ilTorinese

Una mostra per far conoscere gli itinerari sindonici

In cammino”, a Palazzo Madama sino al 10 ottobre

Spicca sulla parte a levante della Corte Medievale all’interno di Palazzo Madama un affresco della Sindone, datato a metà del XVII secolo e voluto da Cristina di Francia, figlia di Enrico IV e di Maria de’ Medici, andata in matrimonio poco più di trent’anni prima a Vittorio Amedeo, la raffigurazione del sacro lino qui sorretto da dalla Vergine insieme al Beato Amedeo IX e a San Maurizio, figure cardine del culto dei Savoia: a testimoniare il legame saldo che univa il casato e la Reliquia, passata nel 1453 al duca Ludovico e voluta da Emanuele Filiberto nel settembre del 1578 nella nuova capitale. Nella vasta sala a pianterreno, ormai conosciuto e oltremodo visitato capolavoro di reperti che formarono le basi delle costruzioni medievali e vivace rafforzamento di quella Porta Fibellona di epoca romana che avrebbe ancora visto nei secoli successivi ulteriori mutamenti, sono raccolti in eleganti teche ben illuminate (come del resto l’illuminazione è il primo vanto dell’intero luogo), in occasione della mostra In cammino. La porta di Torino: itinerari sindonici sulla via Francigena” (sino al 10 ottobre), sedici illustrazioni originali, realizzate da giovani artisti italiani ormai riconosciuti a livello internazionale (non li nomineremo tutti ma certamente sono degne di attenzione le opere di Elisa Seitzinger – un rosso San Michele dalla bella impostazione che ricaccia il demonio mentre lungo il colpo obliquo della sua spada si allineano le varie stazioni del culto dell’Arcangelo, dall’Irlanda a Israele -, Andrea De Luca – il pellegrino all’ombra di monasteri e di boschi, natura e antiche costruzioni pronte a fondersi all’ombra del rispetto e del silenzio -, Davide Bonazzi, Massimiliano Di Lauro – il viandante immerso tra le risaie del Vercellese -, e Riccardo Guasco, ben uniti al Carlo Gloria di “Vado e Vengo”, struttura in ferro taglio laser verniciato) che con fantasiosa immaginazione perlustrano il Piemonte dei pellegrinaggi, della Via Michelita, della spiritualità, delle Abbazie e dei Sacri Monti, come il Piemonte dell’acqua e della montagna e del cibo.

La mostra, immagine di un patrimonio di bellezza, architettura, culture, religione e comunità, promossa dalla Fondazione Carlo Acutis e realizzata dalla stessa con Palazzo Madama in collaborazione con la Regione Piemonte, si propone di far scoprire “la bellezza e la ricchezza dei luoghi attraversati dalla via Francigena con particolare attenzione ai cammini sindonici del Piemonte, sensibilizzando sul tema del pellegrinaggio, della spiritualità e della natura e mettendo in risalto la centralità storica e contemporanea di Torino e del Piemonte”. Un punto d’arrivo, la nostra regione, di un lunghissimo percorso che si dipanava fin dalla lontana Canterbury, attraversava il territorio francese e scavalcando il Gran San Bernardo o il Moncenisio e il Monginevro raggiungeva la pianura, approfittando il pellegrino dei vari luoghi di ristoro disseminati lungo la via, incontrando Augusta Taurinorum come prima importante tappa: tappe che avrebbero visto una lunga successione di siti sino a Roma, nella visione delle tombe di Pietro e Paolo, e magari sino a Gerusalemme, luogo di supplizio e di morte e di venerazione, tappe che bene sono illustrate in una serie di materiali video. Terzo momento, una grande mappa interattiva evidenzia i cammini del progetto “Via Francigena for all” e i cammini sindonici raccolti nell’interessante, completissimo volume di Sisto Giriodi “Le altre Sindoni”: le annotazioni storiche e artistiche delle tante testimonianze disseminate in Piemonte (può iniziare il curioso visitatore dalle presenze torinesi di piazza San Carlo), da Carignano a Pinerolo, da Rocca Canavese a Venaus, da Lagnasco a Pamparato a Cuneo e ben oltre. Settantadue le località nominate.

