redazione il torinese

Chiamparino: "Mi gioco la faccia e la credibilità se non parte la nuova Città della Salute"

molinettechiampa scrivania“E’ fondamentale fare più in fretta possibile – ha aggiunto Chiamparino – perché bisogna evitare uno scarto temporale troppo grande fra la progettazione e la realizzazione”

 

Il Chiampa lancia la scommessa: “I lavori per la futura Città della Salute e della Scienza di Torino dovranno partire entro i tre anni e mezzo che mancano alla scadenza del mio mandato”.  E’ l’agenzia Ansa a riportare le parole di Chiamparino, pronunciate all’inaugurazione della nuova Tac alle Molinette. Dice il governatore del Piemonte: “Il mio obiettivo è compiere l’atto simbolico dell’avvio del cantiere, su questo mi gioco la faccia e la credibilità politica, che per un amministratore pubblico è il bene più prezioso”.  “E’ fondamentale fare più in fretta possibile – ha aggiunto Chiamparino – perché bisogna evitare uno scarto temporale troppo grande fra la progettazione e la realizzazione”. Tale aspetto, secondo il presidente della Regione, renderebbe la nuova struttura non più all’avanguardia, ma superata,  una volta costruita. Insomma, per fare un ospedale i tradizionali venti anni necessari nel passato non sono più ipotizzabili: la progettazione va realizzata in modo che la costruzione sia edificabile in 4 o 5 anni al massimo.

Cultura, la stagione delle grandi mostre non si ferma: a Torino è tempo di Matisse

Matisse-a-Palazzo-Chiablese-TorinoI quadri del precursore dell’espressionismo astratto americano dialogano con le opere di Picasso, Modigliani, Renoir e Bonnard

 

Dopo l’importante mostra che gli ha dedicato Roma, ora è Torino a intitolare un’esposizione interamente a Henri Matisse e al suo tempo, nel cuore del capoluogo subalpino a Palazzo Chiablese. Proprio “Matisse e il suo tempo”, aperta  fino al 15 maggio 2016, vuole essere un omaggio alla carriera di questo importante artista vissuto tra fine Ottocento e inizio Novecento. Il suo stile pittorico ha sicuramente lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte contemporanea, tanto da far parlare la critica, nel bene e nel male, dei suoi lavori, rendendoli immortali e popolari.

 

La mostra torinese, curata da Cecile Debray, vuole essere un viaggio alla scoperta del grande precursore delle avanguardie storiche e di quegli artisti che hanno animato la vita della Ville Lumiere nella prima metà del Novecento. Si articola in dieci sezioni espositive, che si susseguono secondo un ordine cronologico, comprendenti cinquanta opere di Matisse e 47 firmate da diversi altri artisti di fama, quali Miro’, Derain, Renoir, Bonnard, Modigliani e Picasso. Le opere in mostra provengono tutte dal Centre Pompidou e svelano le amicizie, gli scambi culturali e la vitalità artistica della capitale francese nel periodo in cui operò il maestro del fauvismo.

 

Alcune opere di Matisse dai colori puri, quali ” Grande interno rosso” del ’48 o “Ragazza vestita di bianco”, dialogano con i protagonisti di alcuni dipinti di Picasso, come ” Nudo con berretto turco” del ‘ 55, o “Il tempo libero” di Fernand Leger. Il percorso espositivo pone l’accento su alcuni approfondimenti tematici dell’opera matissiana,  tra cui il suo interesse per le figure delle note danzatrici orientali. Questo soggetto, molto amato da Matisse, verrà ripreso poi in ottica cubista da Braque e Picasso dopo la seconda guerra mondiale. matisse

 

