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Polizia Locale, controllo del codice della strada. Sequestrati 10 veicoli senza assicurazione

I controlli della Polizia Locale, tra ieri e oggi, hanno portato al sequestro di dieci veicoli per varie violazioni, tra cui l’assenza di copertura assicurativa. Nella giornata di ieri, martedì 26 maggio, gli agenti del RISI hanno proceduto al sequestro di due camper, uno parcheggiato in lungo Po Antonelli, risultato radiato dal Pubblico Registro Automobilistico e l’altro in corso Taranto/via Senigallia su cui gravava un fermo amministrativo per mancato pagamento di cartelle esattoriali, bolli e multe.

L’operazione di controllo della Polizia Locale, finalizzata al contrasto del degrado urbano e delle soste irregolari, è proseguita questa mattina, nel parcheggio e nei dintorni del cimitero Parco, in un’area oggetto di numerose segnalazioni. Gli agenti del RISI, insieme ad alcune pattuglie dell’Aliquota Pronto Impiego (API) Sud, del Comando di Santa Rita-Mirafiori e del Reparto Radiomobile della Polizia Locale di Torino, hanno messo in campo un dispositivo di controllo su persone e veicoli per garantire il rispetto delle norme del codice della strada. In via Pancalieri gli agenti hanno sequestrato altri 8 camper e furgoni senza assicurazione, utilizzati come dimora itinerante dagli occupanti.

Durante l’operazione di controllo, gli agenti hanno inoltre riscontrato la presenza di numerosi rifiuti accatastati in un angolo del parcheggio e sparsi sull’intera area. Per tale situazione sono in corso ulteriori accertamenti mirati all’individuazione delle responsabilità circa la violazione delle norme relative al deposito incontrollato di rifiuti, mentre è stata immediatamente demandata ad Amiat la bonifica e la pulizia dell’intera zona interessata.

Per i dieci veicoli sprovvisti di copertura assicurativa è scattata una sanzione amministrativa compresa tra 866 e 3.464 euro, accompagnata dalla misura del sequestro amministrativo del veicolo ai fini dell’eventuale confisca. Questi veicoli, rimossi dal carro attrezzi e depositati in un luogo di custodia, rischiano anche di essere confiscati definitivamente qualora la multa e le spese non vengano saldate e non sia stato effettuato il pagamento dell’assicurazione per almeno sei mesi. La sanzione raddoppia in caso di recidiva della persone, se l’infrazione viene commessa per la seconda volta nell’arco di due anni.

L’Assessore alla sicurezza della Città di Torino, Marco Porcedda, ha sottolineato: “Il rispetto delle regole rimane la base della convivenza civile e chi occupa spazi pubblici in maniera illegittima o viola le norme del codice della strada, ne è risponde secondo quanto previsto dal codice. L’Amministrazione e la Polizia Locale stanno portando avanti un’attività di controllo capillare e continueremo a lavorare con serietà e impegno quotidiano per garantire sicurezza, decoro e vivibilità, con il chiaro obiettivo di portare risultati concreti per i residenti in tutti i quartieri della città senza distinzioni”.

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Il Piemonte del vino a Hong Kong

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 Bongioanni: « a Vinexpo, 35 produttori a confronto con i mercati dell’Estremo Oriente». 

Il Piemonte del vino è protagonista in questi giorni a Hong Kong all’edizione 2026 di Vinexpo Asia. Trentacinque produttori partecipano dal 26 al 28 maggio presso l’Hong Kong Convention and Exhibition Centre alla fiera di punta per l’industria del vino e degli alcolici nella regione Asia-Pacifico, presenti tramite le due aree collettive organizzate da Piemonte Land of Wine Ita – Italian Trade Agency. In occasione di Vinexpo Hong Kong la Regione Piemonte, in collaborazione con Ita e Consorzio dell’Asti Docg, ha promosso nella serata di mercoledì 27 maggio presso il Grand Hyatt Hotel di Hong Kong un evento off intitolato Discovering Piemonte e dedicato alla valorizzazione delle eccellenze vitivinicole e della gastronomia piemontese, con la partecipazione di una cinquantina fra buyer e giornalisti specializzati del settore wine & food internazionale.

