ilTorinese

SOFIA LOREN La forza della determinazione

di Debora Bocchiardo

Una vita di conquiste e sfide quella di Sofia Villani Scicolone, in arte Sofia Loren, nata a Roma il 20 settembre 1934 ma cresciuta a Pozzuoli, nel napoletano, dove trascorre l’infanzia.  A 14 anni, affiancata dalla madre Romilda Villani e dalla sorella Maria, prende parte a vari concorsi di bellezza. Le tre donne insieme sono una forza della natura.

La mamma, insegnante di pianoforte ha una forte somiglianza con Greta Garbo e ha lei stessa un passato di attrice anche se poi ha dovuto abbandonare la carriera. Per la donna la relazione con Riccardo Scicolone, al tempo sposato, diventa una sfida alle convenzioni e alla vita.  Dalla loro storia nasceranno, oltre alle due sorelle, anche due figli maschi: Giuliano e Giuseppe.

Giovanissima, con il nome d’arte di Sofia Lazzaro, la futura diva internazionale recita anche nei fotoromanzi.

Soltanto dal 1952, con “La Favorita”, diretta da Cesare Barlacchi, sceglie il nome d’arte che la rende famosa nel mondo.
È però “L’oro di Napoli” nel 1954, diretto da Vittorio De Sica, che lancia definitivamente la carriera di Sofia Loren. Il capolavoro cinematografico fa di lei un’icona e un personaggio senza tempo.

Sempre nel 1952, sul set di “Africa sotto i mari” di Giovanni Roccardi, la giovane viene notata da Carlo Ponti, suo futuro marito, che le propone un contratto di sette anni.

Il personaggio del debutto le resta appiccicato e per qualche tempo accetta parti di popolana, come in “Carosello napoletano” (1953) di Ettore Giannini, o “La bella mugnaia” (1955) di Mario Camerini.

Carlo Ponti diventerà suo marito in Messico nel 1957. Un’unione che la farà approdare ad Hollywood. Sofia conquisterà l’America oltre alla stima e all’amicizia di personaggi come Cary GrantMarlon Brando, William Holden e Clark Gable.

Il lavoro e l’impegno le portano anche un importante riconoscimento: la Coppa Volpi nel 1958 per “Orchidea nera” di Martin Ritt.

Il matrimonio con un uomo che aveva già avuto una famiglia crea scandalo, ma la forza e la determinazione di Sofia faranno capitolare le regole… e anche Carlo Ponti.

I due si risposano infatti in Italia il 9 aprile 1966 e le nozze infastidiscono ulteriormente i benpensanti al punto che alcune riviste del settore tentano di boicottare i film interpretati dall’attrice.

Nel 1960 arriva la notorietà internazionale ormai consolidata con il film capolavoro del regista Vittorio De Sica “La ciociara”, tratto dal romanzo di Alberto Moravia. La sua interpretazione le porta un meritatissimo Oscar come migliore attrice.
Lo stesso De Sica la vuole poi in una serie di eccezionali commedie all’italiana accanto al grande attore Marcello Mastroianni. Nascono così pellicole indimenticabili. Prima fra tutte “Matrimonio all’italiana”, tratto dalla commedia di Eduardo De Filippo “Filumena Marturano”.

Seguono veri e propri capolavori del cinema internazionale: “La contessa di Hong Kong” del 1967, diretto dal grande Charlie Chaplin, e “Una giornata particolare”, del 1977, diretto da Ettore Scola, che le farà vincere il David di Donatello, il Nastro d’argento e il Globo d’oro, interpretando il ruolo di una infelice casalinga nel giorno in cui Hitler venne a Roma per far visita a Mussolini.

Nel 1991 People Magazine la segnala tra le donne più belle del mondo e, nello stesso anno, riceve l’Oscar, il César alla carriera e la Legion d’Onore.

Nel 1999 riceve il premio David di Donatello per il suo straordinario impegno nel mondo del cinema.

Sofia Lorena, negli anni, ha dato prova di non esser soltanto una donna dotata di una bellezza straordinaria. A fare la differenza sono state la determinazione, l’intelligenza e l’indiscutibile bravura. È questo uno dei motivi per cui non è mai tramontata.

Dal 1980 Sofia si è parzialmente ritirata dai set cinematografici, dedicandosi prevalentemente alla televisione. Ha così interpretato, tra gli altri, il biografico “Sophia: la sua storia” di Mel Stuart e il remake di “La ciociara”  di Dino Risi, nel 1989.

Nel corso della sua lunghissima carriera è stata diretta dai più importanti registi del tempo: Sidney LumetGeorge Cukor, Michael Curtiz, Anthony Mann, Charles Chaplin, Dino RisiMario MonicelliEttore Scola, André Cayatte.

Fu tuttavia con Vittorio De Sica che la diva girò ben otto film e formò un indimenticabile sodalizio artistico, spesso completato dalla presenza di Marcello Mastroianni.