L’esposizione segue il percorso compositivo dell’artista a partire dal suo esordio a fianco del simbolista Gustave Moreau, negli ultimi anni dell’Ottocento, fino alla esposizione pubblica del gruppo dei fauves nel 1905, al Salon d’Automn.  D’altronde Matisse, discepolo di Renoir, Signac e Bonnard, grande rivale di Picasso, fu il fondatore del fauvismo e con la sua opera anticipo’ l’espressionismo astratto americano. Henri Matisse, ex studente di legge, proveniente dall’ambiente della borghesia provinciale, avrebbe trovato la propria strada nell’arte molto tardi, ma fu uno dei primi, insieme ai suoi amici fauves, a meritare il riconoscimento di aver investigato il concetto di espressione in sé. Per un certo periodo i fauves, infatti, dipinsero con un abbandono, una violenza nell’impiego dei mezzi pittorici tale da giustificare la pretesa di essere i primi artisti espressionisti del Novecento. Lo scandalo al Salon d’ Automn del 1905, in cui furono esposte le opere di Matisse, Georges Roualt e André Derain, fu tale che il critico Vauxcelles li definì “fauves”, ovvero belve. Nella loro pittura è il temperamento a avere la meglio sulle regole cromatiche e compositive codificate. Matisse insegna che i colori scelti per la descrizione dei soggetti possono essere i più vari, poca importa se inverosimili  o squillanti,  ciò che importa è che corrispondano alle esigenze emotive dell’artista; l’innovazione, quindi risiede nella sua assoluta libertà espressiva.

 

 Mara Martellotta

 

Palazzo Chiablese, dal 12 dicembre 2015 al 15 maggio 2016

Info e prenotazioni: 0110240113.

SUK IN LUNGO DORA NAPOLI, FDI-AN: "BORGO AURORA IN BALIA DEL DEGRADO"

suk dora 2suk dora1RICHIESTE COMUNICAZIONI DEL SINDACO IN CONSIGLIO

 

I consiglieri di FdI- An tornano all’attacco contro gli abusivi del “suk” in Borgo Aurora. << Siamo andati a verificare le segnalazioni della pagina fb “Tutto quello che  il Comune non vede” e ci siamo trovati di fronte ad una scena incredibile”, dicono.I rappresentanti del movimento politico parlano di “centinaia di venditori abusivi hanno colonizzato Lungo Dora Napoli dal Ponte  Mosca a Ponte Carpanini, con i loro tappeti per rivendere merce clamorosamente rubata o contraffatta.  Il suk è rinato a Borgo Aurora, nonostante le mille promesse di  riqualificazione mai mantenute dal centrosinistra! e le segnalazioni che da anni arrivano dai cittadini >> Patrizia Alessi, Capogruppo FDI-AN in Circoscrizione 7, Maurizio Marrone, Capogruppo in Comune  Augusta Montaruli, Dirigente Nazionale FDI-AN annunciano che chiederanno ” le comunicazioni urgenti del Sindaco Fassino nel Consiglio  Comunale di lunedì per sapere come mai non abbiamo visto traccia della Polizia  Municipale per tutta la mattina nonostante la nostra segnalazione immediata al  Comandante Gregnanini>>. << Sono anni che presento Interpellanze sulla situazione di illegalità di  quest’area nel Consiglio della Circoscrizione 7…..ma sembrano tutti ciechi e sordi!>> conclude Alessi.

Dopo una mattina al freddo Iren ripara il guasto

teleriscal L’inconveniente si è verificato in una stazione di ripompaggio della rete di teleriscaldamento

 

L’Iren ha riparato dopo ore di lavoro il guasto al teleriscaldamento che, nella mattina, ha lasciato al freddo migliaia di famiglie torinesi. Le case riavranno il riscaldamento entro sera, quando la rete sarà tornata a temperatura normale. L’inconveniente si è verificato in una stazione di ripompaggio della rete di teleriscaldamento e ha colpito  i quartieri Mirafiori , corso Unità d’Italia e anche i comuni di Nichelino e Moncalieri. I tecnici hanno operato in modo tale da non  creare disagio anche alle utenze non coinvolte dal guasto.

Il turismo è (più) bello se sostenibile: in Piemonte sono 24 i borghi "ecologici" da visitare

Italian alpine village for sale on eBayUn  borgo che può vantare il titolo di “sostenibile” deve avere determinate caratteristiche. I comuni  del network si trovano su tutto il territorio piemontese e si distinguono come “comunità ospitante”. Ovvero “una nuova forma di accoglienza che prevede l’attribuzione al turista di una sorta di “cittadinanza temporanea”

 

 

Il turismo responsabile in Piemonte ha tra i suoi punti di eccellenza il progetto “Borghi sostenibili”  della Regione Piemonte, che guida il turista responsabile nella scelta di luoghi caratterizzati da sostenibilità ambientale. Un dettagliato articolo apparso di recente sul sito www.lifegate.it riporta d’attualità un tema spesso trascurato, quello appunto del   turismo sostenibile “Una attività turistica è sostenibile – si legge nell’articolo – quando si sviluppa in modo tale da mantenersi vitale in un’area turistica per un tempo illimitato, non alterando l’ambiente (naturale, sociale e artistico) e non ostacolando o inibendo lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche. Questa la definizione, formulata nel celebre Rapporto Brundtland della World Commission Environment and Development istituita dall’Onu nel 1987”

