redazione il torinese

Boeti: “Il blocco della nave è incostituzionale”

“L’articolo 10 della Costituzione recita: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche, garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.” E’ incredibile il fatto che degli stranieri  cui la Costituzione riconosce il diritto di essere accolti nel nostro Paese non possano esercitare tale diritto malgrado si trovino su una nave italiana. Credo che il Governo italiano debba usare buon senso in una situazione come questa e “liberare” gli stranieri che oggi si trovano sulla nave Diciotti”, così il presidente del Consiglio regionale e presidente del Comitato Diritti Umani, Nino Boeti, sulla vicenda della nave ferma al porto di Catania.

Donne toste: Milena di Praga

MILENAEra una donna istruita, determinata, di bell’aspetto, piena di quell’entusiasmo che ne accompagnerà tutta la vita. Curiosa, intelligente, ribelle, aperta al mondo e generosa, ma spesso sola

 

Donatella Sasso, brillante ricercatrice storica presso l’istituto Salvemini di Torino, con il suo libro “Milena. La terribile ragazza di Praga” (Effatà Editrice, 2014. Collana Donne toste ), consegna ai lettori la storia di una donna straordinaria. Milena Jesenskà, giornalista e scrittrice di talento, stimata dallo stesso Kafka (che di lei s’innamorò), brillante e generosa, figlia di una famiglia benestante praghese (padre chirurgo dentale), sposata con Ernst Pollak, un illustre letterato e critico ebreo. Di Milena, Donatella Sasso traccia un ritratto dalle tinte calde, emozionante, senza omettere le contraddizioni o nascondere gli angoli più discutibili, di una persona dal carattere volitivo, sorretta da un’intelligenza ironica e da un innato talento per la scrittura. “Milena di Praga”, così era solita presentarsi la Jesenskà che era nata a Praga nel 1896, crescendo in una bella casa nei pressi di piazza Venceslao, nel tempo in cui la capitale della Boemia voleva darsi un’immagine europea e competere in bellezza con Vienna. Milena era una donna istruita, determinata, di bell’aspetto, piena di quell’entusiasmo che ne accompagnerà tutta la vita. Curiosa, intelligente, ribelle, aperta al mondo e generosa, ma spesso sola, nella vita e nelle sue tribolazioni così come nei legami d’amore complessi e difficili, come quello con Franz Kafka. Tra gli uomini della sua vita, Franz Kafka (lei lo chiamava Frank) di cui  tradusse alcune opere in ceco, che egli, ebreo di lingua tedesca, conosceva solo oralmente, le scrisse, manifestando questo suo sentimento complesso e tortuoso  :” Siccome amo te […] amo il mondo intero“, ma anche: “amore è il fatto che tu sei il coltello col quale frugo dentro me stesso“. Da Praga a Vienna e ritorno a Praga, Milena, giornalista e traduttrice affrontò notevoli ristrettezze economiche adeguandosi anche ai lavori più umili, lottando contro le ingiustizie, le disuguaglianze sociali e la persecuzione degli ebrei. Una donna che seppe alzare la testa volgendo il suo sguardo verso le persone che soffrivano e proprio la sua volontà ad occuparsene la rese invisa ai nazisti. La sua vita si concluse nel campo di concentramento di Ravensbruck, a 90 chilometri a  nord di Berlino, il 17 maggio del 1944. Nel Giardino dei Giusti, a Gerusalemme, un albero porta il suo nome e conserva la memoria della sua generosità.

Marco Travaglini

Il ghanese denunciato per un secondo tentato stupro

I carabinieri lo ritengono responsabile di un secondo episodio di tentata violenza. E’ il ghanese di 28 anni fermato  per aver tentato di stuprare una donna alle Vallere. E’ stato denunciato per un’aggressione avvenuta il 18 agosto, al parco Colonnetti, al confine con Nichelino. La vittima dell’aggressione è una ragazza torinese di 25 anni che stava camminando con un’amica, quando un uomo l’ha fermata cercando di strapparle la maglietta.