Bardonecchia: Rochemolles, al via lo svaso della diga

IMPIANTO IDROELETTRICO DI BARDONECCHIA 

Una grande sinergia tra Enel, Comune e SMAT garantisce l’acqua alla Val Susa grazie a una condotta alternativa d’urgenza

 

Bardonecchia (TO) – Sono partite le operazioni di svuotamento completo della grande diga di Rochemolles, situata nel territorio comunale di Bardonecchia a circa 2.000 metri di quota. L’intervento, non più differibile, si è reso necessario per risolvere in via definitiva un problema impiantistico a uno dei due scarichi di fondo della struttura, emerso nel corso di un’ispezione dell’Ufficio Territoriale Dighe del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT).

 

Il bacino di Rochemolles è un’infrastruttura vitale non solo per la produzione di energia pulita, ma anche per l’approvvigionamento idrico del territorio: dal 2019, infatti, l’acqua raccolta è concessa per uso plurimo alla SMAT (Società Metropolitana Acque Torino) per la gestione dell’acquedotto della Val Susa, servendo i comuni della valle fino alle porte di Torino. L’acqua presente, dopo essere stata utilizzata per produrre energia pulita nell’impianto Enel, viene convogliata verso il potabilizzatore dell’acquedotto, ricavato proprio all’interno dello storico edificio della vecchia centrale.

 

Per poter riparare lo scarico danneggiato, l’autorità ministeriale ha prescritto lo svaso totale della diga. Enel, in stretta collaborazione con le istituzioni locali, ha cercato fin da subito di pianificare i lavori riducendo al minimo i disagi per la popolazione, scontrandosi dovendo fronteggiare tuttavia conla complessità tecnica, le caratteristiche geofisiche del materiale sedimentato all’interno dell’invaso e l’imprevedibilità del meteo d’alta quota.

L’intervento di svaso è stato programmato e avviato in più fasi successive, subendo tuttavia diverse interruzioni. Alle problematiche iniziali legate all’ostruzione degli scarichi per il movimento dei sedimenti di fondo — che hanno richiesto una complessa campagna di dragaggio — si sono aggiunte, neltentativo successivo, severe avversità meteoclimatiche che hanno reso impraticabile l’area di cantiere per i mezzi pesanti.

 

La scelta di intervenire in estate è stata un’alternativa obbligata: dopo il fallimento dei tentativi invernali a causa di maltempo e ostruzioni, la bella stagione è rimasta l’unica finestra climatica sostenibile per garantire una logistica più semplice e l’uso di mezzi adeguati, oltre che un’idraulicità adeguata che consenta di intervenire nella parte più depressa dello sbarramento

Si è trattato comunque di un forte compromesso, poiché l’estate comporta rischi opposti rispetto all’inverno, come la gestione dell’acqua potabile nel momento di massimo consumo e di possibile minor apporto, l’interferenza con il turismo ed il possibile verificarsi di bombe d’acqua.

 

Proprio per azzerare il rischio di lasciare i rubinetti a secco nel momento di massimo consumo dell’anno, Enel, SMAT e il Comune di Bardonecchia hanno studiato e messo in campo una soluzione ingegneristica straordinaria. Il flusso d’acqua destinato al potabilizzatore della valle non arriverà solo dalla diga di Rochemolles, ma verrà temporaneamente deviato da un altro impianto Enel presente sullo stesso territorio comunale.

Per rendere possibile questo bypass e mettere in sicurezza la rete idrica, SMAT ha completato a tempo di record la posa di una nuova tubazione dedicata lunga circa 1,5 chilometri.

Considerata l’urgenza dei lavori alla diga e l’importanza di sfruttare la finestra meteo favorevole, il Comune di Bardonecchia ha già emesso un’ordinanza di massima urgenza per consentire l’avvio del cantiere. Enel, SMAT e l’Amministrazione Comunale manterranno attivo un tavolo di coordinamento permanente per monitorare giorno per giorno l’andamento dei flussi idrici e garantire la perfetta riuscita dell’intervento a tutela della sicurezza e dei servizi della Val Susa.

Rinasce il Borgo Medievale, a fine luglio la conclusione dei lavori di restauro

Sopralluogo del Sindaco al cantiere

 

Il sindaco Stefano Lo Russo ha visitato  il cantiere del Borgo Medievale, dove si avviano a conclusione gli interventi di restauro e rifunzionalizzazione.

I lavori, affidati a SCR Piemonte S.p.A., si inseriscono nel più ampio progetto “Torino, il suo parco, il suo fiume: memoria e futuro” e sono stati finanziati con fondi del PNC – Piano Nazionale per gli investimenti Complementari al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per un valore complessivo di 6 milioni di euro, andando a sommarsi ad interventi di manutenzione straordinaria precedentemente già finanziati con fondi del Ministero della Cultura e della Città per altri 2,8 milioni. Obiettivo è rendere gli spazi del Borgo più funzionali e accessibili, con particolare attenzione al superamento delle barriere architettoniche, alla riqualificazione energetica e all’efficienza impiantistica del complesso, conservando e valorizzando gli elementi architettonici delle strutture originarie.

