ilTorinese

Le fiamme gialle scoprono commercio di capi griffati taroccati

Disarticolate dalla Guardia di Finanza Torino  2 organizzazioni dedite alla produzione e commercializzazione di articoli recanti marchi di lusso contraffatti. Scoperti due laboratori clandestini ed i loro fornitori: sequestrati macchinari, materiali e circa 4 milioni di articoli

Chanel, Gucci, Giorgio Armani, Louis Vuitton, Adidas, Burberry: questi sono solo alcuni dei prestigiosi brand del lusso falsamente riprodotti su mascherine ed altri accessori di abbigliamento scoperti dalla Guardia di Finanza di Torino.

I militari della Compagnia di Chivasso, unitamente ai Baschi Verdi del Gruppo Pronto Impiego di Torino, hanno individuato a Settimo Torinese (TO) e nel quartiere “Barriera di Milano” del capoluogo piemontese, due opifici “sartoriali” illegali ricavati all’interno di abitazioni private e un esercizio commerciale gestito da soggetti di etnia asiatica che vendevano mascherine di tessuto e articoli recanti marchi contraffatti.

L’indagine delle Fiamme Gialle è partita dall’individuazione su alcuni social network delle pagine a tema gestite da due donne ove venivano pubblicizzati e offerti i prodotti illeciti. Mascherine, foulard, pochette, borsette, copri agenda i gadget più richiesti.

I due “ateliers” erano gestiti da due cinquantenni italiane le quali, attraverso macchinari all’avanguardia, confezionavano vari accessori di abbigliamento e dispositivi di protezione individuale, apponendo sugli stessi loghi contraffatti di marchi internazionali, così da trasformarli in ricercati articoli alla moda.

Oltre 600.000 i marchi contraffatti a “stampa sublimatica diretta su tessuto” sequestrati, unitamente a migliaia di metri di filato ed a 3 macchinari necessari alla cucitura e al confezionamento dei prodotti falsi.

Una quarantina le case di moda del lusso oggetto dell’illecita riproduzione sulle mascherine in tessuto, che venivano vendute a 7 euro l’una oppure in kit comprendenti anche sciarpa e pochette al prezzo di 80. I beni recanti false indicazioni, all’occorrenza, in base alla richiesta, venivano confezionati in poche ore e spediti tramite corriere in tutta Italia.

Le successive investigazioni avviate dai Finanzieri hanno consentito di individuare, dapprima, un negozio gestito da cittadini dell’estremo oriente ove, oltre a numerose mascherine recanti marchi contraffatti, sono stati sequestrati 80 mila accessori di abbigliamento ornamentali posti in vendita con segni mendaci in relazione alla loro composizione in perla, zircone, ematite e grafite, nonché oltre 1.000.000 di articoli di bigiotteria e accessori di abbigliamento non sicuri, in violazione del Codice del Consumo e, poi, i fornitori dei tessuti utilizzati per la produzione dei beni contraffatti, dislocati in varie zone del territorio nazionale.

Nel prosieguo delle indagini le perquisizioni disposte dalla locale Procura della Repubblica ed eseguite in provincia di Prato, Vicenza, Viterbo, Napoli e Caserta, hanno consentito di accertare le responsabilità dei fornitori dei tessuti e dei semilavorati, permettendo di sequestrare oltre 1 milione di ulteriori marchi contraffatti a stampa sublimatica diretta su tessuto, circa 350 mila mascherine facciali con segni mendaci di conformità ovvero non conformi alle vigenti prescrizioni, 180 mila filtri in TNT, nonché numerose schede tecniche di conformità, in lingua francese, mendaci e 25 macchinari industriali (tra cui plotter,  macchine taglia-cuci e stiratrici).

Nove sono le persone denunciate all’A.G. torinese per i reati di frode nell’esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali con marchi contraffatti o mendaci. L’avvenuta commercializzazione dei beni avrebbe consentito di realizzare un volume d’affari superiore a 3 milioni di euro.

L’operazione rientra nell’ambito della quotidiana azione di contrasto alla contraffazione e alla vendita di prodotti non sicuri realizzata dalla Guardia di Finanza attraverso il controllo economico-finanziario del territorio, al fine di tutelare non solo i consumatori e la loro salute, ma anche il diritto d’autore, gli imprenditori onesti ed i poli produttivi che rispettano le regole eliminando pericolose distorsioni delle corrette dinamiche dell’economia di mercato.

 

A Treviglio la peggior partita della Torino del basket di sempre?

Il basket visto a distanza / Si fa veramente fatica, da tifoso e da sempre abbonato in questi ultimi anni della rinascita del basket a Torino fin dai primi albori della PMS fino a quest’anno in cui purtroppo non si prevede pubblico, a immaginare un quadro più deludente della sconfitta per 77 a 66 contro Treviglio.