Genova nel cuore

La scritta “Genova nel cuore” apparirà sulla maglietta con cui le squadre della Lega Serie A e gli ufficiali di gara scenderanno in campo per la seconda giornata di campionato, per ricordare le vittime del crollo del viadotto Morandi e per sostenere la città di Genova. L’iniziativa è stata annunciata dalla Regione Liguria insieme con la Lega Serie A. Oltre alla scritta anche  un disegno del ponte crollato con  al centro un cuore formato da tanti piccoli cuori in rappresentanza delle persone coinvolte. Dice il presidente della Lega Serie A, Gaetano Miccichè: “Lega Serie A istituirà un fondo che sarà destinato ai bisogni della popolazione genovese, in accordo con le autorità cittadine”

Allerta temporali. Ma domenica torna il sole

Sono previsti in queste ore forti temporali e l’allerta gialla diramata dalla protezione civile si estende a due terzi della regione. Il bollettino Arpa esclude soltanto l’area che va dalla valle Orco alla valla Stura di Demonte. Dopo il grande caldo dei giorni scorsi è previsto  vento con rischio di locali allagamenti, fulmini, con caduta di alberi e frane. I temporali sono già presenti da ieri sera  sui settori alpino settentrionale e nord-occidentale. Mentre da oggi saranno interessate anche le pianure e le zone appenniniche. Domenica in Piemonte il cielo tornerà sereno, anche se si prevedono forti venti. (Foto: il Torinese)

Ponti e sicurezza, Anci: “Bisogna pianificare”

Il presidente dell’Anci piemontese, Alberto Avetta, a proposito della nota del provveditore interregionale per le Opere Pubbliche che, dopo il crollo del viadotto Morandi di Genova, richiede agli enti locali una relazione sugli interventi infrastrutturali ritenuti necessari in base alla priorità entro il 30 agosto, sostiene che “Dieci giorni sono pochi per il monitoraggio delle infrastrutture. Bisogna tornare a fare ciò che le Province hanno sempre fatto, la pianificazione. Occorre pensare, progettare e finanziare opere pubbliche in grado di esprimere un’idea di futuro chiara. Lo sviluppo sociale ed economico delle nostre comunità passa dalla nostra capacità di tornare a elaborare strategie e realizzarle”. Avetta ricorda come negli anni ’60 la Provincia di Torino “diede un contributo fondamentale, sia in termini di progettazione sia di risorse, alla realizzazione dell’Autostrada Torino-Milano e della tangenziale”.

FIAT Torino basket si presenta alla stampa

Nei giorni scorsi è stata presentata la squadra della FIAT Torino BAsket presso la WINS di Torino, probabile futura sede di alcune squadre giovanili dell’Auxilium, e, in un’atmosfera di simpatico spaesamento, anche i nuovi giocatori cominciano a conoscersi.

