redazione il torinese

Addio a Enzo Bettiza l’italiano austro-ungarico

di Pier Franco Quaglieni

Con la scomparsa a novant’anni di Enzo Bettiza, il giornalismo italiano perde una delle sue firme più autorevoli e “La Stampa” il suo ultimo editorialista importante che nell’ultimo decennio e’ comparso pochissimo sulle pagine del quotidiano di via Lugaro. Bettiza era un uomo autorevole e l’autorevolezza non gli venne con l’età ma era in lui qualcosa di innato. Autorevole e quindi indipendente e non disposto a scrivere a comando. Ebbe il coraggio di scontrarsi con il direttore – tiranno, suocero di Scalfari,Giulio De Benedetti che cerco’ inutilmente di umiliarlo. Io conobbi un De Benedetti vecchio e “buono” che si beveva una bottiglia di whisky in un pomeriggio , rimanendo quasi lucido nel suo buen ritiro di Rosta. Conobbi un ex direttore de “La Stampa” che portava ad un giovane appena laureato un suo articoletto nel primo covo del centro “Pannunzio ” di piazza Castello ,chiedendo con squisita ironia di leggerlo e di dirgli se andava bene. Ma tutti gli amici giornalisti che ho conosciuto ,salvo forse Ferruccio Borio e Carlo Casalegno ,mi parlavano con rabbia di “gdb “, com’era soprannominato e come amava firmare i suoi fondi che sembra fossero scritti da altri,alcuni dicono da Casalegno. L‘unico che seppe tenergli testa fu Bettiza che se ne andò dalla “Stampa” e passo ‘ al “Corriere della Sera “. Ma anche al quotidiano di via Solferino ,quando il direttore Piero Ottone volle ,in ossequio alle bizzarrie della proprietaria – zarina sovietica del giornale ,fare del quotidiano che aveva incarnato la borghesia italiana ,l’organo del cedimento al compromesso storico ,Enzo seppe andarsene dal “Corriere” che veniva cogestito dal comitato di redazione(con diritto di veto) e dal direttore allineato al nuovo corso.  Con Montanelli fondò “Il Giornale”, ispirandosi al “Mondo” di Pannunzio ,come mi disse una volta . E scrisse che gli era parso di aver condotto una battaglia di retroguardia e di testimonianza contro il clima creato dalle “masse facinorose e urlanti ” ,dai “terroristi che sparavano a Montanelli e sprangavano i nostri lettori” e dalla ” stampa conformista che ci calunniava “. In effetti non fu così, aggiunse, “perché nel 1989, con il crollo del Muro, capimmo di aver condotto una battaglia di avanguardia perigliosa perché solitaria ed elitaria : una battaglia cioè tipicamente , lucidamente, liberalissimamente pannunziana “. Bettiza che per brevissimo periodo fu comunista prima dei vent’anni, esule da Spalato conquistata dai titini, e’ stato un testimone dell’anticomunismo liberale che seppe opporsi a tutti gli autoritarismi e i totalitarismi del Novecento che egli considerò non un secolo breve, ma un secolo semmai troppo lungo a causa del comunismo che tenne banco dal 1917 in poi. Rispetto a quelli che Giovanni Giovannini chiamava con disprezzo direttorini e giornalistini ,egli seppe tenere la schiena diritta sempre. Una grande lezione anche deontologica ai tanti che nei giornali chinano non solo la schiena, ma anche la testa. Pure con l’amico Montanelli, quando ritenne di dissentire, lo fece liberamente, andandosene dal giornale di cui era condirettore. Soprattutto per tanti di noi, in primis per chi scrive, nel 1976 fu di esempio perché invece di “turarsi il naso” e votare Dc o firmare manifesti per annunciare il voto al Pci come fece la maggioranza dei giornalisti e degli intellettuali italiani, fu tra i promotori, con Alberto Ronchey e Cesare Zappulli, di un’iniziativa di minoranza che non fu premiata dagli elettori e invece ebbe grande importanza morale perché significò per noi il non arrendersi all’ondata clerico-marxista che rischiava di travolgere la democrazia italiana : la lista liberale, repubblicana, socialista democratica proposta in alcune regioni italiane . Bettiza e Zappulli vennero eletti ,Ronchey no. Ma va ricordato che quella lista riaffermava il senso storico-politico di un’alleanza dopo che nel PLI era prevalso Zanone ,nel PRI circolavano i vaneggiamenti senili di La Malfa a favore del compromesso storico e i socialdemocratici ,dopo le amministrative del 1975, erano passati, armi e bagagli, a sostenere le giunte rosse, tradendo il voto degli elettori. E’ naturale quindi che Bettiza abbia visto con favore Bettino Craxi e il suo tentativo di affrancare