Gli interventi, iniziati nel marzo 2024, hanno superato il 90% dello stato di avanzamento e si concluderanno alla fine del mese dopo gli ultimi interventi di completamento e finitura. Il collaudo è previsto entro fine anno. A queste opere seguiranno altri due lotti di lavori con l’obiettivo di restituire completamente rinnovato l’intero complesso. Per la gestione e la rifunzionalizzazione dell’intero complesso del Borgo Medievale la Città ha ricevuto una proposta di partenariato speciale pubblico-privato (ai sensi dell’art. 134 del Dlgs 36/2023) presentata dalla Fondazione Compagnia di San Paolo attraverso la società XKÉ? ZEROTREDICI che è stata ritenuta di interesse pubblico dall’amministrazione e che sta proseguendo l’iter tecnico amministrativo previsto.

“La strategia dell’amministrazione – spiega il sindaco Stefano Lo Russo – mira a inserire il Borgo Medievale in un ecosistema culturale integrato nel Parco del Valentino, in sinergia con la nuova Biblioteca Civica, il Teatro Nuovo e gli spazi del Politecnico dedicati alla ricerca. Su questa area abbiamo investito una quantità rilevante di risorse europee, oltre 160milioni di euro, consapevoli che potranno rafforzare la sua importante vocazione locale, di servizio alla comunità, ma generare anche nuova attenzione da parte di un turismo culturale e sostenibile in costante crescita. Generazioni di torinesi hanno passeggiato almeno una volta qui, tra le botteghe del Borgo Medievale, e il nostro obiettivo è far sì che torni un luogo del cuore, conservando la sua storia e la sua bellezza e arricchendosi di nuove funzioni”.

Nello specifico, le opere hanno riguardato il completamento del restauro di Casa d’Ozegna, la riqualificazione e l’efficientamento energetico degli spazi dell’ex ristorante San Giorgio, la rifunzionalizzazione degli spazi di Casa di Mondovì, con destinazione d’uso a caffetteria e locali cucina, di Casa di Pinerolo e Casa di Chieri, il restauro dei locali di Casa di Malgrà e Casa di Borgofranco e la ripavimentazione della via Maestra che avrà una pavimentazione in calcestre, in continuità con la riqualificazione del suolo del Parco del Valentino e più fedele al piano di camminamento in ghiaia previsto in occasione della edificazione del Borgo nel 1884.

Il progetto ha previsto inoltre la razionalizzazione delle reti impiantistiche, nuovi impianti elettrici con una nuova illuminazione della via Maestra e il collegamento degli edifici del Borgo all’energia rinnovabile geotermica.

Il restauro del Borgo Medievale si inserisce nel percorso di valorizzazione dell’area del Valentino, con la riqualificazione del Parco del Valentino, la riqualificazione del Teatro Nuovo e la nascita della nuova Biblioteca Civica Centrale, con l’obiettivo di restituire alla città spazi rinnovati, accessibili e più efficienti, nel rispetto del valore storico e architettonico di uno dei complessi più riconoscibili del patrimonio cittadino.

TorinoClick

GAM e Fondazione Torino Musei in Giappone per Antonio Fontanesi

Un grande progetto internazionale prodotto dalla GAM – Galleria Civica d’arte Moderna e Contemporanea di Torino, dedicato alle attività internazionali della sesta linea culturale di Fondazione Torino Musei e, in particolare, al 160⁰ anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, è incentrato sull’opera dell’artista Antonio Fontanesi (1818–1882) e prende forma attraverso una mostra itinerante, che toccherà fino al 4 aprile 2027 le città nipponiche di Kyoto, Tokyo e Nagoya, dal titolo “Antonio Fontanesi. Transcending Landscape. A European Artist at the Opening of Japan”, curata da Elena Volpato e Alessandro Botta. Si tratta di una rilettura della figura di Fontanesi come protagonista della pittura di paesaggio europea dell’Ottocento e in quanto artefice di uno dei più significativi momenti di incontro tra la cultura artistica occidentale e il Giappone dell’epoca Meiji. A centocinquant’anni dal soggiorno giapponese di Antonio Fontanesi, e a quasi cinquant’anni dalla storica esposizione “Fontanesi, Ragusa e l’arte giapponese nel primo periodo Meiji (Tokyo e Kyoto, 1977-1978)”, il progetto torna a indagare il ruolo svolto dall’artista in Giappone, dove tra il 1876 e il 1878 fu chiamato a insegnare presso la Kōbu Bijutsu Gakkō, contribuendo in modo determinante alla formazione della moderna scuola giapponese di pittura. mostra riunisce oltre duecento opere, provenienti da collezioni italiane e giapponesi, tra dipinti (con capolavori come La quiete, Novembre, Aprile e Le nubi), disegni e opere grafiche, offrendo la più ampia ricognizione dedicata negli ultimi decenni alla sua attività artistica e alla sua eredità culturale. Il percorso espositivo ripercorre le principali tappe della sua carriera, dagli anni della formazione e del soggiorno svizzero alle esperienze francesi e inglesi, fino al ritorno in Italia e agli ultimi esiti della sua ricerca.

