redazione il torinese

Pericolosità sociale e libertà personale

garante mellanoCARCERE SBARREAll’iniziativa, promossa dall’Ufficio del garante regionale dei detenuti, è intervenuto Marco Pelissero, ordinario di Diritto penale all’Università di Genova ed esperto in materia penitenziaria, e rappresentanti dell’Assessorato regionale alla Sanità, del Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria (Prap) del Piemonte e della Valle d’Aosta e della Magistratura di sorveglianza

“Pericolosi socialmente? Il controllo della pericolosità sociale e la tutela della libertà personale” è il titolo del convegno che si è svolto venerdì 15 gennaio nella Sala Viglione di Palazzo Lascaris.

 

All’iniziativa, promossa dall’Ufficio del garante regionale dei detenuti, è intervenuto Marco Pelissero, ordinario di Diritto penale all’Università di Genova ed esperto in materia penitenziaria, e rappresentanti dell’Assessorato regionale alla Sanità, del Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria (Prap) del Piemonte e della Valle d’Aosta e della Magistratura di sorveglianza.

 

“Nel lungo guado del superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari e dell’approdo alle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), tra diffide del Governo e il rischio di commissariamento delle Regioni inadempienti – ha dichiarato il garante regionale Bruno Mellano in apertura – è quanto mai attuale una riflessione pubblica su un argomento così delicato, nella prospettiva di un concreto potenziamento dei servizi territoriali. Dopo la condivisione delle denunce sul sistema arcaico degli Ospedali psichiatrici giudiziari, si è aperta la sfida per un nuovo approccio alla questione”.

 

Dopo aver ripercorso il graduale passaggio dai manicomi giudiziari, interessati solo alla difesa sociale della collettività, alle Rems che – nelle intenzioni del legislatore – dovrebbero mirare a curare e a contenere la pericolosità dei detenuti Pelissero ha sottolineato che l’Italia si trova davanti a uno scenario ancora in divenire e non esente da criticità, dovute soprattutto al fatto che non viene messa in atto una riflessione sul sistema sanzionatorio.

 

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Federica Scanderebech (PD): “il Crocifisso non si tocca”

sala ROSSAIl crocifisso “è simbolo della tradizione cristiana che è presente nella vita di tutti i cittadini italiani, a prescindere dal loro credo religioso e dalla libertà di culto che la Costituzione italiana garantisce”

 

Nel dibattito sulla proposta del consigliere Silvio Viale di rimuovere il crocifisso dalla Sala Rossa del Comune, la Consigliera Comunale Federica Scanderebech (PD) ha recentemente dichiarato: “è obbligatoria una normativa nazionale che obbliga ad esporre il crocifisso in ogni ufficio pubblico”. Secondo Scanderebech (PD), il crocifisso “più che un simbolo religioso è anche espressione per l’Italia tutta di civiltà e di cultura cristiana di libertà e di accoglienza”. Quindi incalza “non sono ammesse fughe in avanti da chiunque arrivino, come accaduto in questi giorni”, dice alludendo alla proposta presentata dal Consigliere Viale. Nel 2011 era stata promotrice insieme ad altri di una legge d’iniziativa popolare che fu presentata in Regione Piemonte mirata a ottenereSCANDE l’esposizione obbligatoria del crocifisso in tutti gli uffici pubblici e prima ancora nel 2009 prima firmataria di un atto in Consiglio Comunale. Perché il crocifisso “è simbolo della tradizione cristiana che è presente nella vita di tutti i cittadini italiani, a prescindere dal loro credo religioso e dalla libertà di culto che la Costituzione italiana garantisce”, aggiunge Scanderebech (PD), “non è togliendo il crocifisso dalle aule delle scuole o da altre sedi che il nostro Paese farà un passo avanti sul tema della laicità delle Istituzioni, perché così si afferma solo il principio del laicismo più deteriore, quello della negazione coatta del ruolo del Cristianesimo”.

