“Sovente ci si lamenta della politica, delle scelte di questa o quella amministrazione, ma ci si dimentica che la democrazia offre la possibilità di dire la propria e di cambiare le cose sedendo in un consiglio comunale. Se si sta fuori si potrà soltanto aspettare la legislatura futura e ‘subire’ la politica. Ma se si è all’interno e ci si impegna in prima persona, a partire dai piccoli e piccolissimi comuni, che sono l’anima del nostro Piemonte, qualcosa si può fare”
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APPELLO AI CITTADINI PIEMONTESI: PARTECIPATE ATTIVAMENTE ALLA POLITICA DEI TERRITORI!
Il Comitato Autonomia Piemont è un’organizzazione civista, sociale, aperta e plurale, che crede nei valori dell’autogoverno e della democrazia locale e partecipata. Rivolgiamo un appello a tutti i Cittadini del Piemonte che abbiano a cuore il futuro della nostra regione, delle sue montagne, delle sue colline, delle sue pianure, delle sue città e del suo carico di storia e di identità millenaria. L’obiettivo di una VERA autonomia e la salvaguardia della cultura e delle tradizioni della regione sono imprescindibili da una presenza autonomista nei consigli comunali, non importa se in maggioranza o in minoranza. Sovente ci si lamenta della politica, delle scelte di questa o quella amministrazione, ma ci si dimentica che la democrazia offre la possibilità di dire la propria e di cambiare le cose sedendo in un consiglio comunale. Se si sta fuori si potrà soltanto aspettare la legislatura futura e ‘subire’ la politica. Ma se si è all’interno e ci si impegna in prima persona, a partire dai piccoli e piccolissimi comuni, che sono l’anima del nostro Piemonte, qualcosa si può fare. Per questo rivolgiamo a tutti i Cittadini del Piemonte, che abbiano mani, cuore, mente pulita e sgombra l’invito a formare liste civiche, certamente con un denominatore comune: lavorare per la propria comunità cui si appartiene e per la libertà del Piemonte. Non promettiamo nulla, ad eccezione che lavoreremo tutti insieme per la nostra regione. Chi fosse interessato a camminare con noi su questo percorso, lungo e difficile, ma altresì motivante ed esaltante, ci contatti come di seguito:
Comitato Autonomia Piemont
Posta elettronica: movimentopiemont@gmail.com
Carlo Comoli
Massimo Iaretti
Emiliano Racca
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APEL AI SITADIN PIEMONTEIS: DEVE DA Fé, PARTESIPE’ A LA VITA POLITICA DIJ VOSTI TERITORI!
Ël Comità Autonomia Piemont a l’è n’organisassion sivista, sossial, duverta e plural ch’a chërdd ant ij valor dl’autogovern e dla democrassia local e partesipà. I lancioma n’apel a tuti ij sitadin dël Piemont ch’a veulo sossiesse ‘d l’avnì ‘d nòsta region, ëd soe montagne, ëd soe colin-e, ëd soe pian-e, ëd soe sità e ‘d soa carìa d’istòria e d’identità milinaria. Për rivé al but ëd na VERA autonomia e ‘d na tùa dla coltura e dle tradission dla region a l’è indispensabil na presensa autonomista ant ij consej comunaj, fa pa nen se an magioransa o an minoransa. Minca pòch as lamentoma dla politica, dle sernùe ‘d na ministrassion o ‘d n’autra, ma as dësmentioma che la democrassia ‘t da pro la possibilità d’esprime toa opinion e ‘d cangé le còse, travajand ant un consej comunal. S’it ëstas a vardé, it podras mach spëté la legislatura dòp e ‘subì’la politica. Ma s’it angages an prima person-a a parti da le milanta cite comun-e ch’a son l’anima ‘d nòstr Piemont cheicòs ëd bon as peul fesse. A l’è giusta për sòn ch’i adressoma a tuti ij sitadin dël Piemont, ch’a sio volenteros e ch’a l’abio la ment polida e le ideje ciajre l’anvid a formé ‘d liste civiche teritoriaj con un denomitator comun: travajé për la pròpria comunità local dont as fa part e për la libertà dël Piemont. I promëtoma nen, fòravia ch’i travajeroma tuti ‘nsema për nòsta region. Chi ch’a fussa anteressà a marcé con noiaiti ‘nsima a sto përcors-sì, bin longh e complicà, ma ‘dcò motivant e ecitant, ch’as contata pura dësgenà a l’arcapit sì-sota:
Comitato Autonomia Piemont
Adressa mail: movimentopiemont@gmail.com
Carl Còmoli
Massimo Iaretti
Milian Raca
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SONAA ALS CIUTADINS PIEMONTÉS: RECHAMPATZ-VOS PER PARTECIPAR ACTIVAMENT A LA VIDA POLITICA DAL VÒSTRE TERITÒRI!
