redazione il torinese

Petto di pollo agrumato

pollo cinese

Gusto intrigante, aspro ma non troppo, molto gradevole al palato

L’ingrediente principe di questo semplice arrosto di pollo sono i “kumquat”, conosciuti anche come mandarini cinesi, piccoli agrumi  di forma ovale con buccia liscia molto dolce, polpa succosa ed aspra, molto profumati ed aromatici, versatili ingredienti per  realizzare sfiziose ricette e piatti innovativi.

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Ingredienti per 6 persone:

1 grosso petto di pollo intero

200gr. di kumquat (mandarini cinesi)

1 spicchio di aglio

1 rametto di rosmarino

2 bicchieri di vino bianco secco

Olio, sale, pepe q.b.

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Lavare molto bene i kumquat. In un tegame scaldare l’olio con l’aglio, adagiare il petto di pollo e lasciarlo rosolare molto bene da tutti i lati a fuoco vivace, sfumare con il vino bianco. Abbassare la fiamma, cuocere per circa 10 minuti, salare, pepare unire i kumquat interi. Proseguire la cottura per altri 30/40 minuti sino a quando i kumquat saranno morbidi, quasi disfatti.

Gusto intrigante, aspro ma non troppo, molto gradevole al palato.

 

Paperita Patty

Camp des Milles : la memoria della deportazione ai tempi di Vichy

camp de milles2Il Memoriale è l’unico luogo di internamento, di transito e di deportazione ancora intatto e aperto al pubblico in Francia, dove la memoria e la storia della Shoah s’incrocia e sovrappone ai crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale dal governo collaborazionista e filonazista di Vichy

Al Chemin de la Badesse, distante pochi chilometri da Aix-en-Provence, si trova il Memoriale del Camp des Milles. Siamo nel sud della Francia, dipartimento delle Bocche del Rodano, nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Il Memoriale è l’unico campo di internamento, di transito e di deportazione ancora intatto e aperto al pubblico in Francia, dove la memoria e la storia della Shoah s’incrocia e sovrappone ai crimini commessi durante la Seconda Guerra Mondiale dal governo collaborazionista e filonazista di Vichy e alle assurdità della prigionia degli “indesiderabili”.Il cielo è coperto ma l’autunno è ancora dolce attorno alla grande fornace di Les Milles dove, tra il ’39 e il ’42, vennero internati migliaia di antifascisti d’ogni nazionalità, e, in seguito, gli ebrei avviati allo sterminio. Le alte ciminiere, come sentinelle mute, stanno ancora lì, circondate dalla campagna provenzale. Dentro l’antico refettorio dei guardiani del campo, si vedono ancora le pitture murali, opera degli artisti antifascisti che vi furono imprigionati.Nell’edificio vennero prima reclusi, in condizioni sempre più dure, migliaia di persone che sicamp de milles1 erano rifugiate in Francia, la maggior parte in fuga dal totalitarismo, dal fanatismo e le dalla persecuzione di alcuni paesi dell’Europa. La sua storia si articola in diverse fasi corrispondenti alle diverse categorie di internati che vi soggiornarono: cittadini del Reich e legionari, stranieri che desideravano emigrare e gli ebrei prima di essere deportati. Dal settembre 1939 a giugno 1940 fu un campo per “stranieri nemici”.

Una vicenda tragica e vergognosa, iniziata sotto la Terza Repubblica, all’inizio della seconda guerra mondiale, quando il governo francese decise di internare cittadini teschi in fuga dal nazismo e rifugiatisi in Francia. Considerati alla stregua di “soggetti nemici”, gli internati furono vittime di una miscela di xenofobia, assurdità amministrative al punto di vivere,  in condizioni  sempre più precarie, come appesi ad un filo. La scelta, nel sud-est francese, cadde su questo complesso industriale, trasformato in campo di internamento sotto il comando militare francese. Poi, nel  giugno del 1940 si aprì la seconda “fase”,  con l’invasione tedesca della Francia, la capitolazione di Parigi e la firma dell’armistizio. La Francia venne divisa in una zona militare di occupazione a nord e lungo le coste dell’Atlantico, mentre a sud fu instaurato un governo camp de milles3collaborazionista, la Repubblica di Vichy, guidata dal generale Pétain. In breve, sotto il regime di Vichy, il campo raggiunse i 3500 internati. Durante quel periodo vennero trasferiti al Camp des Milles anche gli anziani delle Brigate internazionali in Spagna e gli ebrei espulsi dal Palatinato e dal Baden- Württemberg. A partire dal novembre 1940, il campo passò sotto l’autorità del Ministero degli Interni. Le condizioni di internamento si deteriorarono: parassiti, malattie, promiscuità, mancanza di cibo, privazioni di ogni genere.

