Vincitore del Guinness, e molto conosciuto in città, è morto ieri a 85 anni Angelo Piovano, l’uomo più tatuato d’Italia
Era in ospedale dove era stato trasferito per un malore.
“Ciao Angelo, ci mancherai”, così la sindaca Chiara Appendino sulla sua pagina Facebook e centinaia i messaggi sulla pagina dello stesso Piovano, la notizia della cui morte è stata data in un post scritto dal nipote.
Torinese, spesso ospite del Maurizio Costanzo Show in passato, fece il suo primo tatuaggio a 56 anni dopo la morte di sua madre e della sua cagnolina. Poi arrivo’ a decorare il 98 per cento del corpo.
Perché il teatro, affine per molti versi alla materia, non avrebbe dovuto impadronirsi di
Ha avuto a disposizione una
Fornaro che oggi è nella estrema sinistra radicale , viene dal PSDI e appartenne alla corrente di Pier Luigi Romita, figlio del ministro degli interni Giuseppe all’epoca del referendum, che apparve subito, per sua stessa ammissione, non arbitro imparziale, prima e nel corso del referendum istituzionale , quando non ebbe remore – lui garante sulla carta dell’imparzialità del confronto elettorale – a dichiararsi accesamente repubblicano, agendo di conseguenza.
celebrativi che non hanno nulla di storico. E‘ un provinciale alessandrino che è rimasto tale, malgrado l’esperienza romana di senatore e deputato. Nel suo libro non porta documenti nuovi che dimostrino la regolarità del referendum dal quale furono escluse intere province e tanti prigionieri di guerra. La Repubblica, anche accettando i risultati di Romita, ebbe una maggioranza comunque risicata. La differenza tra i voti validi e i votanti era un fatto dirimente che non venne mai chiarito. La Repubblica nacque nel modo peggiore possibile e recuperò solo con De Nicola ed Einaudi. Se Umberto II avesse fatto valere la legge con la quale venne indetto il referendum, Romita sarebbe finito in galera. Umberto non volle reagire e sciolse i militari dal prestato giuramento con un sacrificio personale di superiore nobiltà A 75 anni da quei fatti abbiamo diritto a storie credibili. Non lo sono quelle monarchiche prodotte dall’ala aostana dei sostenitori dei Savoia, ma quella di Fornaro è una non storia. Gianni Oliva scrisse una storia del referendum, considerando i torti e le ragioni con equanimità. Non c’era bisogno che Fornaro partorisse un altro lavoro, perché il suo libro è un’opera partigiana e inaffidabile, paragonabile a certi libri sulle foibe che recentemente le hanno giustificate. Anzi appartiene allo stesso disegno politico. Questi non sono storici, ma agitatori politici. Fornaro si accontenti di fare il deputato fino alla fine della legislatura. Poi scomparirà anche dalla politica e potrà godersi la meritata pensione. Gli consigliamo fin d’ora, di non scrivere altro. Il suo ultimo libro dice, una volta per tutte, che non è uno storico. Come consigliava Voltaire, torni a coltivare il