Frutto di un bando ministeriale da 1,6 milioni di euro, il progetto “for all” intende rendere maggiormente accessibili e inclusivi le persone con disabilità proprio quegli itinerari che attraversano il Canavese e la Val Susa, attraverso mappature, realizzazione di pannelli multisensoriali, attivazione di tirocini extracurricolari per disabili; mentre nei prossimi mesi il Centro Regionale Autismo Piemonte dell’ASL Città di Torino si occuperà di sviluppare l’iniziativa “Francigena in blu”, che prevede la valutazione della fruibilità dei percorsi della Via Francigena e dei loro contesti turistici da parte di persone adulte affette da autismo. “Una eccellente collaborazione tra il pubblico e il privato – ha sottolineato Adriana Acutis, vice presidente della Fondazione Carlo Acutis – per la valorizzazione del prezioso patrimonio piemontese, come anche la capacità di Torino e del Piemonte di inserirsi nel contesto di un progetto più ampio valorizzando dei beni, presenti sul proprio territorio, di importante valenza internazionale.” Di eguali sentimenti le dichiarazione del presidente della Regione Alberto Cirio: “La via Francigena è una delle bellezze del nostro territorio di cui rappresenta un pezzo di storia oltreché un patrimonio ambientale, culturale e religioso: valorizzarla all’interno di una mostra e di un percorso espositivo rappresenta sicuramente una preziosa occasione per raccontare e far conoscere sempre meglio questo territorio che, nei millenni, ha portato in Piemonte pellegrini e devoti ma anche appassionati di passeggiate e outdoor.”

Elio Rabbione

Nelle immagini, nell’ordine, le opere di Elisa Seitzinger, Riccardo Guasco e Massimiliano Di Lauro.

La Venezia nascosta di Hugo Pratt

 

Raccontava Hugo Pratt in un’intervista rilasciata all’Europeo all’inizio degli anni ‘70: “A Venezia studiavo, andavo a scuola, dimostravo di essere abbastanza dotato per il disegno, ma il mio scopo principale era di attraversare l’intera città da un tetto all’altro. Vivevo praticamente sui tetti, e, sui tetti, sotto le tegole, tenevo le mie cose, i miei giornali, i miei libri”. Considerato uno dei simboli della venezianità in realtà Hugo Pratt era nato a Rimini nel 1927. Giramondo e irrequieto, a dieci anni fu letteralmente trascinato in Africa dal padre, ufficiale dell’esercito, e restò nel continente nero fino al 1945, per poi vivere in Argentina e sviluppare lì la sua arte grafica e poi, dagli anni ’70 in avanti, sempre più spesso a Parigi e in Svizzera, a Losanna, dove morì nel 1995. Ma a Venezia, che lui adorava e di cui ha saputo esprimere l’essenza come pochi altri, Pratt ha vissuto intensamente tutta l’infanzia e una volta tornandovi si stabilì a Malamocco. “Scarso, Scarso, è pronto lo sfogio per Corto Maltese!”. Con questa battuta contenuta nell’Angelo della finestra d’Oriente, una delle sue storie veneziane, omaggiava la trattoria “da Scarso” a Malamocco, nella parte più meridionale del Lido, sulla laguna. Gestita dall’omonima famiglia, assieme all’annessa locanda, fa parte anch’essa della storia di Venezia. Sui suoi tavoli, a gustare sarde in saòr e baccalà mantecati, fritole e polenta e schie, risi e bisi, fegato alla veneziana, radicchi e ovviamente gli sfogi, cioè le sogliole, oltre all’autore di Corto Maltese si sono alternati tanti personaggi illustri, da Mario Soldati a Federico Fellini

 