Inguardabile ogni aspetto, dal tiro da tre punti con 3\24 inaccettabile per giocatori da campetto figuriamoci per una serie A (anche se di seconda classe…), al gioco inesistente in attacco, fino al modo in cui la difesa sembra vivere in preda a crisi isteriche fatte di corse ad inseguimento di un pallone senza mai prenderlo.
L’isteria sembra farla da padrona anche in panchina quando Diop (27 punti realizzati, 7 rimbalzi e 29 di valutazione finale) tenta e fallisce un tiro da tre punti e viene sostituito con rabbia da Cavina! Non sappiamo quale sia la ragione, ma Clark e Cappelletti vengono trattati sovente in maniera uguale. Ma senza di loro non si può fare una buona figura… .
Reazioni scomposte che non si vedono nei confronti di Penna e Toscano, con il primo che quando è in campo fa registrare un plus\minus di meno 15!!!
Sembra incredibile ma Torino era pari dopo una discreta rimonta e poi, con la solita girandola di cambi, il risultato diventa visibile.

Comunque assenti completamente ingiustificati sono Alibegovic e Pinkins. Il primo con 0\5 da due e 1\9 da tre punti e un plus minus di meno 19 si commenta da solo. Il secondo ha partecipato alla partita con 1\1 da due e … basta!!! Qualche rimbalzo e cinque falli non giustificano il fatto di giocare per far salire Torino in serie A.
L’unica immagine positiva è finalmente Diop! Schiaccia,intimidisce avversari, prova anche a far valere il fisico. Con la presenza in tribuna della dirigenza di Sassari forse osa far vedere di cosa sia capace di fare per compiere fin da subito il salto nella categoria che probabilmente gli appartiene già, anche se dovrà migliorare molto il gioco lontano da canestro. Il mio timore è che possa far ritorno in Sardegna. Ma, se fosse così, le ambizioni di Basket Torino sicuramente scemerebbero verso il basso, e sinceramente, ed egoisticamente, spero che Ousmane Diop resti con noi.
In serie A ci sono giocatori ultra 35enni che restano in campo per ben più di 30 minuti e sono ancora super protagonisti. Giocatori più giovani, come quelli “titolari” di Torino, forse, dovrebbero tenere il campo per tempo almeno corrispondente e non dovrebbe essere costante la girandola di cambi come se avessimo in panchina giocatori di pari livello, costringendo poi i titolari a dover inseguire quanto posto in essere dalle seconde linee.

Chiaro che il comprendere il motivo dell’affezione verso giocatori che sono a ben vederli più buoni giocatori di serie B che buoni cambi di A2 varrebbe una laurea ad honorem nella facoltà di “non capisco ma ci provo”.  Al momento, l’unica cosa da fare sarebbe chiudere questa pagina chiedendo scusa a chi paga sia l’abbonamento al palasport chiuso che a quello di Lnp pass per vederla in TV o sul PC, e sperare di non vedere più partite come ieri.  La mancanza di gioco è grave, l’incapacità di segnare di più, e il nascondersi di due giocatori come Pinkins e Clark (i due stranieri, i due potenziali migliori della squadra) non può essere tollerata. Loro è anche la responsabilità dei tiri assurdi sbagliati dagli altri. Devono essere protagonisti, non possono sempre passare la palla.
La Reale Mutua Basket Torino ha fatto la voce grossa solo con squadre ultra deboli e per di più senza giocatori per loro importanti. In due partite con squadre “normali” le ha prese di santa ragione più di quanto dica il punteggio. Peggio di così non si dovrebbe andare, e, quindi, toccato il fondo, speriamo di risalire e di non dover vedere scavare … .

Paolo Michieletto

La Formula DC per Torino

Caro direttore, la Democrazia Cristiana torinese ha avviato in questi giorni una campagna di affissioni che ha come tema La Formula DC per Torino.