 

 

 (foto: www.comune.torino.it)

Alla Fondazione Accorsi il Divisionismo, da Segantini a Balla. Fino al 24 gennaio

OMETTO ACCORS

A confronto le opere di artisti di fine Ottocento e inizio Novecento,  attivi a Torino e Milano

 

Il Divisionismo tra Torino e Milano è protagonista della mostra prorogata al 24 gennaio 2016 alla Fondazione Accorsi Ometto,  comprendente 45 opere selezionate, seguendo i percorsi dei Divisionisti, proprio a partire dalle due regioni che hanno costituito l’epicentro di questo movimento pittorico: il Piemonte e la Lombardia. L’esposizione, curata da Nicoletta Colombo e organizzata in collaborazione con lo Studio Berman di Giuliana Godio,  offre un interessante viaggio nella pittura compresa in un periodo che prendeva avvio dagli anni Ottanta dell’Ottocento per protrarsi fino a tutto il primo decennio del Novecento.

 

L’attenzione si concentra sul ruolo svolto, nello svolgimento delle tendenze divisioniste, dalle città di Torino e Milano, e sui protagonisti della “pittura divisa” di origine piemontese o lombarda. Il Divisionismo,  infatti, nasce in Italia intorno agli ultimi decenni dell’Ottocento e, secondo alcuni critici d’arte,  raggiunge la sua massima espressione con Pellizza da Volpedo, mentre, secondo altri, con Segantini. Le direttive di questo movimento,  nate nei territori ligure e lombardo, sono state poi codificate da principi teorizzati da Gaetano Previati. Il Divisionismo italiano si è differenziato dal “pointillisme” francese per le sue inquietudini estetiche, le sollecitazioni sociali e per il suo crescente confronto con i principi della ricerca scientifica. A ufficializzare il nuovo movimento divisionista fu la Triennale di Milano del 1891.

 

I protagonisti della sperimentazione pittorica divisionista di cui sarà possibile ammirare le opere in mostra sono, tra gli altri, Giovanni Segantini, Giuseppe Pelizza da Volpedo, Angelo Morbelli,  Gaetano Previati, Vittore Gubricy de Dragon,  Emilio Longoni, Matteo Olivero,  Carlo Fornara, Cesare Maggi,  Achille Tomei,  Giovanni Battista Ciolina e Angelo Barabino. All’ingresso del Novecento,  accanto ai maestri ormai affermati,  si andavano imponendo pittori di più giovane formazione, quali Carlo Carrà,  Umberto Boccioni,  Giacomo Balla e Leonardo  Dudreville,  che erano ancora legati per nascita o per formazione alla storia artistica piemontese o lombarda. In mostra si potranno ammirare, tra le altre,  opere quali “Le Parche” (1904), “Vecchine curiose”(1891) e “Ave Maria della sera”(1910) di Morbelli,  “Il sole” di Pellizza da Volpedo, risalente agli anni 1903-4, “Calvario” del 1901 e “Gregge all’alba” del ’10 di Previati, “Bosco di faggi” (1887-1912) di Gubricy de Dragon.

 

Mara Martellotta

 

Informazioni per il pubblico: 01183768

Dal 16 settembre 2015

Orario: Mart – ven 10-13, 14-18.

Sab e Dom.  10-13, 14-19. Lunedì chiuso.

Il Filosofo, o l’arte di imbambolarti con le parole

filosofoOggi vi dirò del Filosofo, uomo in genere piacevole ma non bellissimo, 
istruito e tutto sommato sensibile, che sa rigirarvi come un calzino grazie 
alla Forza Delle Parole

 
Bentornate mie care nel meraviglioso mondo dell’Uomo Tipo. Categorie di uomini 
che è meglio conoscere per evitare come la peste.

Oggi vi dirò del Filosofo, uomo in genere piacevole ma non bellissimo, 
istruito e tutto sommato sensibile, che sa rigirarvi come un calzino grazie 
alla Forza Delle Parole.

Attente, perchè l’esemplare in questione in genere presenta una Doppia vita 
(potrebbe essere fidanzato), mostra una depressione più o meno latente e una 
scarsa capacità di Vivere La Vita Vera. In genere questa Specie ha come habitat 
naturale Oggetti Dietro Cui Nascondersi, possibilmente con uno schermo o un 
display.

Quindi fiumi di messaggi dalla portata notevole (Molto Molto Accattivanti, 
attente fanciulle a capire se è solo profumatissima aria fritta), e-mail 
intense che dicono con vocaboli aulici Più o Meno Niente.
Voi noterete la sensibilità, la poesia e per un attimo dimenticherete di 
avere a che fare con l’Arte di Imbambolarti Con Le Parole: si sa noi ragazze 
andiamo pazze per chi ci corteggia in maniera non scontata con un briciolo di 
poesia, e non possiamo che esserne lusingate.
Un piccolo campanello d’allarme forse suonerà nella nostra testa, ma il 
romanticismo potrebbe coprire i nostri occhi con spesse fette di prosciutto.