E, tra l’agosto e il settembre del 1942, si giunse alla “terza fase”, la più drammatica. Il governo filonazista di Vichy , impegnatosi a consegnare gli ebrei alle forze d’occupazione tedesche, accettò che venissero deportati anche i loro figli sotto i sedici anni. La storia del Camp des Milles mostrò il volto peggiore, con le intolleranze, gli ingranaggi, l’ideologia xenofoba e antisemita che portò alla deportazione di più di duemila uomini, donne e bambini ebrei dal campo in Provenza  al lager di Auschwitz, attraverso Drancy e Rivesaltes. Con l’aiuto del pastore protestante Henri Manen e dell’ex guardiano Auguste Boyer (insigniti del titolo di “giusti” dello Stato di Israele) alcuni poterono fuggire. La maggioranza non fece più ritorno. Tra i bambini c’erano Jean Krauss, età: un anno; Danielcamp de milles4 Kaminsky, due anni; Jürgen Schild, due; Noëmie Kaminsky, sette; Maria Kleinkopf, quattro; Rachel Rosner, cinque; Willy Zwirn, sei; Isaac Strumer, nove. All’esterno del Memoriale, su un binario morto, c’è ancora un vagone ferroviario di quell’epoca, a ricordarli. Inaugurato a settembre 2012, il Camp des Milles ora è un memoriale dove il percorso di visita, distribuito su 15 mila metri quadri, si sviluppa attorno alle tematiche della storia, della memoria e della riflessione. In quello che viene soprannominato il “Ve’ l’ d’ Hiv” del sud ( nel Vélodrome d’Hiver di Parigi, vennero internati 12.884 ebrei , dopo la retata del 16 luglio del ‘42– tra i quali 5.802 donne e 4.051 bambini – tutti deportati nei lager nazisti,vittime della “soluzione finale“), oggi si fa didattica della memoria e ci vengono le scuole con i loro studenti e docenti. Per non dimenticare la storia e ciò che può insegnare, per sconfiggere ignoranza ,indifferenza e razzismo. Per tener ben desta la ragione ed evitare che il suo sonno generi ancora i mostri che fecero del Camp des Milles, nonostante la bellezza del paesaggio attorno, dipinto nei quadri di Paul Cézanne, un luogo che restituì a chi fu costretto a viverci tanto dolore e sofferenza .

Marco Travaglini

A.P.R.I. onlus ricevuta dal sindaco di Giaveno

Martedì 7 Agosto il sindaco di Giaveno Carlo Giacone ha ricevuto in Municipio una delegazione ufficiale di cittadini disabili visivi aderenti all’Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti (A.P.R.I.-onlus). I non vedenti erano rappresentati dal presidente APRI-onlus Marco Bongi e dal delegato zonale Valter Perosino. Nel corso del cordiale colloquio si sono affrontate, col primo cittadino, una serie di problematiche vissute dalla categoria sul territorio: dall’abbattimento delle barriere sensoriali ai servizi di trasporto, dalle questioni socio-assistenziali alla possibile collaborazione in progetti comuni. L’associazione si è inoltre messa a disposizione dei tecnici comunali per valutare insieme le soluzioni di accessibilità nei futuri progetti relativi al rifacimento di viabilità ed arredo urbano. In particolare, per quanto riguarda il territorio giavenese, si è valutata l’opportunità di predisporre una cartellonistica tattile che possa rappresentare e descrivere i principali monumenti della città. “Abbiamo trovato una persona molto sensibile e disponibile” – ha commentato il presidente di APRI-onlus Marco Bongi – “Carlo Giacone conosceva molto bene, tra l’altro, la nostra ex-vicepresidente Eleonora Manzin, una poetessa non vedente giavenese. E’ al corrente dunque dei problemi della categoria e si è mostrato molto ben disposto alla collaborazione”.  L’associazione ha infine chiesto ufficialmente al primo cittadino, così come sta facendo in molti comuni piemontesi, l’intitolazione di una via o giardino pubblico al grande educatore Louis Braille (1809 – 1852), l’inventore dell’alfabeto tattile utilizzato dai non vedenti in tutto il mondo. Sarebbe un gesto di attenzione che non costa nulla economicamente ma avrebbe un alto valore morale.