Articolata in otto sezioni tematiche, l’esposizione mette in luce l’evoluzione di una visione del paesaggio che supera la dimensione descrittiva per diventare espressione di stati d’animo, percezioni atmosferiche e tensioni interiori. Il rapporto con le esperienze di Constable, Turner, Corot e della scuola di Barbizon, l’attenzione agli effetti mutevoli della luce e alle relazioni tra uomo e natura, così come l’interesse per il lavoro agricolo e per il paesaggio urbano, restituiscono l’immagine di un artista profondamente europeo e al tempo stesso sorprendentemente moderno.

Un nucleo centrale della mostra è dedicato al soggiorno giapponese e al dialogo instaurato con i suoi allievi. Accanto alle opere realizzate da Fontanesi durante la permanenza in Giappone, saranno presentati dipinti e disegni degli artisti formatisi sotto la sua guida, oltre a opere conservate nei musei giapponesi che testimoniano la fortuna critica e la duratura ricezione della sua poetica nel Paese.
La sezione conclusiva approfondisce infine l’eredità lasciata da Fontanesi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, evidenziando la sua influenza su artisti quali Daniele Ranzoni, Tranquillo Cremona, Leonardo Bistolfi, Medardo Rosso, Felice Casorati e Carlo Carrà.

In questo quadro si inserisce il lavoro della GAM, che conserva la più importante raccolta di opere di Antonio Fontanesi, confluita nelle collezioni del museo nel 1905 grazie al lascito di Giovanni Camerana, amico ed esecutore testamentario dell’artista. A partire da questo patrimonio, il museo ha sviluppato negli anni un approfondimento dedicato alla figura di Fontanesi e ai suoi rapporti con il Giappone, ponendo le basi per un progetto di respiro internazionale.

La mostra è realizzata grazie alla collaborazione tra The National Museum of Modern Art, Kyoto, il Mitsubishi Ichigokan Museum, Tokyo e il Nagoya City Art Museum, insieme alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e alla Fondazione Torino Musei con il sostegno  del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso la Direzione Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni, e la collaborazione speciale dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo e degli Istituti Italiani di Cultura di Tokyo e Osaka e in partnership con la Camera di Commercio di Torino.
Il ciclo di mostre dedicate a Fontanesi in Giappone rappresenta una delle espressioni più compiute del percorso di internazionalizzazione promosso dalla Fondazione Torino Musei: un disegno culturale che pone al centro la produzione di conoscenza, la promozione del patrimonio, la valorizzazione dell’articolato know-how professionale della Fondazione e la costruzione di relazioni stabili per rafforzare la presenza delle istituzioni museali torinesi nel contesto internazionale e per contribuire attivamente alle politiche di diplomazia culturale promosse dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Il progetto espositivo toccherà le città di Kyoto, Tokyo e Nagoya.

The National Museum of Modern Art, Kyoto
18 luglio – 4 ottobre 2026

Mitsubishi Ichigokan Museum, Tokyo
17 ottobre 2026 – 24 gennaio 2027

Nagoya City Art Museum
6 febbraio 2027 – 4 aprile 2027

 

Mara Martellotta

Demonte riscopre la sua storia: gli abiti d’epoca sfilano nel cuore della Valle Stura

Ci sono abiti che non seguono le mode, ma attraversano il tempo custodendo ricordi, emozioni e frammenti di vita.

Da questa idea nasce “L’abito d’epoca racconta la sua storia e il suo tempo”, l’appuntamento in programma domenica 26 luglio, a partire dalle ore 17, che trasformerà il suggestivo Parco Borelli di Demonte in un palcoscenico all’aperto dove storia, tradizioni e memoria si intrecciano in un racconto capace di coinvolgere il pubblico.

Nel cuore della Valle Stura, Demonte, storico borgo alpino e punto di riferimento della cultura e dell’identità occitana, ospiterà una manifestazione che mette al centro uno dei simboli più affascinanti della memoria collettiva: l’abito. Attraverso una sfilata di capi originali, il pubblico potrà ripercorrere oltre un secolo di storia, scoprendo come il costume abbia accompagnato i cambiamenti della società, delle famiglie e del ruolo della donna.

L’iniziativa affonda le proprie radici nel 2003, quando la storica boutique Anna Mode di Sanremo donò quaranta abiti da sposa dando vita al progetto delle Amiche della Sposa. Da quella prima raccolta la collezione si è ampliata nel tempo grazie a donazioni e acquisizioni, fino a comprendere abiti originali realizzati tra il 1850 e gli anni Settanta del Novecento. È nato così un autentico archivio tessile che racconta l’evoluzione del gusto, delle tradizioni e dei costumi, frutto anche della collaborazione avviata con l’allora assessore alla Cultura Miranda Carrara e dell’impegno costante del gruppo delle Amiche della Sposa, che continua ancora oggi a custodire e valorizzare questo prezioso patrimonio.

