redazione il torinese

Crisi, la cooperazione crea posti di lavoro. Ma all’estero

L’assessora regionale alla Cooperazione internazionale ne è convinta e, al seminario “Lavorare nella cooperazione”, svoltosi di recente a Torino, ha voluto ricordare gli accordi sottoscritti con la rete delle Ong piemontesi (Cop) e la rete dei Comuni per la Pace (Cocopa), collegando anche le politiche della cooperazione a quelle dell’accoglienza dei richiedenti asilo, difendendo innanzi tutto il buon operato delle organizzazioni non governative del proprio territorio.

Monica Cerutti ha così sottolineato “le  possibilità concrete di lavoro nell’ambito della cooperazione internazionale. Il Ministero degli Affari esteri ha un ruolo chiaramente fondamentale, ma il sistema della Regioni ne può giocare uno centrale costituendo l’anello di congiunzione con le realtà territoriali, istituzionali e della società civile, e lavorando alla cooperazione decentrata, che nella nuova legge nazionale viene chiamata partneriato territoriale”.

Al seminario è intervenuto il viceministro alla Cooperazione internazionale, che sottolineato la crescita di opportunità di lavoro all’estero per i giovani, che “non deve essere vista come una fuga dall’Italia ma, quando non diventa stabile, un’esperienza che nel curriculum di un giovane può fare la differenza”. Alcuni esempi sono i campi di lavoro di tre settimane e  gli agenti temporanei impiegati nell’Unione Europea con contratti di sei anni e una retribuzione fino a 5.800 euro, oppure  lo Junior Professional Officen nelle organizzazioni Onu (40 posti nel 2017). Tutti i dettagli sono su www.agenziacooperazione.gov.it

THINK DIFFERENT, PAY IN ITALY

 CONTRO L’ELUSIONE FISCALE DELLE MULTINAZIONALI DELL’ECONOMIA DIGITALE

 Giovedì 1 giugno ore 18,00 area pedonale di via Roma angolo via Bertola

 RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Da oggi parte la campagna di Sinistra Italiana “Think different, pay in Italy”, che si inserisce all’interno della mobilitazione “Robin Hood, i giorni della redistribuzione”, che vedrà l’organizzazione impegnata ogni primo del mese davanti ai luoghi simbolo della diseguaglianza e dell’elusione fiscale.

 

Cominceremo il 1 giugno a Torino, in collaborazione con Possibile, con un’iniziativa in via Roma in cui interverranno Marco Grimaldi (Segretario regionale di Sinistra Italiana), Misha Maselnikov (Oxfam Italia), Elly Schlein (europarlamentare, Possibile) e Nicola Fratoianni (Segretario nazionale di Sinistra Italiana).

 

 

Secondo le stime di Oxfam International, il costo annuale dell’elusione fiscale delle multinazionali a danno dei Paesi in tutto il mondo ammonta a duecentoquaranta miliardi di dollari

 

Secondo altre valutazioni, la perdita totale per gli Stati dell’Unione Europea derivante da pratiche di evasione ed elusione da parte di singoli e multinazionali ammonterebbe a quasi mille miliardi. Le pratiche di abuso fiscale di individui e grandi corporations rappresentano inoltre un elemento di rafforzamento delle disuguaglianze, a livello nazionale e internazionale, e fanno perdere ai Paesi poveri 170 miliardi di dollari l’anno in entrate di cui hanno disperatamente bisogno. 

 

Recenti scandali, come Panama Papers e Luxleaks, hanno portato di fronte agli occhi dei cittadini europei la gravità e l’enorme dimensione dei fenomeni di evasione ed elusione fiscale, che aumentano le disuguaglianze, sottraggono risorse necessarie agli Stati per investimenti e servizi pubblici e alimentano una situazione di concorrenza sleale verso le imprese oneste e responsabili. 

 

Questa situazione riguarda in maniera evidente alcune grandi multinazionali dell’economia digitaleI rapporti di UE, OCSE ed enti indipendenti dicono che tali imprese versano in Italia meno dello 0,1% di tasse, a fronte di un mercato e-commerce che vale più di 11 miliardi, in cui sono egemoni.