il socialismo italiano che fu di Rosselli e di Matteotti ,ma anche di Saragat e di Nenni,dall’abbraccio mortale del Pci e del compromesso storico con una Dc di sinistra che aveva rinnegato del tutto lo spirito degasperiano. Ci siamo sentiti spesso e abbiamo collaborato sovente. E ‘stato naturale che gli fosse conferito il Premio “Pannunzio”.Un premio azzeccato come quello a Spadolini,a Montanelli,a Ronchey che ha avuto anche premiati immeritevoli soprattutto per quello che fecero dopo il conferimento come Furio Colombo ,Vittorio Feltri e l’incredibile Barbara ,figlia di Altiero Spinelli, che, dopo aver parlato del comunismo come di “un’utopia assassina”, si riposizionò nell’estremismo nostalgico del comunismo ed occupò un posto al Parlamento europeo, malgrado avesse dichiarato che, se eletta, avrebbe rinunciato al seggio. Una volta Bettiza, quando nel 2003 venne nominato da Ciampi cavaliere di Gran Croce mi telefono ‘ e mi disse ,scherzando, che finalmente anche lui era stato nominato ,sia pure quattro anni dopo di me. Era rimasto colpito dalla rosetta che mi vide all’occhiello. Inutile dire che Bettiza, che fu senatore e deputato, non amava titoli e nastrini di nessun tipo. Il suo essere stato esule non fu per lui, come per tanti italiani che dovettero lasciare la propria terra dopo il Trattato di pace del 1947 ,un elemento di particolare distinzione che non volle mai rivendicare. Bettiza ,come racconto ‘ nel suo straordinario romanzo “Esilio” cercò subito di mettersi al lavoro, inserendosi attivamente in Italia, cosa che non era così facile per i circa 350 mila istriano-giuliano- dalmati dell’esodo-di cui Enzo non si sentì parte-accolti malamente in patria e considerati dei fascisti. All’inizio accettò qualsiasi lavoro e solo in tempi successivi incominciò a fare il giornalista nel 1953 ad “Epoca”, per poi passare alla “Stampa” nel 1957. La sua è  una storia totalmente diversa ,ad esempio, da quella di Ottavio Missoni ,nato a Ragusa da padre di origine giuliana ,che invece fu con orgoglio sindaco della “Libera città di  Zara” in esilio e fu insieme al patriota Lucio Toth, uno dei difensori delle ragioni di chi patì l’esodo ed ebbe lutti famigliari a causa degli infoibamenti. Infatti nel “Giorno del ricordo delle foibe e dell ‘esodo” che venne celebrato il 10 febbraio in tutta Italia a partire dal 2004 non fu possibile coinvolgerlo. Io cercai di farlo, ma fu irremovibile. Gli offrii l’opportunità di parlare a palazzo Carignano di Torino, ma mi disse che dovevo farlo io come storico e non lui come esule. Fu irremovibile. Enzo si sentiva certo italiano, ma non solo italiano era anche un po’ nostalgico dell’impero austro-ungarico e del mondo in cui era nato e vissuto a Spalato in cui convivevano slavi e italiani ed in cui egli aveva appreso il bilinguismo come un qualcosa di ovvio e naturale. La Dalmazia era certamente una terra italiana, veneziana e romana per storia e cultura, ma aveva anche un’identità slava che non poteva essere negata e che Enzo sentiva come sua. Qualcuno lo ha definito mitteleuropeo, anche se la Dalmazia è geograficamente nei Balcani e proprio dall’Europa orientale Bettiza ha tratto stimolo per affermare costantemente i valori della libertà come valori irrinunciabili. Penso che Bettiza sia stato soprattutto un sincero europeo che aveva visto e denunciato la tragedia dell’Europa orientale oppressa dal comunismo. Europeo ,non necessariamente europeista alla maniera di Spinelli e di Rossi. E’ stato uno dei migliori deputati al Parlamento europeo. Forse in lui era presente “l’idea d’Europa” di cui parlava Chabod. Se l’Europa avesse avuto rappresentanti come lui a Strasburgo, non sarebbe finita arenata sugli scogli e non si sarebbe confusa con gli interessi finanziari di alcuni potenti. Bettiza fu soprattutto un rarissimo esempio di giornalista libero e di scrittore raffinato. I giornalisti tentano di fare spesso anche gli scrittori, diceva Mario Soldati, e spesso gli scrittori tentano di fare anche i giornalisti. Quasi mai ci riescono pienamente. Il giornalismo è mestiere, la scrittura letteraria è arte. Solo pochissimi riescono ad essere chiari come dei giornalisti, scrivendo in modo non banale pagine che durino oltre lo spazio di un mattino. Gli articoli e i libri di Bettiza sono destinati a restare. Davvero è stato un giornalista principe.