La sfilata sarà molto più di una semplice passerella. Ogni abito racconterà una storia fatta di ricami, lavorazioni artigianali, cerimonie, ricorrenze familiari e momenti di vita quotidiana, offrendo uno sguardo sull’identità della comunità e sul lungo percorso di emancipazione femminile. Il fascino senza tempo di Parco Borelli farà da cornice a uno spettacolo che ogni anno richiama residenti, visitatori e appassionati di storia, tradizioni e costume.

L’evento è realizzato con la collaborazione della Pro Loco di Demonte, che contribuisce a trasformare la manifestazione in un momento di autentica partecipazione collettiva. Al termine della sfilata il pubblico potrà proseguire la serata con una cena nel parco, organizzata insieme alla Pro Loco e alla Macelleria Spada, per condividere un momento di convivialità e concludere la giornata all’insegna della tradizione, della cultura e dell’accoglienza che caratterizzano la Valle Stura.

L’evento “L’abito d’epoca racconta la sua storia e il suo tempo” si terrà domenica 26 luglio, dalle ore 17, presso Parco Borelli a Demonte. L’ingresso alla sfilata è libero, mentre per partecipare alla cena è richiesta la prenotazione, con posti limitati, presso l’Ufficio Turistico di Demonte al numero 0171 955903.

Foto Nazzareno Robaldo

Demonte torna a vestirsi di storia: gli abiti d’epoca sfilano nel cuore della Valle Stura

Informazione promozionale

Eleganza,  memoria e convivialità

Un appuntamento che racconta la storia di un territorio Ci sono abiti che non seguono la moda ma il tempo. Custodiscono storie, tramandano emozioni e raccontano il cammino di intere generazioni. È questo lo spirito che anima “L’abito d’epoca racconta la sua storia e il suo tempo”, l’evento che domenica 26 luglio, a partire dalle ore 17, trasformerà il suggestivo Parco Borelli di Demonte, nel cuore della Valle Stura, in un teatro a cielo aperto dove passato e presente si incontrano.

Demonte, storico borgo alpino della Valle Stura, è da sempre un crocevia di cultura, tradizioni e identità occitana. Proprio qui, immerso nel verde di Parco Borelli, prenderà vita una manifestazione capace di valorizzare il patrimonio storico e umano della comunità attraverso uno dei simboli più affascinanti della memoria: l’abito. Le Amiche della Sposa: oltre vent’anni di passione e memoria Nato nel 2003, grazie alla donazione di quaranta abiti da sposa della storica boutique Anna Mode di Sanremo, il progetto delle Amiche della Sposa è cresciuto negli anni fino a diventare una delle manifestazioni più identitarie del territorio.

La collezione si è progressivamente arricchita di abiti originali, donati o acquistati, databili dal 1850 agli anni Settanta, dando vita a un autentico archivio tessile che racconta l’evoluzione del costume, delle tradizioni e del ruolo della donna nella società. Un percorso nato anche grazie alla collaborazione con l’allora assessore alla Cultura Miranda Carrara e che continua ancora oggi grazie all’impegno del gruppo delle Amiche della Sposa. Una sfilata che attraversa oltre un secolo di storia La sfilata è molto più di una passerella. Ogni abito custodisce una storia fatta di ricami, dettagli, gesti quotidiani e ricorrenze familiari. Attraverso questi capi prende forma un viaggio nell’identità della comunità e nel lungo percorso di emancipazione femminile, offrendo al pubblico uno spettacolo capace di emozionare e far riflettere.

Il fascino senza tempo di Parco Borelli renderà ancora più suggestivo un appuntamento che ogni anno richiama residenti, visitatori e appassionati di storia, tradizioni e costume. La collaborazione con la Pro Loco e una cena sotto le stelle L’iniziativa è realizzata con la preziosa collaborazione della Pro Loco di Demonte, che contribuisce a rendere la giornata un momento di autentica partecipazione collettiva. Al termine della sfilata, il pubblico potrà infatti proseguire la serata con una cena nel parco, organizzata in collaborazione con la Pro Loco e Macelleria Spada, trasformando l’evento in una festa da vivere insieme.

Un’occasione per condividere sapori, racconti e convivialità in un’atmosfera rilassata e accogliente, tra tavole imbandite, brindisi e il piacere di stare insieme nel cuore della Valle Stura.

L’evento “L’abito d’epoca racconta la sua storia e il suo tempo” si terrà domenica 26 luglio, dalle ore 17, presso Parco Borelli a Demonte.

L’ingresso alla sfilata è libero, mentre per partecipare alla cena è richiesta la prenotazione (posti limitati) presso l’Ufficio Turistico di Demonte (0171 955903).

