Ottant’anni di scultura del grande Maestro monferrino in mostra al Castello di Monastero Bormida
Fino al 10 luglio
Monastero Bormida (Asti)
Ritorna in terra monferrina, Giovanni Taverna. A lui il Castello di Monastero Bormida (recentemente inserito dalla “Fondazione Asti Musei” nella rete museale astigiana) dedica fino al 10 luglio un’importante e corposa retrospettiva dal titolo “Il pensiero che cerca la forma”.Titolo assolutamente identificativo del modus operandi dello scultore alessandrino. Nato nel 1911 ad Alluvioni Cambiò (Alessandria) e scomparso a Torino nel 2008, il Taverna è ancora oggi presenza assai viva in quelle terre in cui l’arte figurativa è riuscita incredibilmente a germogliare nelle sue più alte manifestazioni attraverso le opere di artisti di casa di massimo livello che vanno, solo per citarne alcuni, da Pellizza (di cui fu allieva la madre del Taverna) a Morbelli, a Bistolfi via via fino ad Onetti, Carrà, Monteverde e alla grande Scuola di Tortona. Dal 2003 nel suo paese natìo è attiva un’importante “Gipsoteca”, a lui dedicata, che accoglie opere dell’artista realizzate in bronzo, terracotta, ceramica e gesso, insieme a bozzetti di monumenti commemorativi, mentre in occasione del bicentenario di fondazione del Comune, Alluvioni già lo aveva ricordato con una notevole rassegna dal titolo “Giovanni Taverna scultore dell’equilibrio” e, nel centenario della sua nascita, lo aveva nuovamente commemorato con un’altra esposizione titolata “Momenti di un percorso”.
Ora la mostra al Castello di Monastero Bormida. L’aria che si respira è sempre aria di casa, in cui scivolano, in un percorso di altissimo livello artistico, ben ottant’anni di scultura. Lavori in cui è sempre il “pensiero” a cercare “la forma”. Studiata, abbozzata, plasmata secondo criteri che muovono sempre da una dimensione e da una visione ideale e spirituale della realtà. Forma mai scomposta, dai volumi netti ed essenziali, attenta ai principi scolastici della progettazione, del disegno, delle proporzioni e di quel rigore formale assolutamente lontano dai richiami (pur analizzati e interrogati) delle avanguardie cavalcate nel Novecento a larghe ondate. Curata dalla figlia, critica d’arte, Donatella Taverna e da Francesco De Caria, la mostra si basa su materiali provenienti dallo studio dell’artista e ripercorre per tappe la lunga vita di uno scultore che, dopo una fase propedeutica presso lo studio a Sale Alessandrino di Mina Pittore, allieva di Ettore Tito, si trasferì appena quattordicenne a Torino per apprendere l’arte scultorea, dapprima presso Stefano Borelli (1894-1962) e poi, per vari anni, come allievo e collaboratore di Leonardo Bistolfi – allora al culmine della fama e da un paio di anni Senatore del Regno per meriti culturali – nello studio di via Bonsignore, presso la Gran Madre. Anni di strepitosa formazione culturale ed artistica. E di un
promettente avvio di carriera. Interrotta nel ’33 dalla scomparsa di Bistolfi, seguita dai sette anni di guerra, prima con la Campagna d’Africa e poi con la seconda guerra mondiale. Rientrato a Torino, dirige per un breve periodo, la celebre fabbrica di ceramiche artistiche di Sandro Vacchetti “ESSEVI” per poi aprire un proprio studio, immergendosi appieno nell’attività di scultore.
Sulle orme di Bistolfi, si dedica anche lui all’esecuzione di opere commemorative importanti come i Monumenti ai Caduti” di Sale, “all’Alpino” di Leynì e “al Migrante”per la Città di Pittsbourgh. Molto nota è anche la sua attività di ritrattista in dimensioni pubbliche e monumentali, come nel caso del ritratto del ministro Soleri a Roma o di quello su un cippo commemorativo del poeta piemontese Pinin Pacot, nei giardini Cavour di Torino. In mostra a Monastero Bormida, una delicata “Meditazione” in gesso degli anni ’40, (figura femminile inginocchiata, le mani raccolte sulle gambe) e una meditativa “Donatella”,
gesso del ’68, riflettono l’ascendenza (svincolata dai più aggressivi ed elaborati esempi bistolfiani) di certa lezione del Rinascimento quattro-cinquentesco. Così come il “Cristo che cammina sulle acque”, terracotta degli anni ’90. Ecco. La forma si piega al pensiero. La realtà lascia margini benedetti al sogno e alla poesia. E’ il pensiero, sempre, a reggere il gioco. Nel lavoro scultoreo, ma anche nella pittura di cui si ha chiara testimonianza negli oli e nei pastelli portati in mostra insieme ad alcune ceramiche ideate negli anni di lavoro alla “ESSEVI”, a fianco di una sezione dedicata ai maestri di gioventù Stefano Borelli, Mina Pittore e Leonardo Bistolfi. A corredare la rassegna anche materiale fotografico e documentale di grande interesse.
Gianni Milani
“Giovanni Taverna. Il pensiero che cerca la forma”
Castello di Monastero Bormida (Asti), piazza Castello 1; tel. 0144/88450 o www.monasterobormida.at.it
Fino al 10 luglio
Orari: sab. 15,30/18,30 – dom. 10,30/12,30 e 15,30/18,30
Nelle foto:
– Giovanni Taverna
– “Meditazione”, gesso, anni ‘40
– “Cristo che cammina sulle acque”, terracotta, anni ‘90
– “Donatella”, gesso, ‘68
Cucina e Cultura: binomio inscindibile. Frutto, giocoforza, di contaminazioni ed esperienze collettive, di viaggi, studio e sperimentazione. “In un mondo che si muove sempre più verso la globalizzazione, anche in relazione alla tavola, l’Italia ha cercato una via alternativa – attraverso il ‘pensare globale e agire locale’ – che si cerca di valorizzare attraverso contaminazioni culturali, eccellenze gastronomiche, ma anche attraverso il rispetto del territorio e delle persone: un moto di ricerca teso a sciogliere le contraddizioni e valorizzare la modernità”. Considerazioni condivisibili che stanno alla base del progetto, promosso da “OFF TOPIC” ( l’hub culturale di via Pallavicino, 35 a Torino) e “Torino Wine Week”, che ha per titolo ben chiaro “Con la cultura si mangia e si beve … a tutte le latitudini”. Il progetto prevede quattro incontri fra sabato 4 e domenica 5 giugno nelle sale di “OFF TOPIC”. Ospite d’onore, Tracy Eboigbodin, la cuoca 28enne di origini nigeriane che parla con accento veneto e che ha conquistato l’undicesima edizione del talent di “Sky”, “Masterchef 2022”, portando l’Italia dentro i suoi piatti con l’intento di dare un’anima locale a sapori che arrivano da molto lontano.