 

 

Un  borgo che può vantare il titolo di “sostenibile” deve avere determinate caratteristiche. I comuni  del network si trovano su tutto il territorio piemontese e si distinguono come “comunità ospitante”. Ovvero “una nuova forma di accoglienza che prevede l’attribuzione al turista di una sorta di “cittadinanza temporanea”, un canale privilegiato per accedere alla vita più intima della comunità che comporta un impegno a conoscerne e a rispettarne l’identità storica e ambientale. Essere quindi un concittadino, vivere la comunità, esserne parte”.

 

 

il Piemonte può contare oggi su 24 borghi sostenibili,  visitabili in tutte le stagioni regalando emozioni sempre nuove. Consigliamo di consultare il sito borghisostenibili.it dove per ogni borgo sono indicati itinerari, manifestazioni e caratteristiche eco sostenibili.  Nel Torinese, scrive ancora Lifegate: “Avigliana è un buon punto da cui patire per visitare la Sacra di San Michele in Val di Susa e pedalare verso altri piccoli ma suggestivi centri come Almese e Caselette. Sempre per i ciclisti, questa volta davvero esperti, da Pourrier frazione di Usseaux  parte il leggendario Tour dell’Assietta lungo la strada militare che da colle delle finestre si inerpica fino a Sestriere, uno degli itineari ciclo-escursionistici più avvincenti della Val Chisone e Val di Susa”.

Due piemontesi morti per esplosione dopo fuga di gas

vigili fuoco soccorsiLa casa si è letteralmente sbriciolata

 

Due le vittime piemontesi tra le cinque persone morte nel crollo di una palazzina dopo una fuga di gas nella frazione Bezzo nel Comune di Arnasco, nel Savonese. Si tratta di Giovanni Ciliberti, 55 anni, nato a Novi Ligure, ed  Edoardo Niemen, 71 anni, di Vigone, nel Torinese. La casa si è letteralmente  sbriciolata, gli ambienti erano saturi di gas.

Ecco qual è la via più bella di Torino secondo i nostri lettori

via romamole via palazzo cittaSì, forse tra le opinioni dei nostri lettori prevalgono leggermente via Po e via Cernaia, ma il sondaggio del Torinese effettuato su Fb, vede anche molte altre vie tra le preferite dei torinesi: tra queste via Roma, Barbaroux, le vie della Crocetta, corso Cairoli

 

Il risultato che pare emergere è che non esiste una via più bella delle altre, a Torino. Essendocene ovviamente davvero molte di notevoli in città. Sì, forse tra le opinioni dei nostri lettori prevalgono leggermente via Po e via Cernaia, ma il sondaggio del Torinese effettuato su Fb, vede anche molte altre vie tra le preferite dei torinesi: tra queste via Roma, Barbaroux, le vie della Crocetta, corso Cairoli. Di seguito una sintesi dei commenti in risposta al sondaggio apparso sulla pagina Fb del nostro giornale.

 