 

Significa che di fatto a pagare le tasse siamo noi lavoratori, partite IVA, piccoli e medi imprenditori, che non possiamo spostare la nostra sede legale o fiscale all’estero.

 

Perché loro pagano meno di noi?

 

Perché queste aziende utilizzano meccanismi di elusione fiscale, per esempio attraverso forme di “tax rulings” e società di facciata dislocate nei cosiddetti “paradisi fiscali”, che non sono solo località lontane (come Panama, le isole Cayman o le Bermuda) ma anche Paesi che fanno parte della nostra stessa Europa (per esempio Regno Unito, Irlanda, Lussemburgo, Olanda e Malta).


Chiediamo che l’UE istituisca al più presto l’obbligo per le multinazionali di rendicontare pubblicamente le tasse che pagano Paese per Paese nelle giurisdizioni in cui sono presenti e norme comuni per la tassazione delle imprese. 

 

Chiediamo che i governi europei devono inoltre definire sanzioni efficaci contro i paradisi fiscali e contro le imprese che vi sono stabilite e smettere di competere tra di loro abbassando artificialmente le tasse per singoli e multinazionali, per sottrarre proventi fiscali ad altri Paesi. In questo senso l’Italia ha offerto recentemente un esempio molto negativo: la vergognosa “Flat tax” introdotta dal governo italiano per i residenti stranieri ad alto reddito, una misura profondamente sbagliata, dannosa per i normali contribuenti e sleale verso gli altri Paesi e i partner europei. 

 

Chiediamo infine che i redditi di impresa delle multinazionali del digitale siano tassati nei Paesi in cui vengono generati, per esempio attraverso una “web tax” o “digital tax”, che farebbe recuperare all’Italia fra i 2 e i 3 miliardi di euro.

 

Vi aspettiamo il 1 giugno, per dire: “think different, pay in Italy!”

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

di Pier Franco Quaglieni

Il Tar del Lazio lascia in carica Pagella Twitter, il cinguettio che diventa urlo, la riflessione di una giovane studiosa   I due Gianni, lo storico controcorrente Oliva e l’avvocato e politico d’altri tempi  Oberto  L’elogio della cravatta  tra eleganza e rispetto istituzionale 

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Il Tar non ha toccato Enrica Pagella
La sentenza del Tar del Lazio che annulla le nomine di cinque direttori di Musei italiani su 20,
fa sicuramente discutere, come fecero discutere le nomine del ministro Franceschini in base ad un concorso che è stato considerato dal Tar non conforme alle norme vigenti.  La sentenza riguarda solo alcuni direttori perché solo due concorrenti scartati si sono rivolti al Tar, potremmo dire hanno avuto il coraggio di presentare un ricorso. Sicuramente aveva ragione Vittorio Sgarbi ad esprimere perplessità su questo concorso molto “privatizzato”, svoltosi a porte chiuse o addirittura in parte via Skipe. A costo di apparire un bastian contrario, continuo a pensare che i concorsi debbano essere pubblici e trasparenti. La sentenza del Tar pone infatti in evidenza dei criteri valutativi non accettabili a termini di legge.  Enrica Pagella, già presidente della Fondazione Torino Musei, che dal 2003 era direttore di Palazzo Madama e Borgo medievale, non è stata toccata dalla sentenza. Nel caso di Torino non era stata seguita la “linea straniera” e non erano stati umiliati i dirigenti di carriera, ma venne applicato il criterio “tradizionale”.E i buoni risultati si sono visti. Ovviamente nessuno discute di per sé le scelte di Franceschini, ma la forma-mi insegnava Mario Allara- nel diritto, è sostanza.

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Twitter come pietre?