quaglieni@gmail.com

Moncalieri, ultima sera di “Voci e volti”

Ultimo concerto prima della pausa estiva, il 30 luglio a Moncalieri, poi Voci e Volti​ ritorna da metà settembre con gli appuntamenti​ conclusivi della rassegna

La rassegna si concluderà il 24 settembre, al termine di un “viaggio” tra arte e tradizione. Un percorso che porterà artisti internazionali della musica popolare in luoghi dall’alto valore culturale del territorio piemontese. Voci e Volti visiterà con gli spettatori, tra gli altri, il Castello di Moncalieri, il Castello di Masino, il Castello della Manta, l’Abbazia di Vezzolano, l’Abbazia di Santa Maria a Cavour, Infini.To Planetario, il Filatoio di Caraglio.

Voci e Volti ospiterà artisti provenienti da Finlandia, Senegal, Tunisia, Argentina, Brasile, Canada e da diverse regioni d’Italia. Sonorità, volti, etnie, simbolo ed espressione di tradizioni musicali che variano enormemente fra di loro inviteranno il pubblico a un viaggio unico: dalle torride strade africane ai racconti dei vecchi gitani, dai ritmi del sud Italia alle ballate nord europee, dalle sfumature occitane al calore del tango argentino.

La direzione artistica di Voci e Volti è affidata ai componenti dell’Orchestra Multietnica MOM che accompagneranno gli artisti ospiti durante l’intera rassegna.

Il progetto nasce dall’esperienza pluriennale della Fondazione Dravelli in ambito interculturale.

I concerti sono tutti ad ingresso gratuito e si svolgeranno anche in caso di pioggia.

​PROSSIMI APPUNTAMENTI

Domenica 30 luglio, ore 21.00 – Duo Bottasso in concerto

Il Giardino delle Rose del Castello Reale, Piazza Baden Baden, 4 Moncalieri (TO)

Il Duo Bottasso ci porta nel mondo della musica OCCITANA, inserendolo in un coinvolgente spettacolo di WORLD MUSIC con composizioni proprie e reinterpretazioni di brani tradizionali. Il Duo è composto dai fratelli Simone (organetto) e Nicolò (violino), che interpretano repertori di musica tradizionale rendendoli vivi e attuali.

Il Duo è sempre alla ricerca di una mediazione tra la delicatezza sui propri strumenti e la dirompente energia che non manca mai ai due giovani musicisti: tutto questo unito dalla complicità propria di due fratelli legati dal desiderio di mantenere in costante evoluzione la tradizione della loro terra d’origine.

Nel 2014 esce il loro primo album Crescendo, realizzato con la collaborazione di numerosi ospiti tra cui Elena Ledda, Mauro Palmas, Gilson Silveira e Christian Thoma. Crescendo non rimanda solo alla terminologia musicale ma rispecchia anche la storia di due fratelli musicisti partiti dalla musica da ballo dell’area occitana d’Italia per inoltrarsi nei sentieri della nuova composizione e dell’improvvisazione. Il Duo partecipa attivamente in qualità di direttore e docenti al progetto orchestrale Folkestra&Folkoro.

 

Sabato 16 settembre, ore 21.00 – Oscar Doglio Sanchez in Aer Mundis

Abbazia di Santa Maria, Via Saluzzo, 72 Cavour (CN)

Le musiche di Aer Mundis sono scritte integralmente da Gian Giacomo Parigini, musicista e pittore che in occasione di questo concerto incontra il violoncellista Oscar Doglio Sanchez. La struttura della suite classica accoglie l’improvvisazione propria del jazz, rendendo questa serata interessante quanto imprevedibile.

Il Complesso Abbaziale, comprendente l’Abbazia Benedettina di Santa Maria e il Museo Archeologico di Caburrum, è situato nel Parco Naturale della Rocca di Cavour.