 

Foto Nazzareno Robaldo

 

“La Terra dei Cavalli”: a Moncenisio i trent’anni di attività

L’Associazione  di Giuseppe Raggi 

Sabato 18 luglio nel Comune di Moncenisio, che fino a prima della Seconda Guerra Mondiale era conosciuto come Ferrera Ceniso, nome che derivava dall’antica presenza di miniere di ferro, l’Associazione “La Terra dei Cavalli O.N.L.U.S” di Giuseppe Raggi ha celebrato i suoi primi trent’anni di attività. Per l’occasione è stato festeggiato anche il 26° anniversario della fondazione del Gruppo Storico “I Cavalieri del Conte Verde”, creato nel 2000 dallo stesso Raggi, che impersona magnificamente il Conte di Savoia Amedeo VI.
La scelta di questo luogo non è stata casuale: ai tempi del “Conte Verde” il borgo di Ferrera era ubicato lungo la principale via di comunicazione tra i territori appartenenti alla Corte Sabauda e divisi dalle Alpi. Per molti secoli, fino all’arrivo di Napoleone, il quale fece realizzare la più comoda Strada Napoleonica, che passa da Giaglione, transitò da Ferrera un grandissimo flusso di mercanti, viandanti e pellegrini, i quali venivano aiutati nella traversata del Colle del Moncenisio da apposite figure chiamate “Marrons”.
La cerimonia di sabato 18 luglio ha visto la presenza di Mauro Carena, Primo Cittadino di Moncenisio il quale, dopo aver portato i saluti dell’Amministrazione Comunale, ha ricordato che fu proprio in questo luogo ai piedi dell’omonimo colle che il gruppo di Giuseppe Raggi realizzò una delle sue prime grandi rievocazioni medievali, ricostruendo la celebre giostra di Bourg-en-Bresse del 1353, in occasione della quale il Conte di Savoia Amedeo VI vestì per la prima volta il caratteristico abito verde che lo avrebbe fatto passare alla storia con il soprannome di “Conte Verde”.
Attorno a Giuseppe Raggi si sono ritrovati tanti amici giunti da diverse località del Piemonte, che per lunghi anni hanno condiviso e condividono ancora con lui una strada comune, tra questi: il Cav. Franco Lucia, Direttore del Museo Ferroviario di Porta Nuova; il Gruppo Storico “La Corte del Conte Rosso APS-ETS” di Avigliana, capeggiato dalla sua Presidente Onoraria Ivonne Allais, che nelle sfilate impersona magistralmente Bona di Borbone, la consorte del Conte Verde e dalla sua Presidente Ilaria Valetti, che invece veste i panni della nuora Bona di Berry; il Gruppo Storico “
Antico Castello dei Parpaglia” di Candiolo; gli “Sbandieratori e Musici della Città di Avigliana” e ben due compagnie di Moncalieri, città dove “I Cavalieri del Conte Verde” partecipano alle principali manifestazioni storiche: il Gruppo Storico “Bernardo di Baden-Baden”, con il suo Presidente Piero Vacchio, un uomo d’altri tempi e il Gruppo “Ordine della Fenice – Templari di Sant’Egidio”.
Uno dei momenti più emozionanti è stato quando il Comm. Dott.
Andrea Rista, Vicario Magistrale per la Provincia e la Città di Torino degli Ordini Dinastici della Real Casa Savoia ha portato i saluti del Gran Magistero degli Ordini Dinastici della Casa Reale e di S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia, Principe di Piemonte, di Venezia e Capo della Casa Reale.
“Ritrovarsi oggi, nel giorno in cui “I Cavalieri del Conte Verde” celebrano il proprio ventiseiesimo anniversario, significa rendere omaggio non soltanto a una ricorrenza, ma ad una storia fatta di uomini, donne, cavalli, sacrifici e ideali. Ventisei anni rappresentano migliaia di ore donate gratuitamente alla comunità, decine di manifestazioni organizzate, chilometri percorsi per portare nelle piazze la memoria della nostra storia, generazioni di giovani educate al rispetto, alla disciplina e all’amore per le proprie radici. Viviamo in un tempo nel quale la memoria rischia troppo spesso di dissolversi. Voi avete invece scelto la strada più difficile: custodirla. Attraverso la rievocazione storica, l’arte equestre e la fedeltà alle fonti avete restituito vita ad una delle pagine più affascinanti della storia sabauda” ha affermato il Dott. Andrea Rista, il quale fece parte dei “Cavalieri del Conte Verde”, impersonando Lionello Plantageneto, I Duca di Clarence, figlio del Re d’Inghilterra Edoardo III e cavalcando Christophe, suo fratello d’anima che oggi galoppa nei verdi pascoli dell’eternità. Il Dott. Rista ha in seguito fatto un importantissimo annuncio: il Principe Emanuele Filiberto, nella sua qualità di Gran Maestro degli Ordini Dinastici della Casa Reale, ha conferito all’ Associazione “La Terra dei Cavalli O.N.L.U.S” la Croce in Oro dell’Ordine al Merito di Savoia, che le verrà consegnata personalmente da S.A.R. in occasione del prossimo Capitolo Generale che si svolgerà a Torino il 26 e il 27 settembre.
Le onorificenze cavalleresche non sono semplici decorazioni, ma il riconoscimento di una vita spesa al servizio del bene comune e di ideali superiori, per questo motivo il Gran Magistero guarda con particolare attenzione alle realtà che, con discrezione e costanza, promuovono la cultura, la solidarietà, la tutela delle tradizioni e l’amore per il territorio (…). A nome di S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia e mio personale, desidero rivolgere ai “Cavalieri del Conte Verde” e all’Associazione “La Terra dei Cavalli” le più vive e sincere felicitazioni per questo prestigioso riconoscimento” ha concluso Andrea Rista.
Un altro momento molto emozionante è stato quando Giuseppe Raggi ha ufficialmente assegnato un nome ai cavalieri che da anni fanno parte del suo gruppo.
Sono seguiti la presentazione del libro “LA TERRA dei CAVALLI 30° ANNIVERSARIO”, volto a celebrare questo grande traguardo e il rinfresco a cura de “La Locanda del Conte Verde”.
Il pomeriggio è stato impreziosito dalla presenza dei cavalli e di splendidi rapaci.