Spiccano tra gli altri Mc Adoo, il più richiesto dai giornalisti per le interviste tra i nuovi arrivati d’oltreoceano, e Cusin, il più “richiesto” invece tra gli Italiani. Il resto della compagine è pressoché sconosciuta, fatti salvi ovviamente capitan Peppe Poeta con la sua nuova “pettinatura” e il giovanissimo Okeke al quale auguriamo di poter tornare al più presto a giocarsi il proprio destino di vita su un campo da basket.Per il resto, i discorsi di inizio anno non possono altro che rimandare i giudizi a dopo il primo periodo di assestamento tra campionato ed Eurocup.  Gli sforzi di quest’anno, dopo le vicissitudini note della scorsa stagione, sembrano orientati ad un sano connubio tra esperienza ed entusiasmo giovanile, che è particolarmente evidente nei nuovi Tra Holder e Tony Carr affamati di un palcoscenico per far risaltare le proprie qualità e risalire l’oceano per giocare in NBA. Stessa “fame” che sembra avere anche Vojislav Stojanovic, ragazzone slavo pronto a mettere sul campo tutta la forza a disposizione per la squadra oltre che per il proprio futuro, e, comunque, sorridente e pronto a farsi “perdonare” lo sgarbo del tiro vincente infilato a Torino un paio d’anni fa, promettendone uno anche per la FIAT. Una presentazione che avrebbe richiesto forse una conoscenza più approfondita dei ragazzi in questa sede, magari con saluti e applausi individuali: sono ragazzi giovani se non giovanissimi, e l’entusiasmo intorno a loro potrà solo fare del bene. Si è propensi a pensare che l’emozione non conta e contano solo i soldi (e sono fondamentali per allestire rosters qualificati: e per Torino i ringraziamenti sono da distribuire equamente tra la famiglia Forni e gli sponsors, e maggiormente FCA), però bisogna rammentare che alcuni dei giocatori hanno un’età vicina ai vent’anni, e a quell’età, e anche dopo a dire il vero, il calore umano intorno vuol dire tanto. I tifosi hanno fame di basket e sono impazienti di vederli all’opera e di poter acquisire abbonamenti e biglietti per vivere le emozioni del prossimo anno. Ma quest’anno, la necessaria traslocazione al Palavela ha creato non pochi problemi alla società, ed il primo tra tutti, il procrastinare degli incassi derivati dalla vendita dei diversi tagliandi. Ma sappiamo che la società sta lavorando per “riempire” al meglio gli spazi sportivi del tifo nella nuova sede.

Uniche grandi assenze giustificate coach Larry Brown, pronto ad arrivare nei prossimi giorni e in attesa di realizzare il nuovo progetto Storia del basket con la realtà della FIAT Torino, e RoyceWhite, in attesa del visto per recarsi in Italia.  L’atmosfera è ancora tutta da costruire, e tutti gli sguardi dei presenti sono ancora da amalgamare. Gli stessi organi della comunicazione sono perplessi perché le scommesse quest’anno sono tante, con molte persone anche dello staff tecnico dirigenziale alle prese per la prima volta con un palcoscenico così importante. Ma anche qui, l’esperienza di chi già da tempo ha provato sulla propria pelle le difficoltà della gestione di una società di serie A, vedi oltre al presidente anche l’A.D. Massimo Feira, potrà sopperire ad ogni esigenza che si verrà a creare. La FIAT Torino sta partendo, ed ha tante possibilità, sia sportive che di impatto sul territorio. Tutto si baserà come sempre sui risultati ma anche sulle emozioni che saprà creare. Se vorrete sempre creare un istinto di commozione ad un vero tifoso di basket torinese, ricordategli sempre il canestro di Vujacich su recupero e assist di Washington e il tiro fuori di Moss: non avrete bisogno di dire altro. Il tifoso vive per questi momenti, e spera di viverne altri. La strada per farcela non è in discesa, anzi. Ma è la strada che si deve percorrere e si potrà vincere o perdere, ma come diceva il motto originale del barone De Coubertin (come da me scritto nel mio libro che tratta di storia dello sport “Storia, vita e opere degli sport moderni”, www.nonsolofitness.it editore): “L’importante, nella vita come nello sport, non è vincere ma partecipare per poter vincere”. Frase ben lontana dal fare sport per passatempo…come alcuni dopo hanno interpretato tagliando “sapientemente” l’ultima parte.

Ecco, alla FIAT Torino non si chiede di vincere, anche se lo si augura, ma che dia tutto quello che ha per farlo, e tutti i tifosi, quelli veri, saranno con lei.