È prevista una visita guidata al complesso abbaziale ed al “Museo archeologico di Caburrum” a cura dell’Associazione Culturale Anno Mille. Per info e prenotazioni: 334.9774348lab@abbaziasantamaria.it

 

Comital, procedure per 140 licenziamenti

La Comital ha avviato le procedure di licenziamento per 140 lavoratori presso lo stabilimento di Volpiano. La notizia non è stata comunicata ufficialmente, ma  è previsto un incontro tra l’azienda e i rappresentanti sindacali. L’azienda, dal 2014 proprietà del gruppo francese Aedi, produce laminati di alluminio per l’industria farmaceutica e alimentare.

“B&b” e affittacamere, le nuove regole

Il  Piemonte ha una nuova legge  su “bed and breakfast, affittacamere, case vacanza, residenze di campagna e ostelli.

Il disegno di legge della Giunta è stato infatti approvato a maggioranza, martedì 27 luglio, con 21 voti favorevoli e 15 consiglieri che non hanno partecipato al voto. La nuova legge mira a riorganizzare questo modello di ospitalità, sempre più diffuso di pari passo con la costante crescita dei flussi turistici.

L’obiettivo principale della riforma – come ha avuto più volte modo di evidenziare l’assessora al Turismo Antonella Parigi –  è l’armonizzazione della normativa piemontese con quella nazionale e comunitaria vigente, riunendola in un unico corpo e aggiornando un’impostazione ormai obsoleta, in quanto l’ultima legge regionale di riferimento era la 31 del 1985. Una delle novità più rilevanti riguarda le strutture a conduzione famigliare, come “bed and breakfast”ed affittacamere, per le quali la nuova norma detta i confini entro cui possono essere gestite in forma non imprenditoriale: per i primi la soglia è fissata a tre camere, al di sopra delle quali sarà necessario disporre della partita Iva dedicata, con un limite massimo di sei stanze, oltre cui non si può essere annoverati in tale categoria; per gli affittacamere invece il servizio potrà essere esercitato in modo non imprenditoriale se svolto in forma occasionale e non continuativa e in non più di due appartamenti posti nello stesso stabile, con un massimo di tre camere e sei posti letto.

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È anche previsto l’inserimento della “country house” o residenza di campagna: dovranno essere ville padronali, casali o case coloniche ubicate in luoghi di valore naturalistico e paesaggistico, in centri sotto i diecimila abitanti, amministrate in forma imprenditoriale, non annesse a un’azienda agricola e non gestite da un imprenditore agricolo, con camere o con appartamenti con cucina fino ad un massimo di dieci posti letto. Un altro ambito di intervento sono poi le locazioni turistiche: l’affitto di una abitazione, per essere considerato attività ricettiva, dovrà disporre di servizi quali fornitura e cambio biancheria, ricevimento ospiti, assistenza in camera, in assenza dei quali verrà considerata attività di mera locazione abitativa. Si vogliono così contrastare forme irregolari di ospitalità, migliorando la sicurezza e includendo tali strutture nei meccanismi di rilevazione statistica e informativa, facendo emergere la reale portata del settore extralberghiero. Nella relazione di maggioranza, Elvio Rostagno (Pd)  ha voluto sottolineare come il settore turistico sia in continua espansione, per cui “si è incominciato al vedere le cose in maniera orizzontale e non più verticale toccando argomenti importanti come quello enogastronomico e culturale. La legge che era in vigore è parsa pertanto superata, visto che i tempi sono cambiati. Il turismo è cambiato, sempre più l’utenza vuole servirsi delle unità abitative piuttosto che degli alberghi. Gli emendamenti proposti dalla giunta vanno a correggere alcuni aspetti, adeguandoci alla legge della Regione Toscana, proprio per evitare eventuali impugnazioni”.