Essa assomma alla Storia altri quattro aspetti: Solidarietà, Sostenibilità, Servizi e Sicurezza, i quali, insieme, determinano Investimenti e Lavoro.
In definitiva: S + 4xS = I + L. La Dc torinese si ripresenta, dunque, come partito di programma dopo una stagione in cui sono scomparsi dalla politica cittadina proprio questi due requisiti fondamentali per il bene comune. Conseguenza è stata la decadenza di Torino, all’interno di una comunità nazionale che pure se la passa molto male.
In questa formula vi è innanzitutto una presa di coscienza: la Storia, di cui i cristiani impegnati in politica sono stati protagonisti nelle pagine più difficili ed esaltanti della storia cittadina corrispondenti alla prima ed alla seconda industrializzazione e dove, grazie a loro, si è coniugato sviluppo ed attenzione verso gli ultimi.
Dunque bisogna ripartire dalla Solidarietà.
 La città è per tutti e compito della politica è renderla vivibile tanto per i promotori dello sviluppo che per le maestranze più semplici ed umili, nonchè per i tagliati fuori dal procedere dello sviluppo selettivo e globalizzato, rendendo questi ultimi non più scarti ma protagonisti di una nuova stagione della crescita.
La Solidarietà è favorita dalla predisposizione di strumenti nuovi ed efficaci, quali possono essere il ruolo delle fondazioni bancarie del territorio, oltrechè la propensione alla generosità – da favorire ulteriormente – di un vasto tessuto cittadino orientato all’altruismo.
La Solidarietà è parte della Sostenibilità economico-sociale: un equilibrio a cui i cristiani impegnati in politica sono da sempre sensibili, che hanno in larga misura realizzato negli anni del loro governo della città. Oggi vi è una particolare attenzione alla Sostenibilità ambientale, su cui, alla luce anche della Laudato Sì, la Dc è particolarmente propensa.
Essa richiede scelte politiche serie in tema di rifiuti, trasporti, energia e telecomunicazioni e non soltanto diversivi come la promozione di monopattini e controviali con limite dei 20 km/h.
Stiamo configurando una città al passo coi Servizi innovativi.
Restano i Servizi tradizionali, quelli in particolare rivolti alla popolazione anziana ed infantile, su cui il Comune ha tradizionali competenze da riscoprire e valorizzare.
Non deve essere la pandemia a farci ripensare il sostegno dovuto alla terza e quarta età e la denatalità ad imporci abitudini nuove nel sostegno alle famiglie con prole.
La trascuratezza nei confronti di queste categorie, oltreché la rimozione della questione della disabilità da parte della società edonista e selettiva, va superata a partire dalle competenze comunali in materia.
Resta la Sicurezza, una condizione fondamentale per rendere appetibile da un punto di vista economico un territorio e per rimarcare l’identità tradizionale di Torino quale città gentile e rispettosa del diritto primario dei propri abitanti ad una convivenza serena.
Rilanciata la città attraverso questi punti, trascurati sia dalle amministrazioni di Sinistra che da quella pentastellata, Torino, forte delle sue tradizioni, diventa un’area attrattiva per Investimenti locali, che non devono essere lasciati fuggire, ed esterni, che devono essere attirati anche grazie ad una mentalità aperta e accogliente nei confronti di chi propone i suoi progetti.
Solo così si potrà avere il buon Lavoro, quello non assistenziale, correttamente remunerato, in grado di riequilibrare la difficile condizione della maggior parte degli abitanti di Torino.
Questo è il percorso previsto nelle grandi linee, che si possono definire ora, a qualche mese dalle amministrative ed in quadro di complessiva incertezza determinata dal Covid, ma che la Dc torinese conta di approfondire anche sugli aspetti particolari, di approfondimento, rispetto a questo disegno complessivo.
Pensiamo, a titolo di esempio, alla linea 2 Metro subito, alla realizzazione concreta della variante 200, all’adeguamento di corso Marche, ed alla destinazione della Cavallerizza Reale ad area di grande attrazione turistica…
Tutte le grandi incompiute degli ultimi venticinque anni.
Mauro Carmagnola

Debito pubblico: Italia sotto la spada di Damocle

Damocle era un cortigiano che viveva alla corte di Dionigi I, tiranno di Siracusa. Un giorno affermò che Dionigi era fortunato, disponendo di un grande potere, e allora il tiranno gli propose di prendere il suo posto

Detto, fatto. Durante il banchetto, Damocle gustò cibi raffinati e si intrattenne con bellissime fanciulle, finché notò che, sopra la sua testa, era appesa una spada legata solo ad un esile crine di cavallo. Dionigi l’aveva fatta sospendere sul suo capo perché capisse che la sua posizione di tiranno lo esponeva continuamente a grandi pericoli . Immediatamente Damocle chiese al tiranno di poter terminare lo scambio.

Situazione scomoda, che oggi si adatta perfettamente alla crisi finanziaria che stiamo vivendo.

Dopo quasi un anno dall’esplosione della pandemia, l’economia annaspa, le imprese rischiano di chiudere, i lavoratori rischiano di perdere il posto, il debito rischia di soffocare le prossime generazioni.

Ecco la “spada di Damocle” appesa sopra la nostra testa: il debito pubblico!

Dall’inizio della pandemia lo Stato ha emesso oltre 140 miliardi di BTP di vario tipo (da quelli ordinari a quelli indicizzati all’inflazione fino alle serie “BTP Futura” con premio di fedeltà), in una fase di forte contrazione dell’economia (il PIL scenderà alla fine dell’anno del 10% circa…) e di contemporanea riduzione delle entrate fiscali (calate a causa della riduzione del PIL, ma anche per effetto dei provvedimenti di rinvio della riscossione delle imposte per agevolare le imprese in crisi di liquidità).