Ad accompagnare la delegazione dei produttori piemontesi è Paolo Bongioanni, assessore al Commercio, Agricoltura e cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte, che spiega: «La Regione Piemonte è presente a Vinexpo 2026 con 35 aziende nell’area coordinata da Piemonte Land of Wine e nello spazio Ice – Ita Italian Trade Agency, che ringrazio con il suo presidente Matteo Zoppas. Per il nostro mondo vitivinicolo sono giornate fondamentali di incontro con gli operatori sullo snodo commerciale più importante dell’Oriente. Ho voluto essere presente non soltanto per dimostrare l’attenzione della Regione verso un comparto strategico della nostra economia agroalimentare, ma anche per avere dai nostri produttori un quadro in tempo reale utile ad approfondire come aiutarli a strutturare e orientare le scelte produttive e di promozione. Attraverso il confronto con i tanti operatori presenti costruiremo insieme la nuova campagna di marketing: ogni evento promozionale in programma dovrà d’ora in poi essere accompagnato dall’incontro con la stampa e con gli operatori specializzati in cui si presenterà insieme l’intero Piemonte, quello del vino, dell’agroalimentare e turistico».

Le prime valutazioni dei produttori confermano l’importanza del quadrante Asia-Pacifico per il futuro del vino piemontese. Emanuela Negrodella Casa Angelo Negro di Monteu Roero: «Ottima la selezione degli incontri BtB gestita da Ice e l’organizzazione del portale di Vinexpo. Mancavamo a Hong Kong da una decina d’anni. Rispetto ad allora, i mercati asiatici oggi stanno chiedendo in modo sempre più netto due cose: vini d’eccellenza e vitigni autoctoni, capaci anche di raccontare un territorio e la magia di “storie di famiglia” in aziende a conduzione familiare come la nostra. I buyer di Hong Kong, Giappone, Thailandia, Indonesia, Vietnam, Cina continentale, Singapore stanno ricercando sempre meno il “modello base” e apprezzando sempre più produzioni di nicchia come le Riserve, che portano ricchezza al territorio e permettono di scoprirlo anche come meta turistica».

Paolo Sartirano, con aziende a San Silvestro di Novello, Costa di Bussia a Monforte e a Penango, è presente ogni anno a Hong Kong e conferma la tenuta dei grandi rossi piemontesi come Barolo e il Barbera Appassimento, che ha creato appositamente per il mercato asiatico. «Sono la nostra bandiera e sono conosciuti in tutto il mondo asiatico. Il problema è farli conoscere e consumare sempre meglio adattandoli al consumo locale e non trasferendo automaticamente la nostra cultura del consumo a tavola e dell’abbinamento con il food. Il vino in Asia si beve diversamente, in altre occasioni. Dobbiamo andare a ricercare i consumi dove ci sono. Sono Paesi di storia millenaria cui non possiamo imporre la nostra cultura del vino ma farglielo capire creando situazioni che si adattino agli usi locali».

Le incertezze dovute agli scenari geopolitici ed economici si fanno sentire anche qui, con la tenuta della fascia alta e il calo del potere d’acquisto della classe media anche in Estremo Oriente. Un modo per intercettare i nuovi mercati può allora essere anche adottare nuove modalità di vendita particolarmente apprezzate dalla cultura cinese come la diretta streaming«In una diretta da appena 20’ dal nostro stand – racconta Sartirano – abbiamo venduto 4.000 bottiglie fra Barolo, Barbera e Moscato con 12mila contatti collegati. Il futuro del vino piemontese può passare anche di qui».

Memorie creative a Palazzo Birago

L’appuntamento è in pieno centro storico torinese dove vi invitiamo a Palazzo Birago di Borgaro – in via Carlo Alberto 16. Di fronte un giardino che scalda la vista e purifica l’aria, dentro all’illustre gioiello di architettura, attraverso uno scalone elegante, ecco che il piano nobile del Palazzo, sede della Camera di Commercio, accoglie per 10 giorni, dal 5 al 14 giugno ,“Memorie creative”,  un viaggio nei saperi della mano che ricorda, crea e tramanda memorie creative. Con il Patrocinio della Città di Torino.

Metalli preziosi, legno, argilla, vetro, filati, tessuti, pellami, carta lavorata, ferro battuto. Ma anche vecchi ombrelli dismessi, cartone riciclato, foglie, fiori, bottoni vintage….E poi ancora a mescolare e trasformare creativamente il tutto tecniche manuali di antica tradizione che richiedono sapienza, passione, ispirazione, ore infinite di lavoro e tanta memoria.

Tutto questo è tanto di più è lo straordinario mondo del fatto-a-mano, del sapere artigianale che dal 5 al 14 giugno verrà ospitato presso le sale del piano nobile di Palazzo Birago di Borgaro, antico e affascinante, e sede istituzionale della Camera di Commercio che ha condiviso e promuove il progetto della mostra “Memorie Creative” insieme all’Associazione torinese Fatto-a-mano.