 

Paolo Michieletto

Io e l’Olivetti / 2

La svolta del ’78 e gli anni da De Benedetti ai “capitani coraggiosi”…

Ermanno Castellaro, classe 1946. Nato a Ivrea, ha sempre vissuto nella “città dalle rosse torri” ed è un eporediese doc.   Per diversi decenni è stato un dirigente alla Olivetti di Ivrea, scalando nel corso della sua vita i vari livelli dell’azienda fondata nel 1908 da Camillo Olivetti e resa grande dall’intuito e dalla capacità del figlio Adriano

Il 1978 fu l’anno del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro e della elezione di Pertini alla presidenza della Repubblica. Nell’agosto venne eletto al soglio pontificio Albino Luciani, Giovanni Paolo I. Il “papa del sorriso”, ultimo pontefice di nazionalità italiana, morì trentatre giorni dopo e a ottobre diventò papa Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II. In quel periodo anche per l’Olivetti ci fu una svolta, iniziò un’altra stagione..

 

“ Nel 1978 arrivò Carlo De Benedetti e con lui iniziò il periodo della rinascita. In modo non traumatico si alleggerirono gli organici adeguandoli ai vari business, si cominciò ad affrontare in modo capillare il mercato, si costituirono le Consociate al fine di poterne controllare i conti, ma soprattutto si guardò all’internazionalità. De Benedetti sensibilizzò tutto il management sui costi, sul cash-flow, sui budget, sull’utile operativo; si cambiò in modo radicale il modo di fare business costruendo sui valori e sulla cultura degli uomini Olivetti che restarono, nelle seconde linee, sempre gli stessi. Il merito dell’Ingegnere fu quello di costruire sulle risorse presenti in azienda il modello di internazionalizzazione che aveva in testa sfruttando altresì il fatto che Olivetti sin dagli anni ’60 era stata una vera multinazionale con stabilimenti al di fuori dei confini nazionali. In questo processo di internazionalizzazione del management la funzione del Personale ebbe il compito di organizzare corsi per il middle e top management di altissimo profilo (corsi Elea a Firenze, centro di Haslemere, ISTUD, università americane), seminari specialistici con orientamento economico-finanziario, corsi tecnici di alto livello, coinvolgendo il maggior numero possibile di dirigenti e quadri italiani e stranieri”.

 

Una fase che durò parecchio…

 

“ Sì, questa fase rinascimentale durerà quasi dieci anni, durante i quali si vivrà, da parte dei dipendenti, una forte identificazione con il successo dell’azienda che continuerà la sua espansione acquisendo società con forte caratterizzazione tecnologica e sviluppando joint-venture di una certa rilevanza. Il mutamento fu rapido e coinvolse in modo particolare gli uomini del Personale che si trovarono costretti ad abbandonare i vecchi stili di gestione incentrati ancora molto sulla risorsa umana fine a se stessa per cominciare a sviluppare quei modelli dove la risorsa si identificava maggiormente con il gruppo, i mercati, i dati economici e lo sviluppo dell’azienda. Non dimentichiamo che tra i primi problemi da affrontare con l’arrivo di De Benedetti ci fu quello spinoso degli esuberi (alcune migliaia); in un contesto molto statico, che non aveva ancora chiaro il piano di sviluppo del nuovo azionista, le reazioni furono dure e anche la funzione del Personale rimase stordita all’annuncio degli oltre cinquemila licenziamenti”.

La città d’Ivrea 54esimo sito in Italia patrimonio mondiale dell’Unesco. Officine ICO ampliamenti (Paolo Siccardi)

Anche in questo frangente l’Olivetti tenne fede alla sua storia di relazioni industriali e sindacali? E’ così?