A fine settembre il debito pubblico italiano era arrivato all’astronomica cifra di 2.583 miliardi di euro (record storico assoluto!), contro i 2.410 di inizio anno, con un incremento di oltre il 7%, in un anno in cui l’inflazione è stata nulla. Nel frattempo il PIL è diminuito a poco più di 1.600 miliardi di euro, portando così il rapporto debito/PIL (uno dei più importanti nella valutazione della solidità di uno Stato) al 160%!

Le previsioni al momento non sono certo rosee: per quanto il governo si sforzi di delineare un 2021 in forte ripresa (con la crescita del PIL oltre il 5%) il gap rimarrà enorme e non basterà certo un anno per tornare ai livelli pre-pandemia. Se si pensa poi che in venti anni l’Italia è rimasta praticamente ferma in un mondo in cui anche gli zoppi corrono, si capisce immediatamente che bisogna fare qualcosa.

Il “qualcosa” deve necessariamente consistere in provvedimenti che non siano semplicemente un tampone (bonus a pioggia, ristori, rinvii di imposte e rate dei muti, ecc.), ma un concreto intervento in investimenti che ricreino le condizioni per avviare un circolo virtuoso dell’economia.

Finanziare gli investimenti (infrastrutture, istruzione, sanità, digitalizzazione, ecc.) necessita di centinaia di miliardi di euro che non possono continuare a provenire da debiti, ma devono provenire da “risorse proprie” o, usando un termine aziendalistico, patrimonio.

E allora le strade sono solo due, che cerchiamo di sintetizzare.

La prima è l’introduzione di un’imposta patrimoniale (vera e propria spada di Damocle” che pende sulla testa di tutti noi…), applicata con varie modalità secondo chi la propone e la sostiene. Potrebbe trattarsi di un’imposta a raffica su tutte le ricchezze dei risparmiatori italiani (titoli, case, aziende), oppure di un’imposta “a macchia di leopardo” su certe categorie di attività (solo i titoli, solo i depositi bancari, solo gli immobili). Potrebbe trattarsi di un’imposta “a strascico” (aliquota unica per tutti, fatta salva una franchigia minima per i patrimoni minori; si parla ad esempio di 500.000 euro) oppure di un’imposta “progressiva” all’insegna del motto che “Chi più ha più deve dare.

Beneficio palese per lo Stato: raccogliere cifre imponenti in un attimo (si pensi alla tosatura fatta dal governo Amato un venerdì notte, sottraendo il 6 per mille dalle giacenze sui conti correnti). Sacrificio palese per i cittadini: vedersi sottrarre parte dei risparmi accumulati nel tempo, per coprire il buco di bilancio. Una soluzione forzosa che sicuramente scatenerebbe tensioni di vario tipo e molto probabilmente, colpendo anche interessi stranieri investiti in Italia, genererebbe reazioni negative sui mercati con il possibile allontanamento degli investitori istituzionali (che attualmente assicurano il 70% della sottoscrizione dei BTP).

La seconda soluzione è il lancio di titoli irredimibili, cioè titoli privi di scadenza, che pagano ai sottoscrittori solo un interesseannuo per l’eternità. Chi lo acquista cede il proprio capitale in via definitiva allo Sato in cambio di una rendita per sé e per la sua discendenza. Per converso, lo Stato, in cambio dell’impegno a pagare la rendita, non assume alcun obbligo di rimborsare il capitale. Non essendoci un rimborso, il capitale raccolto èacquisito definitivamente dallo Stato e non costituisce debito.

Da notare che i risparmiatori possono comunque recuperare in ogni momento l’investimento vendendo i titoli in Borsa, che assicura la liquidità di ogni titolo quotato nel termine di soli due giorni.

I titoli irredimibili non sono certo una novità (sono stati emessi fin dal XVIII secolo da Stati Uniti, Inghilterra, società private e anche dall’Italia, con due serie denominate Rendita 3,5% e Rendita5%): la novità potrebbe essere costituita dall’utilizzo di diversi sistemi di calcolo della rendita. Oltre a quello tradizionale (tasso fisso), che espone il detentore al rischio d’inflazione nel tempo, sipotrebbero ipotizzare tranche a tasso variabile o anche a tasso indicizzato sul PIL (una modalità nuova, denominata TRILL, di cui ha recentemente parlato l’ex ministro Tria).

Beneficio palese per lo Stato: raccogliere cifre consistenti nel tempo (almeno 10 miliardi il mese) da destinare al sostegno a fondo perduto alle imprese o alla realizzazione di infrastrutture.

Beneficio palese per i risparmiatori: percepire una rendita infinitad’importo superiore a quello dei BTP ordinari (la durata infinita va “pagata” con un tasso un po’ superiore a quello corrente) e facoltà di ricuperare in ogni momento i soldi vendendo i titoli.

