Si è colorata di azzurro la terza e ultima tappa della FINA UltraMarathon Swim Series 2018, disputata nello scorso week end a Lake Ohrid (Macedonia). Cinque medaglie su sei sono andate ad atleti italiani e sul podio è salita anche Alice Franco, 29enne nuotatrice piemontese tesserata per Esercito e Asti Nuoto, terza all’arrivo. Nella 25 kilometri femminile Barbara Pozzobon si è imposta in 5h22’59″30 davanti all’ungherese Anna Olasz (5h23’03″18) e ad Alice Franco (5h23’56″46). “A metà gara avevamo già fatto molta selezione e tra le donne eravamo rimaste in tre a lottare per le medaglie” ha spiegato Alice tramite un comunicato dell’Asti Nuoto, “i molti cambi di ritmo per staccare le avversarie non mi hanno permesso di essere competitiva nei 500 metri finali, ma sono comunque contenta della mia prestazione”.Nella prova maschile ha invece vinto Francesco Ghettini (5h13’59″62), davanti a Edoardo Stochino (5h14’10″72) e Andrea Biachi (5h14’11″69). Barbara Pozzobon e Edoardo Stochino si sono piazzati al primo posto anche nella classifica generale del circuito. Seconda nella graduatoria generale si è piazzata proprio Alice Franco, grazie al bronzo della terza tappa ma anche grazie al terzo posto della prima prova – la Coronda-Santa Fè in Argentina – e alla quarta posizione della seconda tappa, in Canada sul lago St. Jean. Per la “maratoneta dell’acqua” piemontese si tratta della terza stagione consecutiva conclusa al secondo posto della FINA UltraMarathon Swim Series (ex FINA Open Water Grand Prix).
https://www.federnuoto.piemonte.it/finpiemonte/home_new/appro_new.asp?id_info=20180828122601&area=5&menu=agonismo&read=fondo
GIOVANNI RAMELLA, UNICO ED IRRIPETIBILE
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Si sono svolti stamattina i funerali del prof. Giovanni Ramella alla Chiesa della Crocetta gremitissima di persone. Al termine del rito l’ho ricordato con la sobrietà dovuta alla circostanza, ma molto altro andrebbe detto sull’illustre e compianto defunto.
Sono stato amico di Giovanni Ramella per oltre cinquant’anni ed ho anche intensamente collaborato con lui al Centro “Pannunzio” dove lo volli mio Vicepresidente Vicario a partire dal 2003.E’ stato un professore di raro fascino intellettuale, un preside capace di governare una scuola difficile come il Liceo d’Azeglio, un raffinato studioso di letteratura italiana, latina, francese e tedesca, aperto ai più vasti interessi culturali. Ha
al suo attivo saggi importanti tra cui uno dedicato a Riccardo Bacchelli che il Centro “Pannunzio” pubblicò in collaborazione con il Ministero dei Beni culturali. Al lucido e penetrante articolo di Letizia Tortello-sua ex allieva – sulle pagine de “La Stampa” si sono aggiunte le più disparate testimonianze. Sulla mia pagina Facebook sono centinaia le attestazioni di stima e di affetto nei suoi confronti che ex allievi, soci del Centro “Pannunzio” , semplici sconosciuti hanno voluto manifestare nei modi più diversi. Spiace dover rilevare che chi ha scritto il necrologio sul “Corriere Torino” non si sia documentato con chi avrebbe potuto dargli informazioni utili a scrivere del prof. Ramella. Il fatto di aver ricordato due episodi non significativi di un quindicennio della sua presidenza al liceo di via Parini mi ha addolorato. Ramella va accostato al suo predecessore
Aurelio Verra che pure non seppe o non volle affrontare il ’68 nel modo adeguato. Erano anni turbolenti ,con gruppi di genitori e allievi faziosi che volevano dettar legge, professori narcisi, polemici all’eccesso e molto arroganti che, pur essendo minoranza tra il corpo docente, offrivano l’opportunità a Maria Valabrega di scrivere molti articoli non sereni sul “d’Azeglio”. Non bisognava andare a raccattare i pezzi della Valabrega per scrivere di Ramella, ma semmai bisognava informarsi della sua attività intellettuale di primissimo piano. Tra l’altro, molti hanno scritto “D’Azeglio” con la d maiuscola, dimenticando il predicato nobiliare di Massimo d’Azeglio. Era un cattolico di profonde convinzioni, ma il suo modo di sentire lo portava ad aprirsi a tutti, tanti anni prima di Papa Francesco.