Addio a Giagnoni, l’allenatore col colbacco

Sul sito del Torino calcio si dà l’annuncio della morte, a 85 anni, dell’ex ct granata che allenò anche Milan e Roma

“Il Presidente Urbano Cairo e tutto il Torino Football Club – dirigenti, dipendenti, allenatori, calciatori, settore giovanile – profondamente addolorati, – si legge nel comunicato –  esprimono il commosso cordoglio e la vicinanza ai famigliari di Gustavo Giagnoni, mancato all’affetto dei suoi cari e dei suoi tantissimi amici”. Si legge ancora sul sito del Toro: ” Apprezzato professionista del nostro calcio, Giagnoni resterà nel cuore dei tifosi anche per la sua profonda umanità e per il temperamento sanguigno: erano gli anni del tremendismo granata e lui, l’allenatore con il colbacco, seppe esaltare quell’orgoglioso senso di appartenenza sfiorando con il Toro lo scudetto nella stagione 1971-72 e ponendo le basi per la vittoria del campionato nel 1976. In carriera ha forgiato generazioni di giocatori: nel 1982-83, a Cagliari, anche Walter Mazzarri che oggi lo ricorda con grande riconoscenza”

Tajani e Chiamparino: “Con la Tav lavoro e crescita”

Il presidente del Parlamento Europeo è oggi in Valle di Susa. Al centro della visita la questione Tav “Fare oppure no la Tav ha dei costi – ha detto Tajani – , ma se non si fa sfumano 15 mila posti di lavoro e non si hanno benefici ambientali come la riduzione  delle emissioni”, inoltre “continuerebbero a circolare le merci pericolose sulle strade come insegna purtroppo  l’incidente di Bologna”. La visita di Tajani è accompagnata dal presidente della Regione, Sergio Chiamparino e dall’eurodeputato Alberto Cirio. Per il governatore del Piemonte la Torino – Lione è “la principale opera europea, che favorisce la crescita, il risparmio di energia e la tutela dell’ ambiente”. Il premier Giuseppe Conte interviene a distanza da Roma: “”La Tav è all’ordine del giorno nell’agenda del governo e come anticipato da Toninelli stiamo esaminando costi e benefici, con l’impegno a una revisione integrale su questo punto”.

Madre denuncia figlio rapinatore

I carabinieri hanno arrestato i due rapinatori che lo scorso 20 settembre presero d’assalto la tabaccheria ‘Rivella’ di Rivoli. Si tratta di due giovani di 26 e 18 anni. Sono stati individuati grazie alle telecamere di sorveglianza del negozio e alle impronte digitali. La madre di uno dei ragazzi, il 26 enne,  aveva già segnalato il comportamento del figlio alle forze dell’ordine, spiegando che il figlio si drogava, spacciava e aveva nascosto alcuni  passamontagna in casa.

Violentata dal figlio drogato? La procura indaga

Le pagine torinesi de La Stampa riportano la vicenda di una donna che ha dichiarato di essere stata violentata dal figlio drogato di crack. Lei, 50enne, ha denunciato il figlio di 30, che è stato arrestato dalla polizia. Ora la procura sta indagando. Il figlio, interrogato, si è detto innocente. La madre è stata accompagnata al centro anti violenza del Sant’Anna.

