ilTorinese

Malagodi, il più grande liberale del secondo ‘900

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni 

Il 17 aprile di trent’anni  fa moriva Giovanni Malagodi.

A ricordarlo  in modo diretto è rimasta solo la rivista “Libro aperto” da lui fondata e diretta da Antonio Patuelli,  parlamentare liberale ed attuale presidente dell’ABI, a sua volta l’unica figura di matrice liberale che ricopra  oggi un’importante carica istituzionale. Malagodi pare sia scomparso dal dibattito storico – politico, anche se fu Ministro, Presidente del Senato e leader incontrastato del PLI per vent’anni. Era un uomo coltissimo, aveva un’esperienza internazionale di rilievo che lo portò anche a presiedere l’Internazionale liberale, era corazzato di cultura economica acquisita sul campo come banchiere ed era un oratore sobrio, ironico, efficace che parlava più alla ragione che al cuore. Queste qualità oggi sono quasi introvabili in una stessa persona, escludendo a priori i politici alla ribalta. Malagodi veniva da lontano, in certo senso era figlio d’arte perché suo padre Olindo era stato deputato e stretto collaboratore di Giovanni Giolitti. Fino al 1953 non si era occupato direttamente  di politica, solo in quell’anno si candidò, su invito di Enzo Storoni, eminenza grigia liberale, alla Camera nel Collegio di Milano e venne eletto.  Già nel 1954 divenne Segretario Generale del PLI , una carriera ancora più rapida di Spadolini, che dovette attendere la morte di La Malfa per diventare leader. Il PLI del dopo guerra era in affanno perché mancava di un vero leader. Le figure carismatiche di Benedetto Croce e di Luigi Einaudi non bastavano,specie dopo l’elezione del secondo alla presidenza della Repubblica. Gli altri liberali, da Cassandro a Villabruna, erano personalità oggettivamente  fragili. Il vero leader che avrebbe potuto traghettare il Partito dal pre fascismo al post fascismo era morto appena  sessantenne nel 1945 ed era il Ministro del Tesoro Marcello Soleri,  grande piemontese ,unico erede di Giolitti,  ma  anche politico che andava oltre il giolittismo.  Addirittura il PLI cadde nelle mani di Roberto Lucifero che lo fece alleare con i qualunquisti di Guglielmo Giannini, suscitando il dissenso e l’uscita dal Partito di una sinistra liberale che –       come scrisse Croce – non rappresentava un granché. I vari Carandini e Cattani erano molto ambiziosi, osservo’ il filosofo, ma non altrettanto capaci in termini politici. In quella sinistra liberale l’unica figura di spicco era Mario Pannunzio che però – bisogna essere obiettivi dopo tanti anni – era un intellettuale di prim’ordine , ma non certo un possibile segretario, non foss’altro per la sua mitica indolenza che si contrapponeva alla sua vivacità intellettuale.
Malagodi, che veniva dal Nord produttivo e finanziario, diventò naturaliter il nuovo capo, mandando Villabruna a fare il Ministro. La sinistra liberale lo accusò quasi subito, per bocca di Carandini – grande proprietario terriero come lo stesso Malagodi e la sua famiglia – di aver “affittato“ il partito all’ Assolombarda, se non alla Confindustria.  Dopo poco ci fu la scissione radicale nel 1955 che non riuscì nel suo intento perché i gruppi parlamentari restarono con Malagodi ,se si esclude il solo  Villabruna.  Nelle elezioni del 1956 , del 1958 e del 1960 il PLI incrementò i suoi voti, i Radicali, alleati prima con il PRI e poi con il
PSI, raggiunsero percentuali, come si disse successivamente per scherno  , da prefisso telefonico ante litteram. Malagodi venne spesso accusato di autoritarismo nella conduzione del partito, mentre i Radicali finirono per  sciogliersi nel 1962 per beghe personali  e politiche che giunsero persino in tribunale.  La storia, non le opinioni personali,  diede ragione a Malagodi, la cui unica colpa fu quella di non lasciar crescere  a fianco a se’ nuovi leader liberali, anche se la sua attenzione ai giovani della GLI fu sempre molto viva e attenta : Patuelli fu segretario nazionale della GLI che ebbe un notevole consenso soprattutto nel mondo universitario. E’ quasi un paradosso che il Segretario liberale forse più attento al movimento giovanile non sia riuscito a scegliersi un successore che andasse oltre ad una figura spenta come Agostino Bignardi.
