redazione il torinese

Anticipa soldi online per comprare un’auto che non c’è

Le truffe on line sono ormai diventate, purtroppo, una costante. E, a volte, le apparenze ‘virtuali’ ingannano. Un 50enne di Livorno Ferraris, in provincia di Vercelli, che cercava un’auto era rimasto ben impressionato dalla Citroen C3 messa in vendita attraverso un’inserzione pubblicitaria pubblicata su un sito di e-commerce. Anzi la successiva trattativa telefonica con il ‘proprietario’ lo aveva anche convinto ad inviargli in due riprese 500 euro. Peccato, però, che subito dopo quest’ultimo è diventato un fantasma, staccava il telefono e rimuoveva l’annuncio dal sito. Ma lasciava delle tracce che consentivano ai carabinieri della stazione di Livorno Ferraris di individuarlo in una 45enne di Varese, con precedenti penali per reati contro il patrimonio e la persona. Adesso dovrà rispondere del reato di truffa, essendo stato segnalato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli.

 
Massimo Iaretti

Anziano muore e gli rubano la roulotte

Un 75enne è morto a causa di un malore e un 31enne di Orbassano gli ha rubato la roulotte. L’uomo è stato denunciato per furto dai carabinieri. Una volta  saputo della morte del proprietario della roulotte  l’ha agganciata alla macchina e l’ha portata nel suo giardino. Il figlio del defunto ha denunciato il furto ai militari dell’Arma.

Il favonio porta via lo smog, blocco traffico ordinario

Grazie al forte vento di queste ultime ore  le micropolveri  sono scese sotto la soglia di allerta.  Stop alle misure anti-smog d’emergenza e, da martedì restano in vigore  solo quelle a carattere permanente. Circoleranno così auto e furgoni diesel Euro 4 ed Euro 5 e benzina Euro 1. Il blocco comprende gli Euro 0 di ogni tipo  h24, sette giorni su sette  e i diesel Euro 1, 2 e 3 dalle 8 alle 19 – dalle  8.30 alle  14 e dalle 16 alle 19 per i mezzi commerciali e per  trasporto di persone ad otto posti – dal lunedì al venerdì.

FIAT Torino basket: per colpa di chi?

Un articolo breve, anzi brevissimo. La situazione della FIAT Torino basket è sotto gli occhi di tutti. E nessuno ne ha colpa ma la colpa è sempre degli altri. Di chi non ha fatto fallo , di chi dice di averlo detto, di chi ha giocato e di chi non ha giocato, di chi ha parlato quando non doveva e di chi ha reagito quando doveva stare calmo, di chi ha scelto i giocatori e di chi ha detto che non andava bene, insomma, come al solito sembra che la colpa sia di tutti e di nessuno, di uno solo o di tutti gli altri. Intanto, in tutto questo baillamme, chi ci rimette è lo spettacolo e la passione della gente veramente tifosa di basket e della Torino che tifa per questa squadra. Di un popolo cestistico che adorerebbe solo vedere giocare a pallacanestro, un gioco che ormai è sicuramente diverso dagli anni ’80 gloriosi, ma che come ogni cosa progredisce lasciando ai più anziani i ricordi del “si stava meglio una volta” e ai più giovani “questo è il basket moderno”, scordandosi sempre che ogni cosa vecchia è stata a sua volta nuova, almeno all’inizio. Ma lasciamo la filosofia all’esterno. Ora, la situazione creatasi è sì un danno per lo spettacolo, ma queste lotte più o meno “interne” ed esterne danneggiano noi tifosi e anche tante persone che non se lo meritano: tutti quelli che lavorano affinché lo spettacolo vada in onda. Da coloro che controllano i biglietti al Palavela, a quelli che effettuano il servizio d’ordine, da quelli che allestiscono il campo a quelli che fanno le pulizie, da quelli che tutti i giorni lavorano per la squadra per creare le migliori opportunità per allenarsi a quelli che nell’ombra dirigono tutti i lavori per costruire il meccanismo sportivo che sta alle spalle di una società di serie A professionistica. Di tutti quelli che inseguono sponsor per arrivare a coprire il budget, di tutti coloro che seguono gli aspetti burocratici, di tutti coloro che stanno dietro alle “esigenze” dei giocatori, di tutti e dico tutti coloro che hanno messo soldi, tanti soldi, perché il sogno di una città si avverasse, e anche di tutti i tifosi che hanno messo soldi per vedere uno spettacolo degno di questo nome. In nome di tutto questo e anche di tutti i lavoratori nell’ombra dell’Auxilium basket Torino, sarebbe giusto che i giocatori e gli allenatori provassero a mettersi una mano sulla coscienza e “lavorare”, se così si può definire chi per lavoro gioca a basket, compatti per vincere il più possibile. Loro, “domani”, forse o sicuramente avranno una nuova squadra, tutti gli altri che lavorano per loro, se perderanno, saranno a casa a cercarne un altro.

