Pistoia conquista la prima gara di Finale Playoff: al PalaCarrara finisce 67-61 dopo 40’ di battaglia. Per la Reale Mutua quattro uomini in doppia cifra, con Pepe il migliore, autore di 18 punti.
È di Varnado il primo canestro della Finale, con Guariglia che però pareggia subito la contesa. Si sblocca Pepe che trova il gioco da quattro punti vale il +3 torinese (8-5) dopo 3’ di gioco, ma Magro accorcia sul -1. Pepe e Gauriglia confezionano un parziale di 5-0 e la Reale Mutua va in vantaggio sul 15-9 a 4’40” dalla prima pausa. Si sblocca subito ance Zanotti e Torino va sul +9 (19-11 2’30” dalla fine del primo quarto). Il primo quarto va in archivio sul 21-18 in favore di Torino.
Il secondo quarto si apre con quattro punti in fila di Magro che riportano Pistoia avanti (22-21), ma Mayfield fa 2/3 dalla lunetta e riporta avanti Torino (23-22). Dopo la tripla di Della Rosa (25-23) coach Franco Ciani decide di fermare la partita con il time-out. Dopo la sospensione Pistoia prova ad allungare grazie a liberi di Benetti (27-23 dopo 4’ di gioco). La Giorgio Tesi Group tocca il massimo vantaggio con la tripla di Copeland (32-23 a 3’50” dall’intervallo lungo) e la panchina gialloblù ferma nuovamente la partita. La Reale Mutua si sblocca grazie a liberi di Zanotti (34-25) e a quattro punti in fila di Vencato, che riportano i gialloblù sul -5 (34-29 2’ dalla fine) e costringono la panchina pistoiese al time-out. Si va negli spogliatoi sul 37-29 in favore di Pistoia.
Al rientro in campo la partita riparte con due triple consecutive di Pepe che riportano Torino sul -2 (37-35 dopo 2’ di gioco). Pistoia però si sblocca e con Copeland torna a +4 (39-35). La partita perde di ritmo e a metà quarto il tabellone recita 42-35 per Pistoia. Prima tripla di serata per Vencato e la Reale Mutua torna sul -4 (42-38 a 3’30” dall’ultima pausa). Pistoia però risponde e con un parziale di 6-0 ritorna sul +8 (48-40 a 1’30” dalla fine del quarto). Cinque punti in fila di Mayfield chiudono il terzo periodo sul 48-45.
L’ultimo quarto si apre con un 1/2 di Pepe ai liberi (48-46), ma dall’altra parte Benetti trova il gioco da tre punti che vale il nuovo +5 pistoiese (51-46 dopo 1’ di gioco). Schina trova il suo primo punto di serata e riavvicina Torino sul -4 (53-49 dopo 4’), che diventa -2 grazie alla schiacciata di Zanotti (53-51) costringendo la panchina pistoiese al time-out. Al rientro in campo la partita riprende con il canestro di Varnado (55-51). Si entra negli ultimi 3’ di partita con Pistoia avanti 58-51. Mayfield segna cinque punti in fila che valgono il -2 (58-56 a 2’ dalla fine). Copeland però risponde con altrettanti punti e Pistoia scappa di nuovo sul +7 (63-56) quando manca 1’ alla fine di Gara 1. Mayfield insacca la tripla del -4 (63-59). Pistoia però resiste agli assalti gialloblù e vince Gara 1 con il punteggio di 67-61.
Giorgio Tesi Group Pistoia – Reale Mutua Basket Torino 67-61 (18-21, 37-29, 48-45)
Giorgio Tesi Group Pistoia: Benetti 7, Della Rosa 8, Copeland 12, Farinon NE, Saccaggi 3, Del Chiaro 5, Magro 8, Allinei NE, Pollone 3, Varnado 16, Wheatle 5. All.: Nicola Brienza.
Reale Mutua Torino: Mayfield 15, Vencato 11, Taflaj, Ruà NE, Schina 1, Jackson JR. 2, Poser, Guariglia 6, Beltramino NE, Pepe 18, Zanotti 10. All.: Franco Ciani.
