ilTorinese

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

Abdulrazak Gurnah “Sulla riva del mare” -La nave di Teseo- euro 20,0
Gurnah non è uno scrittore qualunque; nel 2021 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura, con la seguente motivazione: «per la sua intransigente e compassionevole penetrazione degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato nel divario tra culture e continenti».

La sua biografia è fondamentale per capire le tematiche che affronta. E’ nato sull’isola di Zanzibar, in Tanzania, nel 1948, che all’epoca era sotto il protettorato britannico. In seguito, subito dopo l’indipendenza, si scatenò una fase di violenza e vendette, e la cosiddetta Rivoluzione di Zanzibar.
Abdulrazak aveva 18 anni, era curioso, voleva studiare e realizzarsi, ma Zanzibar non era certo il posto ideale. Così per sfuggire al clima pericoloso e proseguire gli studi, decise di andarsene e si trasferì in Gran Bretagna, presso un cugino.

Naturalizzato britannico, ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università del Kent, dove ha insegnato letteratura inglese e postcoloniale dal 1985 fino al pensionamento. Scrive in inglese. È autore di una decina di romanzi, e vive nel Regno Unito, a Canterbury.
Come per altri scrittori cosiddetti postcoloniali, la sua narrativa consiste in un dialogo continuo tra l’Europa odierna –terra dell’esilio- e lo spazio geografico del paese di origine che coincide con l’infanzia.

Il romanzo narra una storia di sradicamento e lontananza e, anche se l’acqua compare poco nelle pagine, il mare è l’elemento che collega i due luoghi tra i quali si muove il protagonista. Da un lato l’oceano Indiano che lambisce l’Africa Orientale e dall’altro quello della cittadina costiera inglese dove approda.
Al centro della vicenda ci sono due uomini che hanno in comune un passato vissuto a Zanzibar, entrambi rifugiati in Inghilterra. Sono il 65enne mercante di mobili Saleh Omar e Latif Mahmud, interprete con un passato che lo lega a Saleh.
Il mercante richiede asilo nel Regno Unito e all’arrivo all’aeroporto di Gatwick presenta un passaporto falso, intestato a un certo Rajab Shaaban Mahmud; inoltre gli è stato suggerito di fare finta di non capire una parola d’inglese. Così quando viene richiesto l’aiuto di un esperto del dialetto kiswahili, ecco arrivare l’interprete Latif che è il figlio di Rajab, ovvero l’intestatario del passaporto.

La trama di fatto è costellata da più storie, e personaggi che vivono in modo differente la condizione di immigrati. Il mercante Saleh ripercorre il passato e i suoi affari a Zanzibar, tra merci pregiate, contrattazioni con i clienti, aneddoti relativi a specifici oggetti che aveva in vendita.
Saleh e Latif hanno una terra di origine in comune della quale sentono la nostalgia, alcuni segreti che li riguardano e un’antica violenta vertenza relativa a una casa.

Corollario delle loro esistenze un parterre di altri personaggi con le loro traversie e memorie. E, come negli altri libri di questo autore, al centro ci sono storie di esilio, migrazioni, sradicamento, memoria, appartenenza, identità. Lui -che si sente sia africano che europeo- ha fatto tesoro delle esperienze che ha vissuto e i suoi romanzi aiutano a elaborare il passato, a guardare con maggior lucidità ed empatia il presente, a costruire il futuro.

Mia Kankimäki “Le donne a cui penso di notte” -Neri Pozza- euro 19,00
E’ magnifico questo libro della scrittrice finlandese Mia Kankimäki che compie un’azione letteraria e un viaggio di ampio respiro: traccia un tour sulle tracce di alcune grandi donne, cercando di cogliere il segreto della loro fenomenale resilienza. A metà tra saggio e diario, questo è un libro originalissimo che ci porta a spasso nei secoli, a diverse latitudini, inseguendo donne che hanno lasciato una tracia indelebile nel mondo.
«Sono M. Ho 43 anni….di notte penso alle donne». Intende donne che sono state coraggiose, resistenti, tenaci; che hanno perseguito le loro passioni a dispetto di tutto e tutti, abbattuto molteplici barriere e fatto cose che non ci si aspettava da loro.
Sono artiste e scrittrici dal lavoro solitario e introspettivo. La maggior parte non ha avuto marito né figli, le loro storie d’amore mai state convenzionali. Hanno viaggiato, cambiato paese e cultura e spesso hanno impresso una virata portentosa alle loro vite anche in età avanzata.

Si inizia con la scrittrice Karen Blixen, nata Isak Dinesen in una residenza di campagna non lontano da Copenaghen, poi planata in una fattoria africana. Kankimäki decide di recarsi in Africa seguendo le orme dell’autrice de “La mia Africa” e utilizza ogni sorta di materiale per ripercorrerne la vita; dal pessimo matrimonio con il barone Bror al grande amore per Denis Finch Hatton che andava e veniva a suo piacimento tra le braccia di Karen.
Come andò a finire si sa… ed emblematica è la svolta che la Blixen diede alla sua vita dopo il fallimento della fattoria africana e la morte del suo amore. Nel 1931, a 46 anni e senza un soldo, tormentata dalla sifilide trasmessale dal marito, tornò in patria, nella casa della sua infanzia e incominciò a scrivere.
Kankimäki mette a fuoco i molteplici aspetti della Blixen, rivelandoci una donna colta e coraggiosa, ma anche impaurita e spesso depressa; piena di umorismo e risorse interiori, ma anche bugiarda e ambiziosa.

