“CI SONO PROBLEMI PIU’ SERI E URGENTI DA RISOLVERE. L’INCOERENZA DEL M5S”
Come è possibile che gli errori del passato non siano serviti a nulla e che sia già stato dimenticato il forte indebitamento, che ancora stiamo pagando, provocato dall’edizione del 2006 delle Olimpiadi? I danni provocati dall’evento sono ancora sotto gli occhi di tutti, e c’è chi oggi lancia la sfida della candidatura di Torino per le Olimpiadi 2026. Ma a stupirmi ancora di più è che a lanciare e sostenere la proposta siano proprio alcuni amministratori del M5S, che non ha certo lesinato dure critiche a chi le Olimpiadi a Torino le aveva volute e ottenute.
No, la mia posizione non è favorevole. Ne sono la prova gli impianti realizzati per l’occasione, oggi in stato di degrado e abbandono, a Cesana, così come a Sauze d’Oulx e a Pragelato. Per non parlare del Villaggio Olimpico di Torino.
Le priorità per la Regione Piemonte sono altre. La mancanza di lavoro è una delle piaghe più urgenti,
sulla quale concentrare energie, risorse e strategie. Il tasso di povertà delle famiglie piemontesi ha ormai raggiunto livelli inimmaginabili. Sono tantissime le persone senza fissa dimora, che dormono in strada al freddo e che non possono permettersi neppure i beni di prima necessità. E sono tanti anche i cittadini che rinunciano a curarsi, perché non hanno i soldi per le medicine. Di fronte a tutto questo c’è chi pensa di buttare via denaro pubblico per altre iniziative di facciata, come i “Giochi 2026” che, come abbiamo visto, non hanno portato alcun beneficio, ma soltanto tanti costi e altrettanti debiti. A meravigliarmi davvero è, lo ribadisco, l’incoerenza del M5S.
Stefania Batzella
Consigliera regionale Movimento Libero Indipendente
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COMUNICAZIONE
In vista delle prossime elezioni politiche il quotidiano “il Torinese” pubblica gratuitamente in questo spazio interventi, comunicati e notizie inviatici da candidati, segreterie o esponenti politici di tutti i movimenti e partiti. Scrivere a: edizionibest@libero.it
Ha perso il controllo dell’auto l’uomo di 36 anni che è morto la scorsa notte sulla strada provinciale 393 di Villastellone

ambiziosa con questa rassegna e, a quanto pare, l’abbiamo stravinta!”. RassegnaT prosegue con altri quattro spettacoli, alcuni dei quali, vedranno protagoniste grandi personalità del teatro. Il prossimo appuntamento è fissato per il 24 febbraio, con “Due di Cuori”, con Esther Ruggero, Oscar Ferrari e Federica Tripodi. I biglietti saranno in vendita, a partire da mercoledì 15 febbraio, presso il Bar Caffetteria Kiosko, sito in Piazza Cays, a Caselette.


Tragico bilancio di due morti e tre feriti nell’incidente stradale avvenuto nella notte nel Canavese, sull’ex statale 460, tra Cuorgnè e Pont. Simone Goglio e Raffaele Antonucci, di 19 e 22 anni, di Pont, sono le vittime. I giovani viaggiavano su una Peugeot 206 che, per cause in fase di accertamento, si è scontrata in un frontale con una Lancia Y. I tre passeggeri della seconda auto sono stati ricoverati al Cto e all’ospedale di Ivrea e non sono in pericolo di vita.