Una breve intervista a Giuseppe Raggi a cura dello scrivente

AC: Come le è venuta l’idea di fondare l’Associazione “La Terra dei Cavalli” trent’anni fa?

Io facevo concorsi e nel frattempo vedevo che arrivati alla fine questi cavalli sparivano e quindi nel 1996 ho deciso appunto di creare quest’associazione che si occupa di salvare e recuperare quei cavalli che finita la carriera agonistica sono destinati purtroppo ad una fine drammatica. Questo è il nostro scopo, in tutti questi anni ne abbiamo salvati quasi 800 dando loro una seconda vita. Anche se molti dicono “sono solo animali”, che non è vero, è stato molto gratificante vederli vivere con noi ancora un sacco di tempo e aiutare gli esseri umani, perché noi con loro aiutiamo bambini disabili e facciamo attività in scuole e asili per far conoscere il cavallo, ma soprattutto la sua utilità.

AC: Voi fate anche attività di falconeria?

Si facciamo lezioni di falconeria però più che altro i falchi li abbiamo presi perché a me piacciono molto, ho imparato vent’anni fa ad addestrarli con il falconiere che lavora a Caselle, che mi ha insegnato tantissime cose. E poi nel medioevo la falconeria era eccezionale.

AC: Come sono nati “I Cavalieri del Conte Verde”?

Sono nati nel 2000 perché dopo attente ricerche storiche ho trovato questo personaggio (il Conte di Savoia Amedeo VI), che era simile a me, aveva le mie passioni: cavalli, falchi, tutte queste cose, quindi ho cominciato a studiare il personaggio, ho avuto dei professori che anche in Francia ci davano delle chicche su di lui e quindi ho cercato di impersonarlo al meglio possibile proprio per essere il più uguale possibile e non mi viene tanto difficile.

AC: le viene molto bene!
Voi ripercorrete anche i percorsi di Amedeo VI

Abbiamo fatto dei viaggi da Torino a Chambéry a cavallo e in costume medievale, siamo andati fino all’Abbazia Reale di Altacomba, siamo stati in tutti i castelli della Valle d’Aosta. L’anno scorso siamo partiti dal Castello di Condove per raggiungere il Comune di Moncenisio.

AC: ci parli della cerimonia di oggi, ha assegnato anche dei nomi.

Nel nostro gruppo storico non si indossa solo un costume, i miei cavalieri dopo anni di appartenenza alla compagnia hanno un nome di un cavaliere che è stato a fianco del Conte Verde e se lo porteranno per sempre, anche un domani che non potranno più partecipare agli eventi del gruppo. Quel nome non verrà dato ad altri.

L’ Associazione “La Terra dei Cavalli O.N.L.U.S”

Fondata nel 1996 da Giuseppe Raggi, è una delle più grandi associazioni italiane per la difesa del cavallo. Unica nel suo genere, si occupa di salvare quei cavalli che al termine della carriera agonistica sono destinati a una fine drammatica ed oggi ne ospita più di 165.
Svolge numerose attività tra le quali: didattica equestre, con il progetto “Un cavallo per amico” che avvicina ogni anno ai cavalli tantissimi bambini delle scuole elementari e medie; affidamento attivo e passivo di cavalli; attività a favore di ragazzi disabili e falconeria con il progetto “I Signori Alati” attraverso il quale collabora con scuole materne, elementari, medie e superiori per far conoscere questi splendidi animali simbolo di potenza e perfezione. Tutti i falchi utilizzati sono nati e allevati in cattività.
Presso la sua sede a Leinì in Strada Lonna, 84 è stata creata la “La Fattoria di Nonna Papera”, dove sono ospitati coniglietti, cavie peruviane, gallinelle e tanti altri animali recuperati da situazioni poco piacevoli. I bambini hanno così la possibilità di imparare a conoscerli, a prendersi cura di loro e soprattutto a rispettarli.
Nel 2000 Giuseppe Raggi, dopo attente ricerche storiche, ispirato dalla figura del Conte di Savoia Amedeo VI, sovrano amante di cavalli, giostre e falconeria, ha creato “ I Cavalieri del Conte Verde”, il gruppo storico equestre più grande esistente in Italia, composto da oltre 30 cavalieri e altrettanti cavalli, i quali, salvati da una fine drammatica, partecipano orgogliosamente agli eventi storici diventandone fieri protagonisti.
“I Cavalieri del Conte Verde” si cimentano in giostre e spettacoli equestri e ripercorrono i viaggi fatti tanti secoli fa da Amedeo VI.
Come contattare l’associazione:
email:
nellaterradeicavalli@hotmail.it
cell: 335 722 2357 – 320 141 2915

