Grazie all’approvazione della legge regionale n° 33 del 30 novembre 2023 sono stati assegnati oltre 900 mila euro per l’acquisto di attrezzature e mezzi d’opera finalizzati alle attività di sgombero neve e antighiaccio, a supporto di 26 comuni montani piemontesi.
L’Assessore ai trasporti e Protezione civile del Piemonte Marco Gabusi, sottolinea l’importanza dell’iniziativa: ”Questa misura, fortemente voluta dall’attuale giunta regionale, è al secondo anno di finanziamento dopo che per molti esercizi le amministrazioni regionali non avevano posto attenzione al tema. Si sostengono i comuni piemontesi, fornendo loro un contributo cruciale per garantire la sicurezza delle strade montane nel periodo invernale.”
I comuni beneficiari sono distribuiti in 5 province:
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Cuneo (7 comuni): Chiusa di Pesio per 26.840,00€, Canosio 32.330,00€, Peveragno 36.600,00€, Cortemilia 36.783,00 €, Villar San Costanzo 40.802,90 €, Rifreddo 42.791,50 €, Torre Bormida 28.009,00 €.
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Alessandria (3 comuni):Montacuto 17.995,00€, Stazzano 33.916,00€, Lerma 40.260,00.
Biella (1 comune): Crevacuore 17.500,00€ -
Torino (9 comuni): Levone 8.478,13 €, Pramollo 31.209,50 €, Meana di Susa 34.465,00 €, Caprie 34.770,00 €, Canischio 35.925,00 €, Salza di Pinerolo 40.136,78 €, Perrero 44.131,79 €, Moncenisio 44.652,00 €, Rubiana 44.828,90€.
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Verbania (6 Comuni): Cambiasca 29.386,00 € , Macugnaga 37.332,00 €, Montecrestese 38.735,00 €, Malesco 40.565,00 €, Villadossola 40.565,00 €, Oggebbio 40.992,00 €.
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Un significativo aggiornamento nel contesto della sicurezza stradale che comporta un investimento complessivo di circa 1,3 mln di euro, a beneficio di 56 comuni piemontesi nel corso del 2022 e 2023.
“La messa in sicurezza delle strade, soprattutto quelle di montagna, è una priorità assoluta della nostra amministrazione. Nonostante le nevicate siano meno frequenti, il ghiaccio sulle strade rimane un pericolo. Questi contributi consentiranno un costante rinnovo dei mezzi, garantendo tempestività nelle azioni e preservando le strade da deterioramenti causati dal maltempo”, conclude l’assessore Gabusi.
Un prestito-scambio, a tempo determinato. Un Monet per un Modigliani. Stretta di mano fra il “Museum Barberini” di Potsdam e la “Staatsgalerie Stuttgart” di Stoccarda con il nostro “Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea”. L’intelligente accordo avviene all’interno di un nuovo programma di “scambi culturali” (“Opere in viaggio”) ideati dal “Castello” rivolese e avviati il 25 novembre scorso con l’esposizione nella “Sala Rettangolare” della “Villa Cerruti” (dal 2019 nuovo “Polo Museale” del Museo di piazza Mafalda di Savoia) della celebre “La Falaise et la Porte d’Aval”, olio su tela (65 x 81 cm.) realizzata da Claude Monet, fra i più grandi protagonisti della rivoluzione impressionista francese. Opera di grande suggestione e indiscutibile valore storico, appartenuta in primis al cantante lirico parigino Jean-Baptiste Faure, “La Falaise” monetiana passò solo nel 2010, dopo vari transiti in alcune importanti gallerie e collezioni, al “Museo Barberini”. Ma di “prestito – scambio” s’è parlato. Così per il Monet (appartenente al “Barberini”, sede della Collezione di Hasso Plattner) a noi arrivato, e in visione al pubblico fino al 18 agosto del prossimo anno, i due importanti Musei tedeschi, di cui sopra, hanno richiesto il prestito del dipinto di Amedeo Modigliani, “Jeune femme à la robe jaune”, 1918, olio su tela, 92 x 60 cm., in occasione della mostra “Modigliani: Modern Gazes”, che si terrà fino al 17 marzo 2024 alla “Staatsgalerie Stuttgart” e dal 26 aprile al 18 agosto 2024 al “Museum Barberini” di Potsdam. La presenza a “Villa Cerruti” di una delle più importanti opere di Monet (Parigi, 1840 – Giverny, 1926), artista mai acquistato dal grande imprenditore e collezionista Francesco Federico Cerruti (Genova, 1922 – Torino, 2015) “integra – sottolinea Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice del Castello di Rivoli” – l’interesse dimostrato dal collezionista per il movimento impressionista, che negli anni si è manifestato con l’acquisizione di opere di Alfred Sisley, Pierre-Auguste Renoir, Paul Cézanne e dell’italiano Federico Zandomeneghi”. Realizzata nel 1885 (in un periodo in cui l’artista viaggiò intensamente visitando, cavalletto e colori a tracolla, le coste settentrionali della Francia e, in particolare, la località di Étretat, in Normandia, famosa per le sue spettacolari scogliere e il caratteristico arco in pietra naturale della Porte d’Aval) “La Falaise e la Porte d’Aval” rivela appieno la cifra stilistica, di impronta fedelmente impressionista, di Monet fatta sempre e rigorosamente di rapide pennellate e piccoli tocchi di colore, assolutamente lontana dalla rappresentazione dettagliata del reale e totalmente coinvolta, invece a “cogliere i mobili riflessi della luce del sole sull’acqua” trasformando “la solidità di una scogliera in una massa fluida di impressioni vibranti”. Eccezionale spettacolo della natura, cui l’artista s’avvicinò timidamente, ben conoscendo il prodigio pittorico compiuto, negli stessi luoghi, dal “realista” Gustave Courbet ne “La Falaise
d’ Étretat après l’orage” (1870). A testimoniarlo le parole scritte da Monet alla futura moglie, Alice Hoschedé: “Voglio dipingere un grande quadro delle scogliere di Étretat, anche se è piuttosto audace da parte mia farlo dopo Courbet, che lo ha fatto in modo così mirabile; ma cercherò di farlo in modo diverso”. E così fu. Con risultati non meno validi e del tutto diversi per narrazione e punti di osservazione da quelli di Courbet. In un profluvio di piena libertà espressiva, nella scioltezza della pennellata e in quell’onirica resa luministica in cui amava confondere e disperdere i tratti più peculiari del paesaggio: caratteristiche che si compiranno appieno nelle sue ultime opere, realizzate nei primi decenni del ‘900 e dedicate alle “ninfee” o al “ponte giapponese” del suo giardino, nella casa di Giverny in Normandia, dove si trasferì nel 1883. Ad Étretat, Monet conobbe anche lo scrittore, padre del “naturalismo” francese, Guy de Maupassant, che ne ritrasse un folgorante ritratto: “Ho seguito spesso Monet alla ricerca di ‘impressioni’, ma in verità, egli non era ormai più un pittore, ma un cacciatore … L’ho visto cogliere così una cascata scintillante di luce sulla scogliera bianca e fissarla con un profluvio di toni gialli che rendevano in modo strano l’effetto sorprendente e fugace di quel riverbero inafferrabile e accecante. Un’altra volta prese a piene mani un temporale abbattutosi sul mare e lo gettò sulla tela. Ed era davvero la pioggia che aveva dipinto, nient’altro che la pioggia che penetrava le onde, le rocce e il cielo appena individuabili sotto quel diluvio”. Diluvio di luce. E di fugaci pennellate, sfuggite agli occhi, per ascoltare le voci del cuore.
Ieri