. Tra calli, campielli e fondamenta della Serenissima Pratt amava perdersi, girovagando e incontrando il gruppo di amici storici che lui chiamava “i bighelloni di Venezia”, ritrovando il suo dialetto, rimanendo sempre fino al midollo un venessian. Del resto non fece mai mistero di considerare Venezia “il centro del mondo”, prediligendone le parti nascoste, quelle più intime e al di fuori dei classici itinerari dei turisti, dove stanno le corti sconte, quelle piazzette al riparo dallo sguardo indiscreto dei foresti. Raccontava, parlando della sua infanzia: “Avevo quattro o Cinque anni, forse sei, quando mia nonna si faceva accompagnare da me al Ghetto Vecchio di Venezia. Andavamo a visitare una sua amica, la signora Bora Levi, che abitava in una casa vecchia. A questa casa si accedeva salendo un’antica scala di legno esterna chiamata scala matta oppure scala delle pantegane, o ancora scala turca…andavo alla finestra della cucina e guardavo giù in un campiello erboso con una vera da pozzo coperta di edera. Quel campiello ha un nome: Corte Sconta detta Arcana. Per entrarvi si dovevano aprire sette porte, ognuna delle quali aveva inciso il nome di un shed, ossia di un demonio. Ogni porta si apriva con una parola magica”. In Favola di Venezia, venticinquesima avventura di Corto Maltese, ambientata nella Serenissima tra il 10 e il 25 aprile 1921, ci narra una storia che si svolge prevalentemente di notte, in equilibrio tra sogno e realtà, tra oriente e occidente, tant’è che nel fumetto compare anche il titolo in arabo del racconto ( Sirat Al Bunduqiyyah ). Nel finale, una rivelazione: “Ci sono a Venezia tre luoghi magici e nascosti: uno in calle dell’amor degli amici; un secondo vicino al ponte delle Meravegie; un terzo in calle dei marrani a San Geremia in Ghetto. Quando i veneziani (e qualche volta anche i maltesi..) sono stanchi delle autorità costituite, si recano in questi tre luoghi segreti e, aprendo le porte che stanno nel fondo di quelle corti, se ne vanno per sempre in posti bellissimi e in altre storie”. Nomi fantastici, luoghi magici, come maggior parte delle centinaia di ponti e calli nei rioni di Venezia dove, tra le ombre umide delle case strette sui rii silenziosi o sotto le logge dei grandi palazzi signorili, si svelano le trame di storie e racconti di epoche vicine o lontane. Come se tutto ciò non bastasse, Hugo Pratt si divertì un mondo a inventare nomi per i luoghi frequentati dal suo marinaio. Seguendo questa toponomastica fantastica si scopre che il ponte della Nostalgia è il ponte Widmann, nei pressi della Chiesa dei Miracoli, a Cannaregio o che il sotoportego dei Cattivi Pensieri in realtà corrisponde al Sotoportego dell’Anzolo che dà sulla Calle Magno, verso l’Arsenale, nel sestiere di Castello.

Il campiello de l’Arabo d’oro è in Corte Rotta a San Martino, nelle vicinanze di Campo Do Pozzi mentre la Corte del Maltese equivale a Corte Buello nei pressi di Corte Nova e  la Calle dei Marrani si trova in Salizada Santa Giustina, vicino a Campo San Francesco della Vigna, tutti nel sestiere di Castello. La famosa e già citata Corte Sconta detta Arcana è la Corte Botera  che deve il proprio nome ad una bottega di botteri, cioè di fabbricanti di botti, nei pressi della basilica dei Santi Giovanni e Paolo (detta San Zanipolo in dialetto veneziano) mentre nel citato racconto Pratt scelse l’abitazione di Tiziano come domicilio di Corto Maltese, nella corte che porta il nome del pittore, a Cannaregio. Negli ultimi suoi anni Hugo Pratt rammentava con un velo di tristezza il legame con la città sulla laguna, quasi parafrasando in maniera più o meno inconsapevole il testo della bella e triste canzone che Francesco Guccini ha dedicato alla città (“Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare, la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi Venezia, la vende ai turisti, che cercano in mezzo alla gente l’ Europa o l’ Oriente”). Quindi, per finire, è necessario ricorrere ancora alle parole del grande disegnatore: “Vado e vengo per il mondo, quasi senza meta. Ma a Venezia ci torno sempre. Cammino per le sue calli, attraverso i canali, mi fermo sui ponti e osservo che sulle rive non ci sono più i granchi che al pomeriggio se ne stavano pigramente a prendere il sole. Non ci sono più da tanti anni. Cerco i posti di quando ero bambino ma molte volte non li riconosco. La scala matta non c’è più e non più neppure la signora Bora Levi. Le finestre della sua casa sono murate, la fisionomia del luogo è cambiata. Quando chiedo non mi sanno rispondere. Gente giovane che non sa, oppure qualche vecchio che non vuole ricordare”.

