Corso Grosseto e dintorni: sulla durata dei lavori pende la spada di Damocle dell’amianto e del ricorso da parte del Comune di Venaria. Gli esercenti hanno bisogno di ossigeno: la Giunta che cosa risponde?
Sgravi fiscali e disponibilità di posti auto: queste le due priorità per cercare di salvare il tessuto commerciale di corso Grosseto. Mentre residenti ed esercenti chiedono tempi certi, sulla durata del cantiere pendono non una ma ben due spade di Damocle: la presenza di amianto alla base del Cavalcavia e il ricorso presentato da parte del Comune di Venaria. Si parla di ritardi che potrebbero misurarsi nell’ordine dei cinque o sei mesi. Solo gli sgravi fiscali e nuovi posti auto a disposizione dei clienti potrebbero dare ossigeno al tessuto commerciale della zona. Ma se per quanto riguarda i posti auto le prospettive non sono negative (c’è già l’ordinanza), sugli sgravi la Giunta fa, ancora, orecchie da mercante: che cosa si aspetta? La totale desertificazione di tutta la zona?
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Silvio Magliano – Capogruppo Moderati, Consiglio Comunale Torino.
Manuela Morfino – Capogruppo Moderati, Circoscrizione Cinque Torino.
Alberto Masera – Coordinatore III Commissione, Moderati, Circoscrizione Cinque Torino.
la voglia di recitare insieme. Certi titoli, da quegli anni, uno non se li scorda, La provincia di Jimmy e Allegretto… perbene ma non troppo soprattutto, per arrivare a certe riproposte del Decamerone o della Clizia o della Mandragola di Machiavelli, a Benvenuti in casa Gori a 4 bombe in tasca, per non tacere del fatto che anche il grande Shakespeare è stato rivisitato. Certi spettacoli dei piccoli capolavori, i testi presi dalla cronaca come dalla letteratura, l’amalgama perfetto che si era creato, i personaggi inventati, la glorificazione della terra toscana e ben oltre. Fino a domenica sono all’Erba e questa compagnia, se ancora non la conosceste, dovreste davvero
andare ad applaudirla. Propongono L’avaro di Molière ed è un piacere riascoltarli. Chiti, da buon deus ex machina si accaparra adattamento, regia, l’intero spazio scenico (un interno grigio pronto a farsi piccolo giardino con le sue belle piante ornamentali, certe porte sghembe che non sarebbero spiaciute ai futuristi) e pure i costumi, questi ultimi in combutta con la veterana Giuliana Colzi, pronta pure a vestire gli abiti e i mantelli della mezzana Frosina: ed è un pezzo da antologia il
suo dialogo di donna abituata a maneggiare matrimoni e con la pretesa di ricavarci qualcosa con il protagonista Arpagone. Quanto lo conosce Molière il buon Chiti! Lo conosce così tanto che non gli pesa affatto rigirarselo tra le mani, attualizzarne la lingua e gli ammiccamenti al pubblico, usare la parola con ogni freschezza possibile, vivacizzare oltremodo gli amori contrastati tra le due giovani coppie in scena, i figli vittime di un padre per cui ogni più piccola spesa viene intesa come un capestro e ogni dote da accompagnare al matrimonio un supplizio che lo porta alla tomba, un’agnizione finale che è trattata come un frettoloso sberleffo drammaturgico, inventarsi un prologo e soprattutto un epilogo che quasi annienta lo spilorcio sotto il peso del proprio denaro, forsennatamente raccolto nelle saccocce del suo abito nero. È un giocare continuo sul personaggio principale, i suoi sbalzi d’umore, il terrore
che gli si legge in viso al solo pensiero che quel tesoro nascosto nella cassetta sepolta in giardino gli venga sottratto, la sua gioia quando crede d’aver trovato un alleato, il ritratto dell’Egoismo e della Cupidigia. Alessandro Benvenuti, primo attore che non ha bisogno di sgomitare ma che si mette al servizio del regista e della insostituibile bravura dei propri compagni, provoca la risata, usa intelligenza e divertimento, dà l’immagine concreta di quella che è una malattia, occhieggia al pubblico, rumina tra sé e bofonchia giudizi e speranze, si perde quasi con felicità in quelle splendenti monete ritrovate. Della mezzana tratteggiata con grande bravura dalla Colzi s’è detto, come Dimitri Frosali è un perfetto mastro Giacomo e la presenza di Massimo Salvianti riaccompagna alla Commedia dell’Arte. Con le più giovani leve hanno fatto il successo della serata, durante e al termine accompagnata da interminabili applausi.