di Pier Franco Quaglieni
0ggi 11 febbraio e’ l’anniversario della Concilazione tra Stato e Chiesa firmata tra lo Stato italiano e la S. Sede nelle persone di Mussolini e del cardinal Gasparri. Per decenni fu festività civile con la conseguente vacanza nelle scuole che venne poi abolita. La conciliazione consentì di superare lo scontro tra Stato e Chiesa che determinò la questione romana dopo la breccia di Porta Pia , che solo in parte la legge delle Guarentigie ( che affermava il principio liberale e cavouriano del libera Chiesa in libero Stato) aveva superato. Fu la Destra storica a portare a Roma la capitale del nuovo Regno d’Italia ,mantenendo contemporaneamente il Papa nella città eterna. Fu un merito della Monarchia sabauda essere riuscita nell’intento senza determinare una nuova fuga del Pontefice come avvenne durante la
Repubblica romana del 1849. insieme alla Conciliazione venne firmato il Concordato a cui si era opposto in Senato Benedetto Croce in un celebre discorso e che portò Ernesto Rossi a parlare dell’ alleanza del manganello e dell’aspersorio. Mussolini disse di essere stato migliore di Cavour nella trattativa con la Chiesa. I Patti Lateranensi compreso il Concordato vennero inseriti nella Costituzione all’art. 7 che fu votato anche dai comunisti. Quell’inserimento venne considerato lesivo della laicità dello Stato e fu merito di Bettino Craxi di aver emendato, d’intesa con il Vaticano, il Concordato del 1929 considerato in conflitto con la Costituzione. Fino a qualche anno fa molti laici ne chiedevano la revoca unilaterale da parte dello Stato italiano, forse considerando il vincolo dell’art. 7 non
facilmente aggirabile se non con la riforma costituzionale. Oggi i laici furiosi tacciono, anche Emma Bonino pensa ad altro. Il Papa attuale ha sepolto i conflitti tra Stato e Chiesa con la benedizione laicissima di Eugenio Scalfari. Così la laicità non sembra più un tema importante. Quel tema, al massimo, attraversa i partiti senza dividerli. Forse significa che la laicità ha fatto qualche passo avanti o forse i valori ideali nella società attuale non interessano più.Il pragmatismo ha preso il sopravvento. Per altri versi, le leggi sulle unioni civili e sul testamento biologico, approvate in questi anni, sono leggi laiche passate senza gli attriti suscitati dal divorzio ,anche se in effetti sarebbero dovute essere per la Chiesa e i cattolici assai più traumatiche della legge Fortuna- Baslini che sancì lo scioglimento del matrimonio.
“Italo” americano
Pci. Ricorda come, attraverso un rigido controllo dell’apparato, il partito comunista riuscisse a controllare fino all’ultimo voto gli eletti. Oggi nessuno è più in grado di emulare il Pci che già negli anni Ottanta del Novecento si rivelò incapace di decidere in modo significativo i suoi eletti. A pensare a blindare i candidati è oggi la nuova legge elettorale . I partiti, nominando i candidati nell’ordine di lista della loro elezione o mettendoli in collegi considerati sicuri, decidono in larghissima misura gli eletti, senza di fatto offrire spazi di scelta all’elettore che non può neppure disgiungere il voto. Nessuno si domanda perché si può dare la preferenza per il quartiere, per i consigli comunali e regionali ,per il Parlamento europeo, ma non si può scegliere per Camera e Senato. Nel Pci era il partito a scegliere, non mi sembra che le cose siano molto cambiate. Lo stesso Pd non ha organizzato primarie che avrebbero un po’ attutito le scelte dall’alto. Sarebbe interessante il pensiero di Ferrara .
La preside Rossi
modo o nell’altro, siano oggetto di ricordo. E’ la pietas verso i morti. Non vedo però grandi meriti in Carcano , giornalista e persona molto faziosa. Senza essere mai stato iscritto al Pci ,fu un compagno di strada molto fedele ,anzi del tutto acritico, del partito comunista . Anche in Rai fu un giornalista di parte. Vide solo la dittatura fascista ,senza neppure considerare quella comunista . Il fatto poi di definirlo anche uno storico pare davvero eccessivo. Qualche operina politica che di storico aveva poco. Ho letto che gli hanno attribuito di aver collaborato all’Unità ai tempi di Pavese e di Raf Vallone, invecchiandolo di vent’anni, non potendo per ragioni anagrafiche scrivere articoli in quegli anni.
Due anni di vita in meno con lo smog?
sconfessare ed isolare le frange dei centri sociali come la Lega deve assumere una posizione chiara sui fatti di Macerata e non solo. Certamente il numero altissimo di migranti clandestini può creare tensioni sempre più forti e incontrollabili, così come i giovani estremisti nostalgici del fascismo giocano a creare situazioni di grave tensione politica che vanno condannate senza incertezze.
La Divisione Arte di Torino Castello inaugura giovedì 8 febbraio la stagione espositiva 2018 con una mostra personale dell’artista Giorgio Giraudi
La mostra rappresenta un momento importante ed esclusivo per conoscere da vicino un pittore e scultore restio a parlare di se stesso al punto tale da autografare le proprie opere nella parte posteriore della tela, la “più nascosta”, seguendo un po’ le logiche dei pittori ante Ottocento.
