“No alla ‘privatizzazione’ del Parco Dora”

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LETTERA APERTA SUL KAPPA FUTURFESTIVAL

Caro direttore,

il Comitato spontaneo Dora Spina Tre è un gruppo di cittadini nato a Torino nel 2004 per seguire e migliorare la trasformazione urbana dell’area ex industriale lungo la Dora. E’ attivo per ottenere più servizi pubblici e vivibilità nel quartiere di Spina 3 e più verde nel Parco Dora.

Fin dalla prima edizione, il nostro Comitato si è opposto allo svolgimento del Kappa FuturFestival all’interno del Parco Dora, per motivi legati alla tutela dell’ambiente urbano e alla qualità della vita dei residenti. Non chiedendo l’abolizione del festival, che tanto interesse accoglie in una fascia di popolazione, ma il suo spostamento in un’area più idonea e lontana dalle abitazioni; magari in una delle ampie zone industriali dismesse ai margini della Città.

L’IMPATTO DEL CONCERTO SUL QUARTIERE E SUL PARCO DORA

Il Parco, dove da anni si svolge il festival, si trova nel cuore di un quartiere ad altissima densità abitativa. I palazzi residenziali circondano, a poca distanza, l’area occupata del concerto, il cui impatto investe direttamente migliaia di famiglie. Il Kappa FuturFestival comporta ormai la chiusura quasi totale del Parco per molte settimane durante il mese di luglio. Ciò che fa perdere ai cittadini l’uso dell’unica grande area verde della zona. I lunghi tempi di montaggio e smontaggio delle strutture del concerto prolungano il disagio. Il massiccio afflusso di oltre 100.000 persone danneggia i prati e la vegetazione. Le vibrazioni e le strutture pesanti logorano le installazioni del Parco. L’area è in stato di degrado dopo l’evento, se pur doverosamente recuperato dagli organizzatori.

ANCORA RIUNIONI ISTITUZIONALI INCENSANTI IL CONCERTO

Nella riunione delle commissioni Ambiente e Urbanistica della Circoscrizione 5 del 28 luglio (che si può ascoltare sul sito del Comune di Torino) sono stati auditi il dr. Vitale e la dott.sa Bolle, organizzatori del Kappa FuturFestival. Facendo il loro mestiere in modo egregio, hanno raccontato le magnificenze dei risultati del concerto, sciorinando molti dati e suggestioni. Peccato che i rappresentanti istituzionali non siano andati aldilà dalla venerazione degli ospiti e non abbiano fatto il mestiere per cui sono stati eletti, in quanto sono rimaste inevase le indispensabili domande che dovevano essere poste.

Gli organizzatori del Kappa dichiarano che a livello regionale c’è una ricaduta economica (come calcolata?) di 50 milioni di euro. Che il commercio locale (in che perimetro e quali categorie?) ha avuto molti benefici dal festival. Che 125.000 persone erano presenti, compresi gli eventi collaterali (quali e con quante presenze?).

Ma qual è il bilancio economico del festival? Le sue entrate e uscite complessive. Quali sono i rapporti economici tra Movement Entertainment (titolare del marchio FuturFestival) e Robe di Kappa di Basic Net. E le grandi entrate del concerto, con un giro d’affari di milioni di euro, perché procurano paghe da fame, denunciate dal sindacato USB, per le “risorse” (come le chiamano loro) che hanno lavorato al Kappa?

Ma soprattutto, quanto è costato effettivamente il festival alla Città di Torino, ai suoi cittadini / contribuenti? Contabilizzando gli sconti vari sulle concessioni del Parco, l’utilizzo della polizia municipale, il lavoro aggiuntivo di Amiat, Gtt e Iren. Oltre che la presenza di polizia e carabinieri; e di ASL per il pronto soccorso e i servizi per le tossicodipendenze? Su questi aspetti, si è mai fatto un bilancio economico?

Nessun consigliere ha chiesto nella suddetta riunione nulla di tutto ciò, limitandosi a lodi sperticate (sta nascendo un movimento di simpatizzanti istituzionali,“ i Fratelli di Kappa”?). La stessa cosa è purtroppo sempre successa in questi anni in ogni luogo istituzionale, non solo alla Circoscrizione 5 ma anche alla 4 e in Consiglio comunale.

IL KAPPA TRACIMA NEL QUARTIERE

Paradossalmente, solo gli organizzatori del concerto hanno parlato dei disagi per i residenti di Spina 3 per la collocazione nel Parco Dora di un così grande concerto. E della necessità di ridurli ancora. Lo hanno fatto sempre più nella logica (meritoria o indirizzata a uno scopo preciso?) che, sulla base delle riparazioni (dovute, visti i danneggiamenti) che fanno dopo il concerto, e di quant’altro aggiungono per migliorare il Parco, ci si può rivolgersi a loro per segnalare le esigenze del Parco e dei quartieri circostanti. Esigenze dei cittadini che dovrebbero invece essere le Amministrazioni elettive della città ad ascoltare, affrontare e risolvere. Posto che non siamo più nel Medioevo, quando era necessario inchinarsi al Signore del luogo per presentare le proprie suppliche.

