
Dopo il debutto del 29 lo spettacolo sarà replicato mercoledì 30 dicembre alle ore 20.45, giovedì 31 dicembre alle ore 20.30 (recita fuori abbonamento), venerdì 1 gennaio 2016 alle ore 15.30, sabato 2 gennaio alle ore 15.30 e alle ore 19.30, domenica 3 gennaio, ore 15.30
Vendita on-line:
Per le festività natalizie, arriva al Teatro Carignano di Torino SWAN LAKE RELOADED, favola moderna dal cuore dark del coreografo svedese Fredrik Rydman. Una riscrittura eccessiva e sfolgorante del celebre Lago dei cigni: in una contaminazione di musica classica e rock, hip-hop e tradizione, due giovani danzano al bivio tra amore e trasgressione.
Lo spettacolo debutterà, martedì 29 dicembre 2015, alle ore 19.30 e vedrà in scena i danzatori Maria Andersson, Lisa Arnold, Teneisha Bonner, Rainer Del Valle, Bianca Fernström, Kevin Foo, Daniel G. Lundkvist, Lizzie Gough, Daniel Grindeland, Martin Jonsson, Ida Kumar, Kenny Lantz, Victor Mengarelli, Anna Näsström. La scenografia è di Fredrik Rydman e Lehna Edwall, i graffiti di Daniel “Mr Puppet” Blomqvist, il design luci di Linus Fellbom e Emma Weil, i costumi e il trucco di Lehna Edwall, musica originale Pëtr Il ’ič Čajkovskij, brani originali Adiam Dymott, Eye N`I di PH3, Salem Al Fakir, Lune, Moneybrother, Skizz di Stockholmssyndromet, Mario Perez Amigo, Sim Soak.
Swan Lake Reloaded sarà replicato mercoledì 30 dicembre alle ore 20.45, giovedì 31 dicembre alle ore 20.30 (recita fuori abbonamento), venerdì 1 gennaio 2016 alle ore 15.30, sabato 2 gennaio alle ore 15.30 e alle ore 19.30, domenica 3 gennaio, ore 15.30.
Dopo aver ballato una versione più tradizionale del classico dei balletti con Mats Ek ed il Cullberg Ballet, il coreografo svedese Fredrik Rydman ha una folgorazione a Londra: davanti a un negozio di pellicce bianche prende corpo l’idea da cui nasce uno degli spettacoli sold out nei principali teatri d’Europa. Immerso nel nostro tempo, con musiche di Čajkovskij che si alternano a brani originali composti ad hoc da musicisti pop e rock, la versione di Rydman è popolata da prostitute in pellicce, stivali di vernice, tacchi vertiginosi e da un malvagio Rothbart che non usa stregonerie per dominare la sua corte, ma la droga. E nella lotta tra bene e male il desiderio di trasgressione e amore svolge un ruolo centrale. Rimane però vivo l’interrogativo che dal 1877, data del debutto del Lago dei cigni al Bolshoi di Mosca, strega il pubblico: riuscirà il vero amore a spezzare l’incantesimo? Come cent’anni fa il finale sarà tragico? Rydman, svedese, per tredici anni ballerino e coreografo nella Bounce Streetdance Company, poi direttore di grandi spettacoli musicali e direttore creativo di X Factor Svezia, è riuscito nella sfida di intrecciare la cultura pop con la sofisticazione dell’arte, l’energia e il sentimento, la street dance con i codici accademici e Čajkovskij con il rock.