Marco Travaglini

Balconi e bovindo torinesi, meraviglie affacciate sulla città

Visite con lo sguardo all’insù.

Non mi stancherò mai di celebrare le bellezze di questa città romantica, di raccontare le meraviglie che la caratterizzano e che ne fanno un luogo geneticamente unico.

Palazzi eminenti, strade eleganti e signorili, ma anche particolari distintivi e gioielli preziosi rendonoTorino un luogo straordinario, impossibile da imitare.

Da romana felicemente adottata e calorosamente accolta, apprezzo ogni giorno luoghi e scorci di cui  non posso fare più a meno e che cerco regolarmente nelle mie lunghe e piacevoli camminate; mi riferisco soprattutto a certi dettagli e a deliziosi particolari che trasformano ogni passeggiata in una immersione nel fascino e nell’incanto, alludo a tutte quelle opere d’arte meno imponenti, ma allo stesso tempo formidabili e grandiose, che possono essere ammiratequando ci troviamo col naso rivolto all’insù, con lo sguardo rivolto verso l’alto. Tra i capolavori situati in posizione elevata, apprezzabili durante gite urbane nei diversi quartieri di Torino, ci sono sicuramente i bellissimi e artistici balconi e bovindo (adattamento dall’inglese  bowwindows: balconi chiusi o verande). La visione di questi frammenti di arte, perlopiù espressione del periodo liberty ma anche in stile gotico e talvolta squisitamente moderni,richiede una pausa, necessita un passo indietro perapprezzarne il valore estetico e, senza dubbio,innamorarsene . Non è semplice fare una selezione tra itanti poggioli che guardano la città, sono numerosi e ognuno è caratterizzato da dettagli unici e spesso da una simbologia precisa. Tra quelli che mi è capitato di ammirare, un po’ per casualità o grazie ad una ricerca mirata in seguito a letture o segnalazioni di amici, ci sono i piccoli terrazzi della Palazzina Conte a Via Piffetti 12 nel quartiere Cit Turin, il balcone del Pipistrello di Via Madama Cristina 19, il bovindo di Casa Florio a via Pietro Micca e quello di Casa Fenoglio-Lafleur a via Principi di Acaja 11, i due draghi che sorreggono l’affaccio dell’omonimo palazzo e sempre su Corso Francia al numero 6 l’angolare chiuso dai vetri blu del Villino Raby.

Un altro edificio valorizzato da balconi e piccole terrazzedeliziose che valgono una visita è la Palazzina Plevnadetta anche  “bastimento a vaporesita a piazza Sabotino,al Borgo San Paolo. Questo palazzo è stato protagonista e testimone di aneddoti, storie cittadine e curiosità raccontate da diversi scrittori e giornalisti. A piazza Vittorio Veneto angolo via Po, invece, si trova un balcone con una statua moderna che ha attirato la mia attenzione e che ho scoperto essere molto famosa qui a Torino;  si tratta di “Metamorfosi”, una scultura di Paolo Grassino che a prima vista  può destare inquietudine per la sua sagomaparticolare ovvero un uomo incappucciato con dei lunghi rami al posto del volto. Facendo una ricerca ho scoperto, però,  che il significato di questa opera d’arte è positivo, si vuole, infatti, mandare un messaggio propizio sul ritorno alla natura espresso dagli elementi scultorei che rimandano ad un albero che fuoriescono dal copricapo.

