Copie del libro, realizzato in un formato tascabile di 72 pagine, vengono consegnate agli esercizi commerciali maggiormente frequentati di Torino e provincia
Riceviamo e pubblichiamo
Prosegue l’iniziativa di PRO.CIVI.CO.S. onlus i cui volontari sono impegnati nella distribuzione di una guida scritta da L. Ron Hubbard “per promuovere il buon senso e tutti quei valori ampiamente condivisi, ma in forte declino in una società resa caotica da chi cerca di dividere la gente per favorire interessi particolari.”
L’ampia diffusione del libretto sta contribuendo a ridurre i disordini sociali in intere nazioni e comunità a rischio e il fatto di metterne in pratica i semplici suggerimenti su base individuale può costituire un valido supporto alla prevenzione di tensioni sociali e calamità.
Copie del libro, realizzato in un formato tascabile di 72 pagine, vengono consegnate agli esercizi commerciali maggiormente frequentati di Torino e provincia, della Valle d’Aosta, dell’astigiano e del cuneese, oppure lasciati nelle buche delle lettere o consegnati a mano ai passanti.
Nella mattinata di giovedì 31 dicembre verrà svolta una distribuzione in zona Centro, tra via Cernaia e Piazza Statuto mentre in via Villar 2, all’angolo con corso Venezia, esiste un punto permanente dove chiunque può ritirare una o più copie della pubblicazione e richiedere la visione gratuita del lungometraggio interamente basato sul libro, intitolato La Via della Felicità.

E’ positivo il bilancio tracciato dal presidente Sergio Chiamparino e dal sindaco Piero Fassino nel corso delle tradizionali rispettive conferenze stampa di fine anno, in Regione e a Palazzo Civico


La presenza delle tante opere degli esponenti del Divisionismo fa comprendere come ognuno, pur concorde nel rispetto delle regole, ha dato una interpretazione stilistica individuale dettata dalla propria poetica
A conferma il simbolismo misticheggiante nello studio per la Processione” e nell’“Amore per la vita” di Pellizza, il senso di appartenenza alla valle natia nell’”Autoritratto” di Fornara che si ritrae tra le baite di un riconoscibile paesino vigezzino, l’intimismo familiare e sociale di Sottocornola nella deliziosa “ Piccola ricamatrice”, la visionaria inquietudine di Previati nella “ Via del calvario” il simbolismo della montagna e delle madri nel” Alpe di Maggio” di Segantini.
Interrogazione urgente del Consigliere Regionale Alfredo Monaco (Rete Civica) rivolta all’assessore Francesco Balocco, sulla nuova tessera per i trasporti disabili (Bip) 
“Si tratta di un invito che ricorda l’impronta pastorale e culturale dell’indimenticabile card. Michele Pellegrino e di tutto ciò che il suo magistero ha rappresentato in questi anni per Torino e per tutto il Piemonte”
Un viaggio esistenziale dall’Italia verso gli ex teatri di guerra della Bosnia Erzegovina dove ancora oggi squadre di sminatori sono attive nella bonifica dei terreni. Nel conflitto tra dovere e coscienza si muovono i passi di un uomo in cerca di riscatto
lì. Questa è la storia, vera e dolente, narrata ne “Il successore”, che il giovane regista Mattia Epifani, trentenne leccese, porta sullo schermo raccontando un conflitto interiore che affligge molti, quello tra dovere e coscienza: la crisi di Fontana infatti nasce dal dovere decidere se seguire le orme del padre o se opporsi alla produzione di quell’oggetto distruttivo che sono le mine antiuomo. E sceglie la seconda strada. Reduce dal successo all’IDFA di Amsterdam, il più importante festival internazionale del film documentario, l’opera ( prodotta da Apulia Film Commission con la Fluid Produzioni) ha vinto come “Migliore Film sul mondo del lavoro” il Premio Cipputi al Torino Film Festival. Il film è stato realizzato grazie ai fondi del Progetto Memoria, un bando indirizzato alla produzione di piccoli grandi film con l’obiettivo di realizzare e promuovere il documentario di narrazione. “ Sono orgoglioso che Torino mi abbia regalato questo premio particolarmente legato all’attualità della condizione umana, del lavoro, della società civile. Questa non è la classica vicenda di redenzione ma il racconto di un uomo che ha rinnegato se stesso per darsi una seconda possibilità”, ha sottolineato Mattia Epifani.
Nella pellicola, che dura 52 minuti, la difficile storia di Vito Alfieri Fontana, scorre parallela per una buona metà del film a quella di uno sminatore bosniaco che durante una missione ha perso una gamba. In un secondo tempo, si scopre che i due sono diventati amici e collaboratori, dal momento che Fontana decide di dare una svolta alla sua vita. Un film sobrio e corretto, affidato sostanzialmente a quattro serie di contributi: un diario a ritroso di Vito Fontana, che in voce fuori campo commenta e “riassume” bilanci sulla sua vita, l’attività del futuro collega bosniaco, uno sguardo intenso su natura e paesaggi balcanici, freddi e muti scenari di una guerra del passato, e una raccolta minore di filmati di repertorio, pescati per lo più tra materiali pubblicitari o promozionali dell’azienda Tecnovar. E’ proprio in quei luoghi, sul monte Trebević ( la montagna più bella di Sarajevo) , nei pressi dei resti della pista da bob, residuo delle Olimpiadi invernali del 1984, che ho conosciuto Vito Alfieri Fontana, mentre stava bonificando quell’area dagli ordigni. La sua è una storia di scelte e di coraggio, e il film – con sobrietà ed efficacia – gli rende merito. Emerge su tutto il protagonista che sfugge alla facile glorificazione delle sue scelte ammettendo, con grande amarezza, raccontando la sua esperienza, di aver fatto a malapena il suo dovere. Ma, a differenza di tanti, ha avuto la forza di farlo, ha messo in discussione la sua vita, le scelte e il lavoro,ripensandosi. Un giro netto di vita, una svolta che offre anche, in un contesto duro e drammatico, una speranza.