  • Maria Carla Ghettini Torino è bellissima, il percorso con lo Star 2 ti fa scoprire vie fantastiche: via Maria Vittoria, via San Domenico ecc.merita veramente andare con questo piccolo autobus x conoscere vie, palazzi e panorama mozzafiato della collina quando il mezzo arriva al capolinea di Corso Cairoli.
  • Ornelina Pesce Alvigini Torino e tutta bella……
  • Mariarosa Ieraci corso Cairoli è bellissimo..
  • Patrizia Gatti Io non abito più a Torino, ma quando i torno di tanto in tanto vado in centro e via Cernaia via Barbaroux mi piacciono sempre
  • Angelo Mingione Via..Fassino da Torino!!
  • Manuela Mina Tutto il centro …. palazzo carignano. VITTORIO
  • Maria Guala Via Po La più torinese oltre che bella e con prospettive mozzafiato
  • Luciano Mele Son tutte belle le vie di Torino , o quasi .
  • Silvana Vignoli Via Po anche per la bellezza dei suoi “inizio” e “fine ” e via Garibaldi per la vivacità di isola pedonale!
  • Maria Dogliani Via Roma e piazza Vittorio
  • Claudia Benedetto Torino é bellissima soprattutto di notte. Piazza Vittorio ha un fascino particolare
  • Livia Racca A me piace corso Moncalieri sin dove arriva davanti alla gran madre poi insomma è tutta bella la mia città!
  • Sergio Monopoli tutte le vie di torino sono belle torino è unica
  • Piera Angela Godone È tutta bella basta saperla scoprire!! Torino e’ splendida, io direi tutto il centro è bellissimo! piazza Solferino via Cernaia sono veramente belle
  • Anna Alvarez Torino e tutta bella. da scoprire
  • Ada Nuovo Torino è tutta fantastica il centro è splendido non riesco a scegliere una via o corso
  • Andrea Rubi Per non parlare di via IV Marzo. Molto caratteristica, con le luci verso la piazza omonima sono un tocco di modernità che ci sta bene a fianco dei palazzi medioevali
  • Carmen Russo Piazza Castello e via Po con vista sulla collina e la Gran Madre
  • Annamaria Savio Abito in via Cernaia e molto bella
  • Patrizia Piazza Io cresciuta a Cit Turin penso che la zona più bella sia proprio piazza Benefica .pedoni via roma
  • Giorgio Ricciardelli Vado come sempre controcorrente come piace a me. Quindi dico corso Cairoli per la vista, lungo fiume la collina i Cappuccini e Superga.
  • Gianni Pavan Via Garibaldi (soprattutto per l’assenza di veicoli)
  • Elsa Coenda TORINO e unica tutto il centro,,Però se buttassero giu quel grattacielo sarebbe ancora più bella
  • Marisa Bovolenta Torino è tutta da scoprire. Comunque via Po , p.zza Castello ,via Roma,via Garibaldi
  • sono quelle che mi piacciono di più.
  • Romana Grosso Via Roma, per la sua eleganza
  • Bruna Adriana Zacco La storica via Garibaldi, via Roma, via Pietro Micca, Piazza Carlina, p San Carlo, p Castello, ogni via o Piazza a la propria particolarità, il proprio fascino, è unica! !!!
  • Concita Bonavita Torino e una delle più belle città ordinata la cosa brutta che deturpato le scritte sui palazzi e sui muri a quei grandi cavernicoli le mozzerei le mani
  • Alessandro Ciampa io penso che la magia…con le luci di 3 anni fa…..gli innamorati che si baciavano….era sicuramente via Carlo Alberto che percorrendola sino al fondo si apre su la piazza….magica
  • Enza Priolo via Po x il magnifico sfondo della Gran Madre !!!
  • Giovanni Pasquale Vinella Via Ceresole. Non ha niente Ma all’epoca quando io sono nato era tutto chiaramente Barriera di Milano
  • Emanuela Schiavon Torino bellissima …comunque via roma…per finire in piazza castello…..
  • Loredana Donadei Il quadrilatero completo
  • Rosetta Paone Torino è bella tutta
  • Pina Bersano Torino per me è tutta bella, basta saperla scoprire ed apprezzare
  • Silvia Berutto Corso Massimo D Azeglio …. affascinante e romantico costeggia il Valentino ammaliato dal Borgo Medioevale…..
  • Barbara Toniolo via carlo alberto ha dei particolari che mi piacciono molto
  • Lina Pompilio Torino é stupenda tutta . A me piace tutto il c.so a partire da c.so Moncalieri a ponte Sassi
  • Adriana Paradisi Via Po e’ quella più caratteristica della città
  • Gabriella Barutti È molto bella anche zona crocetta, con i suoi bei palazzi.PAL CIVICO
  • Oppure il borgo medievale. O i giardini del Valentino
  • Margy Messina Io non abito piu’ a Torino …. essendo all’ estero e provando tanta nostalgia , nonostante varie visite annuali penso che : Corso Vittorio , Corso Inghilterra , le vie della Crocetta, via Po, via Cernaia, via Roma , le vie del centro vecchio come via Barbaroux e le altre siano tutte piene di fascino ed infinita bellezza.
  • Lucrezia Borgese Via Principi d’Acaja quando incontra via Duchessa Jolanda….perdonatemi ma io adoro Cit Turin al punto tale che vorrei comprare la mia futura casa lì……
  • Sebastiano Di Stefano Tutta ma x scelta dico via verdi dove c’è la Mole Antonelliana
  • Ornella Audero La zona dei monti cappuccini con la sua splendida visuale su Torino
  • Marie Francese via Pietro Micca…v Barbaroux
  • Assuntina Angileri Penso che é via Roma la via più bella di torino
  • Paola Pioppo Torino è tutta bella ma via po e piazza Vittorio sono i miei punti preferiti
  • Bruno Ronchietto Silvano Per me é via Bonelli: manca solo il rumore degli zoccoli di un cavallo oppure l’incrociare di due spade. Se poi é una pomeriggio tardi di novembre con un pochino di foschia. …..
  • Laura Diomede Via Po è x me la via più bella in assoluto, in ogni caso Torino è la città più bella del mondo!!!!
  • Alice Schirru Difficile scelta…Torino e’ tutta bella..un piacere da scoprire..tutte le vie intorno al quadrilatero..via Cernaia..via p.Micca.e la bellissima ma un po’ trasandata via Po..e senza dimenticare tante vie della precollina intorno a Crimea…ma come si fa a scegliere???magica Torino!
  • Antonella Oliverio La nostra Torino è tutta bella
(Foto: il Torinese)

