Moransengo, piccolo ma suggestivo centro collinare di antica origine longobarda (come dimostra chiaramente la desinenza del suo nome in –engo) ai confini della Provincia di Asti con la Città Metropolitana di Torino si appresta ad affrontare quattro giorni di festa dall’11 al 15 agosto, organizzati dal Comune e dalla Pro loco. Si parte sabato 11 alle ore 19 con l’apertura dello stand gastronomico coperto e la somministrazione di specialità di agnolotti e carne alla griglia, poi dalle 21.30 si balla con Mike e i Simpatici.
Domenica 12 agosto si svolge, dalle 15, la gara di bocce “Memorial Beppe Nicola” giunta alla ventesima edizione, alla baraonda su campi liberi con un minimo di 32 giocatori. In serata ancora si mangia, questa volta con specialità agnolotti e fritto misto, poi si balla con l’orchestra I Roeri. Lunedì 13, invece, alle ore 21, ci sarà la serata coktail: si mangia con Osteria il Gheub. Infine mercoledì, dalle 20, a chiudere sarà la “Spaghettata di ferragosto”, spaghettata no stop sino allo scoccar della mezzanotte e giochi in piazza per grandi e piccini.
Massimo Iaretti










Ed a galleggiare su tutto, come un velo di nebbia, l’assurdità assoluta e palpabile della guerra. Un “catalogo poetico” di straordinario fascino,in cui si trova Hofmannsthal che presagisce la fine della “nostra vecchia Austria, assediata da ombre nere, da torbidi presagi”, il tenente Musil che vede in faccia la morte sul campo di battaglia, Kafka che in sogno immagina le future camice brune naziste, Edith Stein che si fa suora cattolica ma muore in un lager come martire ebrea, Freud che spiega ai suoi alunni la connessione tra coraggio soldatesco e viltà scientifica. “Non abbiate timore. A prima vista / può sembrare poesia, ma sono storie / di due guerre, raccolte da un cronista / che si è perduto fra vecchie memorie. / Il testo, anche se ha righe disuguali, / non differisce in nulla da una prosa, / con nomi, date e luoghi ben reali – / sia documento o cronaca o altra cosa”.
Con questa chiave di lettura, Forti apre il suo racconto per poi sfogliare, pagina dopo pagina, gli “annali dispersi” dell’Impero asburgico, cogliendone le voci e riproducendole, trascritte in versi discorsivi su persone e vicende. Così s’incontrano la famiglia Canetti al concerto, l’ultima ora dell’Imperatore, il Golem che appare a Gustav Meyrink, il suo “biografo”. E ancora: Ettore Schmitz tra i naufraghi del
piccolo almanacco di Radetzky appartiene a quel genere”, scrisse Corrado Augias. Aggiungendo come “in un periodo così affollato di cronache, romanzi, storie, Forti è stato capace di mettere insieme avvenimenti ed episodi che mai nessuno prima aveva accostato con tanta appassionata perizia e finezza d’evocazione. Così facendo ci dà di quegli anni di guerra un volto inaspettato e più d’una sorpresa”. Quelle narrate da Forti ( eccellente traduttore, morto nel 199 a 77 anni) sono storie familiari e remote, trascritte come fogli di un “lunario” che racconta, dal 1914 al 1918, anno per anno, mese per mese, il tramonto dell’Impero e le vicende personali dei suoi scrittori e dei suoi artisti, fino alla sconfitta che distruggerà la vecchia compagine e libererà nuovi demoni. In pratica, la fine di un mondo e di un modo d’intendere la vita e i rapporti tra gli uomini che non avrebbe più avuto eguale.





