Torino, mercato di Porta Palazzo. La pescheria Gallina da quattro generazioni, dallo storico banco n.2 ,propone il pesce con la p maiuscola, di qualità e soprattutto fresco.
Ma sul motivo per il quale questa particolare pescheria è da sempre apprezzata dai tanti torinesi che tutti i giorni vanno lì per acquistare e mangiare le prelibatezze del mare e che si reinventa in un format “ turistico”, ce lo racconta il magico Mr Fish, alias Beppe Gallina.
“Il pescivendolo – racconta Beppe – non è solo colui che vende il pesce, ma ha il compito soprattutto di orientare il cliente nella scelta che più si allinea alle sue attuali esigenze e di consigliarlo, se necessario, anche sulle modalità di cottura, in considerazione anche delle varie intolleranze o allergie relativo al consumo del pesce : come tutti gli alimenti, ha bisogno di essere spiegato e raccontato. E i clienti si devono poter fidare “
La volontà di stare al passo coi tempi, ormai divenuti ristretti, ha permesso alla pescheria di andare incontro al cliente che mentre facesse la spesa al mercato, potesse mangiare un piatto completo e veloce a base di pesce fresco, proveniente solo da mari italiani, o di acquistare un conetto di frittura e un trancio di focaccia da consumare nei vari tragitti per la spesa.
Sull’onda di queste premesse, si è creato il format di “ Casa Gallina”, un b&b inserito in un palazzo storico ed in piena linea con il concetto dell’unione fra gastronomia e ricettività turistica. In via Fiocchetto 1, a fianco della pescheria, il turista potrà usufruire, per minimo 2 notti, di stanze moderne e affacciate direttamente sulla piazza del mercato. Nel prezzo consigliato è compreso o un pranzo o una cena in pescheria, con un accesso “ preferenziale” al ristorante rispetto al pubblico ordinario. Le camere, visibili e acquistabili sul circuito di Airbnb ( tel. 346 1876112) sono due e sono composte da una cucina abitabile, un bagno e una camera matrimoniale con la possibilità di aggiungere un divano letto.
“ Un piccolo personale contributo allo sviluppo del settore turistico torinese che è destinato ad ampliarsi sempre di più, con una formula gustosa e allettante in uno spazio, quello di Porta Palazzo, simbolo della Torino inclusiva “ conclude Gallina.
Chiara Vannini
Vincenzo Buonaguro unisce nei suoi soggetti fotografici, quali quelli intitolati “Polvere di stelle”, “Giorno” e “Spirale”, la spontaneità dell’immagine alla costante sperimentazione tecnica, unite all’esigenza di comunicare allo spettatore una rappresentazione intrisa di significati e di sensibilità. L’artista propone, infatti, un percorso fatto di messaggi provenienti dal mondo della natura e che invitano al suo rispetto, senza tralasciare i suoi veri valori, il tessuto poetico e il vissuto evocati da visioni cariche di simbolismo. Le sue opere fotografiche risultano ricche di fantasia e progettualità, capaci, al tempo stesso, di recuperare una dimensione di narrazione umana e emotiva con cui l’artista conquista il pubblico, invitandolo a scoprire sensazioni uniche. Il contrasto tra pieni e vuoti evidenzia un senso di movimento e tridimensionalità presente nella sua opera e capace di dimostrare una visione fotografica innovativa.

Mostra travagliata come poche altre, quella dedicata alle “opere recuperate” di Mario Lattes – pittore, scrittore, editore e personaggio di spicco nel mondo culturale piemontese, e non solo, del secondo dopoguerra – dalla “Fondazione Bottari Lattes”, aperta per rendergli giusta memoria dalla moglie Caterina nel 2009, a Monforte d’Alba, in via Marconi 16 (tel. 0173/789282). Inaugurata online, causa emergenza sanitaria, il 22 dicembre dell’anno scorso, la rassegna é stata aperta al pubblico, a seguito del passaggio del Piemonte in “zona gialla”, il 10 febbraio e da lunedì primo marzo, di nuovo trainata dal passaggio della Regione in “zona arancio”, in visione web. E l’apri-chiudi non s’è fermato. Dal 4 novembre scorso, infatti la retrospettiva è ritornata ad aprire le porte al pubblico, pur continuando a rimanere visitabile anche on line sul sito
presenti. Lavori che raccontano, nella quasi totalità, il viaggio nei “mondi di Mario Lattes”, come recita il titolo dell’attuale rassegna con l’aggiunta di quell’ “# 1” , teso a connotarsi come prima tappa di una complessa esplorazione che verrà arricchita nel tempo attraverso ulteriori recuperi, resi disponibili al pubblico a più riprese. Articolata in quattro sezioni su progetto di Caterina Bottari Lattes, curata da Alice Pierobon con Chiara Agnello e accompagnata da un testo critico di Vincenzo Gatti, la mostra ci racconta, ancora una volta (ma ogni volta è sempre un cammino nuovo, inatteso e coinvolgente) il tormento, gravante ma ampiamente accettabile, di dipinti che – al pari dei romanzi e racconti pubblicati da Lattes fra il 1959 ed il 1985- risentono delle vicende e delle ferite dell’anima derivate dal suo essere parte ben senbile e partecipe, sia pure nell’ottica di una laicità mai negata, di quel popolo ebraico vittima di un abominio storico senza pari, sul quale è impossibile calare la fronda dell’oblio. Nell’iter espositivo spiccano alcuni oli su carta intelata, come “Il cardinale” e “Il Re” del ’69, dove il segno anarchico e graffiante pare quasi voler irridere con sarcastico umorismo le immagini del potere; così come quelle “Marionette e manichino” del ’90 che raccontano non di squarci gioiosi legati all’infanzia ma di ricordi che “sono cicatrici di memoria” o come quella spettrale figura de “L’enfant et le sortilege” del ’67, incubo emergente da ragnatele di sogni ed emozioni che sono per Lattes eterne prigioni del cuore. Dice bene Vincenzo Gatti: “L’accesso ai mondi di Lattes è insidioso. Occorre adeguarsi alle sue luci e alle sue ombre, intuire l’indefinito pur sapendo che esiste un lato oscuro che non potrà disvelarsi”.