Perla di Boemia, Zircone, Corallo, Argento, Madreperla. Queste alcune delle indicazioni riportate sul milione di articoli sequestrati dalla Guardia di Finanza di Torino ma che in realtà erano prodotte artificialmente con pasta vitrea o ceramica.v
È il risultato di un’operazione condotta dai Finanzieri del Gruppo Pronto Impiego del capoluogo Piemontese coordinata dal Pool Tutela del Consumatore della Procura della Repubblica Torinese, che ha visto coinvolto un market del centro città gestito da un imprenditore di origine cinese.
Come detto oltre un 1 milioni gli articoli, tra monili ed accessori d’abbigliamento, tolti dal mercato riportanti false indicazioni qualitative anche in relazione alla loro qualità e provenienza ovvero con indicazioni merceologiche non conformi. Collane, bracciali, orecchini e anelli sono risultati essere prodotti artificialmente con pasta vitrea o ceramica o addirittura semplici agglomerati di ABS (Acrilonitrile Butadiene Stirene).
L’ingente quantitativo sequestrato avrebbe consentito gestore dello store di “Porta Palazzo” un profitto di oltre 1 milione di euro.
Ma il marketing dell’imprenditore non si limitava alla commercializzazione dei falsi monili. Nel corso delle perquisizioni, infatti, i Baschi Verdi hanno anche rinvenuto centinaia di mascherine che oltre a non essere conformi, hanno accertato i Finanzieri essere contraffatte in quanto riportavano falsamente il marchio di note griffe della moda mondiale. Particolarità della vicenda: tra le mascherine cautelate molte anche quelle riportanti illegalmente il logo della nota app “Tik-Tok”, popolarissima tra i giovanissimi.
La titolare dell’attività è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Torino: frode in commercio, false indicazioni di origine e qualitative della merce, contraffazione e ricettazione le accuse da cui dovrà difendersi. Rischia anche sanzioni sino a 25.000 euro.
L’operazione rientra nell’ambito del controllo economico-finanziario del territorio eseguito, quotidianamente, dalla Guardia di Finanza, per contrastare tutte quelle forme di commercio illegale in modo da tutelare non solo i consumatori, ma anche gli imprenditori onesti eliminando pericolose distorsioni delle corrette regole dell’economia di mercato.
IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni/
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Tanto per cominciare il corposo romanzo è una sorta di gioco di specchi tra finzione narrativa e autobiografia, perché a mettersi sulle tracce del mistero che avvolge la camera 622 è un giovane scrittore che assomiglia parecchio a Dicker -come lui si chiama Joël- e, insieme all’affascinante Scarlett, riesce a risolvere un classico intrigante cold-case.
Lei è la madre settantenne dello scrittore Jonathan Safran Foer e questo è il memoir in cui rimette insieme i frammenti della tragica storia della sua famiglia, vittima dell’Olocausto. Tutto ha inizio con i silenzi familiari che l’hanno accompagnata nella vita in America, da una vecchia foto in bianco e nero e una mappa tracciata a mano.
Questa potrebbe anche essere l’occasione giusta per rileggere o scoprire il primo romanzo del famoso figlio dell’autrice:
La sua è una vita grigia come tante altre: è fissato con la raccolta differenziata dei rifiuti, ama l’ordine, è fidanzato con Cass, una maestra sua coetanea, con la quale condivide riti e abitudini… ma ognuno a casa sua.