Rimanendo nel contemporaneo   sono molto interessanti e gradevoli alla vista, soprattutto in un’ottica green, i terrazzi verdi del condominio di via Chiabrera 25, un esperimento di bioarchitettura ecosostenibile, una sorta di bosco abitabile, un polmone verde progettato dall’architetto Luciano Pia.

Ancora una volta Torino  riserva sorprese meravigliose, assicura, tra arte d’antan e modernità, un panorama urbano e architettonico di infinita bellezza, eleganza e creatività di cui essere orgogliosi.

MARIA LA BARBERA

Summer School al Castello di Rivoli

Riparte il 28 agosto, fino all’8 settembre la #SummerSchool del Dipartimento Educazione al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, una proposta unica nel panorama museale italiano, che da oltre dieci anni rappresenta un punto di riferimento importante per i bambini, i ragazzi e le famiglie, grazie ai Campus settimanali. Ecco alcune immagini dell’edizione di quest’anno, “Facciamo GOAL insieme … per il Pianeta” con il costante riferimento all’Agenda ONU 2030: i 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile. Per info e iscrizioni contattateci! educa@castellodirivoli.org 011.9565213

Petrarulo (Fi) chiede un consiglio aperto sulla sicurezza in Circoscrizione 6

Consiglio aperto sulla sicurezza in Circoscrizione 6
… S U B I T O…il tempo è scaduto!
#tolleranzazero

Da anni mi batto, ci battiamo per la sicurezza in Barriera e in tutta la zona nord di Torino, leggere di queste gravi aggressioni , che ormai si ripetono, non fa che rafforzare quanto dal sottoscritto responsabile della sicurezza di Forza Italia a Torino , dai dirigenti del Partito e dal ns capogruppo in circ 6 Luciano Speranza richiesto ,e con documento depositato nel mese di luglio 2023 , di un immediato consiglio aperto in circoscrizione 6 con presenti le istituzioni tutte e Prefetto,Questore, ecc.
Leggere , estrapolo quanto riportato sui giornali, il “grido di dolore”della capogruppo del Pd Conticelli mi fa non solo arrabbiare ma incavolare non poco, poiche’ serve ricordare a Lei e a tutti coloro che leggono simili “battute politicanti” che quando nel 2021 fu da me presentata in Consiglio Comunale a Torino la mozione sui presidi fissi e mobili delle Ff.oo in Barriera di Milano, l’attuale sindaco e allora capogruppo del PD Lorusso non partecipò al voto e non fu approvata!!!

Raffaele Petrarulo
Responsabile Sicurezza città di Torino per Forza Italia
Già consigliere comunale e prov.le a Torino

Piattaforma rialzata nelle scuole di Settimo

ATTENZIONE ALLE MODIFICHE ALLA VIABILITÀ PER I LAVORI
Partiranno lunedì, meteo permettendo, i lavori per la realizzazione di una piattaforma rialzata in via Buonarroti, davanti alla scuola Giacosa. L’obiettivo dell’intervento, simile a quello da poco realizzato davanti alla Gramsci, è rendere ancora più sicura l’area, restringendo la carreggiata e dando più spazio ai pedoni, soprattutto gli studenti nei momenti di ingresso e uscita.

La piattaforma servirà a dare precedenza ai pedoni e limitare l’abitudine degli automobilisti di sostare vicino ai cancelli negli orari di ingresso e uscita, creando problemi alla viabilità e limitando la visibilità. La piattaforma si collegherà con l’isola pedonale, in modo da consolidare un passaggio sicuro per i pedoni.

