Si tratta di un passo decisivo per la realizzazione del progetto che darà una nuova vocazione al parco torinese, con un duplice obiettivo: promuovere la pratica sportiva favorendo l’inclusione e l’integrazione sociale, e recuperare l’area abbandonata dell’ex galoppatoio militare trasformandola in un centro didattico sportivo e ambientale.
L’intervento, del valore complessivo di 11 milioni e 500mila euro, è interamente finanziato dai fondi PNRR: 7 milioni e 500mila saranno destinati alla realizzazione della “Cittadella dello Sport”, mentre 4 milioni di euro saranno impiegati per la rigenerazione dell’ex galoppatoio.
L’assessore Domenico Carretta ha dichiarato: “La realizzazione del Centro per l’educazione sportiva e ambientale è una grande opportunità per la città. Offrirà nuove possibilità per promuovere il benessere fisico e l’educazione ambientale dei cittadini. Una volta completati i lavori – continua l’assessore – il Meisino continuerà ad essere un parco aperto a tutti: a chi ama passeggiare e pedalare nella natura, ma anche – in un’ottica inclusiva – a coloro che desiderano praticare diverse discipline sportive all’aperto e in mezzo alla natura”.
L’assessore Francesco Tresso ha aggiunto: “Il progetto presta grande attenzione al rispetto e alla cura dell’ambiente naturale del Parco. Grazie al continuo confronto tra gli uffici della Città, l’Ente Parco delle Aree protette del Po Piemontese e gli altri enti competenti, è stato definito un programma di gestione del Parco che andrà a tutelare la natura e la biodiversità in misura maggiore rispetto a quanto avviene oggi. Si tratta quindi di una progettualità importante – conclude l’assessore – che rispetta l’identità e le caratteristiche del luogo e recupera alla pubblica fruizione un’area profondamente degradata, quella dell’ex galoppatoio militare”.
Il nuovo nome scelto per l’intervento, che sostituisce la precedente denominazione “Parco dello Sport e dell’Educazione Ambientale”, è stato recentemente approvato dal Dipartimento dello Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, su richiesta dall’Ente Parco Po in sede di Conferenza dei Servizi.
Definire liceo del Made in Italy (non usando la lingua italiana !) significa non sapere cosa sia un liceo e come ci si deve muovere nella politica scolastica di un paese già da tanti anni in preda alla confusione e alla crisi , nonché alla progressiva desertificazione degli studi. L’idea di lanciare in fretta e furia un nuovo liceo, nel panorama scolastico italiano ha rivelato fin da dicembre una certa improvvisazione velleitaria. Il Governo Meloni dovrebbe avere più di ogni altro a mente la riforma Gentile di cent’anni fa ,studiata per anni, organica e capace di dare una svolta davvero innovativa alla scuola italiana dopo la Riforma Casati del 1859. Ma un Gentile odierno non c’è e il ministro attuale è un semplice professore, anche piuttosto accademicamente modesto, senza una preparazione in materia scolastica. Si limita spesso a mandare gli ispettori nelle scuole sulla base delle notizie che escono sui giornali e spesso deve fare retromarcia .


Gli atleti, sollecitati dalle domande di Alessia Timon, consigliere comunale ed ex atleta della Nazionale di sci alpino, hanno raccontato le loro emozioni per l’Olimpiade che li attende ed anche la forza che arriva dall’essere “una squadra solida, un gruppo molto coeso, dove si vive in uno splendido clima”.