 

“ Possiamo dire che ancora una volta la cultura olivettiana prevalse e con un De Benedetti attento a non rompere gli equilibri formatisi in tanti anni tra azienda e sindacato, si arrivò al peso forma attraverso modelli di pensionamento anticipato, in parte a carico della Olivetti, dimissioni incentivate, trasferimenti, utilizzando una Cassa integrazione di sole 400 persone. Altro effetto positivo fu quello che, in Canavese, molte persone uscite dall’azienda, iniziarono delle attività industriali o commerciali dando così un notevole incremento all’economia del territorio. Non solo “tagli di teste”, ma anche pianificazione delle carriere, valutazione e grande attenzione alle risorse pregiate, formazione a 360 gradi, piani di incentivazione per obiettivi, nuove assunzioni orientate verso quei settori in via di sviluppo (hardware, software gestionale   e applicativo). Sono gli anni in cui la Funzione diventa una struttura forte e centrale con tutta una serie di compiti e responsabilità supportando il vertice aziendale ed elaborando politiche e linee guida per i settori di line; elaborando come struttura centrale le politiche del personale, gestendo i trasferimenti tra le società del Gruppo, selezionando il personale da assumere. Cose di non poco conto alle quali si sommavano la gestione della formazione e lo sviluppo dei dipendenti individuando i key-people e le relative tavole di rimpiazzo e partecipando alla costruzione di nuovi modelli organizzativi”.

 

Cos’altro caratterizzò quel periodo?

 

“Altro elemento nuovo del periodo debenedettiano fu il processo di societarizzazione del Gruppo (creazione delle Consociate) e di acquisizione di nuove aziende: tutto questo portò gli uomini del Personale ad avere una doppia dipendenza, una gerarchica dal direttore o amministratore delegato della società e l’altra funzionale dalla struttura centrale del Personale. Questo nuovo ruolo di gestione dei modelli centro – periferia – centro porterà la funzione ad avere un certo potere, mai burocratico, di controllo sulle organizzazioni e sui processi. Il Personale e l’Amministrazione diventeranno, a livello centrale, le due funzioni di controllo. In questi anni si verificò una forte crescita professionale degli addetti alla funzione soprattutto per quelli che dovettero gestire le Consociate in quanto gestirono in prima persona, e non attraverso le strutture centrali, incontri sindacali, rinnovi contrattuali, piattaforme integrative, etc”.

Poi, come in una parabola triste avvenne il declino dellinformatica italiana..

 

“Alla fine degli anni ’80 inizi ’90 arrivò la crisi dell’informatica e per i settori portanti Personal Computer e Sistemi si perse il riferimento dei business, la fiducia nell’azienda che per dieci anni era stata uno dei punti di forza e si cominciò a parlare nuovamente di eccedenze. Ritornarono in auge i soliti discorsi sugli allineamenti degli organici e si utilizzarono le dimissioni agevolate, la Cassa Integrazione, la mobilità con aggancio alla pensione: soluzioni che piacquero molto al sindacato e poco ai capi che si trovarono di colpo senza quelle professionalità sulle quali si era costruita l’Olivetti degli ultimi anni. Anche il Personale perse la sua forza e in parte quell’identità che lo aveva caratterizzato, si navigò un po’ a vista, pochi riferimenti, pochi obiettivi. Non molto tempo dopo il futuro direttore del Personale, il dottor Celli, biasimerà gli addetti ai lavori in quanto avrebbero dovuto opporre resistenza a quelle politiche di riduzione degli organici e pensare a nuovi modelli, peccato che anche lui, a poca distanza di tempo, comanderà le stesse cose condite da fumose politiche di sviluppo”.

 

Dopo ci fu la scalata dei “capitani coraggiosi” ad uno dei marchi più gloriosi dell’industria italiana…