Il progetto vedrà ridurre la sezione di via Buonarroti proprio per fare spazio alla piattaforma rialzata, dove verranno inseriti elementi verdi come fioriere e aiuole. Le auto potranno ancora transitare, a velocità molto ridotta, e lo spazio a disposizione dei pedoni sarà molto più ampio e vivibile. «L’idea è rendere più a misura di pedone l’area contigua alle scuole, realizzando corridoi di connessione con l’isola pedonale di via Italia – spiega il vicesindaco Giancarlo Brino – In questo modo, prolunghiamo nei fatti l’area pedonale senza andare a compromettere la possibilità di transito delle auto. Naturalmente la piattaforma nasce anche per disincentivare il più possibile l’abitudine di alcuni genitori di intasare le aree esterne alle scuole per portare i figli; un comportamento che può compromettere la circolazione e causare problemi di visibilità e sicurezza».
I lavori, salvo imprevisti, dovrebbero concludersi entro l’inizio della scuola.

🚧 LE MODIFICHE ALLA VIABILITÀ
Il cantiere imporrà alcune temporanee modifiche alla viabilità. Il transito per i non residenti sarà vietato in via Buonarroti nel tratto fra via Verdi e via Don Paviolo. L’elemento più delicato sarà la chiusura di via don Paviolo nel tratto compreso fra via Da Vinci e via Buonarroti. Le auto provenienti da via Astegiano che imboccheranno via don Paviolo dovranno necessariamente svoltare a sinistra in via Leonardo Da Vinci (e quindi su via Verdi). Pertanto, chi provenisse dal sottopasso di via Leini o da via Cavour e intendesse proseguire in direzione via Milano è invitato a imboccare via Matteotti, per proseguire su via Ariosto o via Castiglione.
Secondo le previsioni, i lavori dovrebbero concludersi entro lunedì 11 settembre.

Bianconeri a metà: Juventus-Bologna 1-1

Seconda giornata serie A

Ferguson B
Vlahovic J

Passo indietro per i bianconeri di Allegri dopo la larga vittoria contro l’Udinese,nella prima giornata di campionato.Solo pareggio con il Bologna di Thiago Motta che ha sfiorato la vittoria e non avrebbe rubato nulla.
La Juventus ha giocato un primo tempo sottotono ed ha chiuso, meritatamente,in svantaggio la prima frazione di gioco con il Bologna padrone del campo ed autore di pregevoli iniziative che potevano portare anche al raddoppio.Punita nell’orgoglio la Juve,nel secondo tempo,ha pigiato sull’acceleratore ed è pervenuta al pareggio con Vlahovic autore di una buona prestazione.
Servirà ben altro ai bianconeri di Max Allegri per poter competere nella lotta scudetto,a partire dalla continuità e dalla mentalità vincente che questa sera è magicamente scomparsa rispetto allo scorso anno.

Enzo Grassano

Per una frana in Francia chiuso il tunnel del Frejus

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Questo pomeriggio una  grande frana si è verificata in montagna nel territorio della Maurienne, al confine con Bardonecchia e la Valsusa, nei pressi del Tunnel del Frejus, coinvolgendo anche l’autostrada A43 che collega Modane all’Italia. Per questioni  di sicurezza è stato chiuso il Traforo del Frejus, anche da Bardonecchia sul versante  italiano.

Sopralluogo di Cirio a Casale dopo il nubifragio

 