Seppur si sia ridotto di molto l’impatto acustico (ma le rilevazioni effettuate dell’ARPA del rumore del concerto non sono diffuse pubblicamente) e anche i tempi dello smontaggio delle strutture (e qualche temporale subito dopo il Kappa ha aiutato la ripresa dei prati calpestati), sia l’imprenditore sia i rappresentanti istituzionali continuano a non tenere conto che un concerto con tale successo di pubblico non può, crescendo sempre più, sfruttare ancora un Parco di dimensioni non estensibili. Lo dimostra già ciò che è successo quest’anno: la zona preclusa ai cittadini si è sostanzialmente estesa in varie forme. Infatti, formalmente, viene concessa solo l’area su cui si collocano gli impianti di vario genere, ma altre zone del Parco sono state recintate con nastro bicolore e di fatto anch’esse interdette all’uso pubblico, con tanto di Vigili e Forze dell’Ordine a presidiarle. In tutto, si può stimare che siano stati recintati circa 200.000 mq del Parco Dora. E i paninari che accorrono occupano, in modo scarsamente controllato, sempre più altre aree.

COME VOLEVASI DIMOSTRARE

Alcune novità sono comparse nella recente suddetta riunione circoscrizionale.

L’organizzatore ha intimato che se il Comune di Torino non concede il Parco Dora per dieci anni, e non anno per anno, non è più in grado di competere con altri concerti similari (“l’assenza di ciò preclude ogni forma di nuovo investimento”). Per ottenere la decennalità dell’insediamento, l’organizzatore, che si propone come referente diretto della popolazione, approfittando della carenza (per non dir di peggio) delle Istituzioni elettive, sembra prefigurare “un movimento”, probabilmente sulla base dei rapporti che sta intessendo sul territorio. Lo fa, pensiamo, per cautelarsi da una progressiva incompatibilità del concerto nel Parco Dora o magari dall’arrivo (improbabile) di Amministrazioni comunali meno condiscendenti.

E’ apparso poi all’orizzonte quello che come Comitato Dora Spina Tre avevamo da anni predetto: sulla base del fatto che si svolgono nel Parco concerti autonomamente organizzati (con relativo disturbo di una parte della popolazione) e che “una grande area soffre per la carenza di finanze pubbliche”, l‘organizzatore del Kappa propone una chiusura del Parco (totale? con quali modalità? solo di notte? chi ne avrebbe le chiavi? gli amici dell’organizzatore?) In subordine, una vigilanza da parte di guardie private, che l’imprenditore si è detto pronto a finanziare (ha già chiesto un preventivo!) solo se tale provvedimento, da lui perorato, sarà votato all’unanimità dalle Istituzioni (sembra di capire che non sarebbero tollerate opinioni dissenzienti, come quelle ivi espresse da due consiglieri circoscrizionali). Quali sarebbero le regole di ingaggio di tale guardie private non è stato specificato: allontanerebbero i rave non autorizzati? o anche chiunque voglia, anche di notte, se lo ritiene, uscire dalle isole cittadine di calore e stare vicino agli alberi, che voglia fare una sgambata, stare con amici senza pagare un biglietto o una consumazione obbligatoria?

SIAMO ARRIVATI AL DUNQUE

L’impegno decennale di assegnazione del Parco Dora richiesto alla Città per il concerto, la chiusura (o la guardiania privata) del Parco, il rapporto dell’organizzatore con le Istituzioni elettive, che paiono quasi tutte “al suo servizio”, sono elementi che, a parere del nostro Comitato, pongono problemi di democrazia, di ruolo e di credibilità delle Istituzioni che non attengono solo al Parco Dora, ma fanno di questo Parco una prova di intervento sopra le righe da parte degli interessi privati, di privatizzazione implicita (nel senso di accessi limitati nel tempo) che potrebbe nel futuro riguardare anche altre aree verdi cittadine. Rivolgiamo quindi un appello a cittadini, associazioni, rappresentanti istituzionali a valutare l’argomento con attenzione.

Perché i parchi devono essere al servizio dei cittadini, restare aperti e utilizzabili 365 giorni all’anno. Sono spazi pubblici dedicati al benessere, alla socialità, al riposo degli abitanti del quartiere, anziché essere usati per scopi commerciali. Offrono aree giochi per i bambini e spazi di riposo per gli anziani, aree gratuite per l’attività fisica quotidiana. Favoriscono le relazioni tra gli abitanti. Sono tra i pochi spazi urbani dove non è obbligatorio consumare o pagare per stare insieme.

Torino, 3 agosto 2026

COMITATO DORA SPINA TRE

www.comitatodoraspina3.it

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