LOCANDINA DELLO SPETTACOLO
Progetto Internazionale
TEATRO CARIGNANO
29 dicembre 2015 – 3 gennaio 2016
SWAN LAKE RELOADED
ideazione e coreografia Fredrik Rydman
danzatori: Maria Andersson, Lisa Arnold, Teneisha Bonner, Rainer Del Valle, Bianca Fernström, Kevin Foo, Daniel G. Lundkvist, Lizzie Gough, Daniel Grindeland, Martin Jonsson, Ida Kumar, Kenny Lantz, Victor Mengarelli, Anna Näsström
scenografia Fredrik Rydman, Lehna Edwall
graffiti Daniel “Mr Puppet ” Blomqvist
design luci Linus Fellbom, Emma Weil
costumi e trucco Lehna Edwall
acconciature Peter Andersson
assistente coreografo Jennie Widegren
proiezioni e grafica Grafala, Andreas Skärberg, Johan Andersson, Mathias Erixon
masterizzazione musica Carl-Michael Herlöfsson
musica originale Pëtr Il ’ič Čajkovskij
brani originali Adiam Dymott, Eye N`I di PH3, Salem Al Fakir, Lune, Moneybrother,
Skizz di Stockholmssyndromet, Mario Perez Amigo, Sim Soak
Una produzione Blixten & Co in collaborazione con ATER Associazione Teatrale Emilia Romagna
INFO: Tel. 011 5169555 – Numero verde 800235333
Orari degli spettacoli: martedì 29 dicembre 2015, ore 19.30; mercoledì 30 dicembre, ore 20.45; giovedì 31 dicembre, ore 20.30 (recita fuori abbonamento). Venerdì 1 gennaio 2016, ore 15.30; sabato 2 gennaio, ore 15.30 e ore 19.30; domenica 3 gennaio, ore 15.30.
Prezzi dei biglietti, Settore A: Intero € 36,00. Ridotto di legge € 33,00
Settore B: Intero € 30,00. Ridotto di legge € 27,00
Prezzi dei biglietti per la sera del 31 dicembre 2015 (recita fuori abbonamento)
Settore A: Posto Unico € 45.00 – Ridotto € 40.00 – Sgabelli € 40.00
Settore B: Posto Unico € 40.00 – Ridotto € 35.00
Al termine dello spettacolo, saranno offerti al pubblico, nella caffetteria Lavazza e nel foyer del Carignano, un calice di bollicine con il panettone o il pandoro Stratta.
Biglietteria del Teatro Stabile di Torino | Teatro Gobetti – via Rossini 8, Torino
Orari: dal martedì al sabato ore 13.00/19.00.
Orari durante le festività: giovedì 24 dicembre dalle 10.00 alle 17.00. Martedì 29, mercoledì 30, giovedì 31 dicembre e sabato 2 gennaio dalle 13.00 alle 19.00. La biglietteria resterà chiusa nei giorni: 25-26-27-28 dicembre 2015 e il 1° e il 6 gennaio 2016.
Vendita on-line: www.teatrostabiletorino.it

LE INCHIESTE DEL “TORINESE”
quelle dei palazzi storici avevano il colore grigio della polvere, ed erano polverosi anche i musei, meta di un pubblico quasi interamente locale. Di sera, poche luci e vetrine spente, e d’estate il deserto. L’intera città si spostava altrove per le ferie. Le piazze del centro assumevano il carattere metafisico dei quadri di De Chirico. Gli alberghi, in tutte le stagioni, chiudevano il sabato e la domenica, quando gli uomini d’affari in trasferta tornavano dalle loro famiglie.
La scarsa attrattività del capoluogo, peraltro, si riverberava su tutta la regione. Solo poche aree erano in grado di attrarre turisti: il lago Maggiore, le montagne del Sestrière, il Gran Paradiso. Le politiche e le strutture per la promozione turistica erano pressoché assenti. L’inversione di tendenza si avvia negli anni ’90, con le amministrazioni Castellani e Ghigo. Ma è a partire dagli anni 2000 che il quadro cambia radicalmente. L’esplosione della popolarità di Torino si ha nel 2006, l’anno delle Olimpiadi. Sullo sfondo, però, già da tempo, c’è la crisi della Fiat. Dopo aver rischiato il fallimento, il colosso automobilistico riesce
faticosamente a risollevarsi, ma abbandonando per sempre il ruolo che aveva avuto un tempo, di motore dell’intera economia piemontese. Gli occupati del comparto automotive, che negli anni d’oro, contando anche l’indotto, erano stati molte decine di migliaia, si riducono a qualche migliaio di addetti, spesso obbligati, per periodi più o meno o lunghi, alla cassa integrazione. È questo, nei fatti, il contesto in cui si attua la trasformazione del volto di Torino, da grigia e caotica capitale dell’auto – ricca – a città d’arte di importanza riconosciuta, significativamente impoverita ma splendente, pulita (almeno in centro) e orgogliosa di sé come non accadeva dai tempi del regno sabaudo.