Tranquille, quando si tratterà di incontrarsi e avere un Contatto Faccia a 
Faccia (che poi è l’unico che conta) il Filosofo si rivelerà per quello che é: 
dalla gestualità incerta, lo sguardo che vaga, il suo camminare indietro a mò 
di gambero su quello che vi aveva promesso e ribadito allo sfinimento, mostrerà 
la sua Pavida Natura da coniglio.

Alcune potrebbero scoprirlo dopo un Incontro Ravvicinato del III tipo, altre 
prima, il Filosofo potrebbe non fare alcuna manovra di avvicinamento, mollando 
la presa prima di cominciare

Qualunque Contatto.. e questo rimane il mistero emblematico dell’uomo moderno: 
L’Inutilità di Esistere.

 

Federica Billone

 

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Prima tappa per dare nuova vita a Palazzo del Lavoro

palazzo lavoro bruciatoPALAZZO LAVORO RENDERING L’assessore Lo Russo su Fb:” Dopo anni di degrado di questo importantissimo edificio e di code chilometriche bloccati in auto finalmente si avvia un grande progetto di riqualificazione urbana

 

L’assessore comunale all’ Urbanistica, Stefano Lo Russo, annuncia sulla sua pagina Facebook: “Lunedì 18 gennaio in Sala Rossa arriverà la delibera di approvazione definitiva dell’Accordo di Programma che permetterà l’avvio della riqualificazione del Palazzo del Lavoro e la realizzazione del nuovo sottopasso sotto la rotonda di corso Maroncelli”. Prosegue l’assessore:” Dopo anni di degrado di questo importantissimo edificio e di code chilometriche bloccati in auto finalmente si avvia un grande progetto di riqualificazione urbana che cambierà il volto della porta sud della Città. Una grande fatica ma ne è valsa la pena”.

Il nuovo sito web di Lapo è online

lapoIl progetto grafico è del  web designer italiano e operativo ad Amsterdam,  Marino Capitanio

 

Lapo Elkann, rampollo di Casa Agnelli, sbarca sul web con il nuovo sito www.lapoelkann.com. Rinnovata la veste grafica: con click si accede alla visione di tutte le attività imprenditoriali di Lapo. Nuovi anche i contenuti. Il progetto grafico è del  web designer italiano e operativo ad Amsterdam,  Marino Capitanio.

TORINO-FROSINONE 4-2: Ciro Immobile è tornato!

toro bandiera Marcatori: 8’ pt rig. Immobile (T), 33’ pt Sammarco, 37’ pt Belotti (T), 41’ pt Belotti (T), 28’ st Avelar a.g. (T), 36’ st Benassi.

TORINO (3-5-2): Ichazo; Maksimovic, Glik, Moretti; Bruno Peres (30’ st Zappacosta), Benassi, Vives, Baselli (24′ st Acquah), Molinaro (19’ st Avelar); Immobile, Belotti. A disp. Padelli, Castellazzi, Bovo, Zappacosta, Gazzi, Martinez, Gaston Silva, Prcic, Quagliarella. All. Ventura.

FROSINONE (4-3-3): Leali; Rosi, Ajeti, Bertoncini (21’ st M.Ciofani), Pavlovic; Sammarco, Gucher (21′ st Frara), Kragl (37’ st D.Ciofani); Tonev, Dionisi, Soddimo. A disp. Gomis, Zappino, Blanchard, Crivello, Russo, Longo, Paganini. All. Stellone.

 

Speranza immobile fino a qualche giorno fa per i granata quella di tornare ad ingranare e collezionare punti in classifica, ma basta sostituire una minuscola con una maiuscola ed il gioco è fatto.