“Dal 1996 iniziò quella che io chiamavo “la storia recente”, quella di Colaninno, ma essendo passati più di venti anni recente non è più (questi appunti li avevo scritti e custoditi in un cassetto verso la fine del secolo scorso). Questa storia parte dalle macerie finanziarie : mancavano i soldi per gli stipendi, i prodotti informatici stavano morendo, mentre le attività legate alla telefonia non decollavano ancora. In poco tempo Colaninno trovò sul mercato le risorse finanziarie (i titoli dopo aver toccato un minimo di 460 lire recuperarono in modo vertiginoso), cedette i settori non più strategici, spinse su Omnitel e Infostrada e diede vita ad un’altra fase rinascimentale. Colaninno giocò tutto sui due nuovi nomi tralasciando quello Olivetti troppo legato al settore fallimentare dei P.C. e all’indebitamento. Chiuse gli stabilimenti di Singapore, Spagna e Brasile; la produzione all’estero di Olivetti Lexikon si concentrò in Messico. Omnitel conseguì notevoli risultati: in un anno i clienti salirono da 51.000 a 713.000.Le due Società del Gruppo Olivetti di Olivetti non ebbero mai nulla: vennero inseriti nuovi managers esterni, si utilizzò pochissimo personale Olivetti, la gestione del personale rimase autonoma, ma molto in mano ai capi di line con i vantaggi e gli svantaggi che ne derivarono. Venne chiamato a dirigere il Personale un uomo nuovo (Pier Luigi Celli) che non dialogherà mai con il Personale Olivetti, cercherà di improntare la sua linea attraverso il “libretto verde” dei valori, vale a dire ciò che deve guidare il nostro lavoro come il lavoro in team, l’attenzione al cliente, la prestazione e così via: senza polemica alcuna, ma a mio avviso, molto fumo e poco arrosto e lo si vedrà quando assumerà, in seguito, la responsabilità della Direzione del Personale di Gruppo”.

 

Sulla soglia del passaggio epocale al terzo millennio cambiò definitivamente il profilo di Olivetti in termini di attività, di organizzazione e struttura societaria…

 

“ E’ così. Nel 1999 il profilo di Olivetti cambiò radicalmente. Tramite la controllata Tecnost (una consociata di poco peso nel panorama Olivetti), in febbraio Olivetti lanciò un’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) del valore di 61.000 miliardi per acquisire il controllo di Telecom Italia. L’OPAS si conclude positivamente con l’acquisizione del 52,12% del capitale ordinario di Telecom. L’operazione fu finanziata con la cessione a Mannesmann delle partecipazioni in Omnitel e Infostrada e con il ricorso a prestiti e aumenti di capitale. Telecom Italia entrò così nel perimetro del bilancio consolidato del Gruppo Olivetti, il cui fatturato salì a 54.616 miliardi; i dipendenti nel mondo 129.063. A fine anno Tecnost si fuse con Olivetti; la complessa operazione accorciò e semplificò la catena di controllo di Telecom. A fine luglio 2001 la Pirelli SpA, d’intesa con Edizione Holding (Benetton), si accordò con Bell S.A. per acquistare da quest’ultima il 23% circa del capitale ordinario Olivetti. L’operazione fu condotta attraverso una nuova società, Olimpia. A fine ottobre, quando l’operazione si perfezionò, Olimpia, partecipata da Pirelli, Edizioni Holding, Unicredit e Banca Intesa, possedeva il 27,7% di Olivetti. Il cambiamento dell’assetto societario e dei vertici aziendali condusse a un’ampia riorganizzazione e all’avvio di una politica di dismissioni per un valore previsto di 6 miliardi di euro in 24 mesi. Olivetti Lexikon mutò la denominazione sociale in Olivetti Tecnost”.

 

E siamo arrivati al 2002. La politica di focalizzazione sul core business comporta la cessione di diverse partecipazioni del Gruppo Olivetti-Telecom in Italia e all’estero. Gli asset immobiliari confluiscono in due nuove società, per un successivo conferimento a un fondo immobiliare…

 

E’ l’anno nel quale io esco di mia volontà da Olivetti Tecnost e dopo 37 anni la mia storia aziendale finisce. Una storia ricca di soddisfazioni e anche di successi, un “mestiere” che mi ha dato tanto sul piano umano e professionale, una storia indimenticabile vissuta tra momenti aziendali di grande entusiasmo e altri un po’ più scuri, purtroppo con un finale che non avrei voluto vedere e vivere e, quando le cose prendono questa piega, anche se hai ancora un certo livello di responsabilità, è meglio andarsene, perchè hai capito che quella non è più latua Olivetti o meglio la “tua Ditta“.

