San Secondo chiude il locale per 5 giorni

 

Undici giocatori e 2 spettatori, il terreno di gioco: un esercizio commerciale in via Gorizia 56/C.

Quello appena descritto non è lo scenario di una partita tra amici ma quanto appurato ieri sera durante un giro di controlli effettuato dagli agenti del commissariato San Secondo, al fine di verificare l’attuazione delle norme anticovid in relazione al DPCM del 18 ottobre.

Accedendo all’interno del bar, i poliziotti hanno constatato la presenza di 13 persone intente a disputare una partita al gioco del calcetto, e di altre 3 sedute nel dehor. Per non aver disposto l’accesso in modo contingentato al locale e garantito ai clienti la distanza interpersonale di un metro, alla titolare del bar, è stata elevata una sanzione di 400 euro.

Il bar, già destinatario di un provvedimento di chiusura nel dicembre del 2018 ai sensi dell’art.100 del T.U.L.P.S., è stato chiuso per 5 giorni.

 

Lega: “Ingressi scaglionati penalizzano scuole di montagna”

“Lo scaglionamento degli ingressi penalizza le scuole di montagna. Ancora una volta decisioni calate dall’alto senza ascoltare il Paese”
“Lo scaglionamento degli ingressi nelle scuole previsto dal nuovo Dpcm per evitare assembramenti e il congestionamento dei mezzi pubblici può essere utile nelle città, ma nei piccoli centri crea solo ulteriori disagi –dichiara il responsabile del Dipartimento montagna della Lega, l’europarlamentare Alessandro Panza.
”Nei piccoli centri e per le scuole di montagna soprattutto, dove il trasporto pubblico non è così scontato come in altre parti del paese, molto spesso c’è un solo mezzo a disposizione per il viaggio di andata e per il ritorno. Andare a modificare l’orario delle lezioni, senza aver prima concordato la questione con i vettori del trasporto pubblico locale, rischia di lasciare  i ragazzi in strada per almeno un’ora in attesa dell’inizio delle lezioni, oppure potrebbe costringerli ad uscire un’ora prima mancando un’alternativa per il ritorno a casa.
Come sempre non si ascoltano i territori e non si considerano le peculiarità locali, non si tiene conto delle difficoltà di chi vive in determinate aree del Paese, specialmente nelle zone montane dove le difficoltà logistiche sono parte integrante di queste comunità. Si sarebbe dovuta lasciare piena autonomia e facoltà di scelta di entrata, rendendo lo scaglionamento degli ingressi obbligatorio solo nelle città metropolitane, perché evidentemente quanto può essere giusto in teoria, non vale per la pratica.
Chiediamo pertanto al Governo Conte – conclude Panza – che vengano previste delle eccezioni, che si preveda la possibilità di effettuare delle deroghe in concertazione con i presidi, i sindaci, i gestori del TPL e i presidenti delle regioni.“

 

“Come può una donna cantare una canzone così triste…”

Music tales / La rubrica musicale

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Mi chiamano signorina Pitiful maggior everyplace vado.

Ma nessuno sembra capire ora,

Come può una donna cantare una canzone così triste

Quando ha perso tutto quello che aveva.”

“Mr. Pitiful” è stato registrato nel dicembre 1964 presso gli studi della Stax Records . La canzone è stata scritta dal chitarrista Steve Cropper e dal cantante Otis Redding , la sua prima collaborazione con Cropper, in risposta a una dichiarazione fatta dal disc jockey radiofonico Moohah Williams, quando ha soprannominato Redding come “Mr. Pitiful”, a causa del suono pietoso quando cantava. ballate. Cropper lo ha sentito e ha avuto l’idea di scrivere una canzone con quel nome mentre faceva la doccia. Cropper ha poi chiesto a Redding in macchina come si sentiva riguardo a questa idea, e subito dopo hanno registrato la canzone in circa 10 minuti. Alla fine è stato tagliato due o tre volte e poi pubblicato con il lato B ” That’s How Strong My Love Is ” come singolo.

Ma c’è una versione della quale mi sono innamorata, che vi propongo, di Kaz Hawkins. La cantante è nata e cresciuta a Belfast. Le piaceva cantare in chiesa ed era influenzata dal fatto che sua nonna cantava a casa. Nella sua giovinezza, ha fatto un’audizione per lo show televisivo Opportunity Knocks in cui il direttore musicale ha detto a sua nonna di farle ascoltare Etta James . Ha subito abusi da parte di un parente da bambina, che ha tenuto segreto al resto della sua famiglia fino a quando non ne ha rivelato la portata in seguito a un tentato suicidio decenni dopo. Per far fronte all’angoscia, è diventata autolesionista .

