“Il Martinetto è uno dei luoghi del nostro Piemonte bagnato dal sangue resistente. Un luogo di dolore, come il Pian del Lot, la Benedicta, Boves.
Il Martinetto è un luogo di sacrificio, quello del Generale Giuseppe Perotti e degli altri 7 componenti del CLN, che alle 7 del mattino del 5 aprile del ’44 morirono, con coraggio e dignità, gridando ‘W l’Italia Libera’”.
Questa la riflessione del vicepresidente del Consiglio Daniele Valle, delegato al Comitato Resistenza e Costituzione, che questa mattina ha partecipato alla commemorazione dell’eccidio del 5 aprile 1944.
In quello che allora era un poligono di tiro, Franco Balbis, Quinto Bevilacqua, Giulio Biglieri, Paolo Braccini, Errico Giachino, Eusebio Giambone, Massimo Montano e Giuseppe Perotti vennero fucilati da un plotone di militi fascisti della Guardia Nazionale Repubblicana. Al Martinetto fu ucciso un gran numero di partigiani e resistenti piemontesi nei venti mesi che trascorsero tra l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la Liberazione dell’aprile 1945.
“Questo è il luogo in cui si respira il profumo della Libertà, il profumo della Resistenza – prosegue Valle – venendo qui a commemorare i martiri, riesce davvero difficile pensare che in questa città, medaglia d’oro della Resistenza, vi sia stato qualcuno che indegnamente ha accostato il rifiuto dei vaccini e del green pass alla lotta del CLN!
I nostri giovani in questi tempi complessi necessitano di ben altri messaggi. Aiutiamoli ogni giorno a ricordare chi, come i Martiri del Martinetto, 78 anni fa ha scelto di stare dalla parte giusta, consentendo a tutti noi di vivere oggi in un Paese libero e democratico”.
Domani, mercoledì 6 aprile alle 11, parteciperà alla Marcia in memoria del partigiano Emanuele Artom organizzata dalle Comunità Ebraiche di Torino, Casale Monferrato e Vercelli e dalla Comunità di Sant’Egidio, che partirà alla stazione Porta Nuova per concludersi in piazzetta Primo Levi a Torino.
Indagini nate per contrastare il fenomeno dei furti a bordo dei mezzi di trasporto pubblico urbano, e per questo denominate ‘LINEA SICURA’, durante le quali, gli agenti specializzati del ROS hanno visionato oltre 100 ore di immagini video catturate dalle telecamere di sorveglianza degli autobus che hanno consentito di analizzare circa 70 casi di borseggio e di individuare una trentina soggetti di nazionalità italiana, rumena e marocchina, in parte già noti alle forze di polizia per condanne in reati analoghi.