Dopo il centrismo nel quale il PLIfu protagonista, venne la stagione del centro- sinistra che trovò i liberali all’opposizione.  I socialisti, secondo Malagodi, erano immaturi per un’esperienza di Governo e la sinistra democristiana dei Moro e dei Fanfani si era già rivelata profondamente illiberale. Il disegno perseguito da Giolitti di un Governo tra liberali, cattolici e socialisti, naufragato esattamente cent’anni fa nel 1921 , non era fattibile nel 1963 . E Malagodi condusse con rigore e fermezza un’opposizione senza sconti contro le nazionalizzazioni e contro l’istituzione delle Regioni a statuto ordinario  che avrebberomassacrato le finanze statali e compromesso l’unità nazionale.
Questa seconda battaglia oggi rivela la lungimiranza quasi profetica  del leader liberale che vide nel regionalismo divisivo – aggravato oggi dalla riforma del titolo V della Costituzione – un grave errore. L’esperienza dimostra che aveva ragione. Questa posizione isolò Malagodi al centro,  non volendo egli  un rapporto con i monarchici che in parte finirono di passare nel PLI – non ben accolti – un po’  alla chetichella .       Nel 1963 Malagodi portò il Partito al 7 per cento dei voti, ma anche la crescita parlamentare non genero’ nuovi leader qualificati , ma quasi sempre si trattò’ di assessori locali eletti deputati e senatori con l’unica eccezione di Durand de la Penne e del vecchio Fossombroni. Non si creò una classe dirigente attorno al leader . Forse gli  unici politici  di calibro adeguato furono  Gaetano Martino ,ministro degli Esteri,Vittorio Badini Confalonieri presidente del partito  e Aldo Bozzi che fu un autorevole giurista e Francesco Cocco Ortu che in parte fu anche oppositore di Malagodi. Dopo quel successo iniziò il declino liberale, ma esso non è attribuibile ad errori suoi  bensì ad un centro – sinistra diventato regime clientelare ed anche corrotto che creo’ attorno a se’ un facile consenso.
L’onesto  Mario Pannunzio (che non aveva le ambizioni politiche  frustrate di Carandini ) si rese conto che le politiche illiberali del centro – sinistra non avevano dato i frutti sognati per cui si era battuto nei famosi convegni del “Mondo“ e nel 1966 chiuse il suo giornale che nessuno riuscì più a risuscitare perché legato ad un’epoca storica definita ed uno stile inimitabile. Fu proprio  la delusione subìta a portarlo ad abbandonare l’impresa, come anni dopo mi disse Arrigo Olivetti che fu editore del giornale e ultimo Segretario del Partito radicale. Dopo le elezioni del 1968 che segnarono un arretramento del PLI e dopo i successi del Movimento Sociale nel 1971 /72, ci fu un effimero governo Andreotti – Malagodi che la DC volle strumentalmente per coprirsi le spalle  a destra. Restò in carica neppure un anno tra il 1972 e il 1973 e non è passato alla storia per qualcosa di significativo . Già l’accoppiata Andreotti – Malagodi che fu ministro del Tesoro, aveva un che di stonato  e di contraddittorio.
Il governo cadde per iniziativa dei Repubblicani e lasciò spazio a nuovi Governi di centro – sinistra. All’interno del PLI per la prima volta si costituì una consistente  corrente di sinistra capeggiata da Altissimo e Zanone che nel 1976 divenne Segretario e portò il Partito al suo minimo storico alle elezioni politiche di quel medesimo anno. Lo stesso Altissimo non venne rieletto deputato. Incominciò così l’inizio del ritorno dei liberali al Governo nel pentapartito auspicato da Pertini. La presenza liberale al governo fu quasi irrilevante e non poteva che essere così per lo scarso numero di eletti. Zanone svecchio’  il partito, ma non riuscì ad incidere politicamente. Ma questa  è una vicenda troppo recente perché si possa storicizzarla , anche se gran parte dei suoi principali  protagonisti sono morti.  Resta però un fatto indiscutibile. Nella sua storia quasi centenaria ( il Partito liberale si costituì nel 1922 alla viglia della marcia su Roma ), il solo Malagodi spicca su tutti i leader  in modo inequivocabile. Nessuno è stato come lui,  neppure il mio amico Valerio Zanone che finì la sua carriera politica come senatore del PD.