Più di 25 testimoni del fatto a mano espongono una selezione di propri manufatti interpretando la loro più autentica “memoria creativa”.

Ogni oggetto è protagonista di una storia che lascia memoria di e di un mondo. Ne nasce un mosaico straordinario, insolito, un vivace racconto che stimola emozioni, sblocca ricordi, sollecita curiosità, contagia dolcezza e magia.

Il mondo corre frenetico tra ansia ed incertezze. In Palazzo Birago, senza alcuna concessione alla nostalgia, l’invito è a fermare la mente aprendo il cuore alla bellezza della manualità, terapeutica per chi la pratica e chi la sceglie. 

Perchè le mani ricordano. Il talento crea. E le memorie creative lasciano il segno.

De Sono e Castello di Rivoli per il progetto “Kurtág 100”

Con il clarinettista Michele Marelli e il Quartetto Icaro che rileggono Mozart

Per celebrare il centenario di György Kurtág, la De Sono dedica al grande compositore ungherese il progetto “Kurtág 100”, due appuntamenti speciali in collaborazione con il Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea, sabato 30 maggio e sabato 13 giugno prossimi. Si tratta di un miniciclo per rendere omaggio a una delle figure più significative della musica contemporanea europea, un autore capace di influenzare profondamente il linguaggio del Novecento del nostro tempo, attraverso una scrittura essenziale, intensa e profondamente espressiva. I due concerto pongono in dialogo la musica di Kurtág con i repertori di autori appartenenti a epoche diverse, evidenziando i legami sotterranei tra tradizione e contemporaneità. Il primo appuntamento si intitola “Mozart destrutturato”, in programma sabato 30 maggio alle 16, presso il Castello di Rivoli, e vede protagonisti Michele Marelli e il Quartetto Icaro, in una rilettura inedita del Quintetto per clarinetto K 581 di Mozart. I movimenti del Quintetto vengono intervallati da alcune delle esperienze più radicali della musica contemporanea: dopo il silenzio rarefatto e quasi primordiale di “Dal niente” di Helmut Lachenman, la musica di Mozart non appare più come riaffermazione di un ordine perduto, ma come l’emergere di una memoria lontana, fragile e trasfigurata. Accanto a Lachenman, il programma include “In nomine all’Ongherese” di Kurtág, la versione concepita per Michele Marelli nel 2014 per corno di bassetto, e “Die Sieben Lieder der tage” di Karl Heinzstokausen, meditazione visionaria, sospesa tra gesto, parole e suono.

“Mozart destrutturato” nasce dall’idea di osservare il celebre Quintetto da una prospettiva nuova, in un gioco continuo di rimandi temporali percettivi dove la linearità del discorso musicale pare incrinarsi e il tempo stesso perdere la propria direzione – spiega il clarinettista Michele Marelli – il clarinetto perde la sua funzione classica e virtuosistica per diventare respiro, traccia e presenza fisica nello spazio. Mozart stesso, riascoltato dopo questa esperienza, non sembra più appartenere all’equilibrio illuminista, ma una dimensione universale, dove il suono torna a essere parte del tutto”.

Il titolo non allude quindi a una distruzione del linguaggio mozartiano, ma a una sorta di avvicinamento alla sua materia sonora. I brani di Lachenman, Gurtág e Stokausen sono strumenti percettivi che ne modificano progressivamente l’ascolto, fino a trasformare il nostro rapporto con il silenzio e la memoria del suono.

Michele Marelli è considerato uno dei principali interpreti della musica a contemporanea a livello internazionale e ha lavorato a stretto contatto con alcuni dei più importanti compositori del nostro tempo, instaurando in particolare un rapporto privilegiato con Stokausen, Lachenman e Kurtág. Il progetto “Kurtág 100” proseguirà il 13 giugno, alle ore 16, con “Omaggi incrociati”, secondo appuntamento dedicato a pagine di Kurtág, Marco Stroppa e Robert Schumann, con l’interpretazione dell’Mdi Ensemble, guidato da Luca Ieracitano.