Scriveva il torinese Carlo Levi che <<le parole sono pietre>>. Una vecchia frase degli anni immediatamente successivi alla fine della II guerra mondiale ed in effetti, allora, nel clima infuocato del dopoguerra italiano, le parole erano non solo pietre.Il “triangolo della morte” lo sta a testimoniare. Anche l’apolitico padre di Nicola Matteucci venne ammazzato per il solo fatto di essere un possidente. Un’analoga sorte era toccata al padre del filosofo torinese Vittorio Mathieu, ammazzato con la moglie da partigiani garibaldini nell’agosto 1944. Un incontro questa settimana con una giovane e colta docente torinese mi ha reso consapevole che la virulenza dei linguaggi sui social ,in particolare su Twitter, fa pensare a vere e proprie pietre scagliate attraverso la rete. L’obbligo della sintesi trasforma il pensiero in azione,riducendo al minimo il pensiero che si snatura in slogan. Viene a mancare il confronto delle idee e la politica si manifesta in modo primordiale ed insieme modernissimo. Io avevo sempre pensato che la tolleranza, senza se e senza ma, per tutte le idee dovesse sempre essere la stella polare di un laico. Solo di fronte alle azioni, in particolare a certe azioni, non ci poteva essere tolleranza. Idee e azioni avevano due diversi metri valutativi. Facevo un’eccezione per l’infame manifesto degli oltre 800 intellettuali che armarono la mano agli assassini del commissario Calabresi. La giovane docente mi ha ricordato che già durante la Grande Guerra molti intellettuali si lanciarono nell’uso di un linguaggio violento in cui la parola diventava un proiettile da scagliare contro il nemico. E mi ha anche fatto rilevare che il mio discorso finiva di privare la parola di parte del suo effettivo valore. Lo stringato e pacato manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce del 1925 non fu solo un documento scritto, ma animò l’impegno di molti. Osservazione ineccepibile. In effetti oggi il cinguettio di Twitter è solo apparentemente un cinguettio. Spesso diventa un urlo feroce, un incitamento all’odio e alla violenza.

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Il  nuovo coraggioso libro di Oliva
 Gianni Oliva è noto al vasto pubblico dei lettori per i suoi libri coraggiosi sulle foibe, sull’esodo giuliano- dalmata, sui Savoia, su Umberto II, sull’Esercito. Tutti temi che uno studioso di sinistra  non dovrebbe considerare degni di attenzione se non per  scrivere critiche spesso astiose o riservare silenzi  conditi di disprezzo. Oliva è uno dei pochi storici seri che la storiografia italiana abbia oggi.  L’ultimo libro dal  titolo “Combattere. Dagli arditi ai marò, storia dei corpi speciali” non passerà inosservato. Prevedo già alcune critiche aprioristiche e faziose che quasi sicuramente verranno espresse ,anche se il modo per liquidare chi dissente da noi è oggi la condanna del silenzio, della non recensione, del non invito in TV. Penso che sarà difficile mettere il silenziatore sullo scomodo libro di Oliva che ripercorre in modo lineare una storia che meritava di essere raccontata senza apriorismi faziosi. Gli arditi ,i marò, i paracadutisti ,la “Folgore” apparivano come i simboli dell’Italia fascista e guerrafondaia, incompatibile con l’art. 11 della Costituzione  in cui la guerra viene ripudiata.  I paracadutisti appiedati che resistono fino alla morte nel deserto africano di El Alamein  erano appannaggio dei nostalgici. Oliva ripercorre la loro storia, ricordando l’eroismo di quei soldati caduti a cui solo il Presidente Ciampi ebbe il coraggio di rendere omaggio. Ma dal libro viene fuori anche la storia della X Mas del principe Borghese, dei marinai che violarono il porto di Alessandria . L’autore parla di Luigi Durand de La Penne, di Teseo Tesei e di Elios Toschi, ma prima ancora di  Luigi Rizzo e della Beffa di  Buccari  nella I Guerra Mondiale e persino di Italo Balbo e di Giuseppe Bottai ,arditi nella Grande Guerra ,poi fascisti di primissimo piano. E’ un libro che non si può sintetizzare e che merita di essere letto. Fa onore ad Oliva l’averlo scritto ,diventa un dovere di un lettore che vuole informarsi sulla storia italiana leggerlo. Sicuramente è un libro che darà uno scossone alle vulgate.