Dopo la guarigione ha coperto i tagli con i tatuaggi.

Si è trasferita in Spagna e ha iniziato a fare il DJ e a cantare nei club, ma è diventata dipendente dalla

cocaina e ha subito violenza domestica a causa di una relazione violenta, che è terminata dopo che la polizia è stata chiamata quando è tornata a casa. La canzone di Kaz “Lipstick & Cocaine” è un

ringraziamento all’ufficiale e medico del servizio di polizia dell’Irlanda del Nord (PSNI) che le ha salvato la vita dopo un brutale attacco da parte del suo ex partner.

Dopo due anni di pulizia dalla cocaina iniziò a comporre canzoni dalle poesie che aveva scritto nei suoi diari. Ha preso in mano una chitarra acustica nel 2011 e ora usa nei suoi spettacoli per aiutare la

consapevolezza della salute mentale.

Vi lancio la versione di questa donna che è, a dir poco, strepitosa e che desideravo conosceste.

Chiara Da Carlo

https://www.youtube.com/watch?v=vf0QioKr7W4&ab_channel=KazHawkins

Chiara vi segnala i prossimi eventi …mancare sarebbe un sacrilegio!

 

Conoscere i vini con Go Wine a Torino

Go Wine promuove un corso di degustazione di approfondimento a Torino, presso il Ristorante Sol Levante Fusion di Via Nizza, angolo Corso Vittorio Emanuele II, a partire da mercoledì 28 ottobre.

Protagonisti delle lezioni cinque temi/territori che condividono il fatto di essere legati ciascuno ad un vitigno autoctono che li caratterizza o che comunque ha un rapporto significativo con la viticoltura locale.

Vitigno-vini, uomini e donne del vino: il racconto e la degustazione presentano storie caratteri della viticoltura di angoli d’Italia e documentano il percorso di qualità compiuto negli ultimi anni nella vinificazione di ciascun vitigno, muovendo sempre dal rapporto con la tradizione locale.


Riportiamo di seguito le date e gli argomenti delle lezioni, al presente link il programma dettagliato:

Prima serata: mercoledì 28 ottobre ore 20.30
PETITE ARVINE e Valle d’Aosta

Seconda serata: mercoledì 4 novembre ore 20.30
PINOT NERO e l’Oltrepò Pavese

Terza serata: mercoledì 11 novembre ore 20.30
SAN GIMIGNANO E LA VERNACCIA

Quarta serata: mercoledì 18 novembre ore 20.30
IL CIRO’, IL GAGLIOPPO, la costa ionica della Calabria

Quinta serata: mercoledì 25 novembre ore 20.30

IL VERMENTINO nei suoli della Gallura in Sardegna

Al presente link il programma e la scheda di adesione da compilare per l’iscrizione.


Go Wine Ufficio Corsi

Via Vida 6 – ALBA CN
Tel. +39 0173 364631 Fax 0173 361147
ufficio.corsi@gowinet.itwww.gowinet.it

Covid, le proposte di Meritocrazia Italia

Riceviamo e pubblichiamo / Nella conferenza stampa dell’altra sera, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato le novità del prossimo DPCM prevedendo ulteriori restrizioni. 

In una comune prospettiva di voler arginare i contagi ma, di evitare, al contempo, una paralisi dell’intera economia del Paese, Meritocrazia Italia ha elaborato diverse proposte molte delle quali hanno trovato un positivo riscontro.

In particolare Meritocrazia Italia aveva proposto di:

– Evitare un lockdown generalizzato,

– Un potenziamento dello Smart working,

– Decontribuzioni per le aziende che assumono i giovani,

– Defiscalizzazione e abbassamento del cuneo fiscale,

– Apertura a scaglioni delle scuole con un piano organico effettivo,

– Logica territoriale sull’applicazione di eventuali “zone rosse”,

– Didattica a distanza solo in casi di particolari criticità e flessibilità nell’organizzazione delle attività didattiche a partire dalle istituzioni scolastiche di secondo grado.

