redazione il torinese

Corso def, in venti i partecipanti di Brusasco

cuoreSi è svolto nel fine settimana a Chivasso il corso per l’utilizzo dei defibrillatori da utilizzare in caso di arresto cardiaco riconosciuto, al quale hanno preso parte venti persone di Brusasco e della frazione Marcorengo. Il corso è stato suddiviso in tre parti, la normativa, l’uso della macchina. A Brusasco, quindi, si rimane in attesa dell’invio delle due apparecchiature e del loro posizionamento.

Massimo Iaretti

Scuola e la videosorveglianza in consiglio a Cavagnolo

SCUOLAXXL’ampliamento della scuola e la videosorveglianza saranno resi possibili grazie alla variazione di bilancio votata dal consiglio comunale di Cavagnolo nella seduta di giovedì scorso, resa possibile grazie ad alcune maggiori entrate. Sono stati stanziati 10mila euro per la progettazione dell’ampliamento dell’edificio scolastico visto che il refettorio, con il tempo pieno, è troppo piccolo. “Prevediamo – dice il sindaco Mario Corsato – tempi brevi per la realizzazione dell’intervento entro il 2017”. Sono stati inoltre stanziati 19mila e 500 euro per la videosorveglianza. Nella prima fase le telecamere verranno installate agli accessi del paese, sulla strada provinciale 590 della Valcerrina e di quella di Santa Fede. Poi si prevede l’intervento per gli impianti sportivi e nella piazza principale.

Massimo Iaretti

Verrua Savoia, prevenzione e cura dei tumori

sanitaVerrua Savoia ospita sabato 29 ottobre, alle ore 21, un incontro incentrato sulla prevenzione e la cura dei tumori. Interverranno il medico oncologo Mario Botta, già primari della Struttura operativa complessa di Oncologia dell’ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato, attualmente molto impegnato nella lotta al cancro con iniziative della Lega contro i tumori – Delegazione di Casale ed i volontari di Pulmino Amico. L’incontro a cura del Gruppo Alpini di Verrua Savoia si tiene nel Salone Polivalente. Al termine della serata verrà offerto un rinfresco.

Massimo Iaretti

Sandretto, partono 120 lettere di licenziamento

operai lavoro scioperoLe  lettere di licenziamento per i 120 lavoratori della Sandretto stanno partendo, dopo che l’azienda ha respinto la richiesta di sospendere la procedura di mobilità in attesa della decisione del giudice sulla richiesta di concordato preventivo. Commneta l’assessora al Lavoro della Regione Piemonte, Gianna Pentenero:  “è il triste e doloroso epilogo di una vicenda che conferma purtroppo l’atteggiamento di scarsa chiarezza e serietà manifestato negli ultimi mesi dall’azienda.
La Regione  ha fatto tutto il possibile per consentire la ripresa dell’attività produttiva”.  Aggiunge Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom: “pare incredibile che l’azienda sia stata sorda anche al tentativo della Regione di prevedere una sospensione della procedura, in modo da valutare le decisioni del tribunale. Anche per questo le istituzioni non devono lasciare cadere ogni possibilità di restituire una prospettiva allo stabilimento e ai lavoratori”.

(foto: archivio il Torinese)

Nuovo temporary Cocchi bar a Londra

cocchiÈ una vocazione scritta nel nome, quella del Bar Cocchi. Se nella sua città natale, Asti, rappresenta una certezza senza tempo, un luogo nel cuore del centro in cui ritrovarsi per un aperitivo, un caffè, una colazione, darsi appuntamento, leggere i quotidiani al mattino e commentare le notizie con amici e conoscenti, nel resto d’Italia (e nel mondo) sono apparsi molti Bar Cocchi anche nelle varianti “Barolino Cocchi”, “Bar Barolino”.L’ultimo esempio ordine di tempo a Londra, nel quartiere oggi più popolare tra giovani e artisti: Shoreditch.Proprio qui, nell’East End, per una settimana è stato in funzione un temporary Bar Cocchi che durante la London Cocktail Week è stato la meta per gli amanti di uno dei cocktail più classici e di tendenza, il Negroni.Seminari no-stop su ricette del cocktail e lifestyle a cura di Jared Brown e Roberto Bava; il galletto, simbolo della città di Asti e dell’Americano Cocchi, che campeggiava sulle maglie dei barman; il profilo della Mole che strizzava l’occhio al Piemonte sui manifesti vintage dedicati al Vermouth. Tutto, dai sottobicchieri alle tovaglie, parlava di Cocchi e riportava all’origine: Asti.