 

Marco Travaglini

 

( seconda parte. Fine)

http://www.iltorinese.it/io-e-lolivetti/

 

Al forte di Bard l’estate “calda” dell’arte

Per prima, una mostra assolutamente particolare e focalizzata su un periodo di altissima creatività nella vita artistica di Henri Matisse; a seguire gli scatti fra il metafisico e il surreale (“frazione di secondo di realtà”) del grande Henri Cartier-Bresson, autentico pioniere del foto-giornalismo e figura mitica nella storia della Fotografia del Novecento; per concludere, i pannelli scolpiti su legno che raccontano la storia della Vallée realizzati da Giovanni Thoux, oggi fra i più originali interpreti della scultura di tradizione valdostana. Il programma espositivo per l’estate 2018 riconferma per il Forte di Bard una collocazione di primo piano fra i poli artistico-culturali di maggior prestigio a livello nazionale e internazionale. Andiamo per ordine.

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“Henri Matisse. Sulla scena dell’arte” – Fino al 14 ottobre.

Mostra inedita. Incentrata sul rapporto che Henri Matisse (1869-1954) ebbe con il teatro e la produzione di opere legate alla drammaturgia, raccoglie oltre 90 opere realizzate dal 1919 fino alla morte dell’artista francese, avvenuta nel 1954. Siamo nel cosiddetto pèriode Nicoise, seguito al trasferimento (1917) di Matisse a Cimiez, sobborgo di Nizza sulla Costa Azzurra. Sono gli anni in cui il pittore lascia parzialmente alle spalle i primitivi istinti fauve per dedicarsi alle sue “odalische” e a quel dipingere in chiave esotica (retaggio dei precedenti e lunghi soggiorni in Algeria e in Marocco) la bellezza delle sue modelle. Semplificazione delle forme, fin quasi all’astrattismo, campiture omogenee di colore, sempre più Matisse rifiuta la tradizione occidentale e si inventa figure danzanti nell’aria, improbabili ed essenziali, di forte cifra decorativa. Questo troviamo nel percorso espositivo al Forte, curato da Markus Muller (direttore del “Kunstmuseum Pablo Picasso” di Munster, da cui proviene buona parte delle tele, disegni e opere grafiche esposte) e articolato in quattro grandi sezioni: dai “Costumi di scena” a “Matisse e le sue modelle” fino a “Le odalische” e a “Jazz”. Una selezione di opere illustra il rapporto fortemente interattivo fra l’artista e le sue modelle, per lui “attrici” della sua arte, mentre l’esposizione di tappeti, abiti, oggetti d’arte orafa, collezionati dall’artista e concessi in prestito dalla famiglia, documentano con evidenza il grande interesse dell’artista per certo decorativismo orientaleggiante. Gli anni Quaranta sono anche quelli in cui il pittore sviluppa la tecnica dei “papiers découpés” (o “pittura con le forbici”, carte ritagliate, sintesi perfetta per Matisse fra colore e precisione della linea) di cui le opere, dai colori dissonanti, della serie “Jazz” – che non poco ispirarono la “pop art” americana e lo stesso Andy Warhol – sono la testimonianza più importante.

