COVID PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 16.30
LA SITUAZIONE DEI CONTAGI
Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 192 nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 77 dopo test antigenico), pari allo 0.8% di 23.564 tamponi eseguiti, di cui 17.010 antigenici. Dei 192 nuovi casi, gli asintomatici sono 105 (54,7%).
I casi sono così ripartiti: 96 screening, 68 contatti di caso, 28 con indagine in corso.
Il totale dei casi positivi diventa quindi 382.656,così suddivisi su base provinciale: 31.389 Alessandria, 18.208 Asti, 12.086 Biella, 55.139 Cuneo, 29.749 Novara, 203.855 Torino, 14.267 Vercelli, 13.660 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.575 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 2.728 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.
I ricoverati in terapia intensiva sono 24 (- 1 rispetto a ieri).
I ricoverati non in terapia intensiva sono 192 (-16 rispetto a ieri).
Le persone in isolamento domiciliare sono 3.445.
I tamponi diagnostici finora processati sono 7.062.343 (+23.564 rispetto a ieri), di cui 2.167.473 risultati negativi.
I DECESSI DIVENTANO 11.759
Un decesso di persona positiva al test del Covid-19 (0 di oggi) è stato comunicato dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).
Il totale diventa 11.759 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia:1.572 Alessandria, 717Asti, 434 Biella, 1.462 Cuneo, 948 Novara, 5.619 Torino, 532 Vercelli, 375 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 100 residenti fuori regione ma deceduti in Piemonte.
367.236 GUARITI
I pazienti guariti diventano complessivamente 367.236(+280 rispetto a ieri), così suddivisi su base provinciale: 29.461 Alessandria, 17.300 Asti, 11.538 Biella, 53.211 Cuneo, 28.642 Novara, 196.275 Torino, 13.630 Vercelli, 13.178 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.492 extraregione e 2.509 in fase di definizione.
Immagino che ancora oggi i ricordi che Bruno Molinaro trasmette alle sue tele li si debba ricavare dalle piane e dai monti, dalle distese di colori disseminate attorno a quel piccolo paese di terra friulana che lo ha visto nascere, non lontano dalle sponde del Tagliamento, come da quelli delle estati trascorse sulle rive tirreniche di una cittadina laziale o da una gita in montagna, tra i sentieri che s’addentrano tra i boschi, in qualsiasi stagione, lui ad annotare, quasi a fotografare nella memoria un albero, lo schiudersi di un fiore, l’accendersi di un rosso o di un giallo: poi, è chiaro, la sacralità e la reverenza dell’artista, la frequentazione in più occasioni del giardino di Monet, a Giverny, tra quel pugno di case distese nella minuscola località della Normandia, gli ha riempito gli occhi e la mente, ha fatto il resto. Un amore incondizionato per i piccoli laghi, per gli isolotti di ninfee, per i salici, per le macchie di fiori, per i pontili. E ancora: una vita intera, un lungo percorso di maestri (i corsi della scuola del nudo dell’Accademia Albertina tenuti da Filippo Scroppo) e di mostre in giro per il mondo e di riconoscimenti, di restauri, di tele, di prove nuove, di strade non ancora esplorate e poi ricercate con intelligenza.
incessante, le tempere su cartoncino come prove più recenti nella seconda, poste accanto ad un video che ripercorre pensieri e vicende e opere e a tre altri olii, quasi un segno “più” importante, che tutto raccoglie, dell’attività e delle forme cromatiche di Molinaro, signorilmente unite dentro cornici antiche.
(“Tempesta”, 2019). Come regala a chi guarda i tanti paesaggi innevati, un inseguirsi di pennellate rapide e vibranti, bianche quanto fervide suggestioni, fiabeschi e senza luogo né tempo, silenziosi nelle radure o negli invernali piccoli corsi d’acqua ghiacciati, più netti o qua e là impercettibili nel tremolìo di una bufera, atmosfere impalpabili, sospese, fascinose, più di ogni altro soggetto impressioni e sogni che l’artista porta da sempre con sé. Sogni, certo, ma anche la materia di una realtà che è stata fotografata, prepotentemente tangibile, concreta nell’intero quanto personale panorama artistico.