Poi l’avventura continua e a dare la nuova rotta alle notti insonni della scrittrice finlandese è la scoperta di un volume illustrato che parla di alcune viaggiatrici dell’Ottocento. Kankimäki si rimette in viaggio per correre dietro alle vicende di donne di grande tempra come Isabella Bird, Ida Pfeiffer e Mary Kingsley. Tutte amanti dell’avventura che decidono di lasciarsi alle spalle la tranquilla vita quotidiana e partono alla scoperta del mondo. Sono senza soldi e per niente allenate alle fatiche che le attendono, ma partono comunque da sole e inseguono le loro passioni.

Non mancano all’appello anche artiste come la pittrice del Rinascimento Sofonisba Anguissola presso la corte di Spagna e Lavinia Fontana che mantenne la famiglia con i suoi dipinti. E poi altre donne incredibili tutte da scoprire….

 

Melania Soriani “Bly” -Mondadori- euro 20,00

Elizabeth Jane Cochran, conosciuta come Nellie Bly, è stata la prima giornalista investigativa della storia. Una pioniera nata nel 1864 che ha saputo ribellarsi alla tradizione che la voleva sposa e madre, ed ha tracciato una traiettoria di vita personalissima, fuori dai rigidi schemi della sua epoca.
La scrittrice Melania Soriani ha messo a segno questo romanzo ispirato liberamente alla storia di un personaggio realmente esistito, ripercorrendone la straordinaria vita.
Elizabeth nasce nella famiglia di un giudice, in un piccolo e tranquillo borgo della Pennsylvania. Fin da piccola dimostra una tempra notevole, tendente alla ribellione rispetto all’educazione destinata alle femmine, e preferisce partecipare ai giochi e alle avventure dei fratelli maggiori. Non bambole leziose, ma scoperte maschili e poi il fascino della magnifica e nutrita biblioteca paterna.
Cresce, legge, si forma idee personalissime e precise sul mondo che la circonda; soprattutto sulla condizione femminile chiusa in un perimetro di pensiero, azione e occupazioni decisamente limitato ed asfittico. Quando conosce la fondatrice di un quotidiano locale ha l’illuminazione che guiderà i suoi futuri passi: decide di diventare giornalista.
Poi la vita le si metterà di traverso; la morte del padre che era il pilastro della famiglia mette fine alla serena infanzia di Elizabeth. La madre si risposa ed avviene il tracollo definitivo. La giovane deve abbandonare gli studi e trasferirsi; soprattutto, scopre di non voler mai dipendere da un uomo, da nessuno. Mira ad essere libera ed indipendente, a realizzarsi e, poco a poco, scopre anche come.
La sua vita ha dell’incredibile: nel 1887 bussa alla porta di John Cockerill, direttore del “New York World” di Joseph Pulitzer e chiede di essere assunta come reporter….una cosa mai sentita prima. Ha solo 23 anni, coraggio e talento da vendere, da 3 anni scrive per un quotidiano di Pittsburgh firmando i suoi pezzi Nellie Bly.
Propone un’idea nuovissima che convince Cockerill e Pulitzer; condurre un’inchiesta sotto copertura nel manicomio femminile di New York, a Blackwell Island.
Il suo reportage è pietra miliare nella storia del giornalismo, brillante avvio di una carriera che la condurrà in molteplici inchieste sotto infiniti travestimenti. Nellie racconterà le piaghe nascoste del paese agli americani, senza peli sulla lingua, senza lasciarsi mai scoraggiare o fermare dalle difficoltà che le si pareranno sulla strada
Diventa l’antesignana di una nuova professione nella quale le donne potranno realizzarsi, famosa e scomoda per qualcuno, l’incubo di politici e benpensanti. Viaggerà in lungo e in largo per il mondo facendo il lavoro che ama e nel quale eccelle, conoscerà amori e sconfitte. Soprattutto sarà un nuovo tipo di donna: indipendente e libera, giornalista intrepida, artefice della propria vita …e che vita!