Agatha Christie, moriva quarant'anni fa la regina indiscussa del romanzo giallo

Agata Orient-ExpressLa sua immaginazione e la sua penna hanno regalato al mondo personaggi indimenticabili: l’arguta e adorabile Miss Marple, il severo ed acuto Hercule Poirot, gli intraprendenti Tommy e Tuppence Beresford. La “signora del mistero” è morta a Wallingford nella sua casa di campagna inglese il 12 gennaio 1976, quarant’anni fa. Aveva 86 anni

 

Sessantasei romanzi, svariati racconti, traduzioni in 45 lingue: Agatha Christie, al secolo Agatha Mary Clarissa Miller è stata la regina indiscussa del romanzo giallo. La sua immaginazione e la sua penna hanno regalato al mondo personaggi indimenticabili: l’arguta e adorabile Miss Marple, il severo ed acuto Hercule Poirot, gli intraprendenti Tommy e Tuppence Beresford. La “signora del mistero” è morta a Wallingford nella sua casa di campagna inglese il 12 gennaio 1976, quarant’anni fa. Aveva 86 anni “la donna che, dopoLucrezia Borgia, è vissuta più a lungo a contatto col crimine”, come la descrisse Winston Churchill, grazie alla sua impareggiabile penna , creò dei personaggi senza tempo, vendendo più di due miliardi di copie e proponendo le trame per i molteplici adattamenti cinematografici e televisivi delle sue fatiche letterarie. Cosa sarebbe stato il mondo del giallo senza Hercule Poirot e Miss Marple o senza capolavori intramontabili come “Dieci piccoli indiani” e “Assassinio sul Nilo”. La scrittrice , da ragazzina, sognava di  diventare una cantante lirica, ma ( e per fortuna!) dopo aver prestato servizio come volontaria pressoAgatha-Christie l’ospedale inglese di Torquay durante la prima guerra mondiale, la sua vita imboccò un’altra strada, per certi versi inaspettata. Le nozioni apprese su medicinali e veleni durante il periodo belligerante, le saranno di grande aiuto per la stesura di molti dei suoi romanzi. Agatha Christie ebbe due uomini nella sua vita: il primo amatissimo Archie Christie, di cui mantenne il cognome anche dopo il divorzio, e l’archeologo Max Mallowan, conosciuto su di un treno verso Baghdad, quello che le diede l‘ispirazione per creare il suo già grande capolavoro, “Assassinio sull’Orient Express”. Gran parte dei capitoli di questo libro Agatha Christie li scrisse nella camera 411 del Pera Palas di Istanbul, “il più vecchio hotel europeo della Turchia” che affaccia le proprie camere sul Corno d’Oro, costruito nel 1892 allo scopo di ospitare i passeggeri dell’Orient ExpressVa ricordato che dal 1952, ininterrottamente, viene rappresentata in un teatro londinese la più famosa delle sue commedie, The Mousetrap (Trappola per topi), ispirata a un racconto della raccolta” Tre topolini ciechi e altre storie”. L’ultimo romanzo che ha come protagonista Hercule Poirot (Sipario) venne pubblicato poco prima della morte dell’autrice; è proprio in quel romanzo, scritto da tempo, che Agatha decide di far morire il suo famoso investigatore. “Addio Miss Marple” , invece, venne pubblicato pochi mesi dopo la morte della scrittrice. Ma, nonostante siano passati decenni, sulla popolarità di Agatha Christie e sui suoi racconti non è mai calato il sipario.