Nulla, ovviamente, avviene per caso. La metamorfosi di Torino e del Piemonte è stata fortemente voluta, tanto dalle amministrazioni comunali e regionali che dagli attori economici superstiti, preoccupati di dare a città e regione delle nuove opportunità, rimediando almeno in parte, con questa e altre iniziative, all’immenso “vuoto Fiat”. Inutile chiedersi se questo vuoto sia stato riempito dal turismo. Storicamente, il peso del turismo sul PIL di un Paese è inversamente proporzionale al suo grado di sviluppo. Il comparto del turismo, in altri termini, produce certamente un movimento di denaro, ma non paragonabile ai flussi di capitale che vengono naturalmente attivati dall’industria. La cultura, allo stesso modo – l’altro grande capitolo su cui Torino e il Piemonte hanno puntato molto – è un investimento di lungo periodo, da cui è inutile aspettarsi grandi ricadute economiche.
Piuttosto che considerare la carta turistica come la panacea di tutti i mali, insomma – oppure, peggio, come la sottile glassa di zucchero che ricopre l’amara pillola della decadenza – è meglio prenderla per quello che è: un’operazione che, nel rendere la città più attraente per i visitatori, contribuisce a migliorare la qualità della vita dei residenti, dando una mano, ovviamente, ad alcuni settori economici. Il tutto in attesa che gli sforzi impiegati in altre iniziative – forse meno attraenti ma si spera più redditizie – tornino a muovere significativamente l’economia. Ma qual è la situazione del Piemonte rispetto al resto d’Italia? Quali sono i punti di forza e quelli di debolezza del nostro sistema turistico? Cosa si è fatto e cosa si può fare, ancora, per sfruttare pienamente le potenzialità del comparto? Come è cambiata la vita dei torinesi e dei piemontesi, da quando il turismo è divenuto un pezzo importante dell’economia locale?
settimo al mondo per entrate valutarie turistiche. I visitatori stranieri spendono in Italia poco più di 45 miliardi di euro l’anno (il dato è del 2014), facendo del turismo una delle principali voci del nostro export (esattamente, il 3,1% degli scambi con l’estero). Solo negli Stati Uniti, in Spagna, in Francia e in Cina i turisti stranieri spendono di più. Nel complesso, calcolando anche il turismo interno (quello, cioè, degli italiani che vanno in vacanza nel Bel Paese), il volume d’affari del turismo raggiunge in Italia la ragguardevole cifra di 81,3 miliardi di euro. Le persone impiegate nel settore turistico-alberghiero e della ristorazione sono circa 2,6 milioni.
L’altro dato poco confortante riguarda la quota di mercato detenuta dall’Italia nell’ambito del turismo internazionale. È vero, infatti, che negli ultimi anni il numero dei turisti nel nostro Paese è aumentato costantemente. Se paragonato alla crescita della domanda di turismo che si è avuta nello stesso periodo a livello mondiale, però, il ritmo di crescita è stato davvero lento. Tra il 2000 e il 2013, nel mondo, i ricavi turistici sono raddoppiati, ma solo in minima parte si sono riversati qui. Se nel 2000 andava all’Italia il 5,8% dei ricavi mondiali da turismo, nel 2013 questa quota è scesa al 3,7%. A condizionare il calo è stato, in parte, il proliferare di nuove mete vacanziere, pronte ad accogliere i turisti provenienti da Paesi emergenti come il Brasile, la Russia, l’India e la Cina. Ma ha fatto la sua parte anche la crisi del nostro mercato domestico – il turismo interno – che da diversi anni appare in calo (nel 2013, per esempio, rispetto al 2012, gli arrivi “dal resto d’Italia” sono calati del 2,5%, mentre i pernottamenti sono scesi del 4,1).
In questo contesto, fatto di luci e ombre, Torino e il Piemonte si sono comportati molto bene, registrando numeri sempre superiori a quelli medi del Paese. Da sempre ignorati (o quasi) dai tour operator, hanno attuato delle politiche di rilancio che hanno saputo trasformare il volto della città e della regione, producendo degli effetti significativi anche sulla percezione del pubblico italiano e internazionale. Oggi, agli occhi di molti, Torino è una delle più belle città d’Italia (“la più bella”, ha detto Vittorio Sgarbi di recente al nostro giornale). Il cuneese, l’astigiano e l’alessandrino, intanto, da aree misconosciute – note solamente per l’importanza di alcuni vini e per la presunta “chiusura” degli abitanti – sono salite agli onori delle cronache.