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La prima relazione di minoranza ha visto Gian Luca Vignale (Mns) ribadire la necessità di ragionare sul concetto di “un’offerta che la Regione Piemonte potrà dare pensando a più offerte turistiche proprio per venire incontro alle richieste dell’utenza. La montagna ha bisogno sempre più di posti letto, e noi rispetto ad altre realtà, abbiamo un gran numero di seconde case che possono essere affittate temporaneamente”. Siè poi soffermato sull’articolo 5, che tratta delle locazioni turistiche, anche dal punto di vista fiscale. Visto che i contenuti sono stati recepiti dal ddl, in Commissione Vignale aveva ritirato la sua proposta di legge n. 241 per disciplinare l’affitto temporaneo breve. La seconda relazione è stata quella di Francesca Frediani (M5S). “Il nostro apporto a questo ddl lo abbiamo fornito con i nostri emendamenti, che hanno riguardato soprattutto la distinzione tra attività imprenditoriale e non imprenditoriale. Avremmo voluto un sostegno più esplicito per il turismo sostenibile, e con questa legge siamo davanti ad  un piccolo passo per adeguare la legislazione regionale alla realtà di un turismo in continua evoluzione, favorita anche dalla tecnologia, se pensiamo al modo in cui sempre più turisti organizzano le vacanze in autonomia utilizzando le risorse della rete. Sicuramente la Regione avrebbe bisogno di un testo unico sul turismo. Quello che ci preoccupa, è il regolamento di attuazione, al quale sono demandati troppi argomenti. Chiediamo pertanto un confronto in Commissione  coinvolgendo tutte le realtà che operano sul territorio”. Il presidente della Commissione Turismo, Raffaele Gallo, ha espresso la propria soddisfazione per il lavoro svolto, che va a normare un settore turistico importante e in forte espansione come quello delle locazioni brevi.”Sin dall’ inizio abbiamo individuato il turismo come un asse importante della nostra azione di governo – ha affermato – È la terza volta che trattiamo il turismo in Aula, aggiornando importanti quadri normativi. La legge precedente era del 1985, oggi siamo qui a sottolineare soprattutto quello che mi pare lo scopo più importante, quello della semplificazione normativa”.

Nel dibattito generale e nell’esame dei complessivi ventinove articoli, sono intervenuti: Silvana Accossato (Articolo1), Mauro Campo, Paolo Mighetti e Frediani (M5S), Rostagno, Gallo e Daniele Valle (Pd) e Gilberto Pichetto (Fi). Nella dichiarazione di voto, Campo ha ribadito che essendo un’importantissima parte della materia demandata al regolamento attuativo, ci sia spazio in fase di stesura in Commissione per proporre delle modifiche, visto che il testo della legge non è più emendabile. Rostagno ha sottolineato come l’iter legislativo sia stato caratterizzato da un generale clima di condivisione. “L’economia non la si fa con le leggi, ma le leggi possono consentire un buon processo economico. Il nostro scopo è quello di incrementare l’offerta turistica in sinergia con altri settori. È certamente una legge che entra nel campo minato delle competenze, per cui si è cercato di trovare dei correttivi con gli emendamenti della Giunta che ci cautelano dal rischio di impugnative. Il turismo non è solo una crescita economica, ma anche di relazioni umane” ha concluso. Collegato al ddl, è stato anche approvato (sempre a maggioranza) l’ordine del giorno di Rostagno (Pd) per chiedere che venga avviata un’operazione di uniformazione-unificazione delle procedure relative alla comunicazione giornaliera alle Questure delle informazioni inerenti le persone alloggiate e alla trasmissione mensile alle Province dei dati sui flussi turistici, in modo da agevolare ulteriormente i gestori delle strutture ricettive.

MB – www.cr.piemonte.it

Polizia blocca funerale: forse l’uomo è stato ucciso

In ospedale, poco prima di morire, aveva scritto un messaggio ai suoi parenti:  “sono stato picchiato”. Ora la sorella del defunto chiede di far luce sulle ultime ore della vita dell’uomo, poichè sospetta sia stato ucciso. La squadra mobile di Torino ha così bloccato il funerale di Christian Fuentes Sanchez, peruviano di 40 anni trovato svenuto in strada venerdì notte e morto lunedì in ospedale. Sembra che l’uomo,  dopo essere stato a cena con amici in un locale peruviano, fosse andato in un bar di via Lauro Rossi, dove sarebbe scoppiato un litigio. La polizia ha acquisito i filmati delle telecamere della zona per capire cos’è successo e la Procura ha disposto l’autopsia per determinare la natura delle lesioni riscontrate sul corpo .
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G7 Torino – Locatelli (Prc-SE): contestiamo la parata di governi e padroni

“Mobilitiamoci per il diritto e la dignità del lavoro”