Ingresso al museo con biglietto ridotto a 6,50 euro

Per prenotazioni: https://www.castellodirivoli.org/biglietti/

Mara Martellotta

Reggia di Venaria, “Eredità visiva di tre generazioni”

La  Reggia di Venaria ospita dal 28 maggio al 30 agosto prossimi, lungo la Promenade della Galleria Alferiana, una nuova mostra fotografica dal titolo “Eredità visiva di tre generazioni”.
L’esposizione, curata da Pierangelo Cavanna e Paolo Robino, è organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude grazie al coordinamento dell’architetto Stefano Trucco e al contributo di una serie di sponsor, personalità e enti, che hanno consentito il suo allestimento e la sua realizzazione ed è compresa nel percorso di visita della Reggia.
La mostra è dedicata ad una singolare genealogia familiare, quasi una saga, che ha per protagonisti tre membri della famiglia Robino che, nel corso di tre quarti di secolo, si sono dedicati e si dedicano all’universo delle immagini scattate dalla macchina fotografica, dalla fotografia analogica a quella digitale e ora all’immagine di sintesi e all’intelligenza artificiale.

Si tratta di un viaggio affascinante attraverso l’evoluzione dell’immagine tracciando il percorso artistico e tecnologico di tre generazioni di autori torinesi. Tre storie di immagini che testimoniano anche il progressivo passaggio dalla pratica amatoriale a quella professionale, nei distinti ambiti della documentazione del patrimonio artistico e architettonico e della fiction.
La mostra è  articolata in tre sezioni ordinate in senso cronologico, ciascuna dedicata a un membro della famiglia e si apre con le fotografie del padre Stefano, seguite da quelle del figlio Paolo, per chiudere con le elaborazioni e produzioni digitali del nipote Filippo.
Di Stefano Robino ( 1922-2017) sono presenti 85 stampe fotografiche, realizzate tra il 1948  e il 1970, che ricostruiscono l’attività di questo autore che, nelle sue stesse parole, ebbe sempre un approccio professionale senza mai diventare un professionista, nonostante la notorietà raggiunta a partire  dalla metà  degli anni Cinquanta, con partecipazione a mostre e concorsi internazionali e la pubblicazione su importanti riviste quali “Il Corriere Fotografico”, “Ferrania”, “Leica Photografie”, “Life” e “Modern Photography”.
Il lavoro condotto sull’archivio di Stefano Robino, ricco di decine di migliaia di negativi, provini e stampe originali, ha permesso di comprendere il suo processo di produzione e le tematiche da lui privilegiate, i Luoghi, le Fabbriche, le Figure, i Racconti, per chiudere con una sezione intitolata L’Archivio rivisitato, che si propone come una ulteriore apertura, quasi un suggerimento di ricerca, costituita di immagini che egli non aveva scelto, non aveva mai stampato, ma che ancora oggi ci appaiono suggestive e stimolanti.

Sono 54 le fotografie in mostra di Paolo Robino ( 1952), professionista dal 1978. La sua sequenza antologica parte dai primi anni Settanta, quando raccoglieva l’eredità artistica del padre, per giungere fino alle ultimissime produzioni, con un’ampia proposta di campagne di documentazione del patrimonio artistico e architettonico, indicata anche dal progressivo passaggio dalla fotografia analogica all’immagine digitale, cui si aggiungono alcuni ritratti  e figure ambientate, tracce di legami affettuosi professionali e personali.

Ambiente digitale e immagine di sintesi sono ormai il territorio di elezione della pratica professionale di Filippo Robino (1987), attivo come autore di effetti speciali ( FX Artist)  e da alcuni anni titolare di uno studio specializzato nella produzione di effetti speciali. In mostra l’artista fotografo propone  un interessante video di animazione in AI delle fotografie realizzate  dal nonno Stefano  e uno Showreel personale con estratti delle proprie produzioni VFX per film e serie TV, spot pubblicitari, videogiochi e videoclip musicali.

MM

Ricerca di persone scomparse, esercitazione alle Nuove

Alcuni binomi dell’Unità Cinofila della Croce Verde di Cumiana ODV   capitanati dal Caposquadra Vassilia Sacco saranno impegnati, domenica 31 maggio, in una speciale esercitazione operativa presso il Museo del Carcere Le Nuove di Torino, luogo della memoria cittadina e contesto particolarmente complesso dal punto di vista tecnico, ambientale ed emotivo.

L’attività avrà l’obiettivo di consolidare le competenze dei binomi nella ricerca di persone scomparse in ambiente confinato, urbano e strutturalmente articolato. I percorsi di lavoro si svilupperanno tra corridoi, scale, cambi di quota, ambienti chiusi, passaggi stretti e aree caratterizzate da una forte stratificazione odorosa.