Insomma, volendo usare termini raffrontabili, la patrimoniale è un contributo forzoso, i titoli irredimibili sono un contributo volontario, una sorta di “patrimoniale temporanea” (dura finchénon si vende il titolo) e di “patrimoniale remunerata” (incasso delle cedole annuali).

Qualcuno teme che non ci saranno sottoscrizioni? Rifletta sul fatto che in piene ferie nell’agosto 2020, Intesa San Paolo ha offerto 1,5 miliardi di titoli irredimibili ricevendo richieste per 6,5 miliardi!

Speriamo che alla fine la soluzione ”volontaria” prevalga su quella “forzosa”; ne va della credibilità dell’Italia.

 

GIANLUIGI DE MARCHI

Consulente finanziario, giornalista e scrittore

demarketing2008@libero.it

 

“Io non ti voglio più”, Antonaccio tra narrativo e autobiografico

A prima vista potrebbe sembrare il titolo di una canzone, invece “Io non ti voglio più “ è quello di un romanzo scritto da Mara Antonaccio e edito da Gian Giacomo Della Porta Editore, che si può ascrivere a generi diversi, capace in sé di racchiuderli e approfondirli tutti.

Si potrebbe definire, infatti, un romanzo di formazione, seguendo la tradizione e la fortuna che questo genere ha sempre avuto a partire dai tempi di Goethe e del suo Wilhelm Meister; nel contempo non è sbagliato considerarlo anche di carattere autobiografico per i numerosi riferimenti che presenta rispetto alle vicende biografiche dell’autrice, Mara Antonaccio, biologa di origine pugliese, ma torinese di adozione, autrice di numerose pubblicazioni scientifiche, alla sua prima esperienza narrativa. Non è da escludere neanche nel libro il carattere diaristico, che lo rende in certi passi molto intimistico.

Protagonista del romanzo è una giovane donna di nome Eugenia, intelligente, volitiva, ma anche irrequieta, alle prese con un amore precoce di origine marocchina. Quindi il matrimonio con Omar e la nascita di due figli. La narrazione procede seguendo il punto di vista della protagonista, che avverte già dal momento stesso delle nozze l’insinuarsi di una duplice insidia, sotto la veste di rassicurazione, ma anche di “trappola”. Eugenia, però, dimostra di essere capace di non arrendersi alla monotonia, si apre a nuove esperienze di vita e a nuovi amori, per metà vissuti e per metà sublimati, lotta contro i problemi di sovrappeso, fino a giungere a accettare la sua fisicità.

Il messaggio che la protagonista trasmette attraverso il libro è, così, assolutamente positivo, quello di una donna che cerca di trovare un equilibrio non facile tra il proprio ruolo di madre e quello di persona emancipata alla ricerca dell’amore e di un compagno, e di una donna che non ha paura di procedere nel cammino della vita, consapevole che gli unici rimpianti dell’esistenza sono gli amori non vissuti e le scelte non compiute. In Eugenia si riflette molto il carattere volitivo, ma al tempo stesso solare e coraggioso, dell’autrice che l’ha creata.

Mara Martellotta

Happy Birthday Ludwig

XXIX edizione  I CONCERTI DEL POLITECNICO POLINCONTRI CLASSICA

   
Concerto on line
dall’Aula Magna ‘G. Agnelli’
del Politecnico di Torino 
 

Lunedì 21 dicembre 2020 ore 17  

 

Happy Birthday Ludwig

Nel 250° della nascita di Beethoven e proprio nei giorni appena successivi al compleanno ecco in programma la celeberrima Quinta Sinfonia, la Sinfonia ‘del destino che bussa alla porta’, in merito alla quale sono stati versati fiumi di inchiostro, pagina emblematica del sinfonismo beethoveniano con tutta la sua carica di fatalismo (grazie anche all’uso della tonalità di do minore), ma nel contempo pagina dal vasto percorso espressivo, dal buio del movimento d’esordio allo sfolgorio del finale dalle luminescenti fanfare. Un po’ come il percorso delineato entro la partitura del teatrale Fidelio. E sarà intrigante ascoltare la notissima pagina in versione per pianoforte a quattro mani: se innegabilmente qualcosa si perderà in termini di ricchezza timbrica – dovendosi rinunciare all’orchestra – certo la disposizione sulla tastiera permetterà di illustrare al meglio gli aspetti strutturali, formali, linguistici e stilistici del capolavoro sinfonico di Ludwig.

Seconda parte di serata nel segno del sommo Brahms qui testimoniato da tre incandescenti Danze ungheresi, frutto della giovanile conoscenza dell’universo balcanico grazie ad una tournée effettuata con un coetaneo amico violinista. In questo caso il percorso è inverso, dacché Brahms dispose originariamente le Danze stesse per pianoforte a quattro mani, puntando su un pubblico di fruitori e interpreti orientati su un ‘consumo’ immediato di pagine dalla innegabile ‘presa’, per poi trasporne alcune in orchestra: ne derivarono veri e propri evergreen, cavalli di battaglia per generazioni di direttori che ben sanno di avere l’applauso garantito inserendole immancabilmente come bis. E i pianisti non sono certo da meno.

