
Una storia intrigante che vede protagonista Sarah, ambientata tra il Galles e Boston, rivivendo leggende in un continuo flashback che, dalla realtà attuale, la riporta nella campagna gallese del medioevo
“Una webcam sul passato” è il bel libro pubblicato dall’editore Albatros editore e scritto da Antonella Furrer, discendente da una famiglia originaria della Svizzera tedesca ma da tempo abitante ad Omegna, sul lago d’Orta. Una storia intrigante che vede protagonista Sarah, ambientata tra il Galles e Boston, rivivendo leggende in un continuo flashback che, dalla realtà attuale, la riporta nella campagna gallese del medioevo. Così, in una trama appassionante e ricca di colpi di scena, durante una visita al Castello di Styllhouse, a Sarah pare di riconoscere molto bene quei luoghi. Non solo: nella sua mente prendono vita dei ricordi di cui lei non sa spiegarsi l’origine. Un giorno, durante una visita turistica, cade in una antica segreta: la donna viene ricoverata all’ospedale e il marito Paul le sta vicino durante la sua degenza. Da questo momento in poi nell’intreccio narrativo il passato e il presente si alternano e con una serie di colpi di scena la penna felice di Antonella Furrer catapulta il lettore in un turbine di eventi che si susseguono. Il racconto è avvincente e dalle pagine emerge l’antica leggenda di Blackstone, la storia di Lady Helledd sepolta viva, la figura misteriosa dell’antiquario Richard, tra dimore antiche, stemmi di nobili casati, quadri con ritratti familiari. Un libro avvincente e ben scritto, che propone anche una riflessione attualissima che lasciamo al lettore scoprire.
M.Tr.

In un momento in cui il problema dei migranti è assolutamente prioritario e l’Europa non riesce a dare risposte, né a fermare il flusso continuo che arriva da Africa e Medio Oriente, a Casale Monferrato una società sportiva ha indicato una strada di integrazione concreta. Ovviamente questo non risolve il problema ma l’utilizzo dello sport come momento di incontro e di superamento di barriere è sempre un’ottima strada da seguire. Domenica, nel corso di una festa al quartiere Ronzone, dove sino a pochi anni orsono sorgeva lo stabilimento dell’Eternit, la “fabbrica della morte”, Paolo Pensa presidente de Le Tre Rose, società di rugby che affianca ad un ottimo settore giovanile, una squadra di serie C ha annunciato che nella prossima stagione 2015 – 2016 questa sarà composta per quasi il 90% da migranti provenienti dal Togo, dal Benin, dal Senegal e da altri Paesi africani, che fanno a loro volta parte della cooperativa Senape che opera nel settore dell’accoglienza.