ANDREA CARNINO

Minaccia di lanciarsi da un ponte. La polizia lo salva

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato è intervenuta a Torino salvando un cittadino italiano di trentasei anni intento a compiere un gesto anticonservativo.
In particolare, sul Numero Unico di Emergenza 112 è giunta una segnalazione che indicava la presenza di una persona in pericolo, eccessivamente vicina al fiume Dora Riparia. Gli agenti del Commissariato di P.S. Madonna di Campagna intervenuti hanno notato effettivamente un uomo sulla passerella “Ponte Terenziani” che aveva posizionato una bicicletta a ridosso della ringhiera in modo anomalo, utilizzandola come trampolino.
I poliziotti lo hanno quindi raggiunto, inizialmente tentando di instaurare un dialogo; improvvisamente, l’uomo ha appoggiato un piede sul sellino della bici e si è aggrappato con una mano alla ringhiera.
A quel punto, gli operatori di polizia, senza esitare, si sono avvicinati, riuscendo ad afferrarlo e a trarlo in salvo, riportandolo in sicurezza nonostante la complessità dell’operazione.

Riuso e sostenibilità: nasce il mercato tematico “Torino Green”

 

Torino avrà un nuovo mercato dedicato al riuso. La Giunta Comunale ha approvato oggi, su proposta dell’assessore al Commercio Paolo Chiavarino, di concerto con l’assessora alla Transizione Ecologica Chiara Foglietta, l’istituzione di “Torino Green”, il mercato periodico tematico dedicato alla vendita occasionale di beni usati tra privati. L’iniziativa punta a valorizzare il riutilizzo degli oggetti, ridurre gli sprechi e sostenere le politiche di economia circolare.

“Con ‘Torino Green’ istituiamo un mercato periodico dedicato alla vendita occasionale tra privati, che permette di dare nuova vita a beni altrimenti destinati a essere dispersi – commenta l’assessore al Commercio Paolo Chiavarino –. L’obiettivo è mettere a disposizione dei cittadini uno spazio dedicato, con criteri di partecipazione chiari, controlli e regole certe, valorizzando il riutilizzo dei beni ancora in buono stato e promuovendo un modello di consumo più consapevole”.

“Il riuso e l’economia circolare hanno un valore ambientale evidente e nei contesti urbani complessi svolgono anche una funzione sociale importante – sottolinea l’assessora alla Transizione Ecologica Chiara Foglietta –. In un momento in cui il consumo eccessivo pesa sull’ambiente e le disuguaglianze incidono sulla vita quotidiana delle persone, iniziative come questa contribuiscono a tenere insieme sostenibilità ambientale e attenzione alle persone, offrendo un’opportunità concreta di riutilizzo di beni ancora perfettamente utilizzabili”.

Il mercato si svolgerà in via Carcano 14/A ogni sabato e domenica dell’anno e sarà riservato esclusivamente alle persone fisiche in possesso del tesserino hobbistico “green.To:”, rilasciato dalla Città conforme al modello previsto dalla normativa regionale e non cumulabile con altri tesserini per hobbisti.

Sui banchi sarà possibile trovare beni usati appartenenti alla sfera personale dei partecipanti, come oggetti da collezione, articoli vintage, libri, giocattoli, abbigliamento e accessori, oggetti per la casa, attrezzature sportive e altri beni ancora utilizzabili. Il valore di vendita di ciascun articolo non potrà superare i 150 euro, come previsto dalla legge regionale.

Il tesserino “green.To:”, dotato di fotografia, personale e non cedibile, sarà rilasciato senza il pagamento dei diritti di istruttoria, mentre resterà dovuta l’imposta di bollo prevista dalla normativa. Al mercato, riservato alla vendita occasionale, non potranno partecipare imprese commerciali, artigiane o agricole né operatori professionali in tale veste. A rilasciare il tesserino sarà la Città, che verificherà il rispetto dei requisiti previsti e il corretto svolgimento dell’attività da parte dei partecipanti: il tesserino potrà essere sospeso o revocato nei casi stabiliti dalla normativa regionale.

La gestione e l’organizzazione del mercato saranno affidate a un soggetto senza scopo di lucro, selezionato attraverso una procedura a evidenza pubblica. A breve, la Città pubblicherà l’avviso pubblico per raccogliere le candidature.

Con questa iniziativa Torino rafforza gli strumenti dedicati al riuso dei beni e al prolungamento del loro ciclo di vita, in coerenza con gli indirizzi regionali e con le politiche cittadine per la riduzione dei rifiuti e lo sviluppo dell’economia circolare.

TorinoClick