Settembre pieno all’Ippodromo di Vinovo e lo conferma il fatto che domenica 10 il trotto tornerà già in pista, aspettando i prossimi capitoli legati ai Gran Premi, l’Orsi Mangelli del 1° novembre e l’Anact del 18 novembre. Tutta la giornata sarà dedicata alla Scuderia Immobiliare La Moretta, della famiglia Ferrari, un sodalizio storico che fin dagli anni ’70 ha simboleggiato la purezza e la passione per il nostro mondo. In particolare la signora Enrica, una donna fortissima e con un’immensa passione per i cavalli, che hanno sempre rappresentato non solo uno svago.
Il centrale del pomeriggio quindi omaggerà Revillon, cavallo amato da tutta la tribuna torinese, che lo scorso agosto a 13 anni e con tanti km sulle zampe ha lasciato la carriera agonistica. Una corsa con i nastri sul doppio km che richiama 10 partenti. Nella prima fila piace Zerouno Mmg, reduce da buona prestazione alla prima uscita per Cosimo Cangelosi che affiderà ad Andrea Farolfi. Da dietro invece inseguiranno gli altri a partire da Caronte Trebí, allievo di Barelli e Gubellini, specialista di queste tipologie di corse e in buona forma dalla sua.
Molto aperta anche la seconda corsa, riservata ai puledri di due anni ancora senza vittorie al loro attivo. First Bar Love sembra avere le potenzialità giuste, esattamente come Fenicia As e il debuttante di Smorgon, Febo Sl. Nella corse per i gentleman, il Premio Tak Tak, piace Decano che Gino Salacone affida a Michele Bechis. Poi però anche Delise Tc, con Simone Tinti che a luglio avevano vinto sulla pista. Duchesse Joyeuse e Donna Cast hanno buoni interpreti, come Enrico Colombino e Marco Castaldo.
Attivo come sempre il nostro Ristorante “La Scuderia” che permette di vedere le corse da una posizione privilegiata. In più tanto gli spazi per le famiglie nel quale far giocare in sicurezza i bambini. Inizio corse, alle ore 14:55 e come di consueto ingresso gratuito. Il trotto a settembre tornerà poi ancora i prossimi mercoledì, il 13, il 20 e il 27 di questo mese.
Passano anche a Chieri, alcuni solo il tempo necessario per rifocillarsi e riprendere il cammino da poveri crociati, altri invece si fermano molto più a lungo e costruiscono, nell’attuale via Roma, una “domus” templare, la chiesa di San Leonardo, l’unico tempio in provincia di Torino posseduto dal potente Ordine medievale di monaci-cavalieri. Un tempo fu precettoria templare e poi divenne un ospedale dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, i futuri cavalieri di Malta le cui croci ottagone si stagliano sulla facciata dell’edificio. Non tutto però fila liscia, templari e chieresi non sempre vanno d’accordo. Deve intervenire addirittura Federico II, l’imperatore svevo nato a Jesi, che tanto amava la nostra penisola. Cerca di fare da paciere tra il neonato comune di Chieri e i Templari per contrasti riguardanti la vendita di case e terreni. Risolve tutto e il documento firmato a Torino tra le parti nel 1245 pone fine alla disputa.
Con la caduta di Acri (oggi Akko in Israele) nel 1291, conquistata dai Mamelucchi, i cavalieri di San Giovanni furono costretti a fuggire dalla Terrasanta per riparare prima a Cipro e poi nell’isola di Rodi diventando i Cavalieri di Rodi. Obbligati a lasciare l’isola all’arrivo della flotta ottomana nel 1522 ottennero dall’imperatore Carlo V l’isola di Malta e dal 1530 sono conosciuti come Cavalieri di Malta. Il cavaliere di Rodi Tommaso Ulitoto nei primi anni del Quattrocento fece ricostruire l’ospedale e la chiesa di San Leonardo che però cadde in uno stato di totale abbandono. Nell’Ottocento diventò perfino un’officina e il campanile fu abbattuto. Nei primi anni Trenta chiesa e domus templare furono acquistate dai salesiani e divennero parte integrante dell’attuale Oratorio di San Luigi. Della chiesa di San Leonardo è ancora visibile la piccola navata centrale ma non resta nulla dell’ospedale di Santa Croce dei Cavalieri di San Giovanni. All’interno della precettoria sono tornati alla luce, dopo lunghi restauri, preziosi affreschi del Quattrocento che illustrano la Passione di Cristo.