Giulia Lamarca “Prometto che ti darò il mondo” -DeAgostini- euro 16,00

Questa è una storia vera, tragica, ma anche luminosa perché parla di rivincita sul destino maledetto. Giulia ha solo 19 anni quando un incidente con il motorino guidato dal suo ragazzo la sbalza lontano e le spezza la colonna vertebrale. La vita diventa dolore assoluto nelle sale chirurgiche e nelle stanze del Centro Traumatologico Ortopedico di Torino. Il verdetto della medicina è senza appello: lesione midollare. Una parte di Giulia è morta il giorno dello schianto e non c’è più.
Però è nata un’altra Giulia che ha scoperto come la libertà di movimento -che sembra essere un nostro diritto- non sia affatto scontata. Anziché rassegnarsi alla carrozzina, è proprio quando la vita ha cercato di immobilizzarla, che Giulia ha trovato la forza di superare quel limite.
Oggi è una bellissima giovane donna di 29 anni, psicologa, formatrice aziendale e content creator e soprattutto è una travel blogger. Si avete capito bene, viaggia in lungo e in largo per il mondo e racconta le sue esperienze sul blog “My travels: the hard truth” e sul suo profilo Instagram.
Dopo mesi lunghi e penosi di riabilitazione in ospedale si è ripresa la sua vita e l’ha lanciata più lontano ancora di prima. In ospedale ha conosciuto Andrea, giovane tirocinante fisioterapista, che anziché vedere il suo handicap è riuscito ad entrare nella sua anima, scoprendone la tenacia, la forza e la bellezza.
I due diventano inseparabili e lui la sorprende con una proposta che sembra avere dell’incredibile. Partire alla volta nientemeno che dell’Australia, all’altro capo del mondo. E Giulia dice di si.
Così inizia la sua nuova avventurosa seconda vita e con Andrea riesce a superare tutte le barriere architettoniche sul cammino. Insieme si avventurano sul Machu Pichu, percorrono la Grande Muraglia Cinese, volano in Giappone per ammirare l’esplosione della fioritura dei ciliegi…. E poi una tappa via l’altra, sempre in carrozzina, ma oltre ogni possibile barriera, alla scoperta degli angoli più incredibili del globo.
Il libro in cui Giulia si racconta diventa così non solo autobiografia, ma testimonianza concreta della forza che si può trovare anche di fronte a quella che sembrerebbe una durissima condanna a vita. E’ la storia di una gioia di vivere che bypassa ostacoli alti come muri. Come dire che non sono solo le gambe a farci avanzare nei marosi dell’esistenza. Un libro che insegna molto….

Quelle gite di Pasquetta sulla 1100 Fiat sognando Giulia

COSA SUCCEDEVA IN CITTA’

Pasquetta è il colore del sole.  Pasquetta sono le gite fuori porta nei primi anni 60. Mi ricordo ancora di quella bambina, che se la memoria non mi tradisce si chiamava Giulia.  Aveva 3 o 4 anni ed io 6 o 7. Nitido il ricordo.

Da qualche parte ho la foto che ci ritrae mano nella mano. Lei con un foulard in testa ed io con capelli tagliati a zero e le mie orecchie a sventola. Figlia di amici di papà ci siamo conosciuti in una di quelle scampagnate fuori porta. Oraganizzatissima zia Teresina sposata Sereno, sorella di mio padre da Lei amato in modo incondizionato. Grande cuoca. Organizzava tutto Lei . Dalle posate ai piatti cucinati.  Le solite cose, dal pollo freddo agli involtini di prosciutto in gelatina.  Mia madre addetta alle compere.  Le bevande e il tonno in scatola Ghiotto con i funghi porcini.  Mio zio era l’unico patentato. Roberto Sereno.  Era stato sommergibilista.  Fortuna vuole che nel 1940 fu preso prigioniero dagli inglesi saltando piè pari la guerra. Nel polso sinistro aveva una scheggia ricordo dell’affondamento del suo sommergibile.  Nella sua pur scarsa biblioteca diversi libri sulla marina italiana. L’auto in dotazione, una 1100 Fiat.  Nel bagaglio il bauletto di vimini con le vettovaglie.  Al fianco del guidatore mio padre e dietro, in mezzo alle donne il sottoscritto. Uno degli obbiettivi erano i prati in piano tra Lemmie e Margone.  Siamo in piena Valle Viù.  Dopo le strettoia tra Viù e Lemmie la valle un po’ si apriva. Dopo Usseglio e il lago di Malciaussia. Lago artificiale.  Volevo sempre andare sulla diga ma mi era impedito da severi e perentori cartelli di divieto.  Appena prima del lago, sul lato destro della montagna , abbarbicate le casette in disuso per i militari alpini. Si raccontava che furono utilizzate dai partigiani nell’ inverno del 44.  Ed io giù a fantasticare mille storie vissute nella mia visionaria mente. Pensieri di giochi solitari.  Ma quella Pasquetta no. C’era Giulia.  Forse non l’ho mai più rivista.  La giornata volo’ via in un amen. Forse anche un piccolo bacio sulla guancia. Unico ricordo nitido il cuore in gola con la relativa accelerazione dei battiti.  Con il ricordo rinnovato da mia madre anno per anno, compiaciuta.  Tra un mese saranno 65 anni. Ed ovviamente nulla nel ricordo di quegli anni è lineare e sempre presente.  Riemergono memorie a sprazzi per poi rituffarsi nei meandri  della mente. Aiutano queste giornate di sole dove i colori sono gli stessi.  Non c’è piu la spensieratezza e leggerezza di allora. Ora tanti e fin troppi problemi. Personalmente sono moderatamente soddisfatto di ciò che ho fatto e sto facendo.  Al netto degli errori connaturati nella vita degli individui. Ora, usando un eufemismo, c’è tanta, troppa confusione.  Dalla guerra, anzi dalle guerre nel mondo al Covid. Bisogna andare avanti , soprattutto per i nostri figli.  Ed aiuta questo ricordare con la punta di sana nostalgia dei tempi che furono.  La Pasquetta, le tante pasquette, con il ricordo di ciò che avremmo voluto essere e che poi siamo diventati.  E come si diceva una volta, ai posteri l’ardua sentenza.
Patrizio Tosetto