Palpeggia ragazza alla fermata metro e le sfila la camicetta

DALLA LOMBARDIA

Brutta avventura per una ragazza di 25 anni, nata all’estero ma residente a Milano, che  ieri sera, verso le 23,  in una stazione della metropolitana è stata aggredita da un romeno di 32 anni. L’uomo l’ha palpeggiata e con la forza le ha poi tolto la camicetta. E’ stato bloccato dai carabinieri del nucleo radiomobile e  denunciato a piede libero per violenza sessuale. La giovane stava per salire in metropolitana quando è stata avvicinata dallo sconosciuto che ha iniziato a metterle le mani addosso, a palpeggiarla in modo sempre più pesante, fino a sfilarle la camicia che indossava. La ragazza è però riuscita a fuggire e a chiamare i soccorsi.

I trasferimenti dall’ex Moi “premiano” Barriera di Milano

STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
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Premiati i cittadini di Barriera di Milano. Due anni fa votarono in massa al ballottaggio l’Appendino. Poi, non contenti, il deputato di zona é di Forza Italia .E dopo anni di egemonia comunista passata dal ds al Pd, una buona affermazione della Lega (s’intende quella Lega Nord fatta da “ariani” puri) Via Palestrina 23: questo è lo stabile che ospiterà i 54 somali sgomberati dalle palazzine  dell’ex villaggio olimpico. Operazione sollecitata da Salvini e prontamente realizzata da Appendino. Si sposta il problema che comunque rimane, tutto nella più segreta segretezza per paura di possibili contestazioni.Preoccupazione infondata. Oramai vince la rassegnazione. Le rabbie sono individuali, si sfogano al massimo sul web dove non c’ è contraddittorio reale. Al più qualche contestazione che trova il tempo che trova, direi quasi come bere un bicchiere d acqua. Inutile quanto sterile. In una sorta di “maturità” della democrazia che si sta avviando al tramonto della democrazia stessa. Come in un teatrino dove stancamente si ripetono parti prestabilite che non avranno soluzione di continuità. Problemi spostati e dunque parcheggiati. Manco Casa Pound ha qualcosa da ridire. E’ un ennesima occasione per gli antagonisti che urleranno ai somali di ribellarsi. A cosa ? A chi? Assicura la mediatrice culturale somala dipendente del Comune che tutto è sotto controllo. Sarà come dice lei…cosa del resto ovvia, per chi viceversa sarebbe disoccupata.
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Un aspetto che mi ha colpito sentendo le sue dichiarazioni:  i 54 somali sono a posto con i documenti.  Non voglio creare problemi. Accettano questo intervento e accettano l’assistenza che le istituzioni gli danno. Sono pacifici. Ma non chiedono lavoro?  Non chiedono di poter essere utili alla comunità?  Anche loro entrati nella perversa spirale dell’assistenzialismo. Ci fa ricordare l’antico proverbio cinese di non regalare il pesce ma di insegnare a pescare. Poi tanto qualcuno pagherà – se pagherà-  il disturbo economico finale. Più facile scaricare sull’altro o su altra forza politica le relative colpe. L’urlo del dissenso si stempera nella solitudine della rassegnazione. Tanto non c’è limite al peggio. Altra sommatoria di problemi che convivendo e scontrandosi diventano amplificati ed irrisolvibili.Povera mia cara Barriera di Milano, ti si scarica tutto addosso perché è più facile scaricare sui deboli. Nulla contano le promesse di riqualificare le barriere.Ciò che  ho detto sono parole al vento. Sono questa nuova comunità somala il problema dei problemi? No, non di per sé . Ma il solo fatto di essere una criticità inserita in contesti cosi precari e carichi di problemi sarà detonatore di altri problemi. Ingovernabile.  Tutto ingovernabile perché (forse) l’Appendino ha fatto bella figura verso il Ministro Matteo Salvini, ma ha messo la “spazzatura” sotto il tappeto. Troppa spazzatura comunque si alza ancorché si sia nascosta . Sia ben chiaro, non è la comunità somala la spazzatura. E’ la nostra incapacità di affrontare i vari problemi portati da questa immigrazione. Con una complicanza estremamente preoccupante introdotta dai pentastellati: meno si parla e meno si discute meglio è.  Se volete sfogarvi c è il Web. Una strisciante nuova forma di dittatura.