Chiara Biagioli

Alberto Pipitone Federico

pianoforte

Ludwig van Beethoven

       Sinfonia n. 5 in do minore op. 67

            trascrizione di Hugo Ulrich

 

 Johannes Brahms

        Danze ungheresi nn. 1, 6, 5

 

Chiara Biagioli
Vincitrice di numerosi concorsi nazionali e internazionali è considerata una delle pianiste più interessanti della nuova generazione. Esprime la sua versatilità come solista, musicista da camera e insegnante. Ha debuttato come solista nel 2013 eseguendo il Concerto per pianoforte n. 1 di Beethoven con l’Orchestra del Conservatorio di Torino. Nel 2018 si è esibita come solista con gli Archi De Sono e nel 2019 ha debuttato in Nord America eseguendo il mozartiano Concerto per pianoforte K 488 con la Colburn Orchestra (Los Angeles).
Si è esibita in numerosi concerti in Europa e in Nord America: di spicco il debutto in sale da concerto come la Zipper Hall e la Thayer Hall a Los Angeles e la Steinway Hall a Beverly Hills. Nel 2018, in occasione del concerto tenuto presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino, è stata insignita del Melvin Jones Fellow dal Lions Club International, come simbolo del suo profondo impegno a sostegno di progetti umanitari attraverso la musica.
Attualmente sta conseguendo il Professional Study Certificate presso la Colburn School di Los Angeles con Fabio Bidini. In precedenza, ha conseguito il Master presso l’Hochschule für Musik und Tanz di Colonia con F. Bidini e il diploma di laurea con il massimo dei voti, la lode e la menzione di merito presso il Conservatorio di Torino con Claudio Voghera. La sua carriera professionale è sostenuta dalla Fondazione CRT Banche e dall’Associazione per la Musica De Sono.

 

Alberto Pipitone Federico

Nato a Torino nel 1998, inizia lo studio del pianoforte a sei anni con Margherita Pinto e successivamente al Conservatorio “G. Verdi”  di Torino nella classe di Claudio Voghera. Negli anni di Conservatorio inizia anche il rapporto con la musica da camera, che continua ininterrottamente durante tutta la sua formazione e quello con la musica del ‘900 e contemporanea, che si concretizza in un corso annuale tenuto da Gianluca Cascioli e diversi concerti con tale repertorio.

Tra i vari concerti negli anni, si ricordano le due serate di inaugurazione della stagione concertistica del 2016 del Conservatorio di Torino con il Terzo Concerto di Beethoven. Nel 2017 si diploma ottenendo il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore. Frequenta diversi corsi e masterclasses con András Shiff, Andrea Lucchesini, Fabio Bidini e Roberto Plano. Nel 2018, inoltre, frequenta il corso di Benedetto Lupo, dopo una severa selezione, all’Accademia di musica di Pinerolo.

È regolarmente invitato a suonare da importanti enti musicali e in diversi festival – Unione Musicale di Torino, Accademia Corale Stefano Tempia, Festival pianistico Mario Ghislandi di Crema, Camerata Ducale di Vercelli – in veste sia di solista sia di camerista. Dal 2018 è borsista dall’Associazione per la Musica De Sono e si sta attualmente perfezionando con Gabriele Carcano ed Enrico Pace. È inoltre studente di Matematica presso l’Università di Torino

Abbonamento Musei, torna “Disegniamo l’arte”

Da lunedì 21 dicembre torna Disegniamo l’arte, il tradizionale appuntamento di Abbonamento Musei pensato per i più piccoli affinché, durante questo periodo di festività, insieme alle loro famiglie possano passare qualche ora di spensieratezza e insieme scoprire i musei del territorio.

 

Anche questa edizione si svolge online: ai giovani partecipanti è richiesto di disegnare le opere, gli spazi e le architetture lasciandosi ispirare dalle immagini che verranno pubblicate sulla pagina Facebook di Abbonamento Musei, reinterpretando le bellezze del patrimonio culturale e artistico di Piemonte e Valle d’Aosta secondo la loro fantasia. Per partecipare c’è tempo fino al 31 dicembre, basta postare le proprie opere su Facebook, taggando Abbonamento Musei e usando l’hashtag #disegniamolarte. Sarà possibile votare il proprio disegno preferito con un like fino a mezzanotte del primo gennaio e il giorno successivo verranno annunciati i vincitori. In palio per i primi  due classificati un set da disegno; tutte le opere inviate verranno raccolte in una gallery.

