Una delegazione istituzionale del Comune di Torino partecipa in questi giorni a Bruxelles all’assemblea generale annuale di Délice, la rete enogastronomica internazionale che si pone l’obiettivo di promuovere le eccellenze culinarie e della buona gastronomia, condividendo le singole strategie. “L’incontro è occasione per Torino – informa Palazzo Civico attraverso una nota – di promuovere a livello internazionale il ricco programma di eventi legati al cibo in calendario nel 2018 come la finale europea del Bocuse d’Or e gli appuntamenti OFF, To Coffee, CioccolaTò, il Salone del Gusto, Terra madre, il Salone
internazionale del riso e la Vendemmia a Torino. Tra gli altri argomenti affrontati dalla nostra città il numero crescente di aperture di nuovi ristoranti, la promozione dell’enogastronomia nei bar storici, nelle aziende alimentari (attraverso il progetto “Made in Torino”) e nelle residenze reali”. Al centro della tra giorni terminata venerdì la ristorazione, la pasticceria e l’enogastronomia, intesi come volano per il turismo e l’economia locale. Filo conduttore che consente di aggiungere prestigio internazionale a Torino. Costituita nel 2007 dalla municipalità di Lione, oggi la rete riunisce 23 comuni di quattro continenti, di cui Torino – unica città italiana – è membro dal 2012. Si tratta di realtà urbane che credono fortemente nella strategia alimentare, culturale e gastronomica in termini di attrattività, sviluppo economico e occupazione.
(foto: il Torinese)
Questa mattina sul raccordo autostradale di Chivasso Est della A4 Torino-Milano, un camion si è incendiato improvvisamente
CAMPIONATO REGIONALE INDOOR
mondo nel quale è difficile sopravvivere. Un racconto mozzafiato tra intrighi e battaglie per difendere ed inseguire i propri sogni, i propri ideali e per conquistare la propria libertà. Tratta argomenti quali la manipolazione mentale e alcune di queste tecniche tra cui il Gaslighting e gruppi e metodi coercitivi realmente esistenti. Il tutto è tratto da una storia vera anche se per ovvie ragioni alcune parti sono state leggermente adattate alla storia.
ascoltata e non perché mi aspetto un successo clamoroso o qualcosa di particolare, se il libro avesse successo rispetterei il mio sogno ovvero fare beneficenza ma in particolare mi piacerebbe molto poter contribuire in modo concreto alla ricerca e lotta contro le malattie rare e i tumori. Mi piacerebbe davvero avere la possibilità di poter fare qualcosa di significativo a riguardo.

lunedì 12 febbraio alle ore 10 presso la Sala Viglione del Consiglio Regionale del Piemonte in via Alfieri 15. Durante l’incontro Stefano Ciccotti, Consigliere Anfov, parlerà dell’impatto dell’”Internet delle Cose” nell’era della banda ultralarga. “La rete è la condizione imprescindibile per l’avanzamento del territorio – spiega Stefano Ciccotti – ma altrettanto lo è l’offerta dei contenuti. Infatti la domanda di banda non si manifesta sempre spontaneamente, ovvero per il semplice fatto di avere il servizio a disposizione. Occorre sviluppare una cultura nuova che non può prescindere dalla velocità impressa dalla innovazione tecnologica di questi ultimissimi anni. Cultura che si traduce in maggior consapevolezza e maturità nelle scelte dei
futuri utenti”. La possibilità di accedere a servizi evoluti sulla rete è l’obiettivo congiunto di Anfov con le Associazioni di Enti locali, Anci e Uncem. “Per fare questo abbiamo il compito di crescere con una corretta cultura dell’innovazione, condizione questa che contribuisce a colmare il digital divide”, evidenziano Michele Pianetta, vicepresidente Anci Piemonte, e Marco Bussone, vicepresidente Uncem Piemonte. “Lavoriamo dunque con la Regione – proseguono Pianetta e Bussone – su formazione, corretta informazione, elaborazione di servizi. La Regione ha 45 milioni di euro da spendere per questa Agenda digitale. Non possiamo ritardare in alcun modo il suo sviluppo. Gli Enti locali ci chiedono di lavorare su questo fronte, in particolare per migliorare la PA e la fruizione dei servizi erogati da Comuni e Unioni”. Il seminario di Anfov, lunedì prossimo, è il primo di una serie programmate in varie regioni italiane. “Intende dare una risposta alle sfide dell’Agenda digital e definire una “roadmap” di sviluppo dell’Internet delle Cose sul territorio”


la voglia di recitare insieme. Certi titoli, da quegli anni, uno non se li scorda, La provincia di Jimmy e Allegretto… perbene ma non troppo soprattutto, per arrivare a certe riproposte del Decamerone o della Clizia o della Mandragola di Machiavelli, a Benvenuti in casa Gori a 4 bombe in tasca, per non tacere del fatto che anche il grande Shakespeare è stato rivisitato. Certi spettacoli dei piccoli capolavori, i testi presi dalla cronaca come dalla letteratura, l’amalgama perfetto che si era creato, i personaggi inventati, la glorificazione della terra toscana e ben oltre. Fino a domenica sono all’Erba e questa compagnia, se ancora non la conosceste, dovreste davvero
andare ad applaudirla. Propongono L’avaro di Molière ed è un piacere riascoltarli. Chiti, da buon deus ex machina si accaparra adattamento, regia, l’intero spazio scenico (un interno grigio pronto a farsi piccolo giardino con le sue belle piante ornamentali, certe porte sghembe che non sarebbero spiaciute ai futuristi) e pure i costumi, questi ultimi in combutta con la veterana Giuliana Colzi, pronta pure a vestire gli abiti e i mantelli della mezzana Frosina: ed è un pezzo da antologia il
suo dialogo di donna abituata a maneggiare matrimoni e con la pretesa di ricavarci qualcosa con il protagonista Arpagone. Quanto lo conosce Molière il buon Chiti! Lo conosce così tanto che non gli pesa affatto rigirarselo tra le mani, attualizzarne la lingua e gli ammiccamenti al pubblico, usare la parola con ogni freschezza possibile, vivacizzare oltremodo gli amori contrastati tra le due giovani coppie in scena, i figli vittime di un padre per cui ogni più piccola spesa viene intesa come un capestro e ogni dote da accompagnare al matrimonio un supplizio che lo porta alla tomba, un’agnizione finale che è trattata come un frettoloso sberleffo drammaturgico, inventarsi un prologo e soprattutto un epilogo che quasi annienta lo spilorcio sotto il peso del proprio denaro, forsennatamente raccolto nelle saccocce del suo abito nero. È un giocare continuo sul personaggio principale, i suoi sbalzi d’umore, il terrore
che gli si legge in viso al solo pensiero che quel tesoro nascosto nella cassetta sepolta in giardino gli venga sottratto, la sua gioia quando crede d’aver trovato un alleato, il ritratto dell’Egoismo e della Cupidigia. Alessandro Benvenuti, primo attore che non ha bisogno di sgomitare ma che si mette al servizio del regista e della insostituibile bravura dei propri compagni, provoca la risata, usa intelligenza e divertimento, dà l’immagine concreta di quella che è una malattia, occhieggia al pubblico, rumina tra sé e bofonchia giudizi e speranze, si perde quasi con felicità in quelle splendenti monete ritrovate. Della mezzana tratteggiata con grande bravura dalla Colzi s’è detto, come Dimitri Frosali è un perfetto mastro Giacomo e la presenza di Massimo Salvianti riaccompagna alla Commedia dell’Arte. Con le più giovani leve hanno fatto il successo della serata, durante e al termine accompagnata da interminabili applausi.