Rock Jazz e dintorni: Motta e i Nomadi

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA  SETTIMANA 

Martedì. All’Otium Pea Club suonano Luca Biggio e Max Carletti. I Dik Dik si esibiscono al Le Roi.

Alle OGR è di scena Motta. Al Blah Blah suonano i Dead Myth. Al Capolinea 8 è di scena il virtuoso del fingerpicking Calum Graham.

Mercoledì. Al Circolo della Musica di Rivoli suonano i Bodega. Il premio Gianmaria Testa  viene assegnato alle Fonderie Limone di Moncalieri. Oltre ai cinque finalisti si esibiscono Eugenio Bennato con Enzo Lambiase e Paolo Fresub con Roberto Cipelli. Al Blah Blah sono di scena i Queers.

Giovedì. Al Magazzino sul Po suona il trio Mambo Melon.All’Hiroshima Mon Amour si esibiscono i Pop X. Alla Suoneria di Settimo è di scena il chitarrista Carl Verheyen.

Venerdì. Il cantautore Giancane si esibisce all’Hiroshima Mon Amour. Al Circolo della Musica di Rivoli Gian Luigi Carlone della Banda Osiris, mette in scena lo spettacolo dedicato alla festa del 25 aprile “Voci di libertà”. Alle OGR Iosonouncane esegue integralmente il progetto discografico “Ira”. All’Arteficio suona il sestetto di Luigi Tessarollo.

Sabato. Al Blah Blah si esibiscono i Trip di “Caronte”. All’Off Topic è di scena Alessandro Fiori. Al Teatro Colosseo suonano i Nomadi.

Domenica. Alla Cascina Bellaria di Sezzadio country statunitense di Bob Wayne. Al Concordia di Venaria si esibiscono i Fast Animals And Slow Kids.

Pier Luigi Fuggetta

Focus Covid e vaccini, domenica 17 aprile

Domenica 17 aprile

Situazione epidemiologica

Positivi: 2.086 (di cui 1.802 a test antigenico)
Positivi/tamponi: 12,7%
Tamponi: 16.436 (di cui 14.792 test antigenici)
Ricoveri ordinari: 683 (-3 rispetto a ieri)
Ricoveri Terapia Intensiva: 21 (-3 rispetto a ieri)
Decessi: 0

Sabato 16 aprile

Vaccinazioni

1.447 oggi (a 97 la prima dose, a 220 la seconda, a 1.004 la terza, a 126 la quarta).

Dall’inizio della campagna inoculate 9.816.764 dosi, di cui 3.331.962 come seconde, 2.856.697 come terze, 21.385 come quarte agli immunodepressi, 3.271 di Novavax.

Situazione epidemiologica

Positivi: 3.518 (di cui 3.056 a test antigenico)
Positivi/tamponi: 11,1%
Tamponi: 31.804 (di cui 29.369 test antigenici)
Ricoveri ordinari: 686 (-19 rispetto a ieri)
Ricoveri Terapia Intensiva: 24 (+3 rispetto a ieri)
Decessi: 2

Doppio pari per Juve e Toro

33esima giornata di serie A

Juventus-Bologna 1-1
Arnautovic (B)
Vlahovic(J)
Lazio-Torino 1-1
Pellegri(T)
Immobile(L)

La Juventus rischia grosso perchè il Bologna sfiora l’impresa,passa in vantaggio con Arnautovic ma i bianconeri vengono salvati  al 95′ da un gol di Vlahovic. All’Allianz Stadium finisce 1-1, ed è un pareggio che, alla fine, può accontentare tutti.Ad onor del vero sembrava che la squadra di Allegri fosse destinata a perdere di nuovo, proprio come era successo contro l’Inter. Nel finale, però, accade di tutto. L’arbitro Sacchi espelle in pochi secondi prima Soumaoro per fallo su Morata, fuori area,poi Medel per proteste: in 9 uomini i rossoblù non resistono e al quinto minuto di recupero subiscono il pari di Vlahovic, servito da un assist in rovesciata di Morata.Un punto d’oro per la Juve che consolida il quarto posto.
Stesso identico punteggio di 1-1 per i granata di Juric ma con tante recriminazioni.Gioca e domina il Toro contro la Lazio.È assoluto padrone del campo e sfiora più volte il gol con un palo di Bremer e conclusioni fuori di poco da parte di Vojvoda e Pobega.Passano meritatamente in vantaggio i granata,nel secondo tempo, con un gran gol di testa di Pellegri,entrato al posto dell’infortunato Belotti,poi subisce il gol del pareggio,a tempo scaduto,da parte di Immobile che segna sempre di testa,approfittando di un uscita a vuoto del portiere granata Berisha,autore comunque di una buona gara.Come al solito i granata contro le grandi dominano,giocano bene,ma vengono puniti alla prima distrazione e sempre oltre al 90esimo minuto.
Appena Juric correggerà questo calo di concentrazione,siatene certi,il Toro tornerà ad esser un abituale frequentatore dell’alta classifica.
Buona Pasqua a tutti cari lettori.

