Centinaia di utenti sui social stanno raccontando di una strana telefonata ricevuta sul cellulare: non cascateci.
In questi giorni, vi è forse capitato di ricevere una telefonata su cellulare che dice: “abbiamo ricevuto il tuo curriculum, aggiungici su WhatsApp per parlare di lavoro”. A me è successo due volte solo nell’ultima settimana. Ebbene, si tratta di una truffa informatica. Molti utenti su Facebook, X, Linkedin stanno raccontando l’accaduto anche se non sono in cerca di lavoro e non hanno inviato candidature di recente.
Aggiungendo su WhatsApp il numero, potreste ricevere un link su cui cliccare. In questo modo potreste scaricare un virus che potrebbe rubarvi i dati, accedere ai vostri conti bancari o, come già abbiamo documentato negli anni, contattare i vostri familiari, amici e conoscenti per chiedere loro del denaro.
Ricordate che un’azienda seria, alla ricezione del vostro curriculum, vi contatta direttamente per proporvi un colloquio. Se ricevete questo tipo di telefonate, bloccate il numero. Probabilmente riceverete da numeri diversi la stessa chiamata, poiché esiste un sistema per generare numeri, ma in nessun modo contattate questi scammer, truffatori in inglese, tra I vostri contatti.
Se invece siete stati truffati, rivolgetevi al commissariato di zona per sporgere denuncia oppure contattate la polizia postale di Corso Tazzoli 235.
Infine, una raccomandazione per gli anziani. Dal momento che non tutti usano i social o leggono iltorinese.it, se avete un parente anziano, o un vicino di casa, spiegategli la truffa e mettetelo in guardia. Sono loro, purtroppo, le categorie più esposte alle truffe telefoniche.
Lori Barozzino


C’è il carboncino entusiasmante di John Keating, il corpo nascosto tra le pieghe del lenzuolo, e il teatrino di Luzzati, i “Piantatori” di Giovanni Macciotta (1960) e lo “Studio” di Anna Lequio (2023), acquerello dedicato all’amico Silvano, il viso di ragazzo di Pino Mantovani e la “Silvia” classicheggiante di Ottavio Mazzonis e il nervoso e impennato cavallo ad accompagnare il “Bellerofonte” di Raffaele Mondazzi, i tetti invernali e imbiancati di Aime e il mare di Vinicio Perugia, il “Raccolto” poetico – l’antica assoluta poesia di sempre – di Sergio Saccomandi e il ragazzo di Lorenzo Tornabuoni, la “Ginnasta con la palla” che testimonia ancora una volta l’arte di Sergio Unia. Nomi, un nastro di nomi, un punto di riferimento prezioso e oggi non dimenticato, un punto di confronto per quanti con lui hanno amato l’arte, Silvano Gherlone è stato il gallerista prezioso e attento, giudicante e accogliente, l’uomo che consolidava un percorso già avviato o poteva dare inizio a una carriera, con intelligenza e con simpatia, poteva affermare un futuro valore, correggeva e indirizzava. Silvano Gherlone era “discreto, riservato, gentile”, scriveva ne La Stampa Bruno Gambarotta all’indomani della sua scomparsa: e l’affetto che ancora circola, oggi, tra le pareti della Fogliato ne è l’esatta testimonianza.