Lo Comitat Autonomia Piemont es un’organisaccion civista, sociala, dubèrta e plurala che crei dins las valors de l’autogovern e de la democracia locala e partesipaa. Nos levem la cria per tuits los ciutadins dal Piemont que vòlon trabalhar per l’avenir de nòstra region, per sas montanhas, sas soe còlas, sas planas, sas ciutats e sa civiltat charjaa d’istòria e d’identitat milinaria. Per arribar a una VERA autonomia e una defensa de la coltura e de las tradicions de la region es indispensable una presença autonomista dins als conselhs comunals, fai ren si en magiorança o en minorança. Sovens nos se planhèm de la politica, de las chausias de una amministracion o d’un’autra, mes nos exubliem que la democracia nos balha pron la possibilitat d’exprimar nòstre avís e de chanjar las chausas, trabalhant dins un conselh comunal. Si te agaches, te poirès mac esperar la legislatura venenta e subir la politca. Mes se t’ angages en primièra persona a partir da las milantas pechòtas comunas que son l’ama de nòstre Piemont qualquaren de bon se pòl far. Es per aquò que nos s’adreicem a tuits los ciutadins dal Piemont, que sion volenteros e que aion la ment dubèrta e las idèas claras l’anvitacion de formar de listas civicas territorialas abo lo partatge d’aqueste but: trabalhar per la sas comunitats al nivèl local dont se fai part e per la libertat dal Piemont. Nos vos fasèm ges de promessas, fòra aquela de s’engatjar per trabalhar tuits per nòstra region. Qui foguèsse interessat de marchar abo nosautres sus aquesta draia, ben lonja e complicaa, mee decò motivanta e reviscolanta, que nos contacte sença geina a l’adreiça icì sota:
Comitato Autonomia Piemont
Adreiça mail: movimentopiemont@gmail.com
Carl Còmoli
Massimo Iaretti
Milian Raca



Corni di Hattin, con vista sul lago di Tiberiade, 4 luglio 1187. Su queste modeste colline si consumò la disfatta dell’esercito crociato contro la cavalleria musulmana di Salah ad-Din
rocciosa alta una trentina di metri con due cime, passate alla storia con il nome di “Corni di Hattin”, dove si svolse la battaglia che precedette di tre mesi la presa della Città Santa, ovvero il trionfo dell’Islam sulla Cristianità. Un pezzo importante di tutta la storia delle Crociate. Mentre le truppe del Saladino guadavano il fiume Giordano, l’esercito crociato avanzava verso Tiberiade. Stanchi, appesantiti dalle armature, assetati e sfiniti da temperature che oscillavano tra 40 e 45 gradi, e mal consigliati dal Gran Maestro dei Templari, sistemarono l’accampamento ai Corni di Hattin, in un luogo privo di acqua, dove il sentiero scende verso il lago. Un pozzo in verità fu
trovato ma era asciutto. Anche i guerrieri saraceni si fermarono nei dintorni di Hattin ma il Saladino, che ben conosceva il territorio, scelse una zona ricca di pascoli e acqua. L’errore commesso costerà molto caro ai crociati che passarono una notte tormentata mentre i musulmani, assaporando già il gusto della vittoria, diedero fuoco agli arbusti secchi affumicando il campo crociato. Fu un calvario per uomini e cavalli. Atterriti e fiaccati dall’aria irrespirabile e dalla sete, i cristiani cercarono di evitare l’accerchiamento nemico e di raggiungere il lago di Tiberiade ma pochi ci riuscirono. In quel torrido sabato 4 luglio l’esercito cristiano fu circondato, e “neppure un gatto avrebbe potuto sgusciare attraverso la rete” annotò il cronista dell’epoca. I