Enzo Grassano

Non di solo profitto vive l’imprenditore

Gli studiosi di finanza aziendale hanno sempre esaltato il profitto come unico obiettivo dell’attività imprenditoriale, sulla base del principio che l’imprenditore deve puntare alla massimizzazione del profitto!

 

Massimizzazione…

Quindi conseguimento del profitto più alto possibile, senza preoccuparsi di come è conseguito (anche danneggiando altre persone oppure creando problemi all’ambiente o alla società).
E nessuna considerazione sulla distribuzione del profitto, che va considerato di esclusivo beneficio dei soci o dell’imprenditore.
Gli autori sostengono che il mondo della produzione e il mondo della finanza debbano considerare non solo valori meramente quantitativi ed egoistici, ma anche valori qualitativi e sociali; giusto conseguire il profitto, ma meglio se, anziché massimizzarlo, si puntasse ad ottimizzarlo, arrivando ad un livello adeguato, ma compatibile con tutti coloro che vivono all’interno ed all’esterno dell’azienda.

Qualche brano del libro consente di coglierne a fondo il pensiero.

“L’impatto della gestione delle imprese finanziarie sulla Società sempre più rilevante, anche per il loro potere d’indirizzo sulle imprese non finanziarie, induce quindi a ritenere fondamentale che il rapporto tra finanza ed etica si evolva da quello, richiamato nel sottotitolo, tra “diavolo ed acqua santa”.

Un obiettivo fondamentale anche per l’impatto sulle future generazioni, ma di non facile ed immediata realizzabilità per una molteplicità di ragioni tra le quali una notevole capacità di “pressione” delle grandi istituzioni finanziarie su governi ed istituzioni finanziarie” (dalla prefazione del prof. Roberto Schiesari,

Dipartimento di Management Università di Torino).

Etica e profitto non sono conflittuali: contrapporre etica e profitto, apertura sociale ed utili aziendali è errato, partendo dal presupposto che l’uomo sia “monodimensionale”, capace di perseguire solo un unico obiettivo e non una serie di obiettivi diversi ma armonizzabili. La ricchezza “egoistica”, la sfrenata corsa verso la massimizzazione del profitto, l’accumulazione di patrimoni personali smisurati aumentano le disuguaglianze, sono una malattia subdola, un killer silenzioso, che giorno dopo giorno mina alle fondamenta il patto sociale.

L’economia deve cambiare visione: occorre realizzare un cambiamento che metta in moto un processo in vista di un’economia diversa da quella che fa semplicemente sopravvivere (lavorare per guadagnare i soldi per vivere); un’economia che include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda. L’ecologia e la cura del prossimo sono intimamente correlate. Ed occorre realizzare processi produttivi, progetti qualificati ed una progettualità solidale in grado di garantire equità e giustizia per tutti.

Accettare il “bene comune”:dobbiamo riscoprire il senso e il valore del bene comune in contrapposizione alla ricerca del bene del singolo. Che cos’è il bene comune? Pensiamo agli allevatori che d’estate portano sull’alpeggio le proprie mandrie affinché trovino erba fresca per il pascolo. Se l’interesse del singolo fosse superiore al bene comune ogni pastore avrebbe interesse a portare una mucca in più al pascolo per massimizzare i propri profitti ma ciò porterebbe all’esaurimento ed alla desertificazione del pascolo. Invece i pastori sanno che devono preservare il pascolo affinché non si desertifichi e possa negli anni continuare a svolgere la propria funzione per tutta la collettività; anche noi oggi dobbiamo riscoprire valore del bene comune sentirlo nostro e preservarlo per le generazioni future.” (estratto dal Capitolo 3)

E’ possibile coniugare Finanza ed Etica?
Un’utopia, forse, ma i tempi sono maturi per una riflessione profonda su nuovi modelli di gestione della micro e della macro economia.

Mara Martellotta 

GIANLUIGI DE MARCHI e MARCO PICCOLO – FINANZA ED ETICA, DIAVOLO ED ACQUA SANTA? Riflessioni e proposte per un nuovo modello d’impresa, Amazon libri, 2022, euro 10

 

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Utilizzo corretto delle cinture di sicurezza con l’operazione “seatbelt”

Dal 4 al 10 aprile 2022 si è svolta l’Operazione Congiunta Europea denominata “SEATBELT” (Cinture di sicurezza) programmata da ROADPOL – European Roads Policing Network..