Go on Aux. Per tutti noi e anche per Voi.

Paolo Michieletto

 

Paravidino guarda alla Bibbia per parlare di migrazioni contemporanee

Parte da parecchio lontano La ballata di Johnny e Gill che Fausto Paravidino ha scritto e dirige e che il Teatro Stabile torinese – dove lui riveste la figura del dramaturg – ha prodotto in compagnia di un nutrito gruppo di enti teatrali disseminati tra Italia e Francia e Lussemburgo, toccando Trieste e Tolone e Marsiglia, e altri luoghi ancora

Parte da uno sguardo sulle pagine iniziali della Genesi, la torre di Babele e la relativa confusione delle lingue come il personaggio di Abramo spinto da Jahve a raggiungere un altrove, una terra diversa dalla sua, imperativo cui il patriarca non risponde altro che con un “eccomi”. Il tema del viaggio insomma, e del mondo babelico in chiave contemporanea, che Paravidino per primo ha intrapreso accompagnato da Iris Fusetti, ideatrice al suo fianco, e anche Jill e anche la Sara di Abramo. Un viaggio nella città più variopinta e cosmopolita del mondo, New York, “che è dove normalmente gli Europei come noi emigrano”, stranieri tra stranieri si sono inventati laboratori di ricerca teatrale salvo tornarsene poi nel vecchio continente per saggiare anche qui, a Ginevra Tolone e Lussemburgo, la storia di Abramo, che “contiene tante avventure”. Affiancandosi alle pagine di giornale e alle immagini televisive che in questi anni ci scorrono davanti agli occhi, come alle discussioni e alle paure con cui condividiamo i giorni, Paravidino si butta a nuotare senza sosta, e senza buttar via niente – per una durata di 180’ più intervallo, dove lo spettatore può anche provare un qualche imbarazzo -, nel mare magnum della questione, mentre in un rincorrersi di italiano e francese, di inglese e di un inventato grammelot che tiene ben d’occhio il divertimento e dove neppure Fo avrebbe saputo fare tanto, stabilizza la “sua” Bibbia in un più prosaico e picaresco succedersi di azioni. Nella frenesia del succedersi, nel caos linguistico, nel passare davanti ai nostri occhi i cambiamenti di scena e di sembianza degli attori, camuffati dietro le maschere bellissime di Stefano Ciammitti ed i costumi di Arielle Chanty, nel disfarsi e nel ricomporsi delle scene di Yves Bernard, Johnny che non abbandona i propri sogni e Gill che lo adora abbandonano la loro terra per una più protettrice dove possano vendere i loro pesci gialli, i migliori, attraversano il deserto e il mare, raggiungono una spiaggia e un nuovo paese, un’America presa a simbolo di ogni benessere, dove ognuno si rimpinza di cibi grassi, dove essi pensano a nuovi affari se non si facesse avanti chi è arrivato lì prima di loro, pronto a proteggere ferocemente quella supremazia che s’è guadagnato in precedenza. C’è ancora posto per qualche incursione nella parodia dei talk show, manco fossimo nel salotto di Letterman, per quattro chiacchiere, e tanti applausi, con coloro che sono diventati il re e la regina dello street food e che adesso fanno palate di quattrini o per qualche canzoncina (in italiano o in inglese, non importa) che fa tanto musical. C’è posto per riadombrare la sterilità di Sara, poiché anche Jill non può avere figli: ma oggi c’è l’utero in affitto che ti può consigliare il saggio ginecologo tedesco e una ragazza che si mette a disposizione. Ci sarà anche un figlio, uno tutto loro, che una coppia di cicogne viene ad annunciare, un figlio che forse verrà richiesto in sacrificio. In uno spettacolo che ha l’aria di non voler finire mai (il finale poggia su qualcosa che sembra al Commesso viaggiatore di Miller, con scambio di ruoli), la Bibbia è diventata davvero una ballata e Paravidino attraverso la sua personalissima lente, avvicinando Abramo a Candide e agli altri, non ha torto, prevalgono gli “e poi” sui più efficaci “quindi”. Un qualche sconcerto bulemico durante l’intera serata l’hai provato (sarà per questo che in teatro ti corre in aiuto una “mappa narrativa”) ma non fai neppure troppa fatica a metterti nel gioco tutto citazioni e di risorse intelligenti che l’autore e regista sfodera (s’è ritagliato pure il divertente ruolo di Lucky), nel cammino a tappe ed episodi dei protagonisti Federico Brugnone e Iris Fusetti e nello spirito ecentrico degli altri attori che si destreggiano senza mezze misure nei tanti personaggi. Applausoni convinti dal pubblico che certo non affollava la sala del Gobetti alla replica cui abbiamo assistito. Repliche sino a domenica 20 gennaio.

