Antonio Raddi aveva 28 anni. È morto il 30 dicembre 2019 nella Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la violazione degli articoli 2, sul diritto alla vita, e 3, che vieta trattamenti inumani e degradanti, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Una sentenza che afferma il principio fondamentale per cui quando una persona è detenuta, è nelle mani dello Stato. Non può scegliere liberamente come curarsi, a chi rivolgersi, come farsi ascoltare.
Nel frattempo L’OSAPP oggi ha lanciato l’ennesimo, drammatico grido d’allarme sulla Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino. La situazione ha ormai superato ogni limite di tollerabilità ed è senza precedenti. Il carcere è fuori controllo e il sovraffollamento ha raggiunto livelli devastanti, mentre le condizioni igienico-sanitarie sono ormai incompatibili con qualsiasi standard di civiltà. Ratti, scarafaggi e cimici infestano interi reparti dell’istituto, mettendo a rischio la salute del personale e delle persone detenute.
La morte di Antonio Raddi non è stata solo un errore individuale. È il segno di un sistema da cambiare radicalmente.
Anche per questo abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere al presidente Cirio di affrontare le condizioni critiche delle carceri piemontesi aggravate da ormai più di un mese anche dal caldo estremo. La salute di chi è in carcere e di chi ci lavora è una responsabilità delle istituzioni, e la vicenda di Antonio mostra quanto sia necessario non trascurarla. Cirio affronti la situazione e dichiari lo stato di emergenza regionale.
AVS Consiglio regionale del Piemonte
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