ROADPOL è una rete di cooperazione tra le Polizie Stradali, nata sotto l’egida dell’Unione Europea, alla quale aderiscono tutti i Paesi Membri, tranne la Grecia e la Slovacchia, oltre alla Svizzera, la Serbia, la Turchia ed in qualità di osservatore la Polizia dell’Emirato di Dubai (Emirati Arabi Uniti).

L’Italia è rappresentata dal Servizio Polizia Stradale del Ministero dell’Interno.

L’Organizzazione sviluppa una cooperazione operativa tra le Polizie Stradali europee, con l’obiettivo di ridurre il numero di vittime degli incidenti stradali in adesione al Piano d’Azione Europeo 2021-2030. Tale attività si sviluppa attraverso operazioni internazionali congiunte di contrasto delle violazioni e campagne “tematiche” in tutto il Continente, all’interno di specifiche aree strategiche,

L’obiettivo ultimo è quello di elevare gli standard di sicurezza stradale, armonizzando l’attività di prevenzione, informazione e controllo, anche attraverso campagne di comunicazione e operazioni congiunte i cui risultati vengono poi monitorati dal Gruppo Operativo ROADPOL.

Lo scopo della campagna “Seatbelt” (Cinture di Sicurezza), svoltasi nel periodo dal 4 al 10 aprile 2022, è stato quello di verificare efficacemente, su tutte le arterie europee di grande viabilità, il corretto utilizzo delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta da parte di conducenti e occupanti di veicoli a motore, con particolare riguardo ai seggiolini per bambini, in sinergia con tutte le Forze di Polizia Stradale dell’Unione Europea  che operano con le medesime modalità, con strumenti omogenei e per l’obiettivo comune.

A tal fine il Compartimento Polizia Stradale per il Piemonte e la Valle d’Aosta ha predisposto sull’intero territorio di competenza l’effettuazione, per tutto il periodo in questione, sulle ventiquattrore, mirati controlli, in particolar modo sulle arterie autostradali e di grande comunicazione.

Nella settimana sono stati quindi, effettuati 507 posti di controllo, con l’impiego di altrettante pattuglie, che hanno consentito di verificare la regolarità di 2.805 veicoli e di sanzionarne 422 di cui 175 per le violazioni specifiche in materia di sistemi di ritenuta.

Interessante rilevare come la percentuale dei sanzionati per la violazione specifica (il 6% sul totale dei fermati) si sia dimezzata rispetto allo scorso anno (lo scorso anno erano state elevate 140 sanzioni su 1.200 fermati con una percentuale del 12%) a dimostrazione della crescente sensibilità degli utenti per il corretto uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta.

“Torino Wine Week” Dalla vigna al bicchiere: un “Salone del Vino” per tutti

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Dal 18 al 25 aprile

Avrà il sapore piacevole della primavera, l’edizione 2022 di “Torino Wine Week”, in programma – con versione diffusa su tutto il territorio fino al “Salone del Vino” che si terrà al “Museo del Risorgimento” – da lunedì 18 a lunedì 25 aprile, nel segno dell’eccellenza del “food & wine”. E con in testa l’obiettivo ben preciso “di essere – dicono gli organizzatori di KLUG APSBonobo Events e Orticola Piemonte – un festival per tutti e che parla di tutto il Piemonte”. Dunque, vetrina  ideale per raccontare tutte le eccellenze del territorio piemontese, che negli ultimi anni hanno saputo rinnovarsi, crescere, dare ampio spazio ai giovani, riscoprire vitigni autoctoni e valorizzare il terroirOspiti d’eccezione saranno alcune cantine di altissima qualità, dalla Toscana e dal Veneto, e una selezione internazionale di 8 aziende in collaborazione con “Elemento Ingideno”, provenienti da Cile, Georgia, Sud Africa, Libano, Nuova Zelanda, Austria, Portogallo e Repubblica Ceca.

Oltre 70 saranno invece i produttori del Piemonte e da tutta Italia attesi nella “settimana diffusa” che, dal 19 al 22 aprile, coinvolgerà ristoranti, enoteche, osterie e trattorie: quattro giorni per portare il rapporto tra il cibo e il vino al centro della tavola in tutta la città. In particolare martedì 19 e mercoledì 20 aprile enoteche e vinerie apriranno le porte a degustazioni varie con approfondimenti e momenti di condivisione, mentre giovedì 21 e venerdì 22 aprile ristoratori e produttori creeranno insieme le proposte nuove e gli abbinamenti speciali – legati sia ai singoli piatti che a menù ad hoc – per valorizzare i prodotti e le etichette presenti al “Salone del Vino”.

A dare il via al cuore della “settimana diffusa”, un’intera giornata all’aria aperta nel giorno di Pasquetta, lunedì 18 aprile, immersi tra Food e Freisa, lungo i filari della cantina “Miglioretti” di Pino Torinese.

A chiudere in bellezza la manifestazione, lunedì 25 aprile, sarà la sorpresona di una speciale cena negli spazi dell’“Enoteca di Eataly”, la più grande della città, con ospiti tre produttori “eroici” che racconteranno e faranno degustare i loro vini, in abbinamento alle tapas dell’Executive Chef  Patrik Lisa.