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Gianni Oberto e il comune amore per Gozzano

Bello il nuovo tascabile di Palazzo Lascaris dedicato a Gianni Oberto Tarena, Presidente del Consiglio regionale e della Giunta regionale del Piemonte nel corso della I legislatura costituente, dopo essere stato Presidente della Provincia di Torino. La definizione di “disinteressato galantuomo” che costituisce il titolo di un paragrafo del libretto ,appare davvero calzante. Piemontese, avvocato, pubblicista, politico, uomo di grande cultura umanistica e giuridica, Oberto è stato un protagonista rimasto un po’ in ombra. Ingiustamente in ombra. Il Consiglio regionale gli dedicò un centro culturale che lavora in simbiosi con la biblioteca della Regione. Cattolico convinto, era anche un uomo aperto, potremmo dire un cattolico liberale, molto amico di Vado Fusi che me lo fece conoscere poco tempo prima di morire. Lo ricordo come un uomo molto cortese, riservato, direi “vecchio Piemonte “. Amava il suo Canavese profondamente, Ivrea faceva parte del suo DNA. Ricordo un altro incontro con lui insieme a Silvio Geuna che era stato rinchiuso nel carcere eporediese dopo la condanna all’ergastolo nel processo dell’aprile 1944 nel quale venne condannato a morte il generale Perotti. Più che di politica o di Resistenza, parlammo di Guido Gozzano e del “Meleto” di Agliè. Mi citò qualche verso a memoria. Io gli risposi con altri versi. Il nostro rapporto nacque nel nome di Gozzano. Raro, quasi eccezionale esempio di politico, specie democristiano. Per altri versi, già nel 1967 il Presidente della Repubblica Saragat ho la aveva insignito della medaglia d’oro dei benemeriti della scuola,della cultura e dell’arte.

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LETTERE –  scrivere a quaglieni@gmail.com

Lei scrisse tempo fa un elogio della cravatta .Come giudica i politici senza cravatta ed in jeans ,anche in cerimonie pubbliche ? A me sembra una mancanza di rispetto.

Gabriella Uberto

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La cravatta per me è un segno di eleganza, ma anche di rispetto. Le cravatte mi piacciono e ne ho una vasta collezione. Quando faccio un evento importante ne indosso una nuova che mi ricordi quell’evento. Da Marinella a Napoli sono di casa da molti anni. Ci andavano già mio nonno e mio padre. Longanesi , che scrisse che non portare la cravatta era un segno di indipendenza dai vincoli borghesi, è quasi sempre ritratto con la cravatta. Anche Togliatti portava la cravatta e anche il doppiopetto. Magari sono convenzioni, ma in Occidente sono convenzioni consolidate. Sergio Marchionne che si presenta al Quirinale con il solito maglioncino, è fuori posto come lo è Massimiliano Fuksas – progettista del grattacielo della Regione Piemonte- con la maglietta nera in ogni occasione. Ci sono anche politici in maniche di camicia. Diede il cattivo esempio Craxi quando al Palacongressi di Bari parlò, dopo essersi tolto la giacca per il caldo soffocante. Io mi sentirei di chiedere almeno a chi rappresenta le Istituzioni di sottoporsi al sacrificio di indossare giacca e cravatta. Enzo Ghigo, presidente della Regione per un decennio, era sempre inappuntabile come Aldo Viglione .Il via la cravatta e dentro i jeans, come è stato scritto, è un modo errato di voler assomigliare ai cittadini. I cittadini pretendono ben altro da chi eleggono .Se fossero bravi e onesti amministratori, il loro abbigliamento potrebbe passare in secondo piano ma ,quando un Sindaco o un Assessore indossano la fascia tricolore, devono avere l’abbigliamento adatto. Senza eccezioni.

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I finalisti del Premio Italo Calvino

 

Cerimonia di premiazione con i giurati Rossana Campo, Franca Cavagnoli, Mario Desiati, Marco Missiroli e Mirella Serri

Circolo dei lettori, via Bogino 9 – Torino

 

 

Nell’anno del suo trentennale, sono nove i testi finalisti che il Premio Italo Calvino ha scelto di sottoporre al giudizio della Giuria, composta, per questa edizione, da Rossana Campo, Franca Cavagnoli, Mario Desiati, Marco Missiroli e Mirella Serri.