Un contesto come quello del Museo Le Nuove rappresenta, per le Unità Cinofile, un banco di prova di grande valore. Non si tratta soltanto di seguire una traccia: il lavoro richiede capacità di lettura dell’ambiente, gestione delle contaminazioni, lucidità operativa, precisione tecnica e pieno rispetto del cane in ogni fase della ricerca.

I cani lavoreranno uno alla volta, sotto la supervisione degli istruttori e nel massimo rispetto della struttura ospitante. Gli esercizi saranno orientati alla simulazione di scenari realistici di ricerca, con particolare attenzione alla gestione della longhina, alla lettura del comportamento del cane, alla capacità di osservazione del conduttore e all’applicazione delle procedure operative previste in caso di intervento reale.

«La ricerca di persone scomparse richiede preparazione, metodo e responsabilità. Ogni esercitazione è un’occasione per crescere come binomio e come squadra, ma anche per ricordare che dietro ogni intervento reale c’è una persona da ritrovare e una famiglia che aspetta una risposta», dichiara Ivan Schmidt,  Capo Formatore dell’Unità Cinofila della Croce Verde di Cumiana.

La scelta del Museo del Carcere Le Nuove non è casuale. Si tratta di un luogo carico di storia, memoria e silenzio, capace di offrire ai binomi un ambiente unico per lavorare su concentrazione, precisione, controllo emotivo e gestione di scenari non convenzionali. La formazione delle unità cinofile di soccorso passa anche da contesti complessi, capaci di avvicinare l’addestramento alla realtà operativa delle ricerche.

L’Unità Cinofila della Croce Verde di Cumiana prosegue così il proprio percorso di formazione continua, con l’obiettivo di mantenere elevati standard tecnici e operativi nella ricerca persone, nel mantrailing e nelle attività di supporto alle emergenze.

Un ringraziamento particolare va alla direzione e ai volontari del Museo del Carcere Le Nuove di Torino per la disponibilità e la sensibilità dimostrata nell’ospitare un’attività formativa di alto valore sociale.

«Siamo molto felici di ospitare un momento di formazione delle Unità Cinofile della Croce Verde di Cumiana: è un’immagine potente e significativa quella di esercitarsi per un lavoro che accende la speranza e che cerca la vita in un luogo in cui le mura sono intrise di atti di eroismo e coraggio, ma anche di sofferenza e sacrificio», dichiara Maria Di Marco, presidente dell’Associazione Nessun Uomo è un’Isola, che gestisce il Museo del Carcere Le Nuove.

Cities Mission Conference 2026. A Torino oltre 600 delegati da tutta Europa

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Dalle infrastrutture energetiche ai nuovi spazi pubblici, dalla mobilità intelligente alla rigenerazione urbana: si è aperta ieri la Cities Mission Conference 2026. Fino al 29 maggio, il capoluogo piemontese ospita i rappresentanti delle città europee impegnate nella missione UE ‘100 città intelligenti e a impatto climatico zero’ per un confronto su progetti, strumenti e soluzioni già in fase di realizzazione.

Teatro delle sessioni principali del forum saranno le OGR Officine Grandi Riparazioni di Torino, ex complesso industriale ferroviario oggi riconvertito in uno spazio dedicato a cultura, innovazione e sperimentazione, simbolo della capacità della città di rigenerare spazi e funzioni urbane in chiave sostenibile.

L’evento è organizzato dalla Commissione Europea, da NetZeroCities e dalla Città di Torino, in collaborazione con i partner locali Politecnico di Torino, OGR Torino e Cottino Social Impact Campus. Oltre 600 i partecipanti tra amministratori locali, decisori pubblici, tecnici ed esperti provenienti da tutta Europa che si riuniranno per approfondire le politiche urbane per la neutralità climatica, l’attuazione dei Climate City Contracts e gli strumenti necessari ad accelerare la transizione ecologica nelle città europee.

“La Cities Mission Conference è un’occasione per mostrare come la transizione climatica non sia un obiettivo astratto, ma un insieme di interventi che stanno già trasformando Torino – spiega il sindaco Stefano Lo Russo -. Accogliere le città europee significa anche condividere esperienze, strumenti e soluzioni che possono accelerare questo percorso comune verso la neutralità climatica.”

La sessione inaugurale della Conferenza è in programma domani, giovedì 28 maggio, alle ore 9.00 nella Sala Fucine delle OGR Torino e vedrà gli interventi del Sindaco di Torino Stefano Lo Russo e di rappresentanti nazionali ed europei. L’apertura istituzionale rappresenterà il momento centrale di avvio dei lavori e offrirà un quadro delle sfide e delle opportunità che le città europee stanno affrontando nel percorso verso la neutralità climatica.