 

Elio Rabbione

 

Le immagini dello spettacolo sono di Vincent Berenger

Tutti, quasi, per il Sì

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Per questo primo appuntamento di Parole Rosse ero in dubbio fra diversi argomenti ma poi su tutti ha prevalso la manifestazione , la nuova , la seconda, a favore della TAV che si è svolta sabato 12 gennaio a Torino, sempre in Piazza Castello. La spinta finale me l’ha data il bell’ editoriale scritto venerdì 11 gennaio da Roberto Tricarico sull’edizione torinese del Corriere della Sera che condivido in buona parte tranne che nel possibile esito del risultato elettorale .Tornando alla manifestazione essa ha avuto diversi aspetti interessanti che di seguito provo ad elencare. Non in ordine di importanza, anche perché in una situazione così fluida l’ordine varia velocemente inserendo nuovi elementi o facendone tramontare altri, ma così come mi sono apparsi sabato tra i portici e la piazza. Le paure di una scarsa partecipazione sono state fugate ampiamente anche senza raggiungere assolutamente le cifre dichiarate . Comunque un successo. La manifestazione di sabato segna anche ridimensionamento delle , oramai famose ” madamin” che a meno di significative novità le vedo ritornare alle loro professioni riconoscendogli, comunque, meriti significativi. Il ritornare sulla scena , se non ancora dei partiti molti dei quali ancora ampiamente in difficoltà, dei suoi rappresentanti . Cioè di quegli oltre cento tra Sindaci , molti con la tanto discussa, sull’opportunità o meno di indossarla, fascia tricolore, e molti consiglieri comunali e regionali che dei partiti sono esponenti ed espressione. Per non parlare dei due Presidente di Regione, Liguria e Piemonte , Giovanni Toti e Sergio Chiamparino e poi ancora di molti parlamentari di diversi partiti. Tra gli altri il segretario del Partito Democratico Maurizio Martina , il capogruppo al Senato di Forza Italia, Anna Maria Bernini e più di tutti il piemontese, ” mandrogno” , capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati Riccardo Molinari. Questa novità , non tanto sulla posizione , la Lega è sempre stata a favore dell’opera , quanto sui riflessi che la presenza potrà avere sia sul piano nazionale che su quello regionale piemontese e cioè sulle ormai prossime lezioni regionali di fine maggio. Queste, le elezioni regionali, mi permetteno anche di parlare del ” quasi” del titolo e cioè di chi è contrario alla TAV e cioè dei 5 Stelle , posizione già nota da sempre , e di quel pezzo , sempre più marginale ed ininfluente, della sinistra riconducibile oramai neanche a tutta ma ad una parte dell’oramai evaporato , dopo la fallimentare prova elettorale alle recenti politiche , Liberi e Uguali e cioè Sinistra Italiana. Quindi per chi è contrario all’opera è facile decidere per chi votare e naturalmente premierà i cinquestelle piemontesi e non la sinistra . La cosa diventa più complicata per chi, d’accordo per la realizzazione dell’opera , dovrà scegliere uno dei tanti partiti favorevoli, sia quelli tradizionali che le diverse liste, sono sicuro che ce ne saranno più di una, Si Tav che si stanno predisponendo a sfruttare il sentire di molta parte dell’opinione pubblica. La presenza, ufficiale ai massimi livelli, della Lega ha tolto, a mio parere, qualsiasi speranza al centro sinistra , ed a Chiamparino in particolare , di acciuffare in extremis una vittoria che appare sempre più lontana. La TAV era l’unico argomento, vecchio tema che ha preso dinamiche e azione straordinaria proprio in questi ultimi mesi per merito delle già citate sette “madamin” , del ” madamino” Mino Giachino e di qualche professionista , notaio , che ha operato , neanche tanto, nell’ombra . Se la competizione elettorale per la guida della Regione Piemonte fosse rimasta con un centrodestra , quello dei partiti , diviso sul tema TAV e Chiamparino da solo a sventolare la bandiera della realizzazione dell’opera allora poteva essere possibile una sua vittoria , probabilmente come “anatra zoppa” . Cioè un candidato Presidente che arriva primo ma senza la sua coalizione che soccombe verso un’altra parte. Ma quasi sicuramente i piemontesi si troveranno a scegliere , per chi è a favore della TAV, tra tutto il centro sinistra, un po’ di liste varie e tutto il centro destra che a quel punto avrà scelto il suo candidato Presidente . Così ognuno potrà scegliere tranquillamente il proprio partito di riferimento. Per chi è contrario , come descritto sopra è ancora più semplice. Ultima considerazione il tema TAV ha escluso e chiuso qualsiasi possibilità , ne stavano parlando a livello nazionale, di riproporre in Piemonte un’alleanza gialloverde che comunque avrebbe visto la sconfitta del Presidente uscente e della coalizione che lo sosterrà . Per definire tutti i giochi, le alleanze e le candidature tutti aspettano le imminenti elezioni regionali in Abruzzo del 10 febbraio a cui seguiranno quelle , tormentate nella data, di fine marzo in Basilicata in un paese dove si è scimmiottato l’Election Day per arrivare poi a votare quasi tutti i mesi. Sulle cause di questa sconfitta annunciata qualcosa ho scritto e altro, probabilmente scriverò. 