Momento clou, nel week-end del 23 e 24 aprile al “Museo del Risorgimento”, in piazza Carlo Alberto, torna lo storico “Salone del Vino” che punta ad essere per l’edizione 2022 il “Salone per tutti” grazie all’incontro di tante tipologie di pubblico- e differenti formule d’ingresso- per mettere al centro della manifestazione il rapporto del vino con le persone, la vigna e  la terra. Da segnalare anche, in quest’ambito, la nuova sezione  “Conferences”, che, a seguito delle masterclass e delle degustazioni di sabato 23 aprile, inaugura domenica 24 aprile, con tre incontri speciali dedicati alla “vita del vino” fuori dalla vigna e tenuti da  tre “professioniste” del settore (Francesca BassaMarianna Natale e Monica Pianosi) che, dalla comunicazione al marketing online passando per la tutela legale, incontreranno produttori, operatori e pubblico per divulgare tutto ciò che ruota intorno al mondo vitivinicolo.

L’intera manifestazione è realizzata  con il supporto di Camera di commercio di Torino e con il patrocinio della Città di Torino. Partner di “Torino Wine Week” sono la “Città del Gusto Torino – Gambero Rosso”, “Go Wine”, “Fisar Torino”, “Eataly Torino”, “Torino DOC”  e “Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino”.

Per info, calendari, acquisto biglietti e programmi completi: www.torinowineweek.it

g.m.

Nelle foto di Alberto Chiarigli

–       “Salone del Vino” al “Museo del Risorgimento”

–       Momenti di degustazione 

Kakemono. Cinque secoli di pittura giapponese In mostra al “MAO”

Importanti opere provenienti dalla Collezione Claudio Perino

Fino al 25 aprile 2022

E’ la prima mostra organizzata in Italia su un genere particolarissimo di forma d’arte, da secoli estremamente diffusa in Giappone e in tutta l’Asia orientale, dove assume però nomi differenti. Si tratta del cosiddetto kakemono kakejiku, un rotolo di tessuto prezioso o carta, dipinto o calligrafato e realizzato  con lo scopo di essere appeso durante occasioni speciali o utilizzato come decorazione a seconda delle stagoni dell’anno. Ben 125 possono essere oggi ammirati in una rassegna di grande interesse ospitata, fino al 25 aprile dell’anno prossimo, presso gli spazi del “MAO-Museo d’Arte Orientale” di Torino. A cura di Matthi Forrer, professore di “Cultura materiale del Giappone pre-moderno” all’Università di Leida, la rassegna – comprendente anche ventagli dipinti e lacche dorate – è resa possibile grazie ai prestiti arrivati al Museo di via San Domenico dalla “Collezione Claudio Perino”, un’importante raccolta di opere acquisite dal medico collezionista piemontese, fra i principali prestatori e mecenati dello stesso Museo.  I “rotoli appesi” sono distintivi della produzione pittorica di Cina, Corea e Vietnam, oltre che del Giappone stesso, e rappresentano il corrispettivo dei nostri classici “quadri”. Con una sostanziale differenza. Mentre, infatti, le nostre tele o tavole sono caratterizzate da una struttura rigida, i “rotoli dipinti” presentano una struttura relativamente morbida e sono pensati per una fruizione limitata nel tempo.

Esposti nel “tokonoma” (l’alcova) delle case giapponesi o lasciati per qualche ora soltanto ad oscillare nella brezza di un giardino, “queste opere d’arte partecipano del tempo e del movimento, mentre i dipinti su tela o tavola tipici della tradizione occidentale sembrano impregnati di fermezza e di continuità”. Le differenze non sono, quindi, solo e puramente formali, ma riflettono anche una diversa concezione estetica e filosofica della vita: “alla base delle opere su rotolo si trova infatti un’allusione all’impermanenza e alla mutazione quali elementi ineludibili (e positivi) dell’esistenza”. Cinque le sezioni tematiche in cui si articola la mostra: fiori e uccelli, animali, figure, paesaggi, piante e fiori. La narrazione si sviluppa attraverso linguaggi estremamente singolari e, a tratti, fortemente innovativi nonostante il peso degli anni incombente su alcune opere. In Oriente – affermano gli organizzatori – i pittori dipingevano in maniera ‘impressionistica’, ‘espressionistica’ e ‘astratta’ secoli prima che analoghe forme espressive cominciassero ad apparire in Occidente”. Con la differenza che in Asia le diverse modalità pittoriche hanno convissuto, senza escludersi a vicenda nel tentativo di definire veri e propri movimenti artistici, come accaduto invece nell’arte moderna occidentale. Fra i kakemono esposti figurano alcune opere dei maggiori artisti giapponesi (del periodo Edo, soprattutto), tra cui Yamamoto BaiitsuTani Buncho (pittore e poeta), Kishi Ganku (fra i principali pittori di Kyoto, fondatore della scuola di Kishi e famoso per le sue tigri) e Ogata Korin ( pittore della scuola Rinpa e artista di audace impronta impressionistica).