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Il Papa che ammirò di più -me lo disse una volta- fu Paolo VI, il pontefice intellettuale e mite che completò ,in tempi drammatici per la Chiesa, l’opera appena iniziata da Giovanni XXIII.Il Concilio Vaticano II rinnovò la Chiesa ,ma ebbe anche l’effetto di lacerarla. Il dialogo era la scelta di fondo di Giovanni , sempre ben consapevole che per dialogare bisogna sapersi mettere in discussione con umiltà .Era un cattolico che non era mai stato democristiano, era un cattolico liberale alla maniera di De Gasperi che Giovanni ammirava molto. Ebbe anche dei momenti diversi, un po’ condizionato da alcune amicizie illiberali, ma nella sostanza,nel corso della sua lunga vita ,Giovanni rimase l’ex allievo di Don Bosco e la sua scuola ideale fu quella salesiana, pur avendo fatto il preside imparziale del più laico dei licei torinesi, non foss’altro per la sua storia passata. Per lui la laicità era soprattutto tolleranza e in certi anni in quel liceo la tolleranza non fu affatto di casa. A tutelarla ci fu il
cattolico Giovanni Ramella. Ebbe anche due successori che non seppero assumere sulle proprie spalle l’eredità lasciata come preside. Uno passò alla storia del liceo per aver imposto la bollatrice ai docenti, l’altro per una vicenda sulla quale, almeno in questa occasione, è bene tacere. Giovanni fu amareggiato per non aver visto proseguito in modo adeguato il suo lavoro fatto di cultura, di pazienza, di equilibrio, di onestà e soprattutto di intelligenza e grande umanità. Nella scuola, salvo un caso, non poté mai contare su collaboratori validi che dessero un sostegno operativo al suo lavoro di Capo d’Istituto. Era un grande appassionato di musica e quando morì Massimo Mila organizzammo insieme al liceo d’Azeglio un suo ricordo com’era doveroso. Ma una volta Giovanni mi disse che la statura di Mila musicologo andava realisticamente ridimensionata. Fu una delle rarissime volte in cui si lasciò andare ad un giudizio non positivo. Lui cercava sempre in tutti gli aspetti migliori.
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Presidente dell’associazione ex allievi dell’Istituto San Giovanni Evangelista, amava ricordare con me i suoi
e miei professori, in particolare Don Dante Bettega uomo di raffinata cultura mitteleuropea simile a quella di Giovanni, anche se assai meno approfondita. Una volta avemmo anche una piccola discussione su Michele Pellegrino che era stato il suo professore all’Università e che poi divenne cardinale arcivescovo di Torino. Io criticai la politica verso il Pci di Padre Pellegrino, come l’interessato voleva farsi chiamare, Giovanni lo difese, ricordandolo soprattutto come suo docente e uomo di straordinaria cultura. Ma con Giovanni era impossibile discutere animatamente perché la sua mitezza impediva a priori di alzare il tono della discussione. Solo qualche triviale professore del “d’Azeglio” osò attaccarlo in modo inqualificabile. C’è chi ha detto che fu nominato dal presidente Ciampi Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica per meriti scolastici. Questa affermazione non corrisponde al vero perché l’amministrazione scolastica non propose nessun riconoscimento all’atto del pensionamento di Ramella. Fu chi scrive a proporlo al Presidente e al compianto segretario generale Gaetano Gifuni che subito
colsero la statura dell’uomo che andava ben oltre ai suoi meriti scolastici. Ciampi avrebbe voluto conoscerlo di persona, poi disguidi vari impedirono l’udienza e fui io a consegnargli le insegne di commendatore a Palazzo Cisterna alla presenza della sorella e delle nipoti. Amava le vacanze a Courmayeur, ma passava ogni anno anche una settimana di raccoglimento spirituale a Camaldoli. Veniva a volte in Liguria a tenere qualche conferenza al Centro “Pannunzio” del Ponente , ma non amava il mare. La cultura italiana perde con la sua morte un protagonista importante che, vivendo quasi come un monaco del sapere, non ha purtroppo acquisito la notorietà che meritava. Mi auguro essa gli giunga almeno postuma, benché l’ambiente letterario sia invidioso anche con i morti. Torino perde uno dei suoi punti di riferimento di eccellenza. Ramella è stato unico ed irripetibile e non lascia eredi. Nessuno cerchi di ergersi ad erede né tanto meno a continuatore. Nessuno saprebbe ,anche solo lontanamente, imitare il suo impegno e la sua persona, il suo stile e la sua dignità.
scrivere a quaglieni@gmail.com
Ha appiccato un rogo ad Alpignano, lungo la strada della variante della provinciale 24, perché l’erba alta gli dava fastidio. I carabinieri di Rivoli lo hanno arrestato e messo ai domiciliari. Lui, un italiano di 56 anni, conosciuto alle forze dell’ordine, è stato fermato mentre cercava di scappare in bici dopo aver acceso le fiamme in cinque punti. I vigili del fuoco sono intervenuti per spegnere l’incendio che ha bruciato circa 3mila mq di area campestre.