 

(foto: il Torinese)

Toni “Fuoribordo” e lo spaventapasseri

Quando ho conosciuto Toni “Fuoribordo”? Sapete che non saprei cosa rispondervi? Praticamente lo conosco da sempre, fin dai tempi di quando eravamo ragazzini ma poi ci siamo persi di vista. Ricordo quando si andava alle elementari, a Strambino. Era il più alto di tutti. Magro, allampanato, sempre con i pantaloni corti, d’estate come in inverno. Il suo vero nome era Antonio. E di cognome faceva Brodino. Che ridere! Quante battute si sprecavano. Lui, a dire il vero, non se la prendeva più di tanto. Un’alzata di spalle, qualche smorfia e solo con quelli più insistenti muoveva la mano destra come per scacciar via quegli importuni che l’infastidivano, così come si fa con le mosche. Poi siamo cresciuti e le nostre vite presero strade diverse. Io a Ivrea e poi a Torino. Toni un po’ qua e un po’ là, tra canavese, biellese e i paesi del riso attorno a Vercelli. Ho saputo, un po’ di tempo fa, che si era messo con Marinetta e che non sono finiti bene. Sì, proprio la Marinetta, quella fuori di testa che stava nella cascina in contrada dei Pioppi. Un caratteraccio, quella! Già da ragazzina sembrava più un maschiaccio. Tirava la coda ai gatti, infilava le rane nella canonica di Don Germano, metteva le puntine da disegno sulle sedie della biblioteca comunale. Era tremenda. Crescendo, non era certo migliorata. Anzi, per quanto possibile, peggiorò. Per di più, quasi le mancasse un difetto per completare il quadro, aveva rubato i soldi raccolti per la fagiolata di carnevale dal pentolone della signora Paolini, la presidente del comitato dei festeggiamenti.