Boom di vendite a marzo per il gruppo Stellantis: + 140%

Grande balzo nelle vendite di autovetture per il  gruppo Stellantis  che ha venduto a marzo in Europa più Paesi Efta e Regno Unito ben 292.149 auto, ovvero il 140,9% dello stesso mese del 2020.

La quota è pari al 21% rispetto al 14,2%. Nel primo trimestre si registrano 669.676 immatricolazioni, il 7,4% in più dell’analogo periodo dell’anno scorso, con la quota che passa dal 20,4% al 21,7%.

Il trend del settore nel suo complesso è positivo in Unione Europea, Paesi Efta e Regno Unito. I  dati dell’Acea, l’associazione dei costruttori europei, dicono che  sono state vendute 1.387.924 auto, pari al 62,7% in più dello stesso periodo del 2020, il primo mese della pandemia.

La politica inerte sulla Tav

Riunione tra il prof Migone  e Roberto Tricarico con i Cinquestelle per un accordo al primo turno.  Presumo accordo sui contenuti. Il che vuol dire che il Pd e i grillini hanno idee convergenti per il futuro della città di Torino.

Francamente mi tremano le gambe. Altra cosa sarebbe una convergenza al secondo turno, ma tant’e ‘, per adesso è un’ altra cosa. E poi vuoi non mettere la gioia e l’ appagamento nel  perdere al primo turno? Diamoci una mossa e parliamo di contenuti. E come non partire dalla Tav…
Effettivamente tutti i pentastellati sono d’accordissimo sulla Torino-Lione… Dai dai,  cerchiamo di essere un po’ seri. Mi è stato detto che persino l’ Europa è diventata contraria. Ho chiesto di poter leggere l’eventuale documento che lo sanciva.  Sto ancora aspettando.  Ho cercato su internet. Non ho trovato nulla. Forse hanno confuso le speranze con i fatti,  facendo diventare le speranze fatti. Viceversa io ho capito un’altra cosa. I soldi dall’Europa arrivano se si  finiscono le  infrastrutture. E la Tav è un’infrastruttura. Intanto a Chiaretta  sta bene anche Lo Russo e Boccia ammette il totale fallimento.  Dilettanti allo sbaraglio. Damilano se la ride ed è convinto che a questo giro tocca a Lui.  Del resto come dargli torto. Tra PD e cinquestelle non ci fanno una bella figura. Tutto sommato per gli epigoni di Beppe Grillo ci siamo abituati. Ma per il Pd? Anche qui,  del resto , come dicono i saggi : chi va con lo zoppo impara a zoppicare. E forse è venuto il tempo  per il governatore Cirio. Moderato per antonomasia gli stava stretto anche l’alleato Fratelli d Italia. Che ne dite se diviene leader del gruppo di Toti?  Con buona pace di Osvaldo Napoli. Tanto il Berlusca non ce la fa più. E Forza Italia ,  di fatto , è saltata. Non è saltato però il centro moderato del centrodestra,  insofferente sia di Meloni che di Salvini. Persino super Mario Draghi ne ha già le scatole piene di Conan il Barbaro. Il Salvini se non polemizza va in crisi di astinenza e persino Giorgetti può poco o nulla. Indubbiamente il nostro Presidente del Consiglio è su tutti i pezzi.  Dai vaccini alle questioni internazionali. Almeno qui i pentastellati non fanno danni. Come Giggino  ( Di Maio) che prende il suoi  stipendi,  non rompe , sta rigorosamente zitto.  Per una volta ha ragione Vittorio Sgarbi: scalda una sedia e basta . Meglio così che far danni, comunque.  Ma caro Mario Draghi,  dedica solo 15 minuti alla Tav . Proponi al presidente della Repubblica un nuovo commissario per la Tav.  Il prefetto di Torino ha troppe incombenze . Sarebbe un bel segno per l’ Europa,  per l’ Italia e per quei cialtroni delinquenti che assaltano i cantieri Tav fermando i lavori. Sono tre anni che non si sta facendo niente. Sono tre anni che sono arrivati i pentastellati. E i facinorosi si sono illusi e hanno alzato la voce. Per loro si chiama molotov. Dai caro  Draghi,  fai ancora un piccolo sforzo.

Patrizio Tosetto

L’Elisir d’Amore: al Regio Stefano Montanari dirige il capolavoro di Gaetano Donizetti

Lo spettacolo con la regia anni ’50 di Fabio Sparvoli

Il Regio online 2021
Streaming sul sito del Regio, da giovedì 22 aprile 2021 ore 20
Giovedì 22 aprile, alle ore 20, in programma un nuovo appuntamento con l’opera in streaming su www.teatroregio.torino.it: va in scena L’elisir d’amore di Gaetano DonizettiStefano Montanari, sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro Regio, affronta la più leggera, comica e sentimentale tra le partiture di Donizetti, in uno spettacolo firmato dal regista Fabio Sparvoli. Nel cast: Mariangela Sicilia (Adina), Bogdan Volkov (Nemorino), Marco Filippo Romano (Dulcamara), Giorgio Caoduro (Belcore), Ashley Milanese (Giannetta) e Mario Brancaccio (l’assistente di Dulcamara).