Alcune settimane prima uno speciale Bar Cocchi era stato allestito a Toronto, nell’ambito del Toronto International Film Festival.Giulio Cocchi fin dagli inizi del secolo scorso promosse l’apertura di rivendite esclusive (“filiali”) Cocchi dove gli avventori potessero degustare la rinomata produzione di vini  aromatizzati come il Barolo Chinato e l’Aperitivo Americano,  diversi tipi vermouth e di spumanti. Negli anni ’10 del Novecento c’erano già sette filiali di degustazione Cocchi in Piemonte, che in breve divennero 12. La maggior parte di questi bar sono ormai scomparsi o hanno cambiato nome ma altri sono tuttora attivi e portano ancora le insegne originali di “Bar Barolino Cocchi”, “Bar Barolo Chinato Cocchi” o semplicemente “Bar Cocchi”. Oltre al Bar Cocchi di Asti, a Torino, in via Bonelli 16, è tornato a lavorare il Bar Barolino Cocchi. A Savona, tra via Paleocapa e via Pia, il Bar Barolo Chinato Cocchi è il bar storico della città. In corso Italia a Levanto ancora si trova invece il Bar Barolino.

Le attività del Comitato Basta un SI

CASALE1Incontro al Labirinto con il professor Massimo Cavino

Il Comitato Basta un Si Casale Monferrato, organizza, alle ore 17.30 di venerdì 28 ottobre, alla libreria Labirinto di via Benvenuto Sangiorgio un incontro pubblico con Massimo Cavino, docente di diritto costituzionale all’Università del Piemonte Orientale, coautore con Stefano Sicardi e Luca Imarisio del libro edito per i tipi del Mulino “Vent’anni di Costituzione. 1993 – 2013. Dibattiti e riforme nell’Italia tra due secoli”.Il coordinatore del Comitato Mauro Bonelli che evidenzia come “sarà un’occasione per approfondire in modo pacato, con uno studioso autorevole, le tematiche che saranno oggetto del referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo. In questo modo vogliamo offrire ai cittadini uno strumento di conoscenza per l’importante appuntamento referendario che offre, votando SI, per la prima volta un’occasione concreta di modificare alcuni passi della Costituzione”.

TheGIFER – Occhio, arrivano le GIF

CONTEMPORANEA / di Maria Cristina Strati

Avete mai pensato a quali e quante sperimentazioni si possono mettere in atto attraverso le nuove modalità espressive a cui la rete e il mondo del web 3.0 e 4.0 ci consentono di accedere?

strati-gifer2Il prossimo 2 novembre a Torino si inaugurerà un festival molto particolare. Si tratta del primo festival internazionale che si ripromette di raccontare la Gif art, cioé quella che gli stessi organizzatori definiscono come “l’avanguardia artistica degli anni dieci”.

Il festival si svolgerà a Torino dal 2 al 6 novembre, nel bel mezzo della settimana ormai tradizionalmente dedicata all’arte contemporanea, e si snoderà in differenti orari e location in giro per la città. Per ben cinque giorni, tra una fiera e l’altra e un giro in galleria, i visitatori potranno godere di mostre, convegni, feste e molto altro tutti incentrati sul tema delle gif intese come espressioni artistiche a tutto tondo.

L’iniziativa prende le mosse da un dato di fatto: la gif art è un vero e proprio fenomeno artistico di oggi. Nato tra le maglie della rete in tempi recentissimi, la gif art interessa artisti di ogni parte del mondo.

