Il servizio di ristorazione, unico nel centro cittadino, offerto alla popolazione studentesca da Edisu Piemonte e ospitato nei locali della Fondazione Collegio Einaudi era chiuso dallo scorso mese di luglio per consentire lo svolgimento di importanti interventi di riqualificazione e ristrutturazione.
I lavori hanno interessato l’intero edificio ed in particolare i locali della mensa, in comodato d’uso all’ente di via Madama Cristina; realizzato in concomitanza con quelli della Sezione Mole Antonelliana di Via delle Rosine, sempre di proprietà della Fondazione Collegio Einaudi, l’intervento ha riguardato la messa in sicurezza degli ambienti attraverso, tra le altre cose, il rinforzo strutturale e la bonifica dall’amianto, oltre all’ammodernamento complessivo degli impianti, compresi quelli della mensa.
Lo stop all’attività del servizio di ristorazione, che accoglie 90 persone contemporaneamente, si è quindi resa necessaria per garantire ambienti sempre rispondenti ad altissimi standard di sicurezza per il bene della popolazione studentesca, sempre numerosa, che li vive quotidianamente.
Il servizio riprenderà, quindi, lunedì 13 rispettando gli attuali orari previsti per l’emergenza covid, ovvero dal lunedì al sabato dalle 12.00 alle 14.00 per il pranzo e dalle 19.00 alle 20.30 per la cena, osservando la chiusura domenicale.
Il servizio di sala studio, all’interno della stessa struttura, invece, verrà attivato a febbraio 2022.
“L’apertura del cantiere della nostra Sezione Mole Antonelliana di Via delle Rosine ci ha fornito l’opportunità di effettuare lavori anche presso la mensa universitaria e la sala studio di Via Principe Amedeo. Quello che per gli studenti poteva concretizzarsi in un mero disservizio è stato invece tramutato – grazie alle sinergie tra i nostri Enti – nell’occasione per ideare e realizzare, insieme a EDISU, un significativo progetto condiviso, che in pochi mesi ha rinnovato completamente gli spazi della mensa di Via Principe Amedeo, restituendo alla comunità universitaria torinese ambienti allineati ai migliori standard in materia di sicurezza e comfort” dice il Presidente della Fondazione Collegio Einaudi, prof. Paolo Enrico Camurati.
Il Presidente di Edisu Piemonte Alessandro Ciro Sciretti: “restituiamo alle nostre studentesse e studenti un servizio essenziale in un luogo strategico per la vita universitaria all’interno della città di Torino, luogo di riferimento per l’intera comunità studentesca che anima il centro. Un intervento importante che rientra nel più ampio progetto di rilancio di tutti i servizi offerti da Edisu sul territorio regionale sotto il brand Campus Piemonte. Ringraziamo tutti per aver dimostrato comprensione e tolleranza per questa fermata, evidentemente necessaria per continuare a garantire il miglior servizio possibile in totale sicurezza”.
E la lezione morandiana ha segnato e segnerà per sempre, nella ricerca dell’essenzialità e della purezza segnica del dettato artistico, l’opera di Claudio Parmiggiani. Anche in quelle ingegnose sperimentazioni, giocate (attraverso materiali “suoi”, quali polvere e cenere, fuoco e aria, ombra e colore o luce e pietra e vetro e acciaio) sui concetti di silenzio-assenza, che hanno fatto di lui uno fra i protagonisti più prestigiosi e, soprattutto, singolari dell’arte contemporanea. Ne è prova concreta la significativa rassegna a lui (emiliano di Luzzara, classe ’43) dedicata dalla GAM di Torino. Quarto appuntamento del ciclo espositivo nato dalla collaborazione fra l’“Archivio Storico della Biennale di Venezia” e la “VideotecaGAM”, la mostra, curata da Elena Volpato, rappresenta una preziosa chicca – nella scoperta di un artista che da parecchi anni ha scelto un “volontario esilio” dai clamori delle troppe avanguardie – in quanto incentrata intorno all’unica opera video realizzata da Parmiggiani nel ’74. Prodotto da “Art/Tapes/22” di Firenze, il video si intitola “Delocazione” ed è accompagnato da altre due opere “capitali” nello sviluppo del suo lavoro e provenienti dalla “Collezione Maramotti” di Reggio Emilia: la stampa fotografica su tavola “Delocazione 2” del ’70 e “Autoritratto” del ’79, una silhouette d’ombra riportata su tela, anch’essa opera unica nella produzione dell’artista. “La triangolazione di queste opere – scrive Elena Volpato – racchiude l’intero arco degli opposti visivi che attraversa il lavoro di Parmiggiani. L’assenza dell’opera, che emerge in riserva sulla parete, nel bianco contornato dal grigio della polvere e della fuliggine, si riflette nel suo contrario visivo: la proiezione di un’ombra grigia che si disegna sulla tela bianca, presenza negata dello sguardo dell’artista sull’immagine svanita”.
Nel video “Delocazione” è, invece, possibile rintracciare la reazione a ciò che l’artista chiama “azionismo”: l’immagine ripresa è la sagoma scura di una sedia che emerge come da una fitta nebbia, dal bianco iniziale dello schermo, accompagnata dall’“allegro” del Concerto n.1 per clavicembalo dell’amatissimo Bach, per Parmiggiani compositore in assoluto di una musica perfetta. “Basta quella presenza a negare la possibilità di un’azione, e non soltanto perché la sedia è vuota e resterà tale, ma perché è girata verso la parete retrostante, disposta di fronte a una ‘Delocazione’, alla traccia di polvere e fuliggine di un dipinto svanito”. Silenzio. Assenza. Come suggestiva possibilità di riaccostarsi al “mistero”. Come drastica reazione al vocio scomposto della scena artistica di allora. Nel 1985, a poco più di dieci anni dalla realizzazione del video, Parmiggiani dichiarava in un’intervista ad Arturo Schwarz: “Ho fatto un unico video che tra l’altro non ho mai visto, nel 1972 o forse nel 1973, a Firenze, con Maria Gloria Bicocchi, era un’immagine fissa per quindici minuti, tra l’altro un’immagine assente, l’ombra di un’immagine. Anche qui ancora un no sia all’immagine sia alla funzione fotografica e dinamica dello strumento, era probabilmente una reazione a un ‘azionismo’ e ‘contorsionismo’ esasperato in quel periodo, per me era l’equivalente del ‘silenzio’ di Duchamp”. A completare la rassegna alla GAM, troviamo anche una selezione di libri realizzati da Parmiggiani tra il 1968 e il 1977, provenienti dalla “Collezione Maramotti” e dalla “Collezione CRT”. “Libri pensati da un artista per il quale la pagina bianca non è fatta per la riproduzione o la documentazione del lavoro, ma è innanzitutto spazio di manifestazione dell’opera e, insieme, primo luogo dell’assenza”. Assenza giustificata, in questo caso.