
Il libro richiama la storia dell’ organizzazione armata di estrema sinistra che si andò a sviluppare in Italia a metà degli anni Settanta (autunno del ‘ 76) e si concluse nell’estate del 1983 con l’arresto dei suoi maggiori esponenti
E’ stato presentato lunedì 15 giugno a Palazzo Lascaris, il libro “Pronto, qui Prima Linea”, opera di indagine e di riflessione su una parte del sovvertimento terroristico nella lunga stagione dei cosiddetti anni di piombo, che porta la firma del giornalista Rai, Michele Ruggiero e di Mario Renosio. Il saggio, frutto di un lungo lavoro che ha visto gli autori impegnati nella ricerca e nell’uso di fonti (archiviste, giornalistiche, giudiziarie) in gran parte inedite, è stato proposto e discusso nell’Aula del Consiglio regionale del Piemonte alla presenza di giornalisti, vittime e familiari e anche testimoni importanti: primi fra tutti il magistrato Gian Carlo Caselli e l’ex sindaco di Torino Diego Novelli. L’evento è stato promosso dal Comitato Resistenza e Costituzione, presieduto da Nino Boeti che, con parole di stima ed ammirazione, ha voluto ricordare ed omaggiare il significativo ruolo svolto da Dino Sanlorenzo (presente all’evento) e dall’Assemblea piemontese (di cui allora Sanlorenzo era presidente) nella mobilitazione per affermare i principi democratici durante il difficile periodo degli anni Settanta e Ottanta.
Il libro richiama la storia di Prima Linea, organizzazione armata di estrema sinistra che si andò a sviluppare in Italia a metà degli anni Settanta (autunno del ‘ 76) e si concluse nell’estate del 1983 con l’arresto dei suoi maggiori esponenti. Con questo saggio i due autori hanno voluto porre l’attenzione su un fenomeno, secondo in Italia solo alle Brigate Rosse per numero di persone colpite, azioni armate e numero di aderenti, che purtroppo continua ad essere ancor oggi un sintomo poco sviscerato del “Terrorismo rosso”.Molto significative e pregnanti di emozione sono state le testimonianze di Elisabetta Farina, figlia di Giovanni Farina, il sorvegliante Fiat gambizzato nel giugno del 1979 e del dottor Vittorio Musso, ferito durante l’attacco terroristico avvenuto alla S.A.A di Torino sempre nel 1979. Racconti che hanno commosso ma che hanno anche riportato l’attenzione su uno dei temi principali sollevato dal libro di Ruggiero e Renosio e cioè l’incognita di un possibile rischio che “il tutto” ritorni.
Nella speranza che il terrore vissuto in quegli anni non si affacci più sulla nostra democrazia, vorrei concludere riportando le stesse parole Shakespeariane che Musso, visibilmente emozionato, reinterpretandole, ha fatto sue : “La vita di un terrorista altro non è che un’ombra che cammina, un povero commediante che si pavoneggia e si agita, sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla”.
Simona Pili Stella
Venerdì al Museo Civico di Casale Monferrato, il critico d’arte Giuliana Romano Bussola (già assessore alla Cultura del capoluogo monferrino) terrà la conferenza “ Il cibo e il vino nell’arte figurativa”. Nel clima di grande interesse per l’alimentazione sollevata da Expo sarà proposto un viaggio attraverso il cibo” dipinto” in diverse epoche da vari artisti. Saranno proiettate ed esaminate opere in particolare tra la seconda metà del 500 e del 600 quando la natura morta, dopo essere stata relegata al quinto posto nella gerarchia dei generi, che si privilegiava soggetti sacri, mitologici, di storia e di figura, fu finalmente considerata degna di rispetto. La relatrice farà una lettura critica di Caravaggio che, con la “ Canestra”, diede dignità di protagonista alla frutta trattata realisticamente. Saranno proiettate anche immagini, tra le tante, di Aertsen, Claez, Campi, Cotan, Zurbaran, Velasquez arrivando fino a Van Gogh, Cezanne e alla Pop Art di Warhol e Oldenburg. Oltre al valore estetico si prenderà in esame anche il valore simbolico e documentario di usi e costumi. Un’occasione per visitare l’antica capitale del Marchesato.