La scelta di fare a Torino il G7 dei Ministri dell’industria, della scienza e del lavoro ha il sapore di un affronto, di una provocazione. Proprio a Torino, una città piegata dalla disoccupazione e dall’impoverimento di massa, il luogo del delitto consumatosi con l’assunzione del modello Marchionne a modello di regolazione delle relazioni industriali. Dopo avere in tutti i modi  favorito un gigantesco processo di spoliazione di diritti, tutele, occupazione i governi si ritrovano  – per la precisione il summit degli odierni “sette grandi della Terra” si terrà nella fastosa reggia sabauda di Venaria Reale – formalmente per parlare di lavoro e industria, più precisamente per parlare  del ruolo che impresa e capitale devono avere nell’epoca della “rivoluzione digitale”, della “fabbrica intelligente”. Fuor di metafora governi, padroni, think thank vari si ritroveranno per discutere di innovazione tecnologica, di adeguamento delle forme di sfruttamento della forza lavoro, di nuove forme di accumulazione con l’idea – pia illusione – di trovare per questa via una qualche soluzione alla crisi globale di sistema. Contro le ricette di lorsignori bisogna che si levi la voce e la protesta dei molti contro i pochi, di chi vive il dramma della disoccupazione, di chi subisce il peso della precarietà, dei lavori poveri e sottopagati, della rimozione delle tutele sindacali. Va messo in campo un altro punto di vista rispetto alla logica del capitale, della speculazione finanziaria, dei profitti privati. Rifondazione Comunista partecipa ed è parte attiva del coordinamento che si è costituito in “assemblea cittadina”, un’assemblea plurale di associazioni, forze sociali e politiche, sindacali. Rifondazione Comunista preparerà la manifestazione “No G7” che si terrà a Torino con una campagna capillare di controinformazione e di mobilitazione per un piano di lavoro, un piano per il ripristino dei diritti dei lavoratori, la riduzione dell’orario di lavoro, il salario orario minimo e interventi redistributivi dei redditi bassi avendo come riferimento primo i luoghi dello sfruttamento, del lavoro, della precarietà, del disagio sociale presenti nel torinese.

Presto nuove telecamere per la sorveglianza stradale a Rivalta

Verrà installata nei prossimi giorni una nuova telecamera per il controllo e l’analisi del traffico stradale. Saranno così due gli impianti semaforici ad essere dotati di “occhi elettronici” per controllare i veicoli in ingresso e uscita dalle vie principali del territorio comunale e garantire maggiore sicurezza sulle strade e a tutti i Rivaltesi. Nell’ambito del rinnovo di alcuni servizi, sull’impianto semaforico che regola l’incrocio tra le vie Giaveno, Nenni e Piossasco verrà installata una seconda telecamera che registrerà il passaggio di tutti i veicoli in transito. Una uguale telecamera è installata ed è in funzione anche all’incrocio tra via Grugliasco e via Einaudi. Le due telecamere rileveranno le targhe dei veicoli in transito sul territorio comunale memorizzandole temporaneamente, in modo da poter essere utilizzate dalle Forze dell’Ordine per analisi e verifiche nel di caso di denunce di sinistri, incidenti e reati di varia natura che vedono coinvolti automezzi. La lettura in remoto delle targhe, spiegano dal Comando della Polizia Municipale di Rivalta, servirà poi anche per individuare e immediatamente sanzionare i veicoli che circolano senza assicurazione o senza revisione o che risultino rubati. Grazie a questo sistema la pattuglia posizionata dopo l’incrocio potrà fermare i veicoli segnalati dalla telecamera per effettuare le i controlli. Il provvedimento rientra nel Progetto Città Sicura, come spiega il Sindaco di Rivalta Nicola de Ruggiero: «vogliamo implementare la videosorveglianza del territorio comunale, per garantire più sicurezza ai cittadini, e un modo per aumentare la sicurezza è anche quello di controllare i veicoli in entrata e in uscita dal nostro Comune». «Questi sono i primi due impianti, ma è nostra intenzione continuare su questa strada, privilegiando i controlli sulle grandi arterie di comunicazione che attraversano il nostro territorio». La videosorveglianza stradale rientra poi tra le specifiche del Decreto Minniti per un maggior controllo delle città. Proprio per questo è allo studio la possibilità di condividere le immagini registrate dalle due telecamere di Rivalta con l’Arma dei Carabinieri, che potrà visionarle in remoto e in tempo reale, senza doverle richiedere al Comando della Polizia Municipale. La videosorveglianza in remoto sarà condivisa anche con i comuni limitrofi: Rivoli ha in progetto l’installazione di un impianto lungo via Einaudi, mentre Orbassano, come altri comuni a noi vicini, ha un impianto mobile. Si tratta quindi di un embrione di sistema integrato che svilupperemo nei prossimi anni, in modo da poter effettuare in caso di necessità controlli incrociati.