Anche se forse non tutti sanno che cosa esattamente significhi il termine GIF (che sta per Graphics Interchange Format), oggi le gif affollano abitualmente le timelines dei nostri social preferiti e sono venute a far parte della nostra normale e quotidiana percezione delle immagini.

Per intenderci, avete presente quando, nei primi anni del duemila, uscirono i film di Harry Potter? Ecco, e ricordate le immagini sulla Gazzetta del Profeta, che apparivano magicamente animate, perché si muovevano in loop? Ecco, anche senza bacchette e formule magiche, ora quel tipo di immagini, le GIF appunto, anche se non andiamo a Hogwarths, ce le abbiamo anche noi. Anzi, la loro circolazione e diffusione è stata fulminea a pervasiva al punto da farle diventare immediatamente un appetibile banco di prova per artisti e creativi di tutto il mondo.

In realtà, dal punto di vista informatico, le gif non sono esattamente una novità. Sono state inventate da almeno un trentennio e già da tempo circolavano su social come Tumblr. Tuttavia è solo di recente (forse da quando sono state implementate su Facebook?)che le gif sono entrate a far parte in modo massiccio della nostra quotidiana percezione delle immagini.strati-gifer

Da qui a fare della gif una possibile opera d’arte il passo è stato breve e la gif-art si è presto affermata come forma specifica di espressione creativa, in grado di fondere in sé due realtà del nostro vivere quotidiano: le immagini e la rete.

L’ambizione del festival torinese è quindi duplice. Da un lato si tratta da un lato di portare la gif art al di fuori della rete, dandole così la consistenza concreta del fenomeno non solo on ma anche off line. Ma poi la volontà è quella insieme di riflettere su quanto accade e, in senso buono, storicizzare il fenomeno gif art, riconoscendogli senza mezzi termini lo statuto di manifestazione artistica contemporanea a tutti gli effetti.

Il discorso è interessante, divertente, molto attuale. Ma soprattutto ha il merito di provocare nuove domande circa la sperimentazione artistica contemporanea, provando a delineare il panorama possibile di un mondo futuro che ci aspetta, e che in parte è già qui.

www.thegifer.org

 

http://www.thegifer.org/

 

 

 

Est modus in rebus

Volutamente ho messo un titolo in latino (una nota sentenza di Orazio, che significa “c’è una giusta misura in tutte le cose”) per le ragioni che capirete più avanti. Quello che sto per esporre, in buona sostanza, è una risposta all’articolo di Luca Ricolfi (Docente Universitario all’Università di Torino) intitolato “Liceo Classico: no, i problema non è il latino”, apparso su “Il SOLE 24 ORE, lo scorso 18 ottobre. Va da sé che diventa anche una risposta ad una lettera appello (di alcuni mesi fa) di Luigi Berlinguer dell’ex Ministro alla Pubblica Istruzione contro l’abolizione della traduzione dal latino e dal greco (la più temuta prova scritta) alla maturità e della conseguente lettera-appello (che ha già raggiunto un certo numero di firme).