Meritocrazia Italia ribadisce le proposte già avanzate con i precedenti comunicati nazionali ed, in particolare, propone:

– Defiscalizzazione dei tributi e degli oneri contributivi a favore dei locali, ristoranti e bar con contributi proporzionati al reale calo di fatturato sostenuto;

-Contributi effettivi basati sull’ultimo fatturato a sostegno delle ASD e, nel caso in cui le stesse si avvalgano di impianti pubblici, la sospensione dei canoni dovuti e del pagamento delle utenze;

– Azioni a sostegno dei lavoratori dello spettacolo e del suo indotto al fine di attutire gli impatti economici da essi sostenuti;

– Azione a sostegno delle PMI e delle partite Iva in genere che hanno subito un calo di fatturato rapportato al calo effettivo di introiti;

-Implementazione del sistema di trasporto pubblico locale anche attraverso l’utilizzo di convenzioni con privati;

 – in caso di chiusura delle scuole superiori, garantire, agli Istituti che hanno in programma esami di certificazione internazionale (ad esempio gli esami IGCSE in programma già da oggi in alcune scuole superiori) la possibilità di svolgere detti esami di certificazione;

-Rafforzamento immediato, anche attraverso nuove assunzioni, del sistema di presidio sanitario locale;

-Principi oggettivi nelle decisioni territoriali al fine di non lasciare ampia discrezionalità nelle decisioni dei singoli Sindaci e o strutture Regionali.

Da mesi il mondo intero è succube del virus Covid19 che sta cambiando, volenti o nolenti, le nostre abitudini di vita quotidiana, in ogni aspetto economico, sociale, ludico e persino religioso. Le previsioni sono di lunga durata e pertanto chi amministra la “cosa pubblica” è costretto a definire soluzioni rapide e innovative ai problemi che man, mano di presentano.
Una delle difficoltà emerse finora è quella del mantenimento delle distanze fra le persone, soprattutto nelle scuole che, sebbene sia tuttora luoghi pressoché sicuri e a bassissima intensità virale, restano comunque in cima ai pensieri di tutti perché frequentati ogni giorno, da settembre a giugno, dai nostri figli. Motivo per cui le cautele e le misure di sicurezza devono essere al massimo livello.
E al momento pare che le norme dei protocolli Covid19 stiano funzionando, garantendo ancora la possibilità dell’insegnamento in presenza, che soprattutto per gli alunni più piccoli è ritenuto fondamentale e insostituibile, sia dagli insegnanti che dalle famiglie.
Infatti, il Governo ha confermato che la scuola non chiuderà e non verrà trasformata nel modello “da remoto” come molti vorrebbero, al fine di evitare e ridurre al minimo le possibilità di contagio fra scolari, insegnanti, personale scolastico e famigliari. L’ultimo Dpcm del 18 ottobre scorso ribadisce che l’attività scolastica rimane in presenza, per il primo ciclo di istruzione, mentre agli istituti di formazione di secondo grado è consentito organizzare gli orari e la tenuta delle lezioni in modo autonomo, col solo obbligo di aprire le porte dopo le 9 del mattino.
Questa decisione, che si abbina a quella di delegare alle università la predisposizione di piani di organizzazione delle didattica e delle attività culturali in funzione delle esigenze proprie, nel pieno rispetto dell’autonomia giuridica degli atenei italiani, va comunque ad incidere sul flusso dei trasporti pubblici in ogni angolo del paese. Materia che comunque resta in gran parte nelle competenze regionali e delle città metropolitane più grandi. Inoltre, il dpcm delega ai sindaci le responsabilità nell’applicazione delle norme e dei divieti e quindi anche della amministrazione dei servizi civici e territoriali di competenza.
Tenuto conto, quindi,della sostanziale immutata condizione del settore scolastico, nonché delle limitazioni all’orario di apertura e chiusura degli esercizi commerciali dedicati alla ristorazione, ci sentiamo di rivolgere alcuni suggerimenti a coloro che amministrano il trasporto pubblico piemontese:
– in primo luogo, sarebbe utile rivedere il meccanismo “tempi&orari” delle città per renderlo più confacente alle normative Covid19 in atto e a quelle che presumibilmente interverranno in futuro;
– rispetto al trasporto degli studenti da/per i plessi scolastici, gli istituti e le sedi universitarie, si potrebbe distinguere il flusso degli studenti da quello degli altri cittadini, magari attivando linee dedicate supplementari a quelle già in servizio, attingendo ai pullman e bus privati che al momento sono fermi sempre a causa delle disposizioni governative, tenendo conto che quasi tutti gli studenti sono dotati di apposito abbonamento mensile/annuale al servizio pubblico;
– per le scuole elementari /medie e gli asili, invece, si dovrebbe aumentare la sorveglianza all’ingresso e all’uscita, magari grazie al servizio volontaristico delle associazioni di Protezione Civile o degli agenti di Polizia Municipale di ogni comune piemontese;
– si potrebbe, quindi, rispolverare l’idea del “nonno vigile” che assista l’ingresso degli scolari in modo da controllare il traffico automobilistico circostante e velocizzare le operazioni di prelievo/rilascio dei bimbi da parte dei genitori;
– sempre in questo caso, non è da scartare l’ipotesi del “piedibus” per aggregare gruppi di scolari e relativi parenti nella fase di accompagnamento mattutino alle scuole, puntando sulla legalità e l’esempio educativo dei più anziani ai più giovani;
– infine, in senso generale, si potrebbero anticipare i metodi di rilevazione tecnologica delle presenze a bordo dei mezzi pubblici, che agevolerebbe in modo significativo la scelta del bus su cui salire da parte delle persone, nonché il difficile lavoro dei conducenti pubblici.