L’elisir d’amore va in scena grazie al patrocinio della Camera di commercio di Torino, che prosegue così il proprio impegno con il Regio nel segno di una lunga collaborazione che la vede al fianco della vita artistica del Teatro.
Uno speciale ringraziamento al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, che ha concesso in prestito gratuito, per questa produzione ambientata negli anni ’50, una splendida auto d’epoca appartenente alla sua collezione, una Autobianchi Bianchina 500 Trasformabile del 1959, con capote apribile.
Direttore d’orchestra e Maestro al fortepiano è Stefano Montanari: diplomato in violino e pianoforte, affianca all’attività di direttore d’orchestra quella di solista – già primo violino concertatore dell’Accademia Bizantina di Ravenna – al violino e al fortepiano. È direttore musicale dell’ensemble barocco I Bollenti Spiriti di Lione e ospite regolare dei più importanti teatri e delle più prestigiose istituzioni musicali italiane ed europee. Insegna alla Civica Scuola di Musica Claudio Abbado e ha pubblicato il “Metodo di violino barocco”. Collabora stabilmente con il jazzista Gianluigi Trovesi.
La regia dell’allestimento del Teatro Regio è di Fabio Sparvoli. Regista dalla lunga carriera con importanti momenti di formazione al fianco di Strehler e De Simone, ha firmato la regia di decine di spettacoli presentati in importanti palcoscenici.

Mariangela Sicilia, acclamata da Le Monde come “un miracolo di saldezza vocale” e da Der Tagesspiegel come una “voce sopranile che splende come il sole mattutino di Provenza”, è la protagonista, Adina.  Nemorino, il tenore al quale è affidata una tra le più celebri arie di tutta la storia del melodramma, “Una furtiva lagrima”, è interpretato da Bogdan Volkov, tra i giovani più promettenti della sua generazione e che abbiamo il piacere di ospitare per la prima volta al Regio. Già apprezzatissimo Don Alfonso nel Così fan tutte diretto dal Maestro Riccardo Muti, Marco Filippo Romano interpreta l’imbonitore più simpatico del teatro lirico: il dottor Dulcamara.
Le scene di questo allestimento sono di Saverio Santoliquido, i costumi di Alessandra Torella, le luci di Andrea Anfossi. Assistente alla regia è Anna Maria Bruzzese. Il Coro del Teatro Regio, impegnato in importanti passi nell’opera, è istruito da Andrea Secchi.

In un villaggio dei Paesi Baschi, in questo allestimento ambientato negli anni ’50, Nemorino è innamorato della ricca e capricciosa Adina, della quale non riesce ad attirare le attenzioni. Ascoltandola raccontare la storia di Tristano e Isotta, nasce in lui il desiderio di possedere il magico elisir d’amore. L’arrivo in paese dell’intraprendente sergente Belcore, che subito corteggia con successo Adina, acuisce la gelosia di Nemorino, tanto che il medico-ciarlatano Dulcamara non ha difficoltà a vendergli del comune vino di Bordeaux spacciandolo per il filtro amoroso tanto desiderato. Adina accetta di sposare Belcore, mentre Nemorino, che non vede sortir effetto della presunta pozione amorosa, non avendo più soldi tenta il tutto per tutto arruolandosi nell’esercito, e acquistando dell’altro elisir da Dulcamara. Questi racconta tutto alla giovane Adina che, commossa dal sacrificio di Nemorino, recede dal contratto di matrimonio con Belcore e dichiara a Nemorino tutto il suo amore.

Forse i quindici giorni di tempo per comporla sono una leggenda metropolitana: di sicuro Gaetano Donizetti non ebbe molto tempo per comporre L’elisir d’amore, l’opera che Alessandro Lanari – l’impresario del Teatro della Canobbiana di Milano – gli commissionò in tutta fretta dopo il forfait di un altro compositore che doveva scrivergli un’opera nuova per la stagione di primavera 1832. Donizetti ricorse subito al più celebre librettista dell’epoca, Felice Romani, che scrisse un libretto tratto da Le Philtre di Eugène Scribe e già musicato da Daniel Auber. L’opera andò in scena il 12 maggio 1832 con un enorme successo, tanto che alla prima seguirono ben 32 recite.

biglietti per lo streaming de L’elisir d’amore sono in vendita on line al costo di € 5. Il biglietto è valido per lo streaming del 22 aprile e può essere utilizzato anche per i successivi accessi on-demand.