(foto archivio)
Non conosco questi signori che insultano su Facebook. Mi danno l’idea, dai loro profili, che, se non loro, almeno i loro genitori siano immigrati al nord dal sud. Migranti anche loro, quindi. Nadia Conticelli (nella foto) sarebbe ” colpevole” di avere postato sul web di desiderare il Ministro Salvini in galera. Suppongo, conoscendo bene Nadia, che il suo “augurio” per Salvini si riferisca a dopo un eventuale rinvio a giudizio e condanna del Ministro in questione. Come si confà agli sciacalli gli insulti e le minacce a sfondo sessuale vengono estesi alle figlie della consigliera. Malissimo, ma visto che mi pare che questi pistoleri della rete abbiano compiuto dei reati scrivendo certe cose, spero che il magistrato di turno indaghi non aspettando la doverosa querela di parte di Nadia e della sua famiglia. Anzi auspico che sia lo stesso Pd o tutti i semplici cittadini (come il sottoscritto) a sentirsi offesi da questi insulti. Io mi sento offeso anche perché le vittime di queste minacce sono donne. Ovviamente questi insultatori ci mettono anche la componente sessuale nelle minacce di ragazzi neri che sono emigrati nel nostro Paese. Ma passiamo ad altro livello. Altro mandante sarebbe il popolo leghista in difesa del proprio Capitano . Come loro chiamano Salvini. Sommessamente faccio notare che i segretari di partito si chiamano leader perché votati dai propri iscritti. I capitani, come i colonnelli, come i sottufficiali appartengono all’esercito che per antonomasia non é un organo elettivo. E che in uno stato di diritto come dovrebbe essere il nostro sono i generali nominati dalla politica. E questa si chiama autonomia dei poteri nei sistemi democratici. E che la Magistratura, da loro in passato osannata , oggi sempre da loro e dai pentastellati è tanto vituperata. E bene ha fatto Matteo Salvini nel dichiarare di voler rinunciare all’ immunità sia da ministro che da parlamentare. I leghisti posso anche chiamarlo Capitano. In fondo ognuno a casa propria fa quello che vuole. Ma in una democrazia è la magistratura che indagando su casi specifici decide che cosa fare. Si chiama stato di diritto che garantisce anche agli imbecilli e stupidi di dire le loro sciocchezze. Purché non minaccino ed insultino. Queste non sono opinioni ma reati, che come tali vanno perseguiti. Poi conosco leghisti che sono galantuomini. Forse sono leghisti della prima ora. Quando ad esempio il segretario leghista del Piemonte si autodefiniva segretario nazionale, visto che consideravano la nostra Regione una nazione. E prima degli italiani venivano quelli nati al nord da alcune generazioni. Ma anche Matteo Salvini non è appena arrivato alla Lega. Ammettiamolo, ci era più simpatico quando era capolista dei Comunisti Padani ed eletto al Parlamento Padano. Ma si sa, invecchiando ci si modera sempre. E noi confidiamo in lui che rimanendo il capitano leghista faccia piazza pulita dei violenti e di chi in nome della politica minaccia e insulta. Viceversa, più che un leader di partito assomiglierà al coreano Kim Jong Un.
Gli era stato dato per errore un posto in una fila che non esisteva sull’aereo (la fila 1) e lui ne ha occupato un altro . Ma quando l’hostess gliene ha trovato uno libero, l’uomo, che viaggiava con la moglie, ha aggredito un dipendente dell’aeroporto che tentava di convincerlo, finché il comandante lo ha allontanato dal velivolo e lo ha lasciato a terra. L’episodio è accaduto sul volo Blue Air da Lamezia Terme a Torino. La polizia è salita a bordo e ha invitato il passeggero a lasciare l’aereo. Anche la moglie è scesa. Alla fine il volo è decollato con oltre mezz’ora di ritardo.