Deep Acts per la prevenzione della violenza

Dal mese di giugno 2020 ha preso il via “DEEP ACTS – Developing Emotional Education Pathways and Art Centered Therapy Services against gender violence”, progetto finanziato dal programma europeo “Rights, Equality and Citizenship” e curato da una partnership transnazionale di organizzazioni operanti in Italia, Portogallo e Spagna.

L’obiettivo del progetto è quello di offrire metodi innovativi e strumenti di lavoro specifici, che prevedono l’uso dell’arteterapia e dell’educazione emozionale, ai professionisti e alle organizzazioni che operano nella prevenzione della violenza di genere.

Tra il 29 settembre e il 5 ottobre si sono svolti due workshop rivolti soprattutto agli operatori dei partner del progetto. Dal 29 settembre al 1° ottobre a Siviglia un workshop sul tema dell’educazione emozionale, a cura della Cooperativa RUMBOS, e dal 3 al 5 ottobre a Bologna un workshop esperienziale sul tema dell’arteterapia, a cura dell’associazione Fermata d’Autobus, associazione piemontese capofila del progetto.

Dal 22 ottobre 2020 a Oglianico, in provincia di Torino, iniziano i laboratori pilota che nell’arco di 8 mesi, per un totale di 21 giornate di lavoro, coinvolgeranno sei donne, con le loro famiglie, e due operatori di Fermata d’Autobus presso la sua comunità terapeutica “Fragole Celesti”, struttura riservata a donne comorbili vittime di abuso, violenza e maltrattamento.

Il gruppo di lavoro specifico, con questi laboratori pilota si pone come obiettivo principale quello di testare il lavoro di ricerca svolto, le linee guida prodotte e le esperienze sino a qui acquisite, nelle varie attività del progetto, sull’utilizzo dell’arteterapia nella prevenzione della violenza di genere.

Si metteranno in pratica tecniche dell’arteterapia e della foto-arteterapia ritenute utili nella prevenzione dei principali rischi psicosociali correlati alle esperienze di stress e/o burnout insite nel trattamento di vittime di abuso.

Gli obiettivi specifici saranno:

– prendere contatto con l’esperienza del trauma dell’abuso in un contesto protetto e attraverso la mediazione della produzione creativa;

– elaborazione del dolore beneficiando della funzione di protezione e contenimento peculiare del gruppo, che genera una holding di aiuto e sostegno nella ricostruzione del sé;

– pervenire all’espressione oggettuale del dolore e della vergogna del trauma attraverso un percorso soft, acquisendo uno stile espressivo proprio;

– offrire opportunità per esprimere emozioni: le realizzazioni oggettuali divengono un mezzo di sostegno dell’io, e aiutano lo sviluppo dell’identità e il rispetto del sé;

– offrire uno spazio di mutuo sostegno e sinergia nel gruppo di donne.

L’obiettivo finale, al termine del progetto, è quello di diffondere ed offrire metodi innovativi e specifici strumenti di lavoro a professionisti e organizzazioni che operano in tale settore.