Per informazioni, vendita e streaming: www.teatroregio.torino.it
Per le foto in alta definizione, clicca qui

Torino, 14 aprile 2021

Giovedì 22 Aprile 2021 ore 20
diffusione in streaming su www.teatroregio.torino.it
biglietto a € 5, utilizzabile anche per l’on-demand

L’elisir d’amore
Melodramma giocoso in due atti
Libretto di Felice Romani da Le Philtre di Eugène Scribe
Musica di Gaetano Donizetti

Personaggi e interpreti
Adina, ricca e capricciosa fittaiuola soprano: Mariangela Sicilia
Nemorino, coltivatore, giovane semplice, innamorato di Adina tenore: Bogdan Volkov
Il dottor Dulcamara, medico ambulante baritono: Marco Filippo Romano
Belcore, sergente di guarnigione nel villaggio baritono: Giorgio Caoduro
Giannetta, villanella soprano: Ashley Milanese
L’assistente del dottor Dulcamara mimo: Mario Brancaccio

Direttore d’orchestra e Maestro al fortepiano: Stefano Montanari
Regia di Fabio Sparvoli
Scene di Saverio Santoliquido
Costumi di Alessandra Torella
Luci di Andrea Anfossi
Assistente alla regia: Anna Maria Bruzzese
Direttore dell’allestimento: Claudia Boasso
Maestro del coro: Andrea Secchi

ORCHESTRA E CORO TEATRO REGIO TORINO

“Il grido dello sport”

DAL 14 AL 24 aprile. IN DIVERSI GIORNI, ORARI E PIAZZE DEL PIEMONTE

Parte da BRA il grido dello  sport”  per tutti …

È il grido di migliaia di ASSOCIAZIONI  che rischiano di chiudere definitivamente.

È il grido dei lavoratori senza un lavoro, dei bambini e delle bambine, dei giovani, degli anziani che senza queste ASSOCIAZIONI, non potranno più godere di tutti i benefici fisici e psichici che solo l’attività sportiva può dare.

L’anno scorso i primi ristori agli istruttori, distribuiti in modo ingiusto, poi le promesse sui ristori alle asd, arrivati in minima parte ad alcune asd dalla regione, nulla ancora dallo stato.

A cornice i DPCM, poco chiari, le aperture, le chiusure, le false partenze, le società che investono risorse per la sanificazione per poi richiudere, il blocco degli sport di contatto e adesso i nuovi ristori con procedure che non fanno ben sperare sui tempi di erogazione.

Poi l’agonismo che parte, ma poi per gli Enti di Promozione Sportiva si riferma mentre continua quello delle Federazioni.

UISP da marzo 2020 a oggi non si è mai fermata.

Dalle ultime riunioni che abbiamo organizzato con gli esponenti della politica, con le associazioni, con le SDA, con gli istruttori, è emersa la necessità di “farsi sentire” dalle ISTITUZIONI, come Ente di Promozione Sportiva in maniera ancora più eclatante e visibile.

Pare che non ci sia la volontà di ascoltarci, anche se sanno bene quanto valiamo. Forse hanno la certezza che quando tutto riaprirà noi ci saremo, come ci siamo sempre stati in questi anni, precari e senza riconoscimenti e sostegni.

Ma stavolta non ci stiamo e pare che dando ripetutamente “fastidio”, lo sport di base, quello dilettantistico, possa tornare ad essere considerato (semmai lo sia mai stato) e che solo scendendo in piazza ad urlare i nostri diritti potremmo ottenere la riapertura delle attività sportive.

Noi crediamo che a livello sportivo, sia tutto molto più rischioso.

Non fisicamente, ci mancherebbe, ma c’è un alto rischio che lo sport in piazza venga strumentalizzato dalla politica per i propri fini (non sempre lusinghieri) e che il nostro messaggio venga frainteso e manipolato.

Quindi quello che organizziamo è un cambio di registro, scendendo in piazza a fare quello che siamo capaci fare: SPORT.

Il nostro GRIDO DELLO SPORT sarà l’attività fisica proposta dalle Associazioni Uisp che scendendo nelle piazze, nei parchi, nelle strade pedonali dimostreremo, senza urlare, che la disciplina e il rispetto delle regole passano dal mondo sportivo.