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Marcorengo in festa
Dal 31 agosto al 2 settembre, Marcorengo, frazione di Brusasco, ospita la festa patronale che coincide con la sedicesima edizione della “Sagra del Biru”. L’evento è organizzato dalla Pro loco Pro Marcorengo con il patrocinio del Comune di Brusasco e dell’Unpli. Si parte venerdì 31, dalle ore 22, con “Muzik Night – Last XX Century decaleva”, riunione delle leve dal 1990 al 2000 e una serata animata, oltre che dalla musica, anche da hotdog, birulin, patatine e tanto altro ancora. Sabato 1 settembre lo stand gastronomico apre alle 19.30 con grigliata e menù del biru (in particolare le specialità a base di agnolotti del biru ed altri prodotti tipici) seguiti, alle 21.30, dalle note dell’Orchestra del Canavese. Domenica, alle 11, verrà celebrata la Santa Messa solenne in occasione della festa patronale, seguita da una bicchierata per festeggiare la ricorrenza dei quarant’anni del coro. Alle ore 17 ci sarà il Colormob, evento ad ingresso gratuito, con aperitivi alcolici ed analcolici. Alle ore 20 ci sarà un’abbuffata con tipicità locali e le festa continuerà con animazione serale.
Massimo Iaretti
Scorci dal Valentino
Andrea Di Biccari ci invia queste immagini scattate al Valentino. Scoiattoli e anatre, gli abitanti del parco.

Povertà, carità e decoro
Sono anche io una di loro. Sono anche io una senza fissa dimora. D’istinto replico che non ci credo. Non ha i segni di sofferenza tipici di una vita sulla strada. Bellissima, occhi celesti tendenti al blu. Vestiti magari dimessi ma assolutamente non sdruciti. Lei incalza: sì, sì, sono senza fissa dimora ancorché ci tenga alla mia dignità e decoro. Semplicemente davo una mano ad una amica. Aveva bisogno di una carta d’identità e non sapeva come fare.Scelta consapevole?
trovi il coraggio di rendere decoroso il salotto di Torino. A Roberto chiedo subito come è possibile un simile fenomeno.Con Cia sette talk agricoli a Carmagnola
All’ora dell’aperitivo da sabato 1 a sabato 8 settembre, con produttori, agronomi, cuochi e operatori del settore. Protagonisti gli agricoltori delle aree terremotate del Centro Italia e lo chef argentino Martin Vera
Ci sarà anche Martin Vera, lo chef argentino delle Tavole Accademiche dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, tra gli ospiti della Confederazione italiana agricoltori di Torino ai “talk” in programma da sabato 1 a sabato 8 settembre alla Fiera nazionale del Peperone di Carmagnola. Sette incontri con produttori, agronomi, cuochi e operatori del settore, ogni sera all’ora dell’aperitivo, dalle 19,45 alle 20,15, all’Accademia di San Filippo, in piazza Manzoni a Carmagnola, intervistati da Paolo Massobrio e Renata Cantamessa. Dall’innesto del peperone con i semi di terre lontane, al confronto con le produzioni di altre parti d’Italia, attraverso inedite degustazioni che vedranno protagonisti in primo piano gli agricoltori delle aree terremotate del Centro Italia e i loro prodotti tipici, dall’olio ai salumi, dal formaggio allo zafferano…
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IL CALENDARIO. In particolare, ecco gli argomenti e gli ospiti dei singoli incontri: sabato 1 settembre “La salsiccia di Norcia al peperone di Carmagnola”, con l’azienda Dall’Orso di Norcia; lunedì 3 settembre “Peperoni con radici lontane: la tecnica dell’innesto”, con il tecnico agronomo Flavio Reburdo; martedì 4 settembre “L’olio biologico delle Marche incontra il Peperone di Carmagnola per il pinzimonio. La tradizione marchigiana del vino cotto”, con le aziende Conca d’Oro di Appignano Del Tronto (Ascoli Piceno) e Carboni Settimio di Castignano (Ascoli Piceno); mercoledì 5 settembre “La ricotta salata aromatizzata al peperone e la lenticchia di Castelluccio”, con l’azienda Brandimarte di Norcia; giovedì 6 settembre “Segreti e sapori del peperone nel mondo”, con lo chef delle Tavole Accademiche dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Martin Vera; venerdì 7 settembre “Le produzioni di peperone nel Sud Italia”, con Edoardo Ramondo del Gruppo T18 di Torino; sabato 8 settembre “Lo zafferano e l’aglio nero di Norcia incontrano il peperone”, con l’azienda Bosco Torto -Etiche Terre di Norcia. L’ingresso e le degustazioni sono gratuiti. In più, nelle domeniche 2 e 9 settembre, sempre la Confederazione italiana agricoltori di Torino sarà presente in via Piero Gobetti a Carmagnola con le bancarelle dei produttori de “La spesa in campagna”.