Antonio De Carolis
di Pier Franco Quaglieni
valutazioni dei suoi avversari.In questo senso fu un liberale nell’accezione più ampia e più vera del termine. Pannunzio fu davvero un discepolo non banale di Benedetto Croce che fu l’ispiratore più alto del suo giornale e su maestro in campo etico e politico,come dimostra il Carteggio Croce-Pannunzio che pubblicai nel 1998 e che non fu possibile completare per la morte di Alda Croce che,sola,sapeva decifrare la calligrafia a volte illeggibile del padre. Leo Longanesi chiamava scherzosamente Mario Pannunzio “piede lavato” per evidenziare un tratto del suo carattere compassato e un po’ freddo,che in effetti celava un’innata timidezza. Arrigo Benedetti,che fu il suo amico più intimo,lo definì “un laico direttore di coscienze” per il rigore morale e
civile che caratterizzò il suo impegno culturale e politico. Indro Montanelli non ha esitato a scrivere che Pannunzio “non dovette aspettare i capelli grigi per diventare maestro” in quanto tutti gli attribuirono ”naturaliter” un’autorità morale e intellettuale che ci fa pensare al giovane Gobetti: uomini come Croce, Salvemini ed Einaudi “lo riconoscevano direttore d’orchestra e si mettevano volentieri sotto la sua bacchetta”. Lo stesso Montanelli,ridimensionando un giudizio che potrebbe sembrare un po’ retorico,se non rispondesse alla pura verità,annotò che Pannunzio”all’osteria, ai caffè e con le ragazze,beveva e peccava gagliardamente”. Nato a Lucca il 5 marzo 1910, Pannunzio si trasferì a Roma ragazzo,seguendo il padre, un avvocato abruzzese di idee comuniste,costretto dai fascisti ad abbandonare la città toscana.
diresse il quotidiano clandestino “Risorgimento Liberale” su cui solo Gerardo Nicolosi e Mirella Serri hanno finora condotto un’ adeguata ricerca storica. Fu rinchiuso per alcuni mesi a Regina Coeli,rischiando di finire alle Fosse Ardeatine; ma a chi gli ricordava quei mesi drammatici affrontati con coraggio,replicava accendendo una sigaretta,con un gesto vago e affrettandosi a cambiar discorso.
almeno ricordati i nomi di Croce, Salvemini ed Einaudi(che Mario Soldati ha definito”i padri ideali”del”Mondo”) e quelli di Ernesto Rossi,Carlo Antoni e Vittorio De Caprariis, che furono le “colonne” del giornale. “Attorno a Mario Pannunzio- ha scritto Rosario Romeo- si riunì un gruppo di intellettuali tra i più impegnati moralmente e politicamente che conosca la storia del nostro Paese”. E Alberto Moravia ricordò che”in Italia,in quegli anni,c’erano i comunisti e loro, senza alternative”. Pannunzio scriveva pochissimo,ma era l’ispiratore diretto di molti articoli,il regista di tutto il giornale di cui sceglieva personalmente anche le fotografie.
Pannunzio era assoluta. Da aristocratico qual era da parte di madre,discendente di una delle più vecchie famiglie lucchesi,disprezzava ogni forma di compromesso e di favori;la sua vita fu quindi punteggiata da continui e dolorosi distacchi e da una profonda solitudine,mitigata solo dall’affetto della moglie Mary e di pochissimi amici. Eppure in quest’uomo,che assumeva a volte i toni duri del moralista laico,c’era una profonda,sofferta umanità, venata dal metodo del dubbio con cui era solito procedere nella sua vita e nella cultura. A cinquant’anni dalla sua morte,ecco un passo d’una lettera che inviò nel 1966 a Ernesto Rossi:”Non dimenticherò mai i nostri lunghi anni di amichevole concorde collaborazione e le tue coraggiose libere campagne che hai combattuto sul”Mondo””.Essa dimostra come Pannunzio, al di là delle amare contingenze che provocarono la frattura con Rossi,era davvero uomo superiore che non serbava rancore a nessuno. Era un raffinatissimo letterato che amava Proust e Gide,un laico che aveva fatto della crociana “religione della libertà”il suo riferimento. Era però anche un intellettuale impegnato che si batteva per un’Italia più libera e meno provinciale,più avanzata socialmente,pur sentendo il fascino della tradizione liberale e risorgimentale. Volle come ultimo compagno nella bara i”Promessi sposi” di Alessandro Manzoni. In quell’anno era iniziato il ’68 e i contestatori avrebbero idealmente e forse materialmente bruciato quel grande libro che il laico Pannunzio volle con sé nell’ultimo viaggio. Un motivo di riflessione su cosa significhi per davvero essere laici.
Lunedì 12 febbario dalle ore 14,30 alle ore 17, presso l’Aula Magna della Clinica neurologica dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino (via Cherasco 15)