essere un segnale di attenzione in previsione della fine dell’anno con tante partite che saranno “tirate” fino all’ultimo. “Sembra quasi di essere tornati ad inizio anno, anche se abbiamo perso un po’ il sorriso generale della squadra”, il commento da Francesco via mail che ha visto la partita dall’alto del Palaruffini, ed è chiaro che non sarà semplice ripristinare l’entusiasmo generale di poco tempo fa. Però dovrebbe essere chiara una cosa per tutti: gli errori sono commessi da chiunque e le colpe è raro che siano da un lato solo, ma rivangare sempre il passato non conduce altro che alla nostalgia e non porta alcun beneficio. Tutti coloro che si ritengono tifosi di questa squadra difficilmente dimenticheranno quanto successo, ma passare oltre è un dovere per continuare a sperare in un grande basket di livello altissimo nella nostra città. “La dirigenza ha fatto sicuramente qualche errore, così come i giocatori e anche gli allenatori, ma bisogna andare oltre: noi siamo qua per la maglia gialloblu, e non molleremo fino alla fine”; queste sono le parole di Giovanni poco prima della partita e i fatti hanno corrisposto agli intenti. E i tifosi di Torino hanno dimostrato un attaccamento alla maglia che poche altre squadre avrebbero incontrato in situazioni simili. E i giocatori sembrano rispondere. Ora, di giocatori, ne arriveranno altri due nuovi (e credo che meriterebbero di essere accolti con fiducia per sentirsi a “casa” e non sotto esame) e cambiamenti ce ne saranno anche in campo, ma è anche il bello della vita dove le novità creano sempre interessanti emozioni. A Torino ne abbiamo già “viste” tante in questi anni, e crediamo che se solo un po’ di buona sorte e una saggia condotta da adesso in avanti di tutto il “campo” e “fuori campo” ci accompagneranno, il finale di questa stagione potrà essere migliore di quanto oggi si pensi.
Le fiamme gialle hanno sequestrato quasi sedici milioni tra orecchini, piercing e accessori per abbigliamento contraffatti o privi delle garanzie di sicurezza


una morte misteriosa a Napoli. Ma era pur sempre un principe e un poeta e ciò che qui ci interessa ricordare è il suo passaggio in Piemonte, attraverso Cuneo, Savigliano, Torino, fino ad Exilles, sulla strada verso la Francia. Soggiorni brevissimi durante i quali Zizim non fu arrestato in quanto figlio del sultano Conquistatore ma al contrario entrò nelle simpatie dei cuneesi che videro in lui un fiero
ribelle anti-ottomano, forse l’ultima speranza di abbattere l’Impero sul Bosforo e riportare in mano cristiana la città di Costantino. Come aspirante al trono imperiale, Zizim restava pur sempre una minaccia per l’impero turco.
preziose lo rendevano ugualmente affascinante e simpatico. Forse anche perchè sua madre, una concubina dell’harem del padre, era, probabilmente, una principessa serba. E poi era il figlio del grande sultano Maometto II che il 29 maggio 1453, a suon di cannonate, conquistò la capitale dell’Impero romano d’Oriente. Non era certo facile trovare un principe ottomano che scorazzasse per l’Europa alla fine del Medioevo, sicuro di farla franca e di non finire in qualche buia prigione della penisola a trascorrere il resto della sua vita. Zizim, governatore ottomano di alcune province dell’impero, poeta e scrittore, divenne ben presto un acerrimo rivale della corte sultaniale di Costantinopoli. Stava scappando dal fratello Bayazed che, alla morte del padre, era sul punto di salire al vertice dell’Impero come nuovo sultano ma doveva sbarazzarsi del fratello Zizim che pretendeva di essere il legittimo successore del sultano in quanto nato quando suo padre era già sul trono mentre Bayazed nacque prima della sua scalata al potere. Vinto in due battaglie dal fratello maggiore e ben consapevole di rimetterci la testa in caso di cattura, il principe Zizim fuggì in Egitto ma non trovò l’appoggio dei governanti mamelucchi. Lasciò la famiglia sulle rive del Nilo e partì per l’isola di Rodi dove ricevette accoglienza e sostegno politico da parte dei Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, i futuri Cavalieri di Malta.