 

A cambiare completamente gli umori in quel dell’Olimpico abbastanza contrariato ritorna, infatti, dopo due stagioni un campione come Ciro Immobile, rimasto nel cuore di molti. Pioggia di gol ed emozioni infatti per Ventura e i suoi che tornano a vincere dopo quasi due mesi a secco, rifilando un rocambolesco 4-2 agli avversari del Frosinone che continuano ad allontanarsi dalla zona salvezza. Con il rigore trasformato dal “nuovo” arrivato e la doppietta di Belotti sembra tutto ritornare al proprio posto per la squadra granata, se non fosse per il recupero di Sanmarco sulla mezz’ora e dell’errore di Avelar in autogol. Ventura decide di schierare fin da subito, appunto, Immobile, e predilige in porta Ichazo a Padelli, ultimamente un po’ sottotono. Dall’altra parte Stellone, tra l’altro ex giocatore granata, decide per un 4-3-3 abbastanza rivoluzionario rispetto alla gara contro il Napoli con Ajeti- Bertoncini in difesa e Sanmarco a centrocampo.

 

Tutta un’altra storia sembra essere quella portata in campo dai giocatori di casa, rispetto alle ultime prestazioni deludenti, tanto che già dai primi minuti i granata si fanno vedere in avanti con l’iniziativa di Bruno Perse che crossa per Baselli già da subito pericoloso, salva tutto Leali. Niente paura perché dopo pochi minuti la trattenuta di Bertoncini su Glik porta al rigore trasformato proprio da Ciro Immobile, pronto subito a metter la firma nel tabellino del match. Provano a rendersi pericolosi anche Stellone e i suoi ora, e ci riescono per davvero intorno alla mezz’ora quando il cross di testa di Pavlovic trova i piedi di Sanmarco che battendo Ichazo smorza tutti gli entusiasmi granata di poco prima. Non così in confusione la squadra granata, dato che al 36′ Belotti riporta in vantaggio i suoi, su un’azione nata dall’iniziativa di Bruno Peres, decisamente in partita. Ora il disordine regna sovrano dall’altra parte, soprattutto quando subito dopo Belotti non si accontenta e mette dentro anche il secondo di giornata per lui e il terzo per la squadra. Il Gallo arriva al gol grazio al solito Bruno Peres che serve Benassi e subito dopo Belotti è pronto ad insaccare sotto la traversa.

 

Tutto sembra essere a favore della squadra di casa anche al ritorno in campo con un Toro tornato scattante e propositivo. Dal canto loro, i ciociari cercano di fare ciò che possono, riuscendoci con l’aiuto di Avelar verso la mezz’ora che su un calcio d’angolo del Frosinone colpisce malauguratamente palla ed è autogol. Si accorciano le distanze, quindi, tra le squadre, distanze che ci pensa bene Benassi a rimettere al proprio posto sul finire del match.

 

Valeria Tuberosi

 

Ammirando insieme la vita

GATTO ORIENTEEnpa sezione di Torino ed Oipa sostengono l’educazione dei più piccoli secondo il  rispetto della natura e delle biodiversità: un piccolo passo per sperare di migliorare il mondo

 

Raccogliere momenti di vita e di quotidianità. È questo l’obiettivo della mostra fotografica organizzata dal Consiglio regionale in collaborazione con Enpa (Ente nazionale protezione animali) ed Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali),  inaugurata lunedì 21 dicembre, nei locali dell’Ufficio relazioni con il pubblico (Urp) del Consiglio regionale, in via Arsenale 14/g a Torino.

 

L’allestimento, “Ammirando insieme la vita”, è pensato per creare un connubio tra animali e bambini, che rappresentano la semplicità di vivere, l’innocenza, la purezza e la fragilità.

 

Enpa sezione di Torino ed Oipa sostengono l’educazione dei più piccoli secondo il  rispetto della natura e delle biodiversità: un piccolo passo per sperare di migliorare il mondo.

 

All’incontro interverranno Marco Bravi, presidente del Consiglio nazionale Enpa e Alessandro Piacenza, vice coordinatore nazionale Gez Oipa.La mostra, con ingresso gratuito, sarà aperta al pubblico fino a martedì 26 gennaio 2016, dal lunedì al venerdì 9-13 e 14-16.

 

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Il Toro nell'anima. Emozioni e ricordi della provincia Granata

TORO ANIMAUna passione coinvolgente e popolare che, nel territorio più a nord del Piemonte, nell’Ossola e in Valle Vigezzo, ha scaldato il cuore ad intere generazioni

 

Il Toro nell’anima. Emozioni e ricordi della provincia Granata” è il titolo del libro che Benito Mazzi ha voluto dedicare ad una passione coinvolgente e popolare che, nel territorio più a nord del Piemonte, nell’Ossola e in Valle Vigezzo, ha scaldato il cuore ad intere generazioni. Il libro ( edito da Il Rosso e il Blu – www.ilrossoeilblu.com – pag 134. anno 2015. € 16.00) racconta “unToro speciale, il Toro della provincia ossolana, un Toro vissuto in un groviglio sanguigno di passioni, di piccole avventure, di straordinaria quotidianità”.