Il commento di coach Franco Ciani: “Nel corso dei 40 minuti Pistoia è stata più costante, attenta e precisa nello svolgere il proprio piano gara. Noi abbiamo avuto delle fiammate di alto livello ma purtroppo anche delle fasi di calo, che in partite del genere non ci si può permettere. Nonostante ciò nel complesso la partita si è svolta in maniera abbastanza equilibrata o comunque combattuta. Dobbiamo imparare in fretta a ridurre questi cali e arrivare a Gara 2 con la necessità di trovare lucidità”
“Quando la guerra bussa alla tua porta, non sai mai cosa potrà accadere. Lo scoprirai solo strada facendo. Forse lo potrai raccontare, se saprai sopravvivere all’orrore”. Così inizia la nota in quarta di copertina di Chiacchiere tra cadaveri etnicamente diversi ( Infinito edizioni, 2023), l’ultimo libro di Luca Leone, giornalista e scrittore tra i più attenti e profondi conoscitori della Bosnia e dei Balcani occidentali. Un libro diverso, una silloge poetica composta da versi asciutti, duri, essenziali dove pare che l’autore abbia scelto di riversare le emozioni e i ricordi di trent’anni di viaggi e di incontri nel cuore dell’Europa di mezzo, soprattutto in terra bosniaca ed erzegovese dove tutto sembra impastato con il sangue di un popolo martoriato da un conflitto che non ha mai cessato di produrre sofferenze e dolore anche dopo che le armi hanno taciuto. In Chiacchiere tra cadaveri etnicamente diversi sono i sommersi e i salvati della decade malefica dell’ultimo scorcio del secolo breve che animano le trentaquattro poesie, riesumando e rianimando storie di persone e paesi che hanno conosciuto guerre e violenze, fame e morte sotto il tiro dei cecchini, amputazioni per gli scoppi delle granate, la pazzia e l’odio del nazionalismo portato agli eccessi e la pulizia etnica, terribili miserie umane e incredibili lampi di generosità e condivisione. Una realtà che pesa come una sorta di maledizione per un paese, la Bosnia, tanto bello quanto disgraziato. Ha ragione Andrea Cortesi quando, nella sua presentazione, afferma che questo è forse “il più intimo, personale e sofferto libro che Luca Leone abbia mai scritto”. In poemi come E’ tempo si condensa la storia recente del paese che rappresentava il cuore più jugoslavo della Jugoslavia, una storia di conflitti e di terribile pace segnata anche dal fallimento dell’Occidente e dell’Europa, dove “i fantasmi del ’93 cercano attoniti un ponte che non c’è. A Mostar l’aria è grave d’esplosioni d’intonaci e tetti saltati e sbriciolati. Volano, danzano schivando granate che piovendo dilaniano popoli alla fame. A Mostar la Neretva è rosso sangue d’un odio sconosciuto ma eccitante. E gridano esaltati i generali: crepino i cattolici, schiattino i musulmani. E scannano sedotti i militari: a morte gli ortodossi, nel fiume i musulmani. E’ tempo di distruzione. Giacciono nuvole di sporco in superficie, gelide osservano le alte ciminiere. A Zenica è di nuovo blu la Bosna ma il cielo è un coperchio che isola e sconforta. Tremano le anime di donne oltraggiate, vittime impotenti di guerre programmate. Assolti e affrancati, soldati e mercenari banchettano coi corpi di civili ignari. Gridano assetati i generali: stuprate i cristiani, violentate i musulmani. E’ tempo di distruzione, di utile disperazione, di nuovi ricchi, di chierici contenti. E’ tempo di trasformazione, di nuova occupazione, di bui nazionalismi, di mafia e di fascismi”. La poesia di Luca Leone, come scrive Silvio Ziliotto nell’introduzione, è una risposta a un malessere quasi fisico, a un dolore morale lancinante dovuto ad anni di narrazione, confronto, scontro, denunce, amarezze, tante altrui bassezze nel raccontare e capire la Bosnia Erzegovina. Per questo si può comprendere perché i versi sembrano di carta vetrata, stridenti anche quando esprimono sarcasmo e sconcerto o diventano un urlo strozzato che cerca di riscattare le vittime di quella come di tutte le guerre. Un libro diverso ma non meno importante di Srebrenica, i giorni della vergogna, Višegrad o La pace fredda, dove ancora una volta si chiede e si reclama giustizia perché un popolo torni a sperare, per risollevare cuori intimoriti, per riprendere a vivere e a progettare il futuro. Una giustizia che deve partire dal cuore di ciascuno senza coprire quel sangue con lo sporco dei nazionalismi, dell’indifferenza, della distrazione, dell’oblio. Un compito difficile ma necessario perché come scriveva Predrag Matvejević, uno dei più grandi intellettuali jugoslavi del XX secolo, “i tragici fatti dei Balcani continuano, non si esauriscono nel ricordo, come avviene per altri. Chi li ha vissuti, chi ne è stato vittima, non li dimentica facilmente. Chi per tanto tempo è stato immerso in essi non può cancellarli dalla memoria”.