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La lettera-appello la scriverei invece all’attuale Ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini, semplicemente inoltrando queste mie righe. Ho insegnato Matematica e Fisica per più di 20 anni al Liceo Classico di Verbania, ho discusso spesso, qualche volta anche in modo acceso, con qualche collega di materie letterarie. Il collega Ricolfi, che è docente universitario di Psicologia e Matematica a Torino, forse ignora che, sistematicamente, al primo incontro con gli alunni, rivolgevo una domanda che chiamerei “classica” (un gioco di parole….): “Come mai avete scelto il Liceo Classico ?” Ci credete che quasi metà classe, sistematicamente mi rispondeva (beata ingenuità….): “Perché c’è poca matematica, prof !” .Come dar loro torto (al fatto, non al loro criterio di scelta), basta dare un’occhiata al quadro orario (vedi sotto), ancora ufficiale, anche se, in alcuni Licei italiani qualche piccola aggiunta (un’ora di matematica in qualche classe) è stata fatta. Ma se guardate le ore di greco e di latino, in tutte le classi, provate a fare un confronto e datevi una risposta da soli. La mia risposta, di solito era: “E’ vero che ce n’è poca, ma quella poca, si deve fare bene”. Poi, la risposta, dolente e cocente, la scoprivano più avanti, prendendo voti bassi nei compiti di latino e di greco, fino alla “pesante” prova scritta della maturità. Di matematica e di fisica, per la maturità, ne dovevano (e ne devono, io sono ormai in pensione) preparare poca o niente. E così si va avanti, dalla riforma Gentile (1923), prepariamoci a festeggiare la ricorrenza: un secolo esatto. Sono d’accordo di non ascoltare alunni e genitori che vogliono “abbassare l’asticella” cioè rendere tutto più facile, ma non sono assolutamente del parere di continuare di questo passo. E’ tutta la scuola da rivedere e da riformare. Il greco e il latino, saranno pure formativi ma, in pochi anni, la matematica, l’informatica e la fisica hanno fatto passi da gigante: o lasciamo che i pargoli sfruttino solo le applicazioni (smartphone, messaggi e stupidaggini tutti i giorni, a partire dalla scuola elementare): non c’è materia formativa e necessaria più della matematica; lasciamo pure che imparino anche il greco e il latino, sono le radici della nostra civiltà ma …. La culla della matematica la si trova proprio in Grecia e presso gli Antichi Egizi. C’è una misura giusta in tutto, teniamoci aggiornati anche con gli altri modelli europei e piantiamola di fare sterili polemiche. Anche allo Scientifico ci sono programmi e orari da rivedere, cominciando proprio dalla prova scritta di Matematica: i docenti sono costretti a preparare gli inconsapevoli alunni a fare una sorta di gara (talvolta anche con regole sbagliate da chi prepara le prove stesse di maturità), mentre potrebbero dedicare le stesse ore a compiti ben più interessanti e istruttivi. Non tutti coloro che superano la maturità scientifica, si iscrivono ad ingegneria, anzi…. Quando necessario, certi argomenti di matematica possono affrontarli poi all’università. Tornando, in generale, alla preparazione degli studenti, non mi stupisce l’esperienza del Ricolfi, che dice così” Quel che vedo è terribile. Ci sono studenti, tantissimi studenti, che non hanno alcun particolare handicap fisico o sociale eppure sono irrimediabilmente non all’altezza dei compiti cognitivi che lo studio universitario ancora richiede in certe materie…”. Caro collega, non mi sorprende, sono d’accordo con lei; ma mi sembra inutile firmare o non firmare la petizione. Bisogna che, al Governo, al Ministero, comincino a rimboccarsi le maniche!

Elio Motella 

 

Liceo Classico – ORARIO SETTIMANALE

Nella prima riga, la nuova suddivisione; nella seconda la vecchia GINNASIO – LICEO. Alcune scuole usano ancora la vecchia.

 

1

2

3

4

5

 

IV

V

I

II

III

MATERIA       ↓

Lingua e lettere italiane 5 5 4 4 4
Lingua e lettere latine 5 5 4 4 4
Lingua e lettere greche 4 4 3 3 3
Lingua e letteratura straniera 4 4 . . .
Storia 2 2 3 3 3
Geografia 2 2 . . .
Filosofia . . 3 3 3
Scienze naturali, chimica e geografia . . 4 3 2
Matematica 2 2 3 2 2
Fisica . . . 2 3
Storia dell’arte . . 1 1 2
Religione 1 1 1 1 1
Educazione fisica 2 2 2 2 2
TOTALE ORE SETTIMANALI

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27

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Lucky Luke, il cowboy solitario dei fumetti

Un cowboy solitario , dall’aria ironica, scanzonata e dal ciuffo ribelle, cavalca su “Jolly Jumper”, il suo bianco cavallo dalla criniera bionda, su piste aride e polverose, a caccia di banditi e, soprattutto, dei fratelli Dalton. Con queste premesse, Lucky Luke è entrato di diritto tra i classici del fumetto western. Nato dalla penna del belga Maurice de Bévère – meglio conosciuto con lo pseudonimo di Morris – , apparve per la prima volta  settant’anni fa, nel 1946, in una storia intitolata “Arizona 1880” ma, dopo pochi episodi, ai testi  lo sostituì René Goscinny ( il “papà” di Asterix) che, come sceneggiatore, diede una spinta decisiva alla serie a partire dal 1955.