Già oggi però l’appuntamento entra nel vivo con le City Dives, 14 visite studio tematiche che porteranno i partecipanti direttamente nei luoghi in cui Torino sta già sperimentando e realizzando soluzioni concrete per la transizione ecologica. Le visite anticipano l’avvio delle sessioni plenarie e dei tavoli istituzionali, in programma dal 28 al 29 maggio alle OGR Torino.

 “Le City Dives rappresentano uno degli elementi più significativi dell’iniziativa perché portano il confronto direttamente nei luoghi in cui le politiche climatiche prendono forma – sottolinea Chiara Foglietta, assessora alla Transizione Ecologica della Città di Torino -. È qui che si vede come energia, mobilità, spazi verdi e rigenerazione urbana siano parti di una stessa strategia di trasformazione della città, già in atto nei quartieri di Torino.”

Questi sopralluoghi attraversano diversi quartieri e ambiti della città, raccontando Torino come un laboratorio urbano a cielo aperto: energia, mobilità sostenibile, rigenerazione urbana, housing sociale, infrastrutture verdi, economia circolare e innovazione sociale. Il percorso mostra come gli obiettivi del Climate City Contract si traducano in interventi concreti, infrastrutture operative e sperimentazioni già attive nei quartieri cittadini.

Le visite, organizzate con il coinvolgimento di imprese pubbliche e private, università, fondazioni, centri di ricerca, realtà del terzo settore e amministrazione comunale, costituiscono uno dei momenti centrali della manifestazione: occasioni di confronto diretto tra città europee su modelli replicabili, governance, finanziamento e attuazione delle politiche urbane per il clima.

Alcune City Dives offrono scenari particolarmente efficaci per raccontare in modo immediato e visivo come la trasformazione urbana sostenibile stia già cambiando il volto di Torino. Dai sistemi di accumulo termico e dalle infrastrutture energetiche sotterranee dell’Heat Garden e della cabina Arbarello, fino al Centro 5T che gestisce traffico, ZTL e servizi digitali in reale per la città e l’area metropolitana, emergono esempi concreti di innovazione urbana applicata. Altre tappe mostrano invece come le strade cittadine diventino spazi di sperimentazione per la mobilità attiva e la sicurezza urbana attraverso sensori, rilievi e nuove soluzioni progettuali.

Il racconto della trasformazione urbana passa anche attraverso il rapporto tra città e ambiente naturale, con i percorsi dedicati al Parco del Valentino e alle rive del Po, dove infrastrutture verdi e blu, cantieri e interventi di riqualificazione restituiscono centralità al fiume e agli spazi pubblici. I Climate Shelters mostrano invece come piazze e aree urbane possano essere ripensate come rifugi climatici contro il caldo estremo grazie ad alberature, superfici permeabili e soluzioni nature-based.

I tour dedicati all’Ex-MOI, al Parco Dora e all’Environment Park raccontano infine alcuni dei più significativi processi di rigenerazione urbana della città: dall’ex Villaggio Olimpico trasformato in progetto di housing sociale, fino alle grandi aree industriali riconvertite in parchi urbani e poli per l’innovazione ambientale. Anche la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea entra nel programma come esempio di riqualificazione energetica e di ripensamento del ruolo culturale e sociale degli spazi pubblici.

La Cities Mission Conference 2026 conferma così Torino come uno dei principali laboratori europei della transizione urbana sostenibile, capace di trasformare obiettivi climatici in progetti concreti e modelli replicabili per le città europee.

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Orsini magnifico, una vita di teatro, amori e amicizie