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Con il malloppo – oltre trecento mila lire – era andata in Liguria, spendendoli tutti in pranzi, bevute e sale da ballo. Offriva a destra e sinistra, mostrandosi generosa con quel denaro che non era suo. Anche Toni, grazie anche ad un’adolescenza piuttosto turbolenta, mostrò tutta la sua originalità. Vestiva in modo eccentrico, prediligendo colori sgargianti e fogge a dir poco improbabili. Cappelli alla borsalino, scarpe con le ghette e una incontrollabile passione per le barche a motore. Incontrollabile perché, se da piccolo la manifestava a parole, crescendo era passato a dimostrazioni ben più concrete e “materiali”: era finito più volte in gattabuia per furto di motoscafi sui laghi di Viverone e di Candia. Si sospettava che fosse anche coinvolto nella misteriosa sparizione di una barca a motore dalle rive del Sirio ma non c’erano prove sufficienti per dimostrare un suo coinvolgimento. Così Antonio Brodino diventò, grazie ai “meriti” acquisiti sul campo, Toni “Fuoribondo”, compiacendosi di quel suo soprannome. Lui e Marinetta si conobbero in una serata di tanghi e mazurke all’Imperial, un dancing all’aperto della riviera di Viverone. Tra musica e zanzare, birre e coregoni alla griglia, scattò la scintilla tra i due e sbocciò l’amore. Come travolti da un temporale d’estate, unirono le vite e le abitudini, trasformandosi in breve tempo in una sorta di Bonnie & Clide a cavallo tra la Serra, le risaie e i monti. Lei si specializzò in piccole truffe, lui aggiunse alle imbarcazioni anche delle motoseghe e qualche calesse. Di questi ultimi ne rubò un paio tra Torre Balfredo e San Bernardo, abbandonandoli in aperta campagna dopo aver realizzato di non poterli  rivendere e nemmeno ottenere dai legittimi proprietari  un seppur minimo riscatto. Fu il maresciallo Caramboli a porre fine alle imprese truffaldine dei due. Le indagini furono piuttosto lunghe e meticolose ma, grazie a una soffiata, i due furono pizzicati nei campi tra Maglione e Moncrivello dove avevano alleggerito di una mezza dozzina di oche un contadino della zona. In realtà Toni e Marinetta una possibilità di fuggire l’avevano avuta ma non si fidarono a percorrerla per colpa di uno spaventapasseri.

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Era notte inoltrata e una luna tonda e grossa illuminava la campagna, allungando le ombre degli alberi. I carabinieri – il maresciallo e gli appuntati Mastini e Castrovillari – li avevano quasi accerchiati e ai due malviventi era rimasta un’unica possibilità di farla franca, dileguandosi nel buio del sentiero dietro la cascina dove avevano “prelevato” i pennuti. Ma c’era quell’uomo grande e grosso, ritto come un palo e con le braccia larghe, che stava là davanti a loro, impedendone la fuga. Il passaggio era stretto e non potevano tornare indietro. Il riverbero della luna impediva loro di vederlo in volto ma intuivano che sotto quel cappellaccio calcato in testa quello li stava squadrando con un fare tutt’altro che benevolo. Toni gli gridò: “Facci passare, brutto demonio. Siamo armati e non sai cosa ti potrà accadere. Fatti da parte!”. Ma quello niente. Muto e ostinato se ne stava lì, con le braccia larghe, pronto a ghermirli. Marinetta era ammutolita dalla paura e Toni tentò un ultima volta di far spostare l’uomo, minacciandolo: “Ti sparo! Adesso ti scarico la pistola addosso!”. Ovviamente i due non avevano nessuna arma e mai ne avevano avute, essendo sì ladri e truffatori ma del tutto incapaci di far del male al prossimo. Di fronte all’immobilità caparbia e risoluta di quel tipo che non parlava, non si muoveva e stava lì davanti a loro, fuggirono in direzione opposta finendo così tra le braccia dei carabinieri. Processati e condannati per direttissima ad una pena nemmeno troppo severa, uscirono di galera un paio d’anni dopo. Marinetta mise la testa a posto, sposò Ubaldo Sgarroni, sacrestano di San Grato, e aiutò come perpetua il vecchio Don Germano, facendosi perdonare per gli scherzi delle rane di quand’era ragazzina. Toni trovò anch’esso un lavoro. Meccanico motorista all’imbarcadero di Viverone. Così poteva occuparsi dei fuoribordo senza per questo macchiarsi la fedina penale com’era accaduto nella sua vita precedente. In cuor suo rimase fedele a Marinetta e non ebbe altre storie. Anzi, a dire il vero, conobbe una signora, rimasta vedova. Abitava in una cascina di Borgomasino. Non se ne fece niente, però. Tra i campi  lì attorno c’erano diversi spaventapasseri. Troppi per Toni  che preferì abbandonare i possibili affetti, evitando nuovi e spiacevoli incontri.