Torino è stata la sede di una miriade di eventi sportivi, spesso di rilevanza internazionale. Nel frattempo, è stata Capitale mondiale del libro, Capitale del design, sede del Congresso mondiale degli Architetti, Capitale europea della Scienza, Capitale europea dei Giovani, ospitando anche, nel 2011, le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.Lentamente, ma neppure troppo, l’immagine di Torino ha cominciato a cambiare e molti hanno preso a parlarne, a visitarla e spesso a tornarne entusiasti. Non per gli eventi in sé, ma per l’esperienza che hanno vissuto: spazi accoglienti, strade pedonalizzate, arredi urbani coerenti, vetrine luminose, locali e ristoranti di qualità; e un’offerta culturale vastissima.
Si è cercato, in poche parole, di andare incontro alla domanda turistica degli ultimi anni, che non concepisce la vacanza come un semplice periodo di riposo, ma come un’occasione di arricchimento personale, nella quale ciascuno intende soddisfare le sue personali aspettative ed esigenze specifiche, che spaziano dal ristorante tipico alla performance artistica, dalla musica antica a quella elettronica, passando per lo shopping e per le più classiche visite a mostre e musei. È questa la ragione per cui si è fatto il possibile per dare risalto alle più disparate risorse artistiche e culturali della città e del suo territorio, ma anche a quelle enogastonomiche e dell’accoglienza. L’imperativo era: accontentare tutti. Nella consapevolezza che, nell’era di internet, migliaia di viaggiatori sono portati a condividere in rete le impressioni ricevute, e che un solo commento negativo tende a prevalere su dieci
recensioni entusiastiche, e va quindi, nei limiti del possibile, evitato. Un percorso analogo, a partire da un contesto diverso, è stato seguito in alcune aree rurali del Piemonte, fino a ottenere, nel 2014, il riconoscimento delle Langhe, del Roero e del Monferrato – oggi le più importanti mete agrituristiche italiane – a Patrimonio Unesco dell’Umanità.
Sono foto d’autore quelle che vi guidano alla scoperta dell’ospitalità pugliese – “rigorosamente” di charme- nel volume “Masserie 2”, a cura di Adriano Bacchella, Adarte editore, che è stato presentato a Torino martedì 1 dicembre, a Eataly Lingotto .
dalle Guide illustrate dell’Espresso a fotografare paesaggi, borgate e monumenti lontani dalle rotte turistiche. Da quell’avventura, pioneristica per l’epoca, in una terra che sembrava tanto lontana ed era ancora incontaminata dal turismo di massa, è nato il suo amore per la regione. In Puglia è tornato più volte raccontando con crescente abilità fotografica luoghi in parte scoperti per caso, in parte segnalati da altri. Dai suoi primi reportage nel 1987 per la rivista “Meridiani” è stato testimone dell’evoluzione di molte strutture che include nel libro, testimoniando con bellissime foto di lifestyle, come nel tempo siano state capaci di aggiungere charme, senza mai perdere le loro radici arcaiche e il legame profondo con la terra, le tradizioni e i prodotti tipici.




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Ancora un paio di giornate senza precipitazioni atmosferiche e molte nebbie nelle ore più fredde
L’angolo del Private Banker /
I botti possono provocare, oltre ovviamente alla paura, anche palpitazioni, tachicardia, tremori, nausea, panico, stordimento e – negli animali più anziani e malati – addirittura la morte
Ogni anno centinaia di bambini e adulti subiscono gravi danni per un uso sconsiderato dei botti: basti pensare a tutti i casi di ferimenti, dita amputate, cecità o addirittura morte). Per quanto riguarda gli animali, petardi e fuochi d’artificio sono una vera e propria tortura perchè loro hanno una soglia uditiva molto più sviluppata e sensibile della nostra. I botti possono provocare, oltre ovviamente alla paura, anche palpitazioni, tachicardia, tremori, nausea, panico, stordimento e – negli animali più anziani e malati – addirittura la morte.