Non oggi. Non ieri. Da sempre.

Hanno sbagliato a chiudere la nostra attività.

Naturalmente non cerchiamo la quantità in questo evento, non cerchiamo di portare il maggior numero di persone a fare ginnastica.

No!

Sarà un flashmob dedicato agli atleti Uisp che potranno allenarsi o fare attività sportiva dopo tanto tempo: bambini, ragazzi, adulti, anziani.

Sarà un flashmob IN REGOLA CONTRO LE REGOLE.

“Il Villaggio Olimpico di Bardonecchia rischia di non farcela”

“… ma la Giunta se ne lava le mani”

Concedere o meno una sostanziale riduzione del canone che la Società D.O.C. scs (che gestisce la struttura) deve alla concessionaria Parcolimpico Srl non è “una questione tra soggetti privati,” come ha sostenuto l’Assessore Marrone rispondendo al mio Question Time in Consiglio regionale. È invece una questione politica: senza un intervento politico da parte della Regione Piemonte questo esempio di come le strutture olimpiche possano essere valorizzate rischia di non sopravvivere al secondo anno di pandemia e a quel punto il danno, in termini occupazionali e turistici, sarebbe gravissimo.

 

Per salvare il Villaggio Olimpico di Bardonecchia ho chiesto un impegno alla Giunta per arrivare a una riduzione sul canone che grava sulla Società D.O.C. scs: la Giunta ha dato una risposta formale, che in questo caso corrisponde a una dichiarazione di sostanziale disinteresse sul tema. Non si tratta, come abbiamo sentito a verbale, di una “questione tra soggetti privati”: è invece vero e proprio problema politico, con posti di lavoro che rischiano di saltare e un potenziale turistico che rischia di essere drasticamente ridimensionato. La Regione Piemonte è membro della Fondazione 20 Marzo 2006, che ha concesso gratuitamente con convezione trentennale a Parcolimpico srl la gestione delle strutture olimpiche, tra cui il Villaggio Olimpico di Bardonecchia.

Gli introiti del Villaggio Olimpico sono crollati in quattordici mesi di pandemia, ma le spese fisse sono rimaste le stesse. Il canone pesa per una cifra pari a 1 milione di euro ogni anno. Una riduzione di questo canone era già stata richiesta e non concessa lo scorso anno. Continuare a chiedere, da parte di Parcolimpico a D.O.C., la piena cifra, al secondo anno di crisi e in queste condizioni, è semplicemente assurdo. Oltre tutto, il Villaggio Olimpico non ha mai ricevuto bonus né dal Governo né dalla Regione.

La Società D.O.C. scs, che gestisce il Villaggio dal 2011, è riuscita nonostante tutto, a prezzo di grandi sacrifici, a pagare alla concessionaria Parcolimpico Srl il dovuto per il 2020. Negli anni precedenti, una gestione saggia e oculata aveva rilanciato la struttura, risanando i precedenti debiti e addirittura contribuendo a superare i tradizionali limiti stagionali invernali del locale turismo. Il Villaggio Olimpico ospita ogni anno tra estate e inverno circa 30.000 turisti e offre lavoro a oltre 100 persone. Questi posti di lavoro, questo capitale di competenze e questo potenziale turistico non devono andare sprecati. La Regione Piemonte deve fare la propria parte per preservarli.

Silvio Magliano – Presidente Gruppo Consiliare Moderati, Consiglio Regionale del Piemonte.
Contatti

Arrestata per resistenza una diciannovenne

Il fatto è accaduto in centro città

 

Gli agenti della Squadra Volante sono intervenuti martedì pomeriggio in via Milano poiché diversi passanti avevano segnalato la presenza di un soggetto molesto in strada. Il ragazzo, un 19enne del Gambia, stava provocando passanti ed esercenti commerciali senza motivo. Gli operatori nel tentativo di riportare il giovane alla calma sono stati spintonati ed aggrediti dal diciannovenne che ha provato ad allontanarsi eludendo il controllo. Il ragazzo è stato raggiunto dai poliziotti che sono stati colpiti con calci e pugni. Ne è nata una colluttazione a seguito della quale si è riusciti a fermare e mettere in sicurezza il ragazzo. Lo straniero, arrestato per resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale, aveva diversi alias sotto i quali sono emersi precedenti per resistenza, minacce e false attestazioni. Inoltre, è risultato irregolare sul Territorio Nazionale. Gli agenti hanno riportato lesioni guaribili in 2 e 7 giorni.