Si terrà mercoledì 17 giugno alle ore 16.30 all’installazione “Black villa”, nei pressi dell’ingresso dell’ex zoo, la conferenza stampa di presentazione delle iniziative organizzate dal Coordinamento No Zoo, al fine di scongiurare la riapertura di un luogo di prigionia per animali e la privatizzazione del Parco Michelotti. Presso l’installazione en plein air, memoria storica della chiusura dell’ex zoo avvenuta nel 1987, a titolo simbolico verranno imprigionati a turno nella gabbia-gazebo cittadine e cittadine torinesi contrari al progetto di “valorizzazione” del parco deliberato dal Comune di Torino. Con occasione verranno informati e invitati cittadine e cittadine a partecipare per ribadire l’opposizione alla vendita dei beni comuni e per la tutela dei diritti di tutti*.Per quanto riguarda l’ipotesi di sfruttamento degli animali nell’area in oggetto, si rimarcherà che, nonostante le “rassicurazioni” della pubblica amministrazione in merito al rispetto del Regolamento n. 320, esso non inibisce la presenza di fattorie didattiche o similari. Nel caso di riapertura di un “bioparco”, definizione apparentemente “innovativa” per una forma di detenzione animale a scopo commerciale, si ricorda che la Direttiva europea di riferimento, è stata largamente disattesa (vd.
Torino aspira a diventare nuovamente Capitale. Questa volta, però, la leadership sarebbe nell’alta formazione. Il consiglio comunale, su proposta di Andrea Araldi, ha votato all’unanimità una mozione che impegna il sindaco Piero Fassino a promuovere un progetto che la renda “Capitale dell’Alta Formazione”. Il documento chiede di coinvolgere Università degli Studi e Politecnico di Torino, oltre ad enti, pubblici e privati, nazionali ed internazioneli per fare crescere il polo cittadino dell’alta formazione e fare crescere l’immagine internazionale della città. “Il documento – ha detto Araldi – nasce dal lavoro della commissione speciale Automotive, con l’obiettivo di creare un sistema che rafforzi il ruolo di Torino nella formazione”.
bar, in quanto pubblici esercizi, di mettere a disposizione le toilettes anche senza consumazione al banco. Ammettiamo anche che, da bambina, non abbia mai sperimentato tale classica situazione, e che sua madre, a differenza delle nostre, non l’abbia mai portata nel primo caffè aperto, chiedendo dove fossero i bagni, prima di ordinare un bicchiere di acqua del rubinetto (costo: 30-50 centesimi) per salvare le forme. Ammesso tutto questo, resta un interrogativo: che idea resterà a quel bambino, una volta cresciuto, delle regole minime della civile convivenza?
della rete smart cities, una speciale vernice idrorepellente, brevettata ad Amburgo, che sostanzialmente rifletterà sugli zozzoni che si liberano sui muri la loro stessa urina. Quando al governo ci andrà una generazione di bambini abituati a considerare quello sopra descritto un comportamento normale, c’è da scommettere che la sperimentazione verrà sospesa. E sarà il minore dei problemi. Postilla per politici e giornalisti: i disperati dei barconi, laceri e sporchi, accampati in stazione a centinaia, fanno notizia e certamente danneggiano l’immagine delle nostre città. Tutto un coro di voci indignate e di allarmi su focolai di scabbia, colera, Ebola. Ma probabilmente quelli, forniti di strutture igieniche anche temporanee, insegnerebbero ai loro figli come usarle. Attendiamo ansiosi fiaccolata di protesta contro i buzzurri italiani, che sono molti di più dei profughi stranieri.

I migranti sono così suddivisi: provincia di Torino 1.325; provincia di Alessandria 433; provincia di Cuneo 480; provincia di Vercelli 216; provincia di Novara 381; provincia di Asti 303; provincia di Biella 200; provincia del VCO 246


