«Abbiamo raccolto le preoccupazioni delle RSU e dei lavoratori sulla possibile marginalizzazione della sede di Produzione Rai di Torino rispetto ad altre sedi del nostro paese e delle criticità che riguardano gli uffici in locazione in via Cavalli nonché l’incertezza sui locali di corso Giambone». Inizia così la lettera che il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, e il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, hanno inviato oggi all’amministratore delegato della RAI Carlo Fuortes insieme alla richiesta di un incontro da svolgere a Torino al più presto.
«La programmazione della Città di Torino e della Regione Piemonte – proseguono nella lettera – contengono grandi progetti nazionali e internazionali e in questo contesto vediamo gli investimenti nei settori del Cinema e della Televisione, come strumenti integrati della strategia connessa al resto del paese in una dimensione europea volti ad attrarre, turismo, eventi culturali, ma soprattutto investimenti di imprese che possano rinvigorire il tessuto sociale ed economico come elementi fondamentali di crescita della nostra Città e della nostra Regione».
“Il rischio – rimarcano Lo Russo e Cirio – di un ridimensionamento della RAI sul nostro territorio suscita una profonda preoccupazione anche ai livelli istituzionali, oltre che tra i lavoratori. Siamo convinti – sottolineano – che la RAI debba e possa avere un ruolo di primo piano nello sviluppo del territorio torinese e piemontese valorizzando le consolidate esperienze e professionalità che vanno dalla Produzione Radio e Tv, al dipartimento di Ricerca, Sviluppo ed Innovazione, dall’Orchestra Sinfonica alle Direzioni amministrative e tecnologiche fino al consistente patrimonio immobiliare rappresentato dalle stesse vostre sedi».

Visualizzare ed esplorare con l’obiettivo fotografico gli studi degli artisti, aprendo uno spiraglio su luoghi spesso solo immaginati, sacrali (“Studio is sanctuary”, scriveva il pittore e scultore newyorkese Barnett Nwman) e accessibili solo in virtù di “comprovate fedeltà”: questo il progetto avviato già alcuni fa da Corongi e Greco, lavorando su un’idea ripresa oggi con l’intento e la curiosità di focalizzare il lavoro specificamente sull’universo artistico femminile, aprendo le porte agli atelier di alcune artiste operanti prevalentemente nell’area piemontese. Nasce così “La stanza di Artemisia”, inaugurata non a caso mercoledì 8 marzo “Giornata Internazionale della Donna”. E sono ben ventisette gli studi, stanze di lavoro e di vita quotidiana cristallizzate nelle loro peculiarità dai due fotografi, per un buon centinaio di immagini esposte accanto ad un’opera a firma di ogni artista coinvolta nel progetto. Dagli spazi in cui si muove la ricerca di irrequiete figure femminili di Laura Avondoglio, fino allo studio della torinese Elisabetta Viarengo Miniotti, scomparsa nel 2020 e allieva di Giacomo Soffiantino, colta nella meraviglia della sua attività incisoria, via via, il percorso si dipana attraverso fucine di armoniose o vulcaniche attività creative accomunate da una caratteristica comune (che vale, credo, per tutti gli artisti, uomini e donne): una confusione e un caos da “Big Bang”, da cui pare svilupparsi il tutto e il ricomporsi di forme e intuizioni da percorrere con pennello e colore . Non mettete ordine nello studio degli artisti! L’ordine potrebbe interrompere il loro gesto creativo. Chissà?!