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“Henri Cartier-Bresson. Landscapes/Paysages” – Fino al 21 ottobre

Realizzata dal Forte di Bard in collaborazione con Magnum Photos International e Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi, la mostra presenta 105 immagini rigorosamente in bianco e nero, scattate da Henri Cartier-Bresson (1908-2004) fra gli anni Trenta e Novanta, in un curioso e attento girovagare, con l’inseparabile “Leica” al collo, fra Europa, Asia e America. Ogni scatto è rappresentazione di quell’“istante decisivo” che per l’artista – non a caso denominato l’“occhio del secolo” – è il “riconoscimento immediato, nella frazione di un secondo, del significato di un fatto e, contemporaneamente, della rigorosa organizzazione della forma che esprime quel fatto”. Raggruppate per soggetto – alberi, neve, nebbia, sabbia, tetti, scale, ombra, pendenze e corsi

d’acqua – le immagini documentano soprattutto la forte attenzione di Cartier-Bresson, co-fondatore nel 1947 della celebre agenzia “Magnum”, per l’ambiente; l’appassionata attrazione (con esiti non di rado surrealisti, ispirati all’arte fotografica di quell’altro grande che fu Eugène Atget) per il Paesaggio della Natura cui, tuttavia, si affianca a tratti un Paesaggio dell’uomo assolutamente integrato nella perfetta armonia di linee e geometrie formali che caratterizzano quel “mondo immenso del paesaggio” che l’artista “è riuscito a fare entrare nello spazio ristretto dell’immagine fotografica – come scrive Gérard Macérispettando i tre principi fondamentali che contengono la sua personale geometria: la molteplicità dei piani, l’armonia delle proporzioni e la ricerca di equilibrio”.

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“Racines. Eventi e protagonisti della storia valdostana” – Fino al 16 settembre

Ci sono tutti i passaggi chiave della storia locale, dall’insediamento di Saint-Martin-de-Corléans alla conquista romana e all’epoca medievale, fino ad arrivare ai tempi moderni, alla lotta di liberazione dai nazifascisti e alla conquista, il primo gennaio del ’46, dell’autonomia ( che ha permesso alla comunità di riappropriarsi della propria identità ) nei 25 stupendi pannelli scolpiti su legno di cirmolo firmati dall’artista valdostano Giovanni Thoux e ospitati fino al 16 settembre nelle sale dell’“Opera Mortai” del Forte. Nato a Verrès, nel ’35, Giovanni Thoux è figlio d’arte; eredita infatti dal padre falegname la passione per la lavorazione del legno. Dopo un lungo soggiorno in Giappone, a inizi anni Settanta rientra in Valle e affianca i fratelli nell’atelier di ebanisteria fondato dai nonni. Numerosi i premi e i riconoscimenti collezionati in un’ormai lunga attività che lo vede oggi fra i più originali interpreti di una scultura profondamente radicata (“Racines”, radici per l’appunto) alla storia e alla tradizione valdostana. In mostra troviamo bassorilievi in legno policromi, realizzati utilizzando colori ad acqua che l’artista fissa con vernici speciali trasparenti così da lasciare intravedere le venature del legno. A commento delle opere, testi a cura di Omar Borettaz, scrittore e bibliotecario della Biblioteca Regionale di Aosta.

Gianni Milani

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Forte di Bard (Aosta); tel. 0125/833811 – www.fortedibard.it

Orari: dal mart. al ven. 10/18; sab. dom. e festivi 10/19; lunedì chiuso. Aperto tutti i giorni dal 23 luglio al 2 settembre 10/19,30

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Foto

– Henri Matisse: “Il cowboy” da Jazz, stampa su stencil incollato su carta, Tériade Editore, Parigi 1947 – Kunstmuseum Pablo Picasso Munster/Succession H.Matisse/ S.I.A.E. 2018
– Henri Matisse: “L’incubo dell’elefante bianco” da Jazz, stampa su stencil incollato su carta, Tériade Editore, Parigi 1947 – Kunstmuseum Pablo Picasso Munster/Succession H.Matisse/S.I.A.E. 2018
– ph. Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos: “Brie, France”, 1968
– ph. Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos: “A transatlantic arriving in the harbour”, New York City, USA, 1959
– Giovanni Thoux:”Saint Ours”, bassorilievo su legno di cirmolo