 

Marco Travaglini

Allarme del Corpo Forestale: in montagna rischio valanghe livello "Marcato 3"

soccorsO SCI MONTAGNAA volte, purtroppo, l’imprudenza di alcuni sciatori ed escursionisti (anche esperti) prevale sul buonsenso

 

Le morti dei giorni scorsi sulle montagne al confine con la Francia e la Svizzera a causa delle valanghe fanno pensare che, purtroppo, l’imprudenza di alcuni sciatori ed escursionisti (a volte anche esperti) prevale sul buonsenso. E’ molto alto, infatti, il rischio valanghe che in queste ore è classificato  “Marcato 3” su tutto l’arco alpino. L’allarme è diramato dal Corpo Forestale dello Stato. E’ risaputo che il pericolo è rappresentato in particolare dal manto nevoso “caratterizzato da debole coesione”. Ha impressionato un po’ tutti mercoledì scorso il “soffio” di una immensa  valanga staccatasi dalle Grandes Murailles che  ha completamente avvolto per qualche minuto, fortunatamente senza conseguenze, l’abitato di Cervinia. E ora il pericolo valanghe in Valle è al massimo livello sulle Alpi Pennine, sul Cervino, sul Rosa, sulle Alpi Graie, il Monte Bianco e il Gran Paradiso. Le valanghe che potranno formarsi saranno di media grandezza per la neve “friabile” e i lastroni ghiacciati in superficie. Elevatissimo pericolo in tutte le montagne del Piemonte, dalle Alpi Pennine, alle Graie e alle Cozie, con probabilità alta di valanghe di neve asciutta.

 

VITTORIO SGARBI: "TORINO E' LA CITTA' PIU' BELLA D'ITALIA, HA IMPARATO A METTERSI IN LUCE"

sgarbi

INCHIESTA: LA CULTURA A TORINO / 3

Negli ultimi 20 o 30 anni, l’unica città che ha puntato seriamente sulla cultura è stata Torino, mi sento di parlare di un nuovo Rinascimento. Forse questa città è partita troppo presto. E oggi vive ancora sugli allori dell’arte povera. L’arte contemporanea è tuttora una peculiarità di Torino, però, occorrerebbe investire maggiormente sulla caratterizzazione delle varie sedi museali, affidando a ciascuna una sua vocazione. Allargherei la  vocazione  di Stupinigi a tutto l’ambito delle arti applicate, per farne una sorta di Victoria and Albert Museum”

 

Intervista di Alberto Vanelli con Vittorio Sgarbi per IL TORINESE

Negli ultimi anni, Torino è riuscita in gran parte a superare la vecchia immagine stereotipata di “città della Fiat”, scoprendo in sé un’identità nuova, di città culturale. Questa, almeno, è la percezione dei torinesi. Ma qual è l’opinione di chi vede il volto di Torino dal di fuori? Qual è, sul piano culturale, l’immagine di Torino in Italia?

Anche se una persona che conosco ultimamente l’ha trovata un po’ malinconica, io la considero la più bella città d’Italia, sia sul piano dell’urbanistica, sia per quanto riguarda l’ordine delle cose e la capacità di riscatto, dopo il tramonto dell’industria automobilistica. Negli ultimi 20 o 30 anni, l’unica città che ha puntato seriamente sulla cultura è stata Torino. Mi spingo a dire che si tratta dell’unica città italiana che ricorda Parigi. Certo, è meno vitale di Parigi – le abitudini di vita sono quelle che sono – ma il paragone non mi sembra azzardato. Una delle cose interessanti di Torino, poi, è la sua illuminazione. Rispetto ad altre città, che trovo represse, Torino ha imparato a “mettersi in luce”. L’esempio più significativo, in questo senso, è quello delle Luci d’artista, che il sindaco De Luca ha voluto portare anche a Salerno, ma mi riferisco anche all’illuminazione normale, che riguarda piazze e monumenti.

 

Come riassumerebbe, in una parola, la Torino culturale?