Piemonte, cresce il numero delle nuove imprese. Ma più lentamente rispetto al 2016

Nel secondo trimestre 2017 il tessuto imprenditoriale piemontese ha manifestato una lieve espansione, sebbene di intensità inferiore rispetto a quella realizzata nello stesso periodo del 2016. Nel trimestre aprile-giugno 2017, infatti, sono state 6.547 le aziende nate in Piemonte, dato più basso rispetto a quello registrato nel corso del II trimestre 2016 (7.470). Al netto delle 4.589 cessazioni (valutate al netto delle cancellazioni d’ufficio), il saldo è positivo per 1.958 unità (nel II trimestre 2016 il saldo era stato di 2.377 unità), dato che porta a 435.710 lo stock di imprese complessivamente registrate a fine giugno 2017 presso il Registro delle imprese delle Camere di commercio piemontesi. Il bilancio tra nuove iscrizioni e cessazioni si traduce in un tasso di crescita del +0,45%, lievemente più ridotto rispetto a quello registrato nello stesso periodo del 2016 (+0,54%) e di poco inferiore rispetto a quello rilevato a livello medio nazionale (+0,59%). «Il dato Movimprese relativo al II trimestre dell’anno tratteggia un Piemonte che continua ad aver voglia di scommette sull’impresa, nonostante tutto – ha detto Ferruccio Dardanello, presidente Unioncamere Piemonte – Certo la strada è ancora lunga e c’è ancora molto da fare, ma la direzione intrapresa è quella giusta. Tutti i settori, infatti, hanno registrato andamenti positivi e tra questi spicca il turismo e il comparto degli ‘altri servizi’ (attività finanziarie e assicurative, trasporto e immagazzinaggio, attività immobiliari, noleggio e agenzie di viaggio): settori strategici, insieme al commercio, per ridare slancio al mercato interno e per attrarre investimenti e turisti». La lieve espansione registrata a livello regionale è stata il frutto dei risultati positivi, seppur deboli, registrati in tutte le province piemontesi. Novara e Torino, con un tasso di crescita rispettivamente pari a +0,63% e +0,55%, hanno realizzato le dinamiche più elevate. Asti (con una crescita del +0,52%), Vercelli e Verbania (entrambe con un tasso pari al +0,49%) hanno evidenziato ritmi espansivi leggermente migliori rispetto alla media regionale; mentre Cuneo (+0,27%) e Alessandria (+0,21%) hanno mostrato una dinamica più lenta.  Il risultato meno brillante appartiene al territorio biellese (+0,05%). Analizzando l’andamento del tessuto imprenditoriale regionale in base ai settori di attività economica emergono risultati incoraggianti. Nel secondo trimestre 2017, infatti, i tassi di variazione percentuale trimestrale dello stock delle imprese registrate in Piemonte appaiono positivi per tutti i principali comparti produttivi. Dopo il turismo, che registra un’espansione del +0,95%, il comparto più vivace risulta ancora una volta quello degli altri servizi, con un tasso di variazione +0,80%, seguito dal commercio (+0,41%). Le costruzioni hanno registrato un tasso di variazione trimestrale dello stock pari a +0,37%, mentre l’agricoltura (+0,26%) e l’industria in senso stretto (+0,09%) hanno vissuto dinamiche più deboli.

Da Fondazione Crt 342 interventi per il territorio

Dalla promozione della salute all’assistenza alle fasce sociali più deboli, dal sostegno agli Atenei ai progetti di ricerca, dalla valorizzazione delle eccellenze del territorio alle iniziative culturali

 

Torino, 28 luglio 2017 – Dalla Fondazione CRT 4,3 milioni di euro per 342 interventi a sostegno delle iniziative del territorio: sono i risultati della prima sessione delle richieste ordinarie – ovvero le richieste di contributi non rientranti in alcun bando specifico della Fondazione – presentate nei primi quattro mesi del 2017 da enti operanti in Piemonte e Valle d’Aosta.

 

Attraverso le due sessioni annuali dedicate alle richieste ordinarie, la Fondazione CRT garantisce il proprio appoggio a un ampio ventaglio di attività e soggetti, con una forte capillarità nella distribuzione territoriale e nella tipologia dei beneficiari: in tutte le province piemontesi e in Vallée, infatti, ricevono contributi sia piccole realtà, sia istituzioni di maggiore dimensione.