 

Il disegno di un agrifoglio riprodotto in ogni suo dettaglio proposto dal Giardino Botanico di ReaL’ultima neve al lago Chécruit dipinta dal pittore alpinista Angelo Abrate e custodita nella chiesa di San Lorenzo ad Aosta, il suggestivo Zoo in cielo del Planetario di Torino Infini.TO: sono 70 i musei e le realtà culturali del Piemonte e della Valle d’Aosta che hanno aderito all’iniziativa inviando dipinti e opere d’arte di ogni genere, attraverso cui poter incuriosire e stimolare la creatività dei bambini.

 

L’iniziativa Disegniamo l’arte si inserisce nell’ambito di AMplify, l’informazione di Abbonamento Musei nato per conoscere da vicino le istituzioni culturali tra novità, consigli utili e cose belle. Un nuovo canale di informazione tramite il sito, la newsletter e i social, con novità, approfondimenti, collaborazioni, notizie inedite: un racconto vivace e periodico a favore degli abbonati e, insieme, di tutte le persone che hanno voglia di informarsi e scoprire il mondo delle istituzioni culturali e delle loro proposte.

Dall’inizio di dicembre, attraverso una serie di appuntamenti in diretta Instagram, la direttrice di Abbonamento Musei Simona Ricci, conversa con alcuni dei direttori delle istituzioni del circuito. Dialoghi dedicati alle progettualità in corso e future, nonostante e anche a causa della chiusura: una sorta di viaggio alla scoperta di quanto un museo possa e debba essere un “cantiere”, in continuo aggiornamento. Per i primi mesi del 2021, i protagonisti saranno gli abbonati con AM ambassador: a loro, tramite una call to action, verrà chiesto di scrivere e raccontare delle esperienze dirette, piccoli racconti di percezione e meraviglia all’interno dei musei. Le rubriche si alterneranno nei contenuti e nei format perché la cultura possa essere raccontata a tutti: dai grandi ai piccoli, dagli esperti ai curiosi.

 

La tessera di Abbonamento Musei è in vendita con la possibilità per tutti di acquistare un abbonamento e attivarlo più avanti, non rinunciando a un regalo tanto speciale, con la garanzia della proroga di validità automatica nel caso la chiusura dei musei si prolungasse. Per ogni acquisto o rinnovo è previsto il 25% di sconto sulla seconda card.

 

Informazioni sempre aggiornate e dettagli sul sito: www.abbonamentomusei.it

 

 

Abbonamento Musei è la carta all you can visit che dà libero accesso all’offerta culturale di un’intera regione, ogni volta che lo si desidera, 365 giorni l’anno: un’iniziativa unica in Italia, con oltre 450 realtà, fra musei, residenze reali, castelli, giardini e fortezze diffuse sul territorio a beneficio degli abbonati, veri e propri ambasciatori del cultural lifestyle, che mette al centro la cultura e la socialità che la cultura porta con sé.

Nato a Torino e in Piemonte nel 1995 e curato dall’Associazione omonima, in più di vent’anni Abbonamento Musei ha raggiunto un grandissimo successo commerciale e di popolarità, coinvolgendo più di 300mila abbonati: il numero degli ingressi l’anno, che nel 2019 ha superato (complessivamente) quota 1.000.000, racconta più di ogni altro dato l’efficacia e la funzione sociale del progetto.

Grazie a oltre due decenni di iniziative, ampliamento dell’offerta e promozioni dedicate, si è riusciti a trasformare il rapporto tra pubblico e musei, con benefici evidenti in termini di risorse economiche rilevanti da reinvestire nella cultura e opportunità di visibilità e coinvolgimento anche dei musei più piccoli o particolari.

Un modello di successo da replicare, che dal 2015 è stato riproposto a Milano e in Lombardia e dal 2019 in Valle d’Aosta, sempre a cura dall’Associazione Abbonamento Musei.

La tessera Abbonamento Musei è considerata dagli utenti e dagli addetti ai lavori lo strumento migliore per accedere ai circuiti museali e stimolare l’esplorazione del territorio con gite fuori porta e visite, per vivere a 360° un’intera regione.

 

Girovagando per il Piemonte

Continua il viaggio di Dante Paolo Ferraris nei piccoli (e suggestivi) borghi del Piemonte

Alla fine di settembre, in occasione della serata organizzata dall’Unione dei Comuni della Valcerrina/Area Cultura e dal Comune di Gabiano, aveva annunciato che entro la fine dell’anno sarebbe uscito il secondo volume di  ‘Girovagando per il Piemonte – alla scoperta dei piccoli borghi’.