L’allergia stagionale e l’incubo covid

Le  allergie stagionali stanno imperversando anche in Piemonte. Ma, di questi tempi, al minimo raffreddore  il pensiero va al coronavirus. Spesso, fortunatamente, così non è

Le rilevazioni delle centraline  registrano  la presenza di particelle allergizzanti 

In questo periodo vanno per la maggiore i pollini di betulle, carpini, come di  noccioli e frassini. E il picco di concentrazioni è arrivato alcune  settimane prima del previsto. Che fare per chi è sensibile? L’autoisolamento dovuto all’emergenza sanitaria è certamente utile  per gli allergici che così non vengono esposti direttamente ai pollini, ma ciò non toglie che  si respirino i pollini che entrano in casa aprendo le finestre. Può invece essere utile la mascherina, ormai diventata parte della nostra vita: poiché le  particelle dei pollini sono piuttosto  grandi, anche la più semplice delle mascherine le può bloccare.

Garage rock USA 1966. Discografia minore (p. 3)

Caleidoscopio Rock USA anni ’60 / Prosegue la discografia garage rock USA del 1966, che occasionalmente ripescherà a sorpresa anche brani caduti completamente nell’oblio e non più raccolti in antologie retrospettive, o inseriti in raccolte davvero “di nicchia” e quasi sconosciute ai più…

Si coglie qui l’occasione per avanzare una piccola critica, rivolta al costume discografico di privilegiare a livello antologico la “confezione finale” rispetto al carattere del pezzo in sé. Da ciò deriva a volte un ammanco di natura storica che penalizza brani anche significativi che hanno la sola colpa di aver incontrato una produzione magari di qualità mediocre, influenzata da un budget limitato o dall’inadeguatezza di studi di registrazione dell’epoca. Qui si cercherà in qualche modo di colmare questa lacuna piuttosto inspiegabile, inserendo finanche incisioni più “sporche” e meno ortodosse, ma a volte più caratterizzanti e corpose.

 

– The Huns “Shakedown / You Know” (Pyramid 6-6646);
– The Other Half “Mr. Pharmacist / I’ve Come So Far” (GNP Crescendo GNP 378x);
– The Treez “You Lied To Me Before / Only As Long As You Want It” (Harlequin 660725);
– The Dark Horsemen “You Lied / Girl, Stand By Me” (3720-A/B);
– The Del-Vetts “Last Time Around / Everytime” (Dunwich D-125);
– Mouse and The Traps “Maid Of Sugar, Maid Of Spice / I Am The One” (Fraternity F-966);
– The Dantes “Can’t Get Enough Of Your Love / 80-96” (Jamie 1314);
– The Dead Beats “She Don’t Love Me / I’m Sure” (Gray Ant G-108 / 626V-9689);
– The Lords “Death Bells At Dawn / Light Rain” (Aldrich ALD 1001);
– Lawson and Four More “If You Want Me You Can Find Me / Back For More” (Ardent 105);
– The Jerks “I’m Leaving You / Don’t Make Me Sorry” (Vaughn VA-726);
– The Pandas “Walk / Girl From New York City” (Swingtime SW 1001-1002);
– The Cavemen “All About Love / Bo Diddley” (Capitol Star Artist);
– The Buckinghams “I’ll Go Crazy / Don’t Want To Cry” (U.S.A. Records 844);
– Rocky and The Riddlers “Flash & Crash / Batman” (Panorama 28);
– The Malibu’s “Cry (Over Her) / Leave Me Alone” (Planet 58);
– The Banshees “Project Blue / Free” (Dunwich D-129);
– Red Beard and The Pirates “Go On Leave / Don’t Be A Loser” (Gaye Records 3043);
– The Five Americans “Evol – Not Love / Don’t Blame Me” (Hanna-Barbera Records HBR 468);
– Brimstones “It’s All Over Now But The Crying / What Is This Life?” (MGM Records K13653);
– The Nomads “How Many Times / Not For Me” (Stark Records SR-009);
– The Herde “Harlem Shuffle / Mister (You’re A Better Man Than I)” (Cinema International 6900);
– The Bruthers “Bad Way To Go / Bad Love” (RCA Victor 47-8920);
– The Chaps “Remember To Forget Her / You’ll Be Back” (Paula Records 250).