 

Dopo aver esaminato, nel corso dell’anno, i 670 testi partecipanti al bando, il Comitato di Lettura del Premio ha selezionato nove autori esordienti – Emanuela Canepa (L’animale femmina), Nicolò Cavallaro (Le lettere dal carcere di 32 B), Andrea Esposito (Città assediata), Igor Esposito (Alla cassa), Vanni Lai (Le Tigri del Goceano), Davide Martirani (Il Regno), Luca Mercadante (Presunzione), Serena Patrignanelli (La fine dell’estate), e Roberto Todisco (Jimmy Lamericano) – tra i quali la Giuria individuerà il vincitore e le menzioni speciali.

La cerimonia di premiazione si svolgerà, alla presenza dei Giurati, martedì 30 maggio al Circolo del lettori di Torino, a partire dalle ore 17.30.

 

 

I testi finalisti e i loro autori

 

Per individuare i finalisti – compito non facile, considerando l’elevato numero di testi interessanti – il Comitato di Lettura ha deciso di puntare ad una scelta che fosse insieme rigorosa e rappresentativa di tendenze, temi e stili diversi, e che confermasse anche il ruolo del Premio nel far emergere narrazioni suggestive, scritture nuove e libri autentici.

La provenienza geografica degli autori conferma il carattere nazionale del Premio. Quest’anno, infatti, il campionario dei testi è tutto spostato verso il centrosud e le isole: ben tre sono gli autori di area napoletana; quattro risiedono a Roma; un altro finalista è sardo, confermando la produttività narrativa della sua regione, sempre ben rappresentata al Premio; una sola finalista, infine, proviene dal nord, per la precisione dal nordest. Le età variano dai 31 ai 49 anni con una netta predominanza della fascia dei trentenni. Tra i finalisti solo due donne, purtroppo, benché il Premio si sia sempre segnalato per una particolare attenzione rivolta ad esse.

Quanto ai temi, non è facile individuare un filo comune, anche se, pur in chiavi diverse, tutti i testi affrontano nodi esistenziali di rilievo. Di certo, nessun testo è consolatorio o eminentemente commerciale. Gli stili e le scritture di buon livello. Un panorama, insomma, estremamente variegato, che conforta il Premio Calvino nella sua formula di sondaggio nel sommerso della scrittura.

 

 

La storia del Premio

 

Il Premio è stato fondato a Torino nel 1985, poco dopo la morte di Italo Calvino, per iniziativa di un gruppo di estimatori e di amici dello scrittore, tra cui Norberto Bobbio, Natalia Ginzburg, Lalla Romano, Cesare Segre, Massimo Mila. Ideatrice del Premio e sua animatrice e Presidente fino al 2010 è stata Delia Frigessi, studiosa della cultura italiana tra Ottocento e Novecento.

Calvino, com’è noto, ha svolto un intenso e significativo lavoro editoriale per l’Einaudi; l’intenzione è stata, quindi, quella di riprenderne e raccoglierne il ruolo di talent scout di nuovi autori: di qui, l’idea di rivolgersi agli scrittori esordienti e inediti, per i quali non è facile trovare il contatto con il pubblico e con le case editrici. Il Premio ha impostato a propria attività seguendo gli stessi criteri che hanno guidato Calvino: attenzione e equilibrio, gusto della scoperta e, pur scegliendo di rimanere sempre in secondo piano rispetto all’autore, funzione critica.

 

 

I vincitori e le Giurie delle passate edizioni

 

Le Giurie del Premio, ogni anno diverse, sono sempre state costituite da critici letterari, storici della letteratura, scrittori e operatori culturali tra i più rappresentativi della scena culturale italiana dagli anni ‘70 ad oggi: Natalia Ginzburg, Cesare Segre, Ginevra Bompiani, Vincenzo Consolo, Edoardo Sanguineti, Ernesto Ferrero, Gianluigi Beccaria,   Dacia Maraini, Angelo Guglielmi, Marino Sinibaldi, Michele Mari, Tiziano Scarpa, Nicola Lagioia, Carlo Lucarelli, Antonio Scurati, Valeria Parrella, Michela Murgia, Fabio Geda, solo per citarne alcuni.