Per la stagione dello Stabile, al Carignano, sino al 31 maggio

In quest’epoca di opacità in cui l’asticella della Cultura continua a scendere inesorabilmente e sempre più in fretta, dove da molte parti e in altrettanto molte occasioni il pressapochismo la fa da padrone, dove la Storia (qui, quella teatrale, con i suoi visi e i suoi titoli e le sue tappe impresse nella memoria) è ormai stata cancellata pressoché del tutto, dove la lingua italiana, e la dizione, è in via di estinzione – quando le menti della Crusca gridano al netto pericolo -, soppiantata da messaggi e messaggini insulsi che abbreviano se non cancellano, beh, in quest’epoca, andate anzi correte a guardare e a sentire – a Torino, al Carignano, sino a domenica 31, per la stagione dello Stabile torinese – il viso e la voce del novantaduenne Umberto Orsini – li ha fatti il 2 d’aprile scorso – con i suoi ricordi, con il suo vestito di scena che non vuol indossare sino all’ultimo, con quelle volute di fumo che al riparo del proprio camerino vorrebbe assaporare e che per un po’ il pompiere di servizio gli nega. “Prima del temporale” non è un amarcord di fatti eclatanti o una serata d’onore del grande attore, non è un monumento a se stesso, non è la volontà del laudator temporis acti: “Prima del temporale”, con quell’Attore che prima d’indossare le battute e la vicenda del Signore strindberghiano, è una festa, è una cavalcata che abbraccia con le sue pause, con i suoi momenti divertiti e dolorosi che sono poi quelli di una vita, della vita di ognuno di noi, settant’anni di teatro e di vita teatrale, grandiosa, incancellabile, magnificamente affollata e stupendamente vissuta.

Prima del temporale” è un doveroso ripiegarsi di un vecchio progetto, dovuto all’amicizia e alla collaborazione tra Orsini e Massimo Popolizio – che oggi crea una regia rispettosa, di piccoli tocchi, ma sempre presente e attenta a concretizzarsi con proiezioni, con brevissimi filmati, con le luci e le ombre, magari con un trenino che passa in scena e che ti riporta alla mente quello con cui giocava nella infanzia il piccolo Gaiev del “Giardino” di Strehler -, un “Temporale” che doveva prendere forma ma azzerato con la tragedia del Covid, oggi riproposto sotto veste diversa. Le radici dello spettacolo stanno in “Sold out”, una sorte di confessione/autobiografia pubblicata sette anni fa da Laterza, la traccia lunga 80’ è il tempo cadenzato prima dell’andata in scena, tra le pareti bianche di un camerino di un vecchio teatro di provincia, con i suoi tubi blu del riscaldamento ancora in bella vista, dove è il termine della tournée di “Temporale”, l’ultima replica, quando la giovanissima sarta di scena (ha solo ventidue anni) va e viene con le chiacchiere di ogni sera e ascoltando molto (una convincente Diamara Ferrero), dove il pompiere (il colorito Flavio Francucci) avrà pure lui la sua unica battuta (del lampionaio) da dire visto l’infortunio improvviso di un attore. Mentre Orsini racconta. Un destreggiarsi tra la maschera e il volto, recita e vita, realtà e finzione, incontri e memorie, innamoramenti e perdite. Racconta del ragazzo che voleva diventare avvocato e che al contrario, era il 25 settembre del 1955, con i soldi per il viaggio prestati da mamma e fratello (che a sua insaputa l’aveva iscritto ad un esame all’Accademia), se ne andò dalla provincia a Roma, con il gran battesimo e l’ottimo auspicio di un incontro, proprio su quel treno, con Orson Welles. Del provino con “L’uomo dal fiore in bocca” – “da metà in poi, mi raccomando!”, tranfia l’esaminatore stufo del solito Pirandello e che ha già deciso che quel ragazzo attore non lo sarà mai, mentre lui attacca sicuro “caro signore, ecco, venga qua… qua sotto questo lampione, venga, le faccio vedere una cosa, sotto questo baffo, epitelioma si chiama” – e della borsa di studio, della ricerca di una pensione, “magari questa di via Salaria, così qualche giorno ti incontro Visconti che abita nei paraggi, no, 750 lire a notte sono troppe, meglio quest’altra a 150”, delle prime amicizie, Alberto Arbasino e Peppino Patroni Griffi e Pierino Tosi, e le giornate sulla spiaggia di Ostia, e quella lunga anni e anni, quotidiana, con Corrado (Pani) – “Corradino, Corradino, sei quello che mi manca di più” -, la telefonata del mattino che sempre lo svegliava, il linguaggio colorito, l’annoiata confessione delle continue tournée.