 

In particolare, per l’area Welfare e Territorio la Fondazione CRT ha deliberato 153 contributi per un importo complessivo di 1,5 milioni di euro: a beneficiarne sono interventi di prevenzione e promozione della salute, di assistenza alle categorie sociali più deboli, interventi per implementare le dotazioni delle organizzazioni di volontariato impegnate nella tutela e nella salvaguardia del territorio, sino agli eventi di valorizzazione del territorio stesso e dei suoi prodotti di eccellenza.

 

Per l’area Ricerca e Istruzione sono stati approvati 108 contributi con uno stanziamento di 2,2 milioni di euro: circa 900.000 mila agli Atenei, circa 1,3 milioni di euro a enti del territorio, sia per la formazione e istruzione a tutti i livelli, sia per la ricerca in ambito medico, letterario, alimentare e a progetti di ricerca applicata.

 

Nel campo Arte e Cultura sono 81 i contributi per 636 mila euro a sostegno, tra gli altri, di festival cinematografici, premi letterari, attività culturali e di valorizzazione del patrimonio storico-artistico.

 

Le richieste sono state valutate tenendo conto, in particolare, dell’efficacia degli interventi e attività nei confronti del territorio, della qualità delle iniziative, della loro sostenibilità, nonché della strutturazione e affidabilità delle organizzazioni.

 

“La Fondazione CRT conferma il proprio significativo ruolo di sostegno capillare al territorio: ascoltiamo le esigenze delle comunità attraverso le realtà del non profit, che affianchiamo e sosteniamo non solo dal punto di vista delle erogazioni, ma anche delle capacità progettuali – dichiara il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. Con le erogazioni ordinarie contribuiamo, al passo con il mutare dei bisogni, a dare linfa alle tante attività e ai tanti soggetti impegnati nella crescita sociale, culturale, economica del Piemonte e della Valle d’Aosta, senza mai dimenticare le fasce più fragili della popolazione”.

 

“Nell’esame periodico delle richieste di sostegno che provengono alla Fondazione CRT, e certamente tenuto conto della specificità del singolo settore di riferimento, un’attenzione crescente è rivolta anche al carattere innovativo delle iniziative proposte – ha sottolineato il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci –. Del resto, il trend evolutivo a cui assistiamo non solo nel nostro Paese ma in tutta Europa, indica come il ruolo della filantropia, specie quella istituzionale, risieda anche nel saper facilitare la creazione di opportunità e nuovi spazi di intervento per quei soggetti particolarmente attenti alla capacità di fare rete con i vari enti e attori del territorio, tanto più se sensibili alla sostenibilità nel tempo delle singole iniziative e alla centralità delle giovani generazioni”.

 

L’elenco dei beneficiari sarà pubblicato nei prossimi giorni sul sito della Fondazione (www.fondazionecrt.it).

 

La seconda sessione delle richieste ordinarie è aperta dal 1 luglio al 15 settembre 2017.

Radicali di nuovo in strada a raccogliere firme sulla proposta di legge popolare Ero Straniero

Dichiarazione di Igor Boni e Silvja Manzi, direzione nazionale Radicali italiani e coordinatori Associazione radicale Adelaide Aglietta:
Emma Bonino ha chiesto ai torinesi uno sforzo straordinario per raggiungere, in poche settimane, l’obiettivo delle 50.000 firme sul progetto di legge di iniziativa popolare Ero Straniero. Questa iniziativa dà l’occasione a un’altra Italia di alzare al testa e chiede di governare un fenomeno che ha una portata epocale e non è l’emergenza di un momento.
Per questo domani sera e domenica torneremo in strada chiedendo ai cittadini di abrogare la legge criminogena Bossi-Fini.
Resta il problema di una raccolta firme da effettuare con metodi ottocenteschi che noi, a differenza di altri, rispettiamo rigorosamente; per questo motivo torniamo a chiedere a chi può autenticare di venire a darci una mano.
Questi i prossimi appuntamenti:
venerdì 28 luglio, dalle ore 20 alle ore 22, presso il locale Tre Galli, in via sant’Agostino 25;
domenica 30 luglio, dalle ore 10 alle 13, in via Garibaldi, angolo via san Dalmazzo/via delle Orfane.