 

Il Premio Calvino può ormai contare un notevole numero di autori affermati, che hanno iniziato il loro percorso editoriale proprio partendo dalla partecipazione al concorso. Tra questi ci sono non solo finalisti e vincitori, ma anche molti segnalati dal Comitato dei lettori. Tra gli altri: Marcello Fois (Picta, Marcos y Marcos), Mariapia Veladiano (La vita accanto, Einaudi Stile Libero), Paola Mastrocola (La gallina volante, Guanda), Fulvio Ervas (La lotteria, Marcos y Marcos, con Luisa Carnielli), Errico Buonanno (Piccola serenata notturna, Marsilio), Rossella Milone (Prendetevi cura delle bambine, Avagliano), Francesco Piccolo (Diario di uno scrittore senza talento), Paolo di Paolo (Nuovi cieli, nuove carte, Empirìa), Flavio Soriga (Diavoli di Nuraiò, Il Maestrale), Marco Magini (Come fossi solo, Giunti), Francesco Maino (Cartongesso, Einaudi), Domenico Dara (Breve trattato sulle coincidenze, Nutrimenti), Valerio Callieri (Teorema dell’incompletezza, Feltrinelli).

 

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Le case editrici

 

Le case editrici che hanno pubblicato le opere vincitrici o segnalate vanno dai grandi marchi storici alle tante e pionieristiche case editrici che caratterizzano ormai da tempo il panorama culturale italiano. Ogni anno, alla cerimonia di premiazione si incontrano i più importanti editor, talent scout e responsabili delle collane di narrativa italiana.

 

 

 

 

 

Nosiglia: “I giovani periferia della società. Non parole ma lavoro”

Dopo l’accordo stretto con il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, per contrastare la disoccupazione giovanile – patto di qualche settimana fa – l’arcivescovo di Torino torna ad affrontare il tema del lavoro dicendo che  “le belle parole paternalistiche non servono:  occorre  piuttosto la possibilità di uno sbocco concreto nel mondo del lavoro, la piaga sociale più pesante che oggi i nostri giovani subiscono nel nostro territorio”. Monsignor Cesare Nosiglia così  si è idealmente rivolto agli educatori, alle istituzioni e al mondo della formazione e dell’economia pronunciando il suo messaggio di saluto in occasione dell’Assemblea diocesana sulla pastorale giovanile, all’Auditorium Santo Volto.” I giovani – ha aggiunto – spesso rappresentano le periferie delle periferie del nostro sistema sociale. Ciò favorisce la separatezza dal mondo degli adulti: questa si allarga sempre più con gravissime conseguenze per loro e per tutta la comunità”.

Animalisti in corteo contro il nuovo zoo di Torino

Hanno chiesto “Un parco per la città e per il quartiere senza muri e recinti” le associazioni animaliste e ambientaliste, tra cui Enpa, Lac, Lav e Oipa, che oggi a Torino hanno manifestato in corteo per protestare contro il progetto di affidare il parco Michelotti a Zoom, che intende aprire una fattoria didattica con animali. Circa 300 persone sono partite da piazza XVIII dicembre, davanti alla vecchia  Porta Susa, fino ad arrivare in corso Cadore. Contro il nuovo  “zoo”, le associazioni hanno presentato anche un ricorso al Tar.

Anche il Movimento animalista, rappresentato dal presidente nazionale on. Michela Vittoria Brambilla e dal coordinatore regionale avv. Lorenzo Bellino, ha partecipato  con la sua delegazione.

Nel mirino la giunta del sindaco Appendino e dei Cinque stelle, accusati di essere “capaci solo di fare promesse elettorali” e di “fare tornare indietro la città” perché stanno portando a compimento il progetto di concedere ai privati l’area dove fino a trent’anni fa sorgeva il vecchio zoo, affinché ne aprano un altro. “Chiediamo alla giunta Appendino di rispettare i patti elettorali e la parola data agli elettori”, dicono dalle associazioni. Nel loro programma, infatti, i pentastellati avevano promesso di “definire precise misure atte a sfavorire la detenzione a qualsiasi titolo di animali selvatici ed esotici in strutture fisse o temporanee”, proponendosi di tutelare l’ambiente “come bene di tutti” e di “migliorare la vivibilità degli spazi verdi e degli spazi comuni”. Tutto questo, sostengono gli animalisti, a Torino è stato seppellito sotto il peso degli interessi economici e del lucroso progetto di una società privata che punta ad attrarre mezzo milione di visitatori l’anno esibendo animali detenuti. “Una vergogna”, sostengono le associazioni animaliste che sfilano al grido di: “Prima Fassino, ora Appendino, stessa vergogna per Torino!”.