cavalieri si radunarono in cima alla collina e combatterono eroicamente sperando in un miracolo. Vennero massacrati quasi tutti, altri si arresero e vennero risparmiati, tranne i prigionieri Templari e Ospitalieri che furono subito trucidati da un gruppo di fanatici sufi che non aspettavano altro. I cadaveri di cristiani e musulmani (almeno 15.000 morti tra i crociati) rimasero sulla collina trasformata in un campo di battaglia e i loro corpi furono straziati da iene e sciacalli. Tanti furono i crociati morti in
combattimento e poi venerati nei secoli come martiri. Ai Corni di Hattin venne distrutto il più forte esercito che il regno di Gerusalemme avesse mai riunito e il vincitore era il condottiero più famoso di tutto il mondo islamico. Oggi, ad Hattin, è rimasta un’altura, con erba secca e giallastra, un caldo opprimente, un gran silenzio e la memoria di una storica e tragica battaglia. “Se ci va, non dimentichi l’acqua…” mi disse una donna di Tiberiade, a cui avevo chiesto di indicarmi la strada più breve per raggiungere la collina. Faceva molto caldo quel 4 luglio di 830 anni fa. Il nostro cammino per le fortezze della Terrasanta prosegue scendendo poco a sud del
lago di Tiberiade per trovare ciò che resta del castello crociato di Belvoir collocato in una posizione ideale e strategica per controllare dall’alto la valle del Giordano. La fortezza, costruita in cima a una montagna dai Cavalieri ospitalieri di Gerusalemme nel 1168 e ammirata anche da Lawrence d’Arabia, rimase imprendibile per lungo tempo e resistette a tanti assedi prima di essere presa e distrutta da Saladino nel 1189, due anni dopo la sua vittoria nella non distante Hattin. Belvoir fu abbandonato dopo la conquista del sultano mamelucco Baibars. Risalendo a nord del “Mar di Galilea”, come veniva chiamato il lago di Tiberiade, raggiungiamo il “Guado di Giacobbe” (Vadum Jacob) dove sorgeva il castello templare di re Baldovino IV sul Giordano nell’alta Galilea. La roccaforte ebbe però vita breve tra il 1178 e il 1179: fu eretta dai crociati in pochi mesi e poi demolita dal Saladino che, dopo la conquista, si accanì in particolare contro i templari catturati facendoli uccidere immediatamente. Della fortificazione resta soltanto una parte del muro circostante insieme a resti di scheletri, punte di freccia, monete e utensili da lavoro. Sempre più a nord, arriviamo alle sorgenti del Giordano, e a pochi chilometri a nord-est di Banyas, ci accolgono, imponenti e maestose, le rovine di Nimrud (dal nome di un eroe biblico), forse il più grande dei
castelli crociati in Israele che ancora oggi mantiene la grandiosità di spazi e strutture di un tempo. Libano e Siria sono lì, a pochi passi. Visto da sotto sembra un nido di aquile e da lassù il panorama è incantevole, si vede l’alta Galilea con le colline del Golan, il monte Hermon e la valle di Hula. L’eco della vicina guerra siriana sembra lontano più che mai. I crociati arrivarono fin qui dopo il 1130 e riedificarono un vecchio presidio arabo per proteggere Banyas e le sue antiche e preziose sorgenti. Caduto in mano islamica, i crociati non lo riconquistarono più e furono poi i Mamelucchi a occupare la fortezza, a consolidarla e a usarla come bastione strategico, palazzo principesco e come prigione. Era ancora talmente utile e discretamente conservata che nella Guerra del 1967 fu usata sia dagli israeliani che