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Sempre al “MAO”, è in corso fino al 27 febbraio del prossimo anno la mostra dell’artista spagnolo Fernando Sinaga, dal titolo “Il Libro delle Sorti e dei Mutamenti”, a cura di Begona Martinez e Pedro Medina. Si tratta di un progetto site specific in cui l’installazione di Sinaga dialoga con due importanti volumi, una copia a stampa del classico cinese “Il Libro dei Mutamenti (I Ching / Yijing) di metà Ottocento, proveniente dalla Biblioteca dell’Università “La Sapienza” di Roma, e un facsimile del “Libro delle Sorti” proveniente dalla “Biblioteca Nazionale Marciana” di Venezia, pregevole riproduzione dell’opera omonima scritta da Lorenzo Spirito nel 1482. Libri senza pagine, quelli dell’artista spagnolo. In parete troviamo buste sigillate e forme e oggetti stilizzati in cui simbolicamente si concentrano improbabili visioni future, attimi del presente segnato dall’incertezza. Che cancella sogni, speranze, previsti accadimenti su cui (soprattutto dopo i tempi imprevisti della pandemia) non è più lecito fare alcun affidamento. All’interno di quei simulacri appesi ristagna un limbo oscuro fatto di attese, “orfane della visione del futuro e abbandonate al loro incerto destino”.  La mostra è realizzata con l’appoggio di “Acción Cultural Española” grazie al “Programma di Internazionalizzazione della Cultura Spagnola (PICE)”.

Gianni Milani

 

“Kakemono” /  “Fernando Sinaga. Il Libro delle Sorti e dei Mutamenti”

MAO-Museo d’Arte Orientale, via San Domenico 11, Torino; tel. 011/4436932 o www.maotorino.it

Fino al 25 aprile / Fino al 27 febbraio 2022

Nelle foto:

Immagini di “kakemono” e Fernando Sinaga davanti alla sua opera

“No alla fusione Piemonte-Liguria, si’ al federalismo”

Oscar Farinetti, fondatore di Eataly dal palco dell’Auditorium San Francesco di Chiavari (Genova) ha rilanciato l’idea dell’accorpamento della regione Piemonte e Liguria.  


Secondo Farinetti con quest accorpamento si otterrebbe una macroregione dal grande potenziale turisticoUna macroregione che avrebbe il mare, le colline, le montagne e la maggior parte delle eccellenze enogastronomiche italiane

La proposta ha fatto molto discutere. Secondo taluni sarebbe una riforma che porterebbe benefici amministrativi, burocratici ed un miglioramento qualitativo di efficacia ed efficienza della spesa pubblica in territori con problematiche simili e infrastrutture condivise.

La proposta ha attirato inoltre come mosche pletore di centralisti dalla mentalità arretrata che hanno subito colto la palla al balzo per attaccare il ‘regionalismofallito’.

Noi, come Liberi Elettori Piemonte, riteniamo che questa proposta sia del tutto irragionevole; non crediamo sia affatto proficuo ai fini di un rilancio turistico fondere le due regioni cancellando nomi ancestrali che sigillano proprio la specificità di queste terre. Liguria infatti deriva dal nome delle antiche popolazioni liguri, mentre Piemonte è un toponimo millenario, che compare già nel 1075 come ‘Ad Pedem Montium’ (ai piedi delle montagne). Che nome avrebbe la nuova ‘macroregione’? Magari un anonimo ‘Regione Alpina’ oppure ‘Alpi- Nord Ovest’?Associamo vini conosciuti in tutto il mondo come il barolo e il moscato d’asti a un grigio ente amministrativo dell’italia nord occidentale? E poi come mai unire Piemont e Liguria e non Piemont e Vda che hanno effettivamente un continuum territoriale e problematiche simili?

Forse Sarebbe più opportuno impegnarsi per una maggiore collaborazione fra regioni, sia nella gestione comune di infrastrutture e servizi che in proposte turistiche condivise piuttosto che creare affrettati accorpamenti.

Inoltre non ha senso parlare di macroregioni se prima non si definiscono con chiarezza le competenze degli enti territoriali. Qualche anno orsono il prof. Antonini pubblicò il libro ‘federalismo all’italiana in cui mostrava il grande caos nell’intreccio delle competenze tra stato, regioni, enti locali. Bisognerebbe prima fare chiarezza e suddividere in modo chiaro le competenze tra vari livelli di potere, ripartendo dall’etica dell’autogoverno e della sovranità dei territori, come capita per i cantoni della federazione svizzera, che è uno dei modelli più efficienti ed evoluti al mondo.

Accorpare le regioni all’interno di uno stato centralista come l’italia non ha alcuna logica, nemmeno per risparmiare risorse. Infatti qualche anno fa lo stato centralista francese accorpò le regioni ma in seguito un rapporto de la ‘Cour de comptes’ (24.09.19) certificò che non vi era stata alcuna diminuzione della spesa, ma anzi un aumento.

Insomma la proposta di Farinetti non è una proposta, è una boutade che va liquidata come tale…

La Segreteria di Liberi Elettori Piemonte