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Goscinny sviluppò in maniera brillante anche i comprimari delle storie di Lucky Luke: il suo cavallo “parlante”, Jolly Jumper; i fratelli Dalton (Joe, William, Jack ed Averell), quattro malviventi tanto determinati quanto inconcludenti; Rantanplan, il “cane più stupido del mondo“. Nei paesi della frontiera, tra deserti e fitte foreste, la fama di Lucky Luke diventò nota ad ogni angolo: veloce più di tutti con la pistola non rinunciava a risolvere le situazioni ricorrendo all’astuzia ed evitando fin quando possibile il ricorso alle armi. L’abbigliamento di Lucky Luke è quello dei cowboys dell’ovest degli Stati Uniti d’America, il cosiddetto vecchio West: camicia gialla e gilet nero, fazzoletto rosso al collo, jeans e un paio di stivali con speroni, cappello bianco e sigaretta pendente tra le labbra ( fino a quando,  negli anni ’80, Morris decise di farlo smettere di fumare, sostituendo il mozzicone con un filo d’erba). lucky2Una curiosità : per il nome Morris si ispirò a quello di Luciano Locarno, sceriffo di origine italiana che visse tra il 1860 e il 1940. Oltre al fumetto sono state realizzate diverse serie animate, una serie Tv e due film diretti e interpretati da Terence Hill e Jean Dujardin. Ma sono i fumetti a fare davvero la storia. Decine e decine di albi d’avventure dove, accanto a Lucky Luke, sono comparsi anche personaggi “storici” del vecchio west (da Billy the Kid a Calamity Jane, da Buffalo Bill a Jesse James). Dopo la morte di Goscinny, nel 1977, in molti si cimentarono ai testi che accompagnavano le striscelucky3 disegnate da Morris. Nel 2001 venne poi a mancare anche il creatore di Lucky Luke che, dall’inizio della sua lunga avventura, era stato il suo unico disegnatore. Prima di morire, il fumettista belga, espresse la volontà che la serie proseguisse anche dopo la sua scomparsa. Fu così che nacquero  “Le avventure di Lucky Luke dopo Morris”. Ai testi si sono misurati Laurent Gerra, Daniel Pennac e Tonino Benacquista, mentre , per i disegni, l’erede dell’autore belga è stato individuato in Achdé (pseudonimo di Hervé Darmenton). Grazie a loro, a settant’anni dalla sua prima apparizione – tra fuorilegge, indiani, deserti e malfamatisaloon – il cowboy solitario continua ancora oggi a cavalcare. E, come nel finale di ogni storia, lo vediamo allontanarsi al calar del sole cantando “I’m a poor lonesome cowboy… far away from home…”( “Sono un povero cowboy solitario…lontano da casa” ).

Marco Travaglini

Neonato morto nell’armadio, lo avrebbe ucciso la madre

pronto-soccorso- soccorsiIl bimbo è stato partorito vivo, e poi ucciso, lo scorso 4 ottobre, quando  i carabinieri lo hanno trovato nell’armadio di un appartamento di Torino. Ora alla madre, una peruviana di 36 anni ,è stato notificato  l’obbligo di dimora nel Comune, in quanto ritenuta responsabile di infanticidio e occultamento di cadavere. Gli accertamenti eseguiti in collaborazione con il raggruppamento investigazioni scientifiche dell’Arma hanno dato una svolta alle indagini.  Dagli esami  è emerso che la donna ha partorito nella propria  casae poi ucciso il neonato per “compressione cranica”. Nell’abitazione, in quel momento, era presente solo la figlia di cinque anni della donna. Il marito, insieme a un altro figlio di sette anni, non era in casa.