da usare, se necessario, contro il nuovo sultano. L’ospitalità a Rodi fu favolosa. Fu accolto dai Cavalieri di San Giovanni come se fosse un monarca mentre tutta la città era in festa con le strade affollate di cittadini, marinai e pescatori e con i balconi affollati da rodioti che volevano vedere il figlio del sultano che aveva cercato di distruggere la loro città. Zizim fu ospite del Gran Maestro dei Cavalieri di Rodi Pierre d’Aubusson che invece di tenerlo in prigione lo invitò a feste e banchetti con musica, donne e vino in abbondanza. Era un principe libero sull’isola ma costantemente sorvegliato dai Cavalieri. Per eliminare i suoi oppositori nascosti all’estero, Bayazed II (sultano dal 1481 al 1512) sguinzagliava i suoi 007 che si infiltravano nelle città nemiche senza troppi ostacoli. Avrebbe potuto assediare Rodi in qualsiasi momento ma l’isola, pur strategicamente importante, poteva aspettare il suo turno. Non solo, ma promise di far la pace con i Cavalieri, a condizione che tenessero sempre sotto custodia Zizim, sia a Rodi che in altre città europee. A tal proposito il sultano firmò un accordo con il Gran
Maestro d’Aubusson impegnandosi a pagare una somma annua di 45.000 ducati all’Ordine di San Giovanni per tenere Zizim prigioniero e per evitare di trovarselo magari al comando di un’armata europea diretta contro di lui. Ma le spie turche infestavano il Mediterraneo e il Gran Maestro decise di inviare Zizim in esilio in Francia. Sbarcò a Nizza nel settembre 1482 ma una terribile pestilenza aveva decimato la popolazione, quindi Zizim proseguì la sua cavalcata fino a Cuneo dove giunse l’8 febbraio 1483 e poi a Savigliano il giorno successivo, nell’ ultima domenica di carnevale. L’ingresso in città fu trionfale. Scortato da un centinaio di uomini a cavallo tra cui quaranta devoti cavalieri turchi fu accolto dalle autorità comunali come un vero principe e, in suo onore, fu organizzata, come scrivono gli storici ottocenteschi Carlo Novellis e Casimiro Turletti nelle loro poderose Storie di Savigliano, “una magnifica festa da ballo in maschera e un concerto musicale sotto l’ampio portico di Emanuele Tapparelli illuminato sontuosamente per una splendida e capricciosa serata”. E le danze cominciarono… “Strano ricevimento per un Turco! Fu egli posto a sedere, con un vestito ricco e abbagliante, sopra una specie di trono frammezzo alle sue due donne, delle quali la favorita vestiva un abito di color cremesi e l’altra era in vestito ricamato d’argento”. Ignoriamo i particolari di questa festa, ammette il Novellis, “ma sappiamo però che le dame saviglianesi concorsero a rendergli omaggio e, nello accomiatarsi, non disdegnarono di fargli riverenza e di baciargli la mano. Ritirossi egli nel suo alloggio co’ suoi e dovendo poi proseguire la sua strada per la Francia, partì il dì seguente per Exilles”.
raggiungere la fortezza della Val Susa la comitiva partì alla volta di Torino, come racconta il Turletti, “salutata dalla popolazione accorsa in folla ad ammirare più che altro gli stranissimi costumi di quest’uomo di gran lunga più degno di sedere sul trono del padre che non il fratello Bayazed”. Dopo alcuni anni trascorsi in Francia il principe ottomano giunse a Roma, ospite-prigioniero di Papa Innocenzo III e poi di Papa Alessandro VI Borgia. Infine fu ceduto come ostaggio al re di Francia Carlo VIII che dopo aver occupato Roma restituì la libertà a Zizim, la cui vita, avventuosa e romantica, interessò a lungo le corti d’Europa e finì tragicamente a Napoli, dove il turco fu ucciso dal rasoio avvelenato di un finto barbiere. Era il 25 febbraio 1495 e Zizim aveva appena 35 anni. A Savigliano, da qualche tempo, il carnevale non impazza più come una volta ma siamo sicuri di veder folleggiare il grande principe anche in questi giorni tra nobildonne mascherate e danzanti, ansiose di baciargli la mano nei palazzi più blasonati e aristocratici di Savian, anche se in città nessuno sa chi fosse davvero Zizim-sultan…
DAL FRIULI VENEZIA GIULIA
Un progetto di collaborazione tra l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino e l’ASL TO4 per il supporto all’attività clinica nell’ambito della Pediatria e Neonatologia del Presidio Ospedaliero di Ivrea.
Lorenzo Ardissone – non poteva essere sanata con un concorso perché sul mercato del lavoro non vi sono pediatri disponibili. Abbiamo pensato a una soluzione diversa, che abbiamo potuto realizzare grazie alla disponibilità dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza. Insieme abbiamo compiuto un grosso sforzo e aperto un percorso del tutto nuovo, dando vita a una partnership che rappresenta un esempio della collaborazione tra Aziende richiesta dalla Regione Piemonte a vantaggio dell’omogeneità del servizio sanitario offerto ai cittadini”. “Da parte nostra – aggiunge il dottor Ardissone – credo che questo progetto testimoni quanto sia forte e determinata la nostra attenzione per la qualità dei servizi pediatrici del Presidio di Ivrea. E’ poi nostra intenzione procedere con un concorso verso il prossimo mese di luglio, quando dalla Scuola di specialità
usciranno i nuovi pediatri”. Le prestazioni professionali sono effettuate dagli specialisti dell’AOU Città della Salute in regime di libera professione intramuraria, quindi fuori orario di servizio per non pregiudicare l’attività del Dipartimento di appartenenza. E’ prevista la presenza di un medico pediatra del Presidio Ospedaliero Regina Margherita oppure di un medico neonatologo del Presidio Ospedaliero Sant’Anna nella fascia oraria 8.30-16 nei giorni feriali da lunedì a venerdì per le attività cliniche riconducibili rispettivamente all’area della pediatria generale e specialistica e all’area della neonatologia. Nell’ASL TO4, peraltro, è in corso di assegnazione la carenza di pediatria di libera scelta nell’ambito dell’area territoriale di Cuorgnè, che sarà presumibilmente assegnata a un pediatra ospedaliero.