bonifica dell’ex area industriale Fiat-Avio, in via Nizza a Torino, dove sorgerà ilnuovo Parco della Salute e della Scienza.
Un evento atteso da molti anni, come hanno osservato il Presidente e l’Assessore, che costituisce, di fatto, l’avvio del più consistente cantiere di edilizia sanitaria del Piemonte,
con un investimento complessivo di oltre 450 milioni di euro, che comprenderà le nuove sedi ospedaliere delle Molinette, del Cto e dell’Ospedale Sant’Anna. Il nuovo
Parco della Salute e della Scienza di Torino, è stato sottolineato, rappresenta un punto diriferimento d’eccellenza assoluta a livello regionale e nazionale.
Presidente e Assessore hanno ricordato come negli ultimi due anni si siano compiuti passi da gigante per superare le paludi burocratiche e procedurali dell’appalto, offrendo
finalmente una prospettiva di assoluta concretezza alla realizzazione dell’opera, che all’insediamento della nuova Amministrazione regionale risultava ancora al palo. Un
risultato per il quale il Presidente e l’Assessore hanno ringraziato il direttore generale della Città della Salute, Giovanni La Valle, insieme a tutti coloro che in questi anni si sono
prodigati con costanza e determinazione nella messa in pratica degli intendimentiregionali.
Il Sottosegretario alla Salute ha sottolineato come la pandemia abbia insegnato che le grandi sfide si vincono solo con il gioco squadra e la giornata di oggi è frutto proprio di
IL CRONOPROGRAMMA
Oggi partono i lavori di bonifica del primo lotto, nel sito dell’ex Area Fiat-Avio dove sorgerà l’ospedale. Da contratto la bonifica di questo lotto finirà nel luglio 2022 e poi
proseguirà quella del secondo lotto che ospiterà la parte universitaria. Per contratto la durata complessiva dei lavori di bonifica sarà di 546 giorni.
La consegna dei progetti definitivi, invece, è prevista per l’aprile del 2022 e in agosto l’aggiudicazione dei lavori, che inizieranno entro la fine dell’anno.
Il cantiere verrà ultimato nel 2027.
proficuo lavoro, che, nonostante il Covid, ha impegnato intensamente nell’ultimo anno la Città della Salute, in sinergia con la Presidenza della Regione e con l’Assessorato alla
Sanità, che non hanno mai fatto mancare il loro fattivo supporto.
Nel dettaglio, i lavori di bonifica interesseranno la matrice del suolo del comprensorio 1 (lotti 1 e 2) dell’ex sito industriale Fiat-Avio, una superficie di circa 105.000 metri quadri,
con una volumetria di terreno da bonificare di circa 300.000 metricubi (circa 500.000 tonnellate). L’intervento prevede uno scavo a fine edilizio su due distinti lotti. Si inizia con il
lotto1 (superficie di circa 65.200 mq), ubicato tra l’area del palazzo della Regione e le aree del Lingotto Fiere. Il terreno, trattato e smaltito per un totale di circa 300 mila metricubi,
necessario per dare spazio agli immobili del futuro Parco della Salute, verrà destinato ad impianti di conferimento specifici ed autorizzati.
La tecnica di scavo e di bonifica che verrà adottata prevede l’utilizzo di mezzi di scavo ordinari ed il trattamento in situ delle terre, mediante una vagliatura meccanica e
successive analisi chimiche che ne definiranno le caratteristiche qualitative per il successivo smaltimento. Per tutelare al massimo la salute dei lavoratori, ma anche
dell’abitato circostante, durante lo svolgimento dei lavori verranno adottati tutti i provvedimenti idonei e necessari e verrà costantemente monitorata la qualità dell’aria, in
contraddittorio con Arpa e ASL. Al termine degli interventi di bonifica verrà redatto dall’appaltatore il Piano di caratterizzazione che definirà l’avvenuta bonifica ai sensi del
Testo Unico ambientale.
La stazione appaltante AOU Città della Salute di Torino ha affidato i lavori all’Associazione temporanea di imprese Unieco Holding Ambiente S.r.l. capogruppo (mandataria) di Reggio Emilia, aggiudicataria dell’appalto. Lo Studio professionale incaricato dell’Ufficio di Direzione lavori è la Società ST&A S.r.l – Binasco (Milano).
Spostando l’ambientazione – con la collaborazione di Federica Pontremoli e Velia Santella – dall’originale Tel Aviv del romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo (edito in Italia da Neri Pozza) ad un lungotevere romano, Nanni Moretti affronta in “Tre piani” (presentato all’ultimo festival di Cannes, undici minuti d’applausi ampiamente reclamizzati ma non preso in considerazione dalla giuria guidata dal “gaffeur” Spike Lee) per la prima volta un soggetto non suo. Una storia corale, non centralizzata, una microsocietà che con difficoltà tenta di affrontare la quotidianità piena di ombre, gli affetti di poco conto, le asprezze che nascono con chi ti sta accanto, le scelte che possono aiutare o scalfire enormemente il corso di una vita, il senso della colpa e la sua maturazione come il superamento atteso da sempre, le perdite e la scoperta delle parole che non si sono mai dette, l’educazione dei figli e l’impossibilità ad una altruistica comprensione, la giustizia che giudica o che assolve. “Tre piani” è tutto questo attraverso gli occhi di Moretti e molto altro ancora.
Immagino che ancora oggi i ricordi che Bruno Molinaro trasmette alle sue tele li si debba ricavare dalle piane e dai monti, dalle distese di colori disseminate attorno a quel piccolo paese di terra friulana che lo ha visto nascere, non lontano dalle sponde del Tagliamento, come da quelli delle estati trascorse sulle rive tirreniche di una cittadina laziale o da una gita in montagna, tra i sentieri che s’addentrano tra i boschi, in qualsiasi stagione, lui ad annotare, quasi a fotografare nella memoria un albero, lo schiudersi di un fiore, l’accendersi di un rosso o di un giallo: poi, è chiaro, la sacralità e la reverenza dell’artista, la frequentazione in più occasioni del giardino di Monet, a Giverny, tra quel pugno di case distese nella minuscola località della Normandia, gli ha riempito gli occhi e la mente, ha fatto il resto. Un amore incondizionato per i piccoli laghi, per gli isolotti di ninfee, per i salici, per le macchie di fiori, per i pontili. E ancora: una vita intera, un lungo percorso di maestri (i corsi della scuola del nudo dell’Accademia Albertina tenuti da Filippo Scroppo) e di mostre in giro per il mondo e di riconoscimenti, di restauri, di tele, di prove nuove, di strade non ancora esplorate e poi ricercate con intelligenza.
incessante, le tempere su cartoncino come prove più recenti nella seconda, poste accanto ad un video che ripercorre pensieri e vicende e opere e a tre altri olii, quasi un segno “più” importante, che tutto raccoglie, dell’attività e delle forme cromatiche di Molinaro, signorilmente unite dentro cornici antiche.
(“Tempesta”, 2019). Come regala a chi guarda i tanti paesaggi innevati, un inseguirsi di pennellate rapide e vibranti, bianche quanto fervide suggestioni, fiabeschi e senza luogo né tempo, silenziosi nelle radure o negli invernali piccoli corsi d’acqua ghiacciati, più netti o qua e là impercettibili nel tremolìo di una bufera, atmosfere impalpabili, sospese, fascinose, più di ogni altro soggetto impressioni e sogni che l’artista porta da sempre con sé. Sogni, certo, ma anche la materia di una realtà che è stata fotografata, prepotentemente tangibile, concreta nell’intero quanto personale panorama artistico.