Se devo definire ciò che ho visto succedere a Torino negli ultimi 30 anni, mi sento di parlare di un nuovo Rinascimento, che in seguito allo sviluppo dell’arte povera, la grande avanguardia artistica torinese, ha visto la riscoperta della Reggia di Venaria, dell’Egizio, della Galleria Sabauda, di Palazzo Madama, e insieme la moltiplicazione di alcune grandi iniziative culturali: la Fiera del Libro, Artissima, Settembre Musica, il Festival del Cinema, il Salone del Gusto, le mostre. È una città in cui capita sempre qualcosa, e dove una persona curiosa e interessata alla cultura sa di avere degli appuntamenti, in diversi momenti dell’anno.

 

Tutto perfetto, quindi?

Naturalmente no: esistono le potenzialità per fare di più. La pinacoteca Agnelli, per esempio, per il valore che ha, viaggia a basso regime. E anche il castello di Rivoli: un museo straordinario, che meriterebbe un rilancio.

 

L’argomento Rivoli offre lo spunto per una domanda precisa. Vent’anni fa, Torino era uno dei poli mondiali dell’arte contemporanea. E ovviamente lo è ancora: oltre al museo di Rivoli, si possono citare le collezioni della GAM, delle Fondazioni Sandretto e Merz, della nuova Fondazione Fico. E anche le OGR, tra non molto, potrebbero diventare un “luogo” dell’arte contemporanea. Non c’è dubbio, però, che l’arte contemporanea stia vivendo, a Torino, un momento di crisi, che solo la vitalità di una manifestazione come Artissima, con tutti i suoi eventi collaterali, riesce in parte a contrastare. Nella direzione del contemporaneo, intanto, centri come Roma e Milano stanno recuperando posizioni, investendo molte energie e riscuotendo un certo successo. Lei cosa ne pensa?

Forse Torino è partita troppo presto. E oggi vive ancora sugli allori dell’arte povera, nella quale è stata centrale, certo, ma nella quale si è anche fermata. Se dopo l’arte povera non è successo più nulla, è probabilmente perché è venuta a mancare la Fiat. Il senso dell’arte povera stava nella contrapposizione ideologica al mondo del capitalismo e all’industria che, in Italia, ne era il simbolo. L’habitat favorevole all’arte povera era quello del marxismo obbligatorio, dove tutti eravamo di sinistra e non c’era nessun democristiano, anche se la DC vinceva le elezioni. Quella, infatti, era la maggioranza silenziosa. La maggioranza parlante, invece, quella che “contava”, parlava le parole dell’opposizione. La stagione della contrapposizione ideologica, però, a un certo punto, è finita. Già alla metà degli anni ’80, era chiaro che il clima stava cambiando, ed è cambiato definitivamente con l’arrivo di Berlusconi. Le contrapposizioni sono rimaste, certo, ma Berlusconi ha stabilito un’altra polarità: non più la polarità capitalismo/anticapitalismo, ma la polarità spettacolo/politica seria. Per l’arte povera è stata la fine. La chiave di lettura del mondo che ne alimentava l’espressione artistica e culturale, si è spenta con lo spegnimento della Fiat. E oggi, mentre a Torino il peso della Fiat si è ridimensionato enormemente, quella stagione artistica emette gli ultimi fiati…

 

Passando al tema dell’organizzazione museale e delle decisioni da prendere, che cosa si potrebbe fare per rilanciare l’arte contemporanea? Forse le istituzioni dedicate al contemporaneo sono diventate troppe?

L’arte contemporanea è tuttora una peculiarità di Torino. Forse, però, occorrerebbe investire maggiormente sulla caratterizzazione delle varie sedi museali, affidando a ciascuna una sua vocazione. Rivoli torni a essere il simbolo unico e riconoscibile dell’arte contemporanea. La Reggia di Venaria, allo stesso modo, diventi il centro dell’arte antica… E’ un esempio, naturalmente. Allo stesso modo, però, è importante evitare che il singolo museo diventi una sorta di ghetto, nel quale puoi trovare una cosa sola. Occorre mescolare le carte, facendo operazioni analoghe a quella che ho proposto io al presidente De Luca, per ospitare una mostra sul Mantegna al MADRE di Napoli, che è un museo di arte contemporanea.