 

E’ quello di Valentino Mazzola, Ferrini e Meroni; il Toro di Pianelli, Radice, Pulici e Graziani; il Toro di Sergio Rossi, Borsano e Mondonico; il Toro di Cairo, Ventura e Petrachi. Ma è  anche , e leggendo i racconti, soprattutto il Toro del Lauro, di Febo e di Nico; il Toro del Pace, di Lureenz e Rudi, il Toro di Giona e Paolino, del “grande Bonacini” del “terribile Ferro“. Personaggi come il Nico ( al secolo Franco Nicolai), classe 1934, “l’unico di noi ad aver visto il Toro giocare al Filadelfia” perché – a diciannove anni – lavorava a Torino come imbianchino, oppure il “granatissimo di vecchia data” Lurèenz – Lorenzo Zamboni – che scoprì il Toro a undici anni, durante il campionato 1946-47, ascoltando la radio dell’Osteria Alpina a Toceno. Oppure le “nuove leve” del tifo granata nella “valle dei pittori” come Paolo Mozzanino, laureato e dipendente della Ferrovia Vigezzina, che già da piccolissimo, a chi gli domandava a quale squadra tenesse, rispondeva “Al Toino. Viva il Too”. Le abitudini di Febo che – a metà degli anni ’70 –  andava al Blitz, località a 1300 metri a monti di Craveggia per sentire la partita alla radio perché il posto – lo sperduto spiazzo vedere del Palazzo – “portava bene”; che dire, poi, di quel baffone con il numero sette dalle calze abbassate ( “cul barbisùn..us ciàma Meròni”) che faceva impazzire gli avversari e mandava in visibilio la curva Maratona, in un turbinio di bandiere “dal colore sanguigno”.

 

Con un’appassionata presentazione di Eraldo Pecci e una dichiarazione d’affetto e di pura fede granata da parte di Enrico Borghi, il libro di Benito Mazzi, di racconto in racconto, offre l’immagine vera, partecipata e popolare di una passione calcistica  che è anche molto di più, rappresentando quella squadra dalle emozioni forti ( “Russ cume el sang,fort cum el Barbera,vöj ricordete adess, me grand Türin”, scriveva Giovanni Arpino). Mazzi, scrittore di gran qualità, iniziò anche lui a tifare per il Toro nel 1949, dopo la tragedia di Superga, a undici anni. Una sciagura che troncò la vita e il sogno della squadra più forte di sempre, consegnandola per sempre al ricordo e al mito. La formazione recitata a memoria, quasi fosse un rosario da sgranare laicamente:

 

Bacigalupo,Ballarin,Maroso,Grezar,Rigamonti,Castigliano,Menti,Loik,Gabetto,Mazzola,Ossola. Un bel libro, in trentanove capitoli più una “piccola, doverosa appendice” ( dedicata al Torino club di Premosello, “faro per l’Ossola granata”), corredato da belle foto, “Il Toro nell’anima” merita di essere letto. E non solo da chi tifa granata perché, con la storia che porta con sé, il Torino è davvero “un pezzo di ciascuno di noi”.

 

Marco Travaglini

Ecco l'Atlante del vino italiano

Un grande racconto geografico di ben 240 pagine a colori

 

VINO PREGIATOArriva l’Atlante del Vino Italiano edito per i tipi di Libreria Geografica. L’importante realizzazione è stata presentata in Galleria San Federico a Torino nello spazio Lux del Fiorfood Coop  da Monica Mantelli e dagli autori, Vittorio Manganelli ed Alessandro Avataneo. Il primo, già direttore dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, si occupa di didattica del vino, critica enologica ed è il massimo esperto dei vini di Langhe e Borgogna. Avataneo, regista cinematografico e teatrale è autore del romanzo “Una storia delle colline”. Il volume presenta la grande ricchezza e varietà del vino italiano, attraverso un grande racconto geografico di ben 240 pagine a colori.

 

Massimo Iaretti