Politica e politici torinesi. Viene voglia di parafrasare il motto “ognuno per sè e Dio per Tutti”. O più prosaicamente: si salvi chi può. Con tanta ma tanta confusione come sfondo a questo teatrino. Il Chiampa non mollando sicuramente porterà a casa qualcosa. O una candidatura in Europa o addirittura una ricandidatura in Regione con un raggruppamento politico anomalo . La seconda opzione la vedo più dura, ma oramai tutto é possibile. Del resto solo sei mesi fa nessuno si immaginava che Salvini e Di Maio sarebbero stati alleati a Roma. Ma non tutti ci stanno nel non disturbare il manovratore. Cosi la senatrice Anna Rossomando, vicepresidente del Senato, non rinuncia a far politica attiva e rilancia la candidatura di Salizzoni che, per natura della persona, ha un determinato orizzonte politico. In altre parole rimanere all’ interno della sinistra riformista. Mimmo Caretta che non sa che pesci prendere. Ammetto che possa chiedere qualcosa. Dietro i nomi proposte che partendo da un punto comune vogliono percorrere strade che difficilmente si incontreranno. Penso di conoscere molto bene (apprezzandone le qualità) Anna Rossomando. Ha intorno a sè sia a Roma che a Torino ottimi collaboratori. Le ho chiesto se ” studiava da segretario del PD “. Lei mi ha opposto un garbato e gentile silenzio. Nel suo stile di riservatezza. Fino a farmi pensare che è l’ex Ministro Orlando a essere diventato un Rossomandiano. Una partita a scacchi. Pochi sono i pezzi rimasti sulla
scacchiera. Senza che bianchi o neri abbiano voglia veramente di fare scacco matto. E poi dove li mettiamo i renziani? Hanno distrutto il Pd. Hanno ripetutamente perso le elezioni. Ma sono sempre la maggioranza. Piaccia o non piaccia. Con Davide Ricca (presidente di quartiere per caso) che si fa beccare con Giordana ex capo di gabinetto della Chiara Appendino. Incontenibile nell’apostrofare i suoi ex compagni grillini come incapaci e dilettanti. Ritorno ai vecchi amori piddini? Se vogliono completare il suicidio politico facciano pure.
nell’Alessandrino è stata messa in crisi dalla tragedia di Genova. Riccardo Molinari intransigente e forte dei sondaggi detta le sue condizioni a Forza Italia o quello che ne è rimasto . E qui la candidatura di Cirio sembra d’obbligo. Sembra, ma non é scontata. Berlusca è ancora (a fasi alterne) pimpante. E Tajani prima della tragedia di Genova venendo in Val Susa ha confermato: la Tav non si tocca. Ve lo garantisco io . Anche perché non dipende da Toninelli ma da tutta l’ Europa. E la vedo dura per il Governo italiano chiedere alle nazioni europee di “prendersi ” gli immigrati e poi sospendere la Tav non pagando il dazio. Con Di Maio ed i suoi accoliti locali che si stanno chiedendo coda sta succedendo. Chi meglio della Porchietto può garantire che certi processi continuino. Porchietto competente in un Italia di incompetenti non è poco. Ed il nostro Chiampa si accontenterebbe di uno scranno a Bruxelles. Lui che incompetente non è. Lui che a Bruxelles c’è già stato. Sa le lingue e soprattutto di economia. Conosce il bisogno di soldi che abbiamo per mettere sotto controllo il nostro precario sistema viario e che non si può vivere solo di propaganda che va bene solo in campagna elettorale. Giorgetti lo ricorda a Salvini. E Riccardo Molinari è un giovane molto attento, alessandrino, piemontese e capogruppo della Lega a Roma. Magari dal caos nascerà qualcosa come l’Araba Fenice che dalle proprie ceneri risorgerà Staremo a vedere. Con una sola sicurezza: la politica non è per incompetenti, soprattutto ora che L Italia sta crollano. E purtroppo non è un eufemismo.
Trieste, molo Audace. Quello che al tempo dell’Impero si chiamava “San Carlo” e che prese il nome della prima nave italiana che attraccò lì, nel porto della città dalla “scontrosa grazia”, il 3 novembre del 1918.
Lei era incinta, lui malato terminale, sofferente: quasi per un incredibile disegno della sorte, s’incrociarono le strade di una vita che iniziava e di una che andava verso la fine. Il sottotitolo del libro ( “favola di un viaggio alla riconquista del tempo”) descrive bene l’andare con lentezza di Paolo Vittone alla riconquista del tempo. Una straordinaria lezione che ci dice come non sia mai troppo tardi incamminarsi nella ricerca delle proprie emozioni, dei luoghi e delle storie che si sono amate come quelle della “terra degli slavi del sud”, etnicamente purificate o ancora meticcie, lungo il crinale che separa la cultura del mare e quella della terra. Gli ultimi mesi di vita, Paolo li trascorse a Trieste. Una scelta che motivò così, in una lettera all’amico Paolo Rumiz, giornalista come lui: “Sai bene che vengo a Trieste a vivere, ma con ogni probabilità a morire… Vengo a Trieste perché è al confine delle terre della mia e nostra anima ed essere più vicino mi fa pensare che tornerò almeno una volta a sentire la Neretva, ad ascoltare il muezzin dalla moschea del Beg e annusare i cevapi e la pita in Baščaršija, che forse vedrò persino ancora una volta il vecchio amico Hilmo. Vengo a Trieste perché per le sue strade i vocaboli si mescolano, perché solo a Trieste le scintille si chiamano falischee i gabbiani imperiali cocài”. 
sfuggirle, ma semplicemente farsi trovare al posto giusto”. Ad ogni tappa del viaggio raccontato ne “La lumaca e il tamburo” s’incontrano persone, volti segnati dalla fatica e cotti dal sole, scoppi di gioia e incredibili malinconie, boschi, montagne e fiumi, delicati tramonti balcanici e musiche d’ottoni, suoni di campane e canti dei muezzin nell’ora della preghiera. Paolo Vittone appuntava tutto su un block notes ma non si limitava a questo: da buon giornalista radiofonico, portava sempre con sé il registratore. Imprimeva sul nastro le voci, i suoni e il fiato profondo delle terre che dal Carso e dall’Istria scendono fino alla foce della Neretva. Per non dimenticare nulla, portando tutto dentro di se e lasciando a noi un testamento prezioso, denso di emozioni e significati.
Tipico dolce al cucchiaio della pasticceria piemontese, il “bonet” e’ un dessert conosciuto soprattutto nella variante al cacao, ricoperto di caramello goloso, delicato, particolarmente energetico. La versione piu’ antica dell’alta Langa, prevede l’utilizzo delle nocciole .Questa e’ la mia proposta. Delizioso !