(… to be continued…)

Gian Marchisio

 

Il patrimonio edilizio di Torino? Vecchio ed energivoro

“Urgono interventi di riqualificazione edilizia in ottica energetica, anche e soprattutto sul patrimonio di edilizia popolare”


Presentati  nei fgiorni scorsi i primi dati della campagna Civico 5.0 di Legambiente: il 60% degli edifici ha più di 45 anni ed è antecedente sia alla prima legge sul contenimento del consumo energetico (1976), che quella per le costruzioni in zone sismiche (1974).

Inquinamento interno (PM2,5, CO2 e COV) e inquinamento acustico sotto le soglie a norme di legge.

Si è svolto  in diretta streaming il primo Forum Energia di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta.

Il calcio d’inizio si è dato sul Piano nazionale di Rinascita e Resilienza nazionale e regionale, con la partecipazione del Presidente Nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, del Presidente regionale Giorgio Prino, della deputata Rossella Muroni, dell’Assessore regionale all’ambiente Matteo Marnati, dell’Assessore all’ambiente della Città di Torino Alberto Unia, dei consiglieri regionali Marco Grimaldi e Daniele Valle.

La posizione di Legambiente è stata chiara: il PNRR non sia occasione per svuotare i cassetti di tutti i progetti non realizzati accumulatisi negli anni e non sia utilizzato come semplice gratificazione ai territori. “Ci deve essere una pianificazione generale – hanno concordato Ciafani e Prino, raccogliendo il consenso degli altri relatori – ci deve essere un progetto di fondo, una visione unitaria. Legambiente ha pubblicato e reso pubblico un proprio PNRR (scaricabile al link https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/02/proposte-Legambiente-per-PNRR.pdf) , una serie di opere indispensabili che vanno realizzate per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione ed abbattimento delle emissioni inquinanti. Sono di primario interesse la realizzazione della linea 2 della metro torinese e il ripristino delle 15 linee ferroviarie sospese; un programma di bonifica amianto con sostituzione delle coperture con impianti fotovoltaici e solari; un programma di riqualificazione del territorio, a cominciare dalle aree fluviali; un’opera ampia di bonifica delle falde acquifere dall’inquinamento dai PFAS nella provincia di Alessandria. È necessario ridisegnare gli spazi urbani, cambiare la mobilità nelle città e intraprendere un percorso serio di lotta all’inquinamento atmosferico che affligge Torino e l’area padana tutta. È necessario investire nell’agroecologia, come occasione di presidio e sviluppo, in particolare di aree interne e montane. E, soprattutto, serve un confronto aperto con il territorio e le associazioni, ad oggi completamente assente”.

Progetti e buone pratiche sono state il cuore della seconda sessione del Forum.

Dal silver cohousing del Progetto Villa Mater al ruolo attivo degli atenei nell’azione di efficientamento energetico (Politecnico di Torino); dalle soluzioni green individuate da multinazionali come Saint Gobain alla bioeconomia circolare del progetto Saturno; dall’approccio sostenibile all’utilizzo delle biomasse dei progetti LENO e ProBEST al ritorno del solare termico.

Nella terza sessione si sono presentati i primi dati torinesi della campagna di Legambiente Civico 5.0, dedicata al vivere in condominio in modo nuovo. La fotografia del patrimonio immobiliare torinese è, al pari di quella nazionale, poco rassicurante: il 60% degli edifici ha più di 45 anni ed è antecedente sia alla prima legge sul contenimento del consumo energetico (1976), che quella per le costruzioni in zone sismiche (1974). Abitazioni che dunque non applicano nessuno dei principi di ottimizzazione energetica.

Il super Ecobonus è oggi un’occasione preziosa e Legambiente chiede che venga prolungato al 2025. Ma non è la sola. Restano in piedi altri incentivi (Ecobonus, Sismabonus, Greenbonus…) che possono essere altrettanto allettanti. L’edilizia priva è certo un target, ma non il solo. Si lavori anche sull’edilizia popolare: l’efficientamento energetico, con i risparmi economici che ne derivano può essere una forma di welfare per le famiglie in difficoltà, oltre ad essere un efficace strumento di lotta ai cambiamenti climatici.

I dati completi di Civico 5.0 saranno presentati il 4 maggio 2021.

Il Forum energia di Legambiente Piemonte Valle d’Aosta ha il patrocinio di Comune di Torino, Città Metropolitana di Torino, Consiglio Regionale del Piemonte, Regione Piemonte, Unioncamere Piemonte.

L’evento si svolge in partnership con Saint Gobain (https://www.saint-gobain.it/) , Solarfocus (https://www.solarfocus.com/it) e Rockwool (https://www.rockwool.it/) .