Il sindaco Riboldi: “Abbiamo danni per diversi milioni di euro, chiederemo lo stato di emergenza”
Raffiche di vento da quasi 100 km orari e piogge intense che nella giornata di ieri hanno provocato disagi e danni in varie aree del Piemonte, in particolare a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, dove è stato divelto il tetto della riabilitazione dell’Ospedale Santo Spirito e sono stati registrati ingenti danni anche alle abitazioni private e alle strade per la caduta di alberi.
Per constatare la situazione questa mattina il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha voluto effettuare un sopralluogo personalmente, accompagnato dal sindaco di Casale Monferrato Federico Riboldi.
“Sono venuto personalmente perché la prima cosa da fare, e lo stiamo facendo, era la messa in sicurezza della struttura ospedaliera, spostare i pazienti e impermeabilizzare il tetto. Questo sta già avvenendo con grande impegno del Comune, della direzione ospedaliera e della Protezione civile piemontese, ma l’immagine del tetto dell’ospedale di Casale è la testimonianza delle conseguenze della furia del vento che ha colpito ieri quest’area – ha sottolineato il presidente Cirio –. Questa è la terza calamità in meno di due mesi, dopo la grandinata straordinaria del 6 luglio con pezzi di grandine grandi quanto una arancia di cui non si era mai avuta memoria e dopo la colata di fango che ha colpito Bardonecchia la sera del 13 agosto. La Regione Piemonte anche per Casale Monferrato darà tutto il proprio supporto e la nostra allerta continua a essere massima”.
“Ieri ai primi accenni di criticità al tetto dell’ospedale si è immediatamente provveduto a trasferire i 20 pazienti in altri reparti in sicurezza”  ha spiegato il sindaco Federico Riboldi, presente insieme a Federico Nardi, direttore della Struttura complessa di cardiologia Dipartimento medico dell’ospedale Santo Santo Spirito, e Ilaria Ferrero, dirigente medico della Direzione sanitaria.
“Oltre ai danni all’ospedale, che da una prima stima ammontano a oltre 400 mila euro, ci sono anche ingenti danni ai tetti di molte abitazioni e alle strade ostruite dalla caduta degli alberi – ha spiegato ancora il Sindaco –. Contiamo danni per diversi milioni di euro e con l’aiuto della Regione Piemonte chiederemo lo stato di emergenza”.
Prima del sopralluogo in ospedale il presidente Cirio e il sindaco Riboldi hanno incontrato in Comune i rappresentanti dell’Enel, al lavoro incessantemente per ripristinare l’energia interrotta ieri in migliaia di case. Il problema è stato già in parte risolto, ma la corrente è ancora assente in circa 500 famiglie del territorio circostante per le quali è in corso l’intervento di supporto.
Resta intanto in vigore l’allerta gialla oggi su tutto il Piemonte e arancione domani sulle pianure e sui bacini di Belbo, Bormida e Orba,  dopo le piogge che nella giornata di ieri hanno fatto registrare alcuni danni anche in Valle Argentera, dove è in corso la rimozione di detriti franosi con la pulizia delle strade. Ieri i temporali hanno colpito anche le aree del Pinerolese e dell’Alta Valsusa, oltre a Novarese, Astigiano e Vercellese.
Le previsioni dell’Arpa indicano piogge ancora per 24/36 ore. L’attenzione resta massima e la Regione ricorda a tutti prudenza.

Controllati 12 locali della movida torinese, 11 multati

Nella scorsa notte hanno avuto luogo, come di consueto, i controlli congiunti della Polizia di Stato e delle altre forze di polizia – Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Municipale –  nelle aree cittadine interessate dal fenomeno della “movida”.

L’attività, iniziata alle ore 20 del sabato sera, si è concentrata nelle aree maggiormente interessate dall’afflusso di persone: quartiere San Salvario, Piazza Santa Giulia, Piazza Borgo Dora, Piazza Vittorio Veneto e vie limitrofe.

Complessivamente l’attività ha portato:

ü all’identificazione di 72 persone;

ü al controllo di 12 esercizi pubblici, 11 dei quali sono stati sanzionati amministrativamente;

ü all’emissione di 12 sanzioni amministrative per 8482 euro.

Nello specifico, nel quartiere San Salvario, 8 esercizi pubblici sono stati sanzionati per la mancanza di un addetto all’assistenza alla clientela per gli esercizi commerciali che effettuano vendita per asporto dopo le 22. Due esercizi sono stati sanzionati per la vendita per asporto dopo le 21, uno per la vendita di alcolici dopo le 24.

Un esercizio commerciale di Lungo Po Cadorna, invece, è stato sanzionato per il volume della musica oltre i limiti consentiti.

I servizi di polizia nelle aree sopra menzionate continueranno con cadenza regolare.