Notti stellate, aurore boreali, viste incantevoli sull’oceano, tramonti mozzafiato circondati dalla giungla in compagnia di gazzelle o giraffe, una vacanza all’aperto, senza barriere tra l’uomo e la natura, senza filtri architettonici, liberi ma allo stesso tempo coccolati in strutture magnifiche, magari con piscina privata, letto a baldacchino o nei glamping, i campeggi di lusso
Una volta la vacanza a stretto contatto con l’ambiente era appannaggio di chi era disposto a soggiornare con vari disagi o di chi era dotato di una buona attitudine all’adattamento, ripagato ovviamente da visioni e sensazioni senza prezzo. Nella vacanza open air, nei camping soprattutto, i comfort non sono ammessi e ci si affida all’arte dell’arrangiarsi: niente bagno privato, cucina improvvisata, continui compromessi con l’habitat circostante. In molti, probabilmente, hanno rinunciato ad una esperienza simile per la poca confidenza con la scomodità, gli imprevisti o perché la vacanza spesso non può essere considerata tale se non comprende assistenza e sicurezza. Un vero peccato perdersi spettacoli naturali magici e straordinari, esibizioni uniche e indimenticabili non replicabili artificialmente. Le ultime e modernissime realtà virtuali, per quanto avanzate e veritiere, non sono in grado di ricreare totalmente il profumo selvaggio del deserto né procurare la sensazione da brivido che solo una vera foresta e la sua fauna possono assicurare. Le cose sono cambiate però, finalmente si può pensare di fare una vacanza in mezzo alla natura e le sue meraviglie in ambienti confortevoli, circondati dalle comodità e perfino dal lusso. L’offerta turistica di hotel, resort e glamping che propongono questo tipo di servizio è notevolmente aumentata, moltiplicata potremmo dire, forse perché la tendenza è cambiata, forse perché la voglia di scoprire le bellezze naturali è nuovamente l’obiettivo per una vacanza da sogno. Se ne possono trovare di bellissimi e incredibili come l’hotel “ a zero stelle”, sul Gobsi in Svizzera un letto in cima alla montagna e niente più, a parte un maggiordomo a disposizione e uno chalet di appoggio in caso di emergenza. A Sumba, in Indonesia, tra la giungla e la scogliera, un meraviglioso e suggestivo baldacchino sotto il firmamento, lezioni di yoga ed escursioni. Nella Lapponia finlandese, un igloo moderno per ammirare le costellazioni e contare le stelle distesi comodamente sul letto. Fuori un paesaggio incantato, una natura sognante e silenziosa. In Malawi, il cielo dentro la camera da letto, una riserva popolata da animali protetti e rispettati, una esperienza dotata di ogni confort nell’Africa più bella, quella più selvaggia. In piena Europa, a Berlino nel quartiere Prenzlaurberg, una esperienza Balinese, un giardino esotico, una atmosfera lontana e affascinante. Veli, piante, letto all’esterno, niente ascensore ma molta atmosfera.
Maria La Barbera












“La meravigliosa vita di Jovica Jovic” (Feltrinelli) è un libro straordinario e divertente scritto da Marco Rovelli insieme a Moni Ovadia. E’ la storia di Jovica, fisarmonicista rom serbo, che, attraverso la sua vita intensa e straordinaria, dischiude un mondo ai più sconosciuto, quello della cultura rom
al posto della tastiera, estremamente difficile da suonare. La sua storia è come un’avventura della memoria che affonda le radici nel Novecento, in cui ciò che si è ascoltato si fonde a ciò che si è visto. “Mio bisnonno è morto a centosei anni con il violino in mano. Io ho cominciato a suonare da bambino.
La musica tzigana si suona in maniera diversa: non con le note, ma con il cuore. Chi suona con il cuore quello che sente, piange. Prima piange quello che suona, poi piange quello che sente. E questo a noi ce l’ha lasciato Auschwitz”. Jovica ha suonato in tutta Europa, in teatri, balere, matrimoni, sagre, festival. Ha calcato tutti i palcoscenici possibili, al fianco di musicisti di cui non ci si ricorda il nome e di celebrità come Moni Ovadia, Dario Fo, Goran Bregovic, Piero Pelù e tanti altri. Si legge nel libro: “Bisogna sempre attraversare terre sconosciute prima di capire e giudicare.
Non è restando nel recinto che si cresce”. Queste storie compongono un coloratissimo disegno. E sotto gli occhi del lettore prende vita l’universo rom, al di fuori degli stereotipi ma ricco di personaggi, situazioni e avventure rocambolesche, calato nella storia del “secolo breve”– dalla deportazione del popolo rom ad Auschwitz ( dove morirono gli zii partigiani e vennero rinchiusi anche i genitori e il nonno) alle guerre balcaniche – ma anche immerso nelle tradizioni, negli usi e nei costumi di una cultura millenaria. Un libro che narra una storia unica come lo sono tutte le storie ma soprattutto viva, orgogliosa e sorprendente.