“E’ inaccettabile – osserva l’on. Brambilla – che ai giorni nostri ci sia ancora chi pensa di aprire zoo, luoghi crudeli e di prigionia, che spogliano gli animali della loro dignità. Torino ha ben altre attrattive e non ha certo bisogno di condannare alla sofferenza creature meravigliose, per di più “regalando” ai privati un’area pubblica. Gli animali devono vivere nel loro ambiente naturale. Chi se ne dimentica e non tiene in alcun conto le loro sofferenze, non offende solo la natura ma anche il sentimento della maggioranza degli italiani”.

Egitto, ecco la prima governatrice

FOCUS /  di Filippo Re

Nell’Egitto della repressione, delle stragi di copti, l’ultima ieri, con un bus assaltato da un gruppo armato nel sud del Paese che ha sparato all’impazzata contro un gruppo di pellegrini cristiani diretti in un monastero uccidendone una trentina, e della lotta senza tregua contro il terrorismo islamista, c’è spazio anche per una notizia positiva che infrange un tabù storico. Per la prima volta nella storia moderna l’Egitto ha nominato una donna alla carica di governatore di una provincia. Non era mai accaduto prima. Dopo la rivoluzione di Nasser nel 1952 la maggior parte dei governatori sono sempre stati ex generali dell’esercito o alti funzionari di polizia.

Nadia Abdou è stata scelta come governatore della provincia di Beheira, nel nord-ovest del Paese. Osservatori della realtà egiziana ritengono giusta e corretta la decisione del presidente della repubblica, Abdel Fattah Al Sisi. Finora la carica di governatore provinciale era riservata solo agli uomini. Soprannominata la “Lady di ferro” del Parlamento egiziano, al culmine della sua carriera, a oltre 70 anni, si è ora insediata sulla poltrona di governatore di Beheira, capoluogo di una provincia di sei milioni di persone, vicino ad Alessandria d’Egitto. I ventisette governatori egiziani uniscono le funzioni di prefetto e di presidente della regione in una delle più alte posizioni pubbliche del Paese riservata ai funzionari di grado più elevato. Nadia Abdou era già il primo vice governatore donna dal 2013. La giovane ingegnere di Alessandria completa la sua formazione con un Master in Ingegneria medica e ambientale all’Università di Alessandria. Inizia la sua carriera professionale nella compagnia delle acque di Alessandria dedicandosi alla qualità dell’acqua in un Paese dove migliaia di bambini muoiono ogni anno di diarrea. Dal 2002 al 2012 Nadia Abdou sale la scala aziendale fino alla cima, in una Società delle Acque che apre alle donne “con il metro della bravura, non del genere” ha sottolineato il governatore. Nel 2005 il Consiglio della Compagnia delle acque (Awco) riunisce otto donne e guarda anche oltre i confini dell’Egitto fondando l’Associazione dei servizi idrici nei Paesi arabi. Il sito di informazione specializzata Water & Wastewater Internazional ha riconosciuto alcuni anni fa che Nadia Abdou è una donna d’affari “dura ma leale”. Dichiarò a quel tempo: “io sono musulmana e il mio primo amore è Dio” ma aggiunse che al secondo posto c’è il suo lavoro, “anche più della mia famiglia”. Poco prima della rivoluzione, il nuovo governatore era entrato in politica: fu eletta deputato nel 2010 del National Democratic Party (Ndp), il partito unico del presidente Mubarak, sciolto nel 2011. Oggi il nuovo governatore punta a costruire ospedali e scuole, a sviluppare progetti industriali e turistici nella sua provincia che ospita Rosette, la città portuale famosa per la stele che permise a Champolion di decifrare i geroglifici degli antichi Egizi. Tra le questioni più urgenti da affrontare la mancanza cronica d’acqua, la carenza di infrastrutture e la presenza di estremisti religiosi che allarmano la minoranza cristiana.