E così è puntualmente avvenuto. Dante Paolo Ferraris, disaster manager della Provincia di Alessandria, con una grande passione per lo scrivere e per il Piemonte ha dato alle stampe il volume 2 dei suoi appunti di viaggio nei piccoli comuni piemontesi, alla scoperta di quelle centinaia di località che spesso sono misconosciute da coloro che abitano magari a pochi chilometri di distanza, ma che portano con sé un patrimonio di bellezze storiche, artistiche, architettoniche, paesaggistiche e di storie di varia umanità che non sono seconde a nessuno. Nel volume due Ferraris racconta i vari borghi armato del suo taccuino e di macchina fotografica, ma più che proporre immagini le crea con la scrittura in modo che il lettore le abbia davanti leggendo semplicemente il suo racconto, sempre ricco di riferimenti storici ed artistici. Sono stati tutti viaggi compiuti nei fine settimana, nei momenti liberi dal lavoro, durante i quali Dante Ferraris ha preso la sua auto ed è andato sul posto, proprio come un viaggiatore alla Pessoa, autore al quale si ispira. Questa volta viaggio parte da Rosazza in Provincia di Biella e fa poi tappa a Murisengo in Valcerrina (Alessandria), Moncenisio (Torino) per secoli porta d’Italia dalle Alpi, Barolo (Cuneo), Frassineto Po (Alessandria), Graglia con il suo Santuario (Biella), Quargnento (Alessndria), la Sacra di San Michele in Valsusa (Torino), la Canonica di Vezzolano, ‘tempio’ del romanico piemontese (Asti), Roccaverano nella Langa Astigiana (Asti), Balocco (Vercelli), l’Abbazia di Rivalta Scrivia (Alessandria), Boca (Novara), Riva presso Chieri (Torino), Masserano (Biella), Fontanetto Po (Vercelli) che diede i natali a Giovanni Battista Viotti, Vogogna (Vco), Pasturana (Alessandria), Belgirate (Vco), Acceglio (Cuneo), Massino Visconti (Novara), Aramengo (Asti), Fossano (Cuneo). Il viaggio si chiude (naturalmente sono per quest’anno perché è già in programma una terza edizione nel 2021 con un’infornata di nuovi piccoli e piccolissimi borghi subalpini e tra loro ci sarà Gabiano Monferrato) con il racconto di Palmina, un’anziana signora che negli anni dopo la seconda guerra mondiale andava a fare la mondina nelle risaie del Vercellese e che con altre importò l’abitudine di cucinare la ‘panissa’ piatto tipico della Bassa del quale nacque poi una variante nella Valcurone. Il libro asi trova nelle librerie e negli store online di Feltrinelli, Mondatori, Ibs e Youcanprint.

Massimo Iaretti

 

 

 

Furti al bancomat con la tecnica della “forchetta”

I carabinieri arrestano due “cash trappers“

 I carabinieri hanno arrestato due romeni di 28 e 29 anni, domiciliati in provincia di Varese, per furto aggravato.

Il Direttore di un Istituto Bancario del centro di Torino ha informato i militari dell’Arma della presenza di una barra in alluminio con del nastro adesivo nei bordi, inserita nell’erogatore di denaro del bancomat della sua filiale. Tale congegno, chiamato anche “forchetta”, impedisce la fuoriuscita del denaro dall’erogatore e il cliente non riesce a prelevare.
I carabinieri della Stazione San Secondo hanno chiesto di disabilitare tutti gli sportelli e hanno predisposto un servizio di osservazione per individuare chi avesse manomesso gli sportelli bancomat. Poco prima della mezzanotte, i militari hanno notato due persone parcheggiare la loro auto ed entrare all’interno nella banca nell’area bancomat e riuscire dopo pochi minuti.
L’immediato intervento dei carabinieri ha permesso di bloccare la coppia. La perquisizione ha premesso di recuperare una barra in metallo appena rimossa dall’erogatore di banconote, una con 210 euro ancora incollati all’interno. Nelle loro tasche è stata trovata la somma di 1500 euro di banconote di diverso taglio, con evidenti tracce di colla. Nella loro macchina, i carabinieri hanno trovato un’altra barra metallica. La coppia, pertanto, è stata bloccata subito dopo aver recuperato il denaro che è rimasto bloccato nella c.d. “forchetta”.
Le indagini dovranno stabilire se la coppia sia responsabile di altri furti in quella zona.

La tecnica
Il cash trapping è una tecnica per frodare gli utenti e rubare loro il denaro e consiste nell’inserimento di un piccolo oggetto metallico nella fessura da cui fuoriescono le banconote.
Nel momento in cui l’ignaro cliente si avvicina allo sportello Bancomat e inserisce la propria carta per prelevare il contante, il piccolo oggetto metallico blocca la fuoriuscita delle banconote, nonostante che sul monitor sia visualizzata una scritta che indica che l’operazione di prelievo è correttamente riuscita. A questo punto il cliente, magari dopo aver provato a ripetere l’operazione, si allontana per segnalare il malfunzionamento alla banca e i malviventi ne approfittano per rimuovere l’oggetto metallico e appropriarsi dei soldi rimasti incastrati nella feritoia.