Racconta del suo primo ingresso nel teatro, racconta del “Diario di Anna Frank” e della Compagnia dei Giovani, di come Romolo (Valli) l’avesse posto sotto l’ala di protezione e di insegnamento di Rossella (Falk), “sai, quelle vocali chiuse e aperte…”, come ne fosse nata un’amicizia presto mutata in un amore: un amore che tornerà a essere amicizia, lunga una vita e pronta a farsi ora scambievole protezione, “ti sei ammalata un paio d’anni prima di morire, io l’ultima estate venivo a casa tua quasi ogni giorno e ti pregavo di aiutarmi, a ripassare un testo che avrei portato in scena, a sbagliare di punto in bianco le vocali aperte e chiuse, nella finzione ultima che tu mi potessi correggere, come quei vecchi tempi”. Rossella e Umberto sembrano discorrere ancora oggi, da quelle immagini, con lei che gli manda un “ciao” e lo saluta con la mano, in uno degli ultimi momenti dello spettacolo. Un commiato, definitivo. Momenti di dolore, anche momenti d’allegria, da rotocalco, da gossip: come quando la produzione francese lo chiama per il capitolo secondo di “Emmanuelle”, lui nicchia ma il cachet mette certamente voglia e convince. Nella roulotte del primo attore, al riparo del sole della Polinesia, arriva “la più bella donna che io avessi mai conosciuto”, Sylvia Kristel, in un amen eccola come mamma l’ha fatta, venuta lì a spiegare “et bien, Umbertò, quand je serai sur toi tu dois immédiatement mettre tes mains sur mes fesses, comment dites-vous italiens, le chiappe… voilà, pour cacher subìto la mia cellulite.”

Ci sono le ore di preparazione, magari con una matita tra i denti, il ripetere incessante le battute – ricordo che, accordandomi per un’intervista, un altro monstrum, Lina Volonghi, mi disse di essere nel suo camerino per le 18, lei già ci sarebbe stata per ripetere tutto il testo che la sera avrebbe recitato, se ben ricordo anche quello dei tanti compagni in scena: esistono ancora quegli attori? -, durante le notti seminsonni o le partite di tennis, c’è spazio per un’altra fidanzata, “no, signora, non sono il fidanzato delle Kessler, di una sola, signora, di una sola”, nel ricordo di una ragazza dalle lunghe gambe che con la sorella aveva incontrato un giorno nel bar della Rai di via Teulada, loro pronte in costume per registrare il dadaumpa, lui per essere Ivan nei “Fratelli Karamazov” di Bolchi, pronto a registrare la media dei 15 milioni di spettatori a puntata. C’è spazio per aggrapparsi con la voce che si alza disperata al ricordo di altri amici, il Ronconi delle tante prove, da “Besucher” all’”Uomo difficile” ad “Affabulazione” e il Visconti di “Vecchi tempi”, c’è spazio per richiamare dal nulla la figura del padre, quel borghese di Novara che aveva perso un occhio in guerra e che soprattutto “perché non mi hai mai preso in braccio, perché non mi sono mai seduto sulle tue ginocchia? perché non mi hai mai dato una carezza?”: ed è il momento forse più alto e doloroso della grande prova di un Grande Attore, dello scavare quanto più può dentro il suo intimo, mettendo a nudo l’assenza dei sentimenti e l’amore mancato. Il suo Signore è pronto per entrare in scena, scoppia un temporale vero, “è arrivato l’autunno, la nostra stagione, la stagione di noi vecchi”, direbbe il Signore di Strindberg. Mezza sala. Sala buia. Sipario. Alla fine tutto quanto il pubblico, in platea e in ogni ordine di palco, in un Carignano gremito, è in piede ad applaudire e il Grande Attore a salutare, con un sorriso frenato e composto, a portarsi la mano al cuore. Il cuore della festa.

Elio Rabbione

Le immagini dello spettacolo sono di Claudia Pajewski.

Investito da uno scooter mentre attraversava: anziano in gravi condizioni

Stava attraversando sulle strisce pedonali ed è rimasto investito da uno scooter: anziano finisce in ospedale. È successo nella prima serata di ieri a Rivoli, in corso Kennedy. Un uomo di circa 70 anni, di origine cinese e residente in città, stava camminando sulle strisce pedonali vicino all’incrocio con il civico 211, quando è stato travolto dal mezzo a due ruote guidato da un ragazzo di circa 30 anni di origine marocchina.

Sul posto sono intervenuti i soccorsi del 118 Azienda Zero, che hanno prestato assistenza a entrambi i coinvolti e, successivamente,  li hanno trasportati in ospedale. Il pedone è in condizioni preoccupanti ed è stato sottoposto nella serata di ieri a un intervento chirurgico alla testa; la prognosi è riservata.

Il conducente dello scooter non ha riportato ferite gravi ed è stato dimesso. Gli agenti della polizia locale hanno effettuato i rilievi, mentre i carabinieri hanno messo in sicurezza la carreggiata. Nell’area si sono registrati disagi alla circolazione.

VI.G