 

Ha appena citato due importanti residenze sabaude: Rivoli e Venaria. Fra i gioielli che compongono la corona delle residenze dei Savoia, uno – la palazzina di caccia di Stupinigi – è in attesa di idee e soluzioni per un rilancio. Lei cosa farebbe?

Stupinigi è già un museo dell’arredamento. Forse allargherei la sua vocazione a tutto l’ambito delle arti applicate, per farne una sorta di Victoria and Albert Museum. Per i mobili, si partirebbe dalle meraviglie di artisti mobilieri come Piffetti e Bonzanigo. Le massime espressioni dell’arte dell’arredamento italiana, è inutile precisarlo, sono piemontesi. Ma poi ci sarebbe la scultura: un’antologia della scultura tra ‘500 e ‘900. Senza spingersi troppo in là nel tempo, però, per evitare un inutile sovrapposizione all’arte povera. Mi fermerei agli anni ’50, con Fontana, Melotti, Mollino…

 

Nel campo della divulgazione culturale, lei è stato certamente un innovatore. Ha saputo mantenere un alto rigore scientifico, unendolo però a un’efficacissima comunicazione pop, che ha saputo esercitare tanto in qualità di scrittore e organizzatore di mostre, quanto servendosi del mezzo popolare per eccellenza: la televisione. Al di là del suo talento personale, che le consente di catturare il pubblico senza cadere nella facile banalizzazione, non crede che la televisione e ancor più internet – luoghi privilegiati della banalità – abbiano favorito un’eccessiva semplificazione della cultura e del modo di raccontare le forme di espressione artistica?

Il processo che lei descrive, in effetti, è reale. Non a caso, ha avuto delle dirette conseguenze anche nell’ambito specifico delle mostre. Gli esiti, però, anche quando l’arte diventa una materia “popolare”, possono essere positivi. Nel campo della cura delle mostre, in effetti, dopo il poverismo e il celantismo (da Germano Celant, importante storico dell’arte, inventore  della definizione arte povera, ndr), si sono affermate due tendenze. Una è la mia; l’altra è quella di Marco Goldin. Se paragonassimo l’arte all’abbigliamento, potremmo dire che quella di Goldin è la strada standard; la mia è quella dell’alta sartoria. Non tutti possono vestire Prada o Armani. Ci sono anche le confezioni di bassa gamma, che sono comunque rispettabili. La bassa gamma dell’arte, di cui Goldin è un buon interprete, è quella della popolarità facile, ottenuta offrendo un prodotto “arte” che non ha timore della semplificazione: è il caso dell’impressionismo, che Goldin ha riproposto molte volte. L’altra specialità di Goldin è la creazione di un caos accattivante, che trova un esempio perfetto nella mostra dedicata a Tutankhamon, Caravaggio e Van Gogh. Inutile dire che sembra fatta apposta per incontrare il consenso più facile.

Nel mio caso, ho seguito una strada diversa. Pur cercando e ottenendo dei risultati di divulgazione, ho voluto mantenere un alto livello. Quelli che mi hanno criticato – per esempio ai tempi della polemica sulla Santa Cecilia di Raffaello alla Venaria Reale – l’hanno fatto in modo chiaramente pretestuoso. Non riuscivano a sopportare la mia invadenza e hanno colpito l’obiettivo sbagliato. Goldin è più criticabile, forse. Ma sicuramente il suo modello di divulgazione, così come il mio, sono inevitabili. L’arte è e deve essere popolare: è predestinata a esserlo. Poi, se si riesce a mantenere alto il livello del rigore, come accade anche in America, molto meglio. Io l’ho fatto anche di recente con la mostra di Bologna (Da Cimabue a Morandi. Felsina pittrice, ndr), e con quella dell’Expo (Il Tesoro d’Italia, ndr), dove, nonostante i contenuti estremamente sofisticati, i visitatori sono stati, negli ultimi fine settimana, quindicimila al giorno. L’arte elitaria e antagonista non esiste più. Occorre essere popolari. Se poi si riesce a esserlo con Mattia Preti a Venaria, come è accaduto qualche anno fa, quando quasi nessuno sapeva chi fosse Mattia Preti, allora è davvero il massimo. In quell’occasione, come ricorderà, per essere “popolari” abbiamo esposto un Caravaggio. Una volta che il pubblico è venuto in mostra, però, si è evitato accuratamente di propinargli la scorciatoia della banalizzazione e delle facili spiegazioni.

(Foto: facebook – Vittorio Sgarbi)