Filippo Re

 

Il Governo non sgancia i soldi per il recupero di Imu e Tasi. Appendino: “Non ci fermeremo”

Il governo ha bocciato l’emendamento con cui M5S chiedeva ristoro a favore dei Comuni italiani per il mancato gettito derivante dalla riforma dell’Imu-Tasi. E’ stato bocciato un emendamento della deputata torinese pentastellata Laura Castelli. ” E’  inammissibile – afferma la deputata grillina – che ci siano Comuni, come ad esempio Lecce, che hanno ricevuto questi soldi”. Non ci fermeremo mai, finché il Governo non darà alla Città di Torino e ai torinesi ciò che gli spetta”. La sindaca di Torino, Chiara Appendino, commenta così la bocciatura da parte del Governo dell’emendamento M5S. Spiega la parlamentare Castelli che “si tratta di 2.5 miliardi che  lo Stato deve assegnare ai Comuni italiani per ottemperare a un errore. Le sentenze confermano che il Governo deve 61 milioni al Comune di Torino”.

Al rally vettura esce di strada. Investe un bimbo di 6 anni e lo uccide. Feriti i genitori del piccolo

Drammatico incidente mortale al rally Città di Torino, nell’abitato di Coassolo. In una  curva, un’autovettura è uscita di strada  travolgendo alcuni spettatori. Tra questi un bimbo  di 6 anni che è morto, mentre sono rimasti  feriti i genitori. Il  fratellino di tre anni è invece rimasto miracolosamente illeso. Sul posto  i carabinieri di Venaria Reale, con le ambulanze del 118 e l’elisoccorso. Il veicolo potrebbe avere toccato  il cordolo di cemento della strada, andando a finire oltre la linea di sicurezza senza che il pilota potesse evitarlo. Per il piccolo di 6 anni i soccorsi sono stati inutili. L’evento sportivo è stato subito sospeso

“Che degrado nei parchi cittadini!”

Caro direttore,

ho fatto una passeggiata nel PARCO DEL VALENTINO ( tratto da corso Maroncelli a Corso Bramante ) con la mia fedele macchina fotografica intendevo fare, con una giornata di sole, delle foto al Parco più importante per storia , tradizione e bellezza della città .

Pultroppo , ho trovato solo un parco ABBANDONATO al degrado !, dopo un anno di GOVERNO 5STELLE e tutte le promesse non mantenute dalla SINDACA APPENDINO per la RIQUALIFICAZIONE DELLE PERIFERIE !.

Voglio denunciare con foto scattate , il degrado del tratto che ho percorso , ma prometto di continuare a camminare nei parchi per vedere tutte le anomalie che ci sono .

Il parco più antico della CITTà NON PUò ESSERE ABBANDONATO A SE STESSO ! Mi sono trovato a vedere e fotografare :

1) PANCHINE MARCE e ROTTE
2) ERBA ALTA 
3) ZONE DI PERICOLO NON TRANSENNATE
Dopo il Valentino , ho controllato anche PARCO ITALIA 61 , dove noto l’assenza di SERVIZI IGIENICI , ma come al Valentino ERBA ALTA E PANCHINE ROTTE !

A fine giro mi sono diretto verso PALAZZO DEL LAVORO , lasciato al DEGRADO più totale , con un serpente che si aggira su CORSO MARONCELLI all’ altezza dell’ entrata dell’ ex FACOLTà DI ECONOMIA E COMMERCIO.

Mi sembrava di essere a Roma !!! anche lì governa il MOVIMENTO 5 STELLE con risultati identici .

SIGNORA SINDACA , GIUNTA COMUNALE dopo un anno di vs GOVERNO ecco il risultato .

Il turista che fa un giro nel parco del Valentino , conosciuto per la sua storia di splendore , cosa vede ?

L’ entrata della città è il biglietto dai visita , e noi presentiamo venendo dall’ autostada TORINO .SAVONA la cartolina del palazzo del lavoro in tutto il suo squallore.

 

Giuseppe Butera

Lista Civica per Fassino