Con Gremmo alla scoperta dei segreti dei paesi biellesi

“I segreti dei paesi biellesi” è il nuovo libro di Roberto Gremmo ce li rivela. 

Il volume curioso ed intrigante è edito da “Ieri e oggi” di Biella (via Italia 22 – tel. 015351006 – ierieoggi@tiscalinet.it) ha più di 240 fittissime pagine molto illustrate e funge da guida originale fra le credenze, le tradizioni e le eredità antiche di tutte le località di quella che Gremmo definisce “la Regione piu’ misteriosa delle Alpi”.

Nel libro vengono rievocate le più strane tradizioni popolari, le leggende dimenticate e le storie magiche di una volta ma al contempo si illustrano le meraviglie spirituali di Oropa e degli altri santuari biellesi, spesso cristianizzazioni di arcaici culti pagani.

L’autore ha effettuato per anni ricerche sul campo e con appassionato fervore dà grande spazio alla civiltà perduta di Vittimula non dimenticando tanti altri luoghi magici, molti già ricordati da Gremmo nella rubrica settimanale su newsbiella.it. E c’è anche molto altro in questa piccola ma importante enciclopedia di un altro Biellese: quello ancora da scoprire.

Una gita Fai al Castello della Manta

Un weekend al Castello della Manta, nel saluzzese, con i volontari del Fai, il Fondo Ambiente Italiano

I colori dell’autunno lo rendono ancora più affascinante. L’edera rampicante dipinge le facciate del castello con lunghi fasci colorati che si intrecciano e danzano attorno a finestre, grate, portoni e balconi mentre gli splendidi affreschi delle sale interne sono una preziosa testimonianza della cultura galante e cortese del tempo.
L’intero castello della Manta sembra uscito dalle pagine di un poema cavalleresco ma prima di entrare nell’antica dimora si possono ammirare, rimanendo seduti sulle panchine dell’ampio giardino, le colline della Val Varaita, il Monviso e la catena delle Alpi Cozie che, imbiancata dalla prima neve, fa da cornice alla mole del castello, a una quarantina di chilometri da Torino. E prima di varcare la soglia del maniero gestito dal Fai, i rigidi protocolli anti-Covid richiamano all’ordine i visitatori: misurazione della temperatura e visite con piccoli gruppi nei saloni interni guidate dai volontari del Fai. Guarnigione militare nel XII secolo, fortezza nel Duecento, castello nel Quattrocento con il casato dei Saluzzo della Manta guidato da Valerano, figlio illegittimo del marchese di Saluzzo Tommaso III, l’edificio che vediamo oggi è il risultato di ampliamenti e ristrutturazioni eseguiti nel corso dei secoli dai discendenti della dinastia dei Saluzzo della Manta. Colto e raffinato, Valerano arricchì la sala baronale con affreschi che rappresentano la cultura cavalleresca del tempo, opera di un anonimo pittore del Quattrocento diventato il Maestro del castello della Manta. Nello stesso salone appaiono nove eroi e nove eroine dell’antichità classica che, ritratti in abiti quattrocenteschi, raffigurano gli ideali del mondo cavalleresco. E poi compare il mito dell’eterna giovinezza rappresentato da una fontana con il dio Amore. Le cantine, la grande cucina, gli immensi camini, la chiesa del castello con le scene della Passione di Gesù dipinte sulle pareti completano la visita. A metà Cinquecento il maniero è stato sottoposto a nuove trasformazioni con i discendenti di Valerano. Con Michele Antonio I, luogotenente del saluzzese per i francesi e poi per i Savoia, e con il cugino Valerio Saluzzo della Manta le sale di rappresentanza vengono ornate da grottesche, stucchi e da un ciclo di allegorie mentre gli affreschi del Seicento esaltano il legame con i Savoia. Alla fine del Settecento si estingue il ramo dei Saluzzo della Manta e il castello viene lasciato in disparte per un lungo periodo. Nell’Ottocento i Radicati di Marmorito lo acquistano e lo restaurano prima di darlo in eredità nel 1985 alla contessa Elisabetta de Rege Provana che a sua volta lo dona al Fai. Le giornate Fai d’autunno, dedicate quest’anno alla fondatrice del Fondo, Giulia Maria Crespi, scomparsa a luglio, proseguono sabato 24 e domenica 25 ottobre. Il castello è aperto dalle 10.00 alle 18.00 e la visita guidata dura circa un’ora.
Filippo Re

E’ giunta l’ora dell’aperitivo popolare

È dal 1997 che Salvo Lo Porto conquista i palati dei torinesi con la sua focaccia classica genovese.

 

Classe 1976, Lo Porto apre il suo primo locale in via Sant’Agostino, in quella omonima focacceria che per anni è stata punto di ritrovo serale e notturno non solo degli amanti del buon cibo, ma anche dei cultori dell’arte, della musica e della scena artistica torinese.

 

La Focacceria Sant’Agostino, mai chiusa per ferie dal 1997 a oggi, prosegue la sua attività di riferimento per gli amanti della focaccia al formaggio, della classica genovese, della farinata e della pizza in teglia, ma dal 23 ottobre aggiunge una novità: arrivano infatti gli Aperitivi in Focacceria. A partire dalle ore 18:00, tutti i giorni, si potrà pensare a questo luogo anche per il pre cena grazie ad aperitivi popolari con focaccia appena sfornata e vino a 6 euro. Le proposte tra cui scegliere sono tre: farinata cotta nel forno a legna, focaccia al formaggio e focaccia classica genovese abbinata a un bicchiere di Pigato e di Vermentino di Bio Vio, di Ribolla I Clivi o di Nebbiolo d’Alba di Albino Rocca.

“L’Aperitivo popolare – spiega Salvo Lo Porto – è il modo in cui vogliamo rispondere a questo periodo di crisi che sta toccando tutti. Ogni persona ha il diritto di potersi permettere un buon pezzo di pizza calda in pieno centro a Torino e noi, pur facendolo da sempre, abbiamo deciso di proporre un’offerta alternativa mantenendo l’attenzione per le materie prime di qualità che ci contraddistingue sin dalla nostra apertura, ma anche cercando di venire incontro alle possibilità di tutti”.

Le focacce, preparate sempre con farina biologica, sono di due tipologie: quella al formaggio composta da due sfoglie sottili cotte nella teglia di rame senza lievito e realizzata con lo Stracchino  a cui prima della cottura viene aggiunto olio extravergine di oliva; la classica genovese che ha una lievitazione minima di 8 ore prima di essere stesa in teglia alluminata dove riposa altre tre ore. La farinata, invece, è realizzata con farina biologica di ceci ed è infornata in una teglia di rame direttamente nel forno a legna che ha una cottura mista con legno di faggio e ulivo.

Salvo Lo Porto è un pizzaiolo autodidatta e deve la sua formazione a maestri come Vittorio Caviglia con cui ha lavorato a Genova Nervi e all’amicizia di personaggi come Biagio Palombo de La Baracchetta di Recco (Ge).

Nel 1997, appena ventenne, la decisione di aprire il suo primo locale torinese in quella via Sant’Agostino che, con il vicolo e la vicina Porta Palazzo, gli ricordava proprio Genova. Questo è il locale che resta ancora oggi il cuore operativo e simbolico dell’attività di Lo Porto: quello in cui anche la pizza al taglio, sin dall’inizio e in tempi lontani da mode e tendenze attuali, è stata preparata con materie prime d’eccezione come Quadro di Monte Castelmagno, Raschera, Gorgonzola o Toma.

Nel 2001 Lo Porto apre un altro locale in piazza Castello, in pieno centro a Torino, dove ancora oggi regna sovrana un’offerta di street food, mentre nel 2009 ingrandisce il locale di via Sant’Agostino aggiungendo tavoli e proponendo anche alcuni piatti di cucina (ancora oggi merita assaggiare le Acciughe al verde, il Galletto nel forno a legna o il Tiramisù fatto in casa). L’ultima apertura è nel 2013: la focacceria di via Lagrange dove Lo Porto si specializza nelle lavorazioni con lievito madre e nella pizza tonda.

Le tre focaccerie di Lo Porto fanno capo al brand Focaccerie Gran Torino creato dal pizzaiolo torinese: Focacceria Sant’Agostino (via Sant’Agostino 6), Focacceria Reale (piazza Castello 153) e Focacceria Lagrange (via Lagrange 11/f) a Torino.

Per maggiori informazioni:

Instagram: @loportosalvatore

Facebook: